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Xintiandi, il nuovo cuore
Il faraonico progetto di recupero delle Concessioni francesi
© Panorama 2001

«Shikumen» vuol dire casa di pietra. È una speciale vecchia forma di casa a Shanghai che negli anni Trenta fu costruita dalle Concessioni francesi per ospitare la gente povera. Poi case dai portali come sculture. Strade strette. Biancheria stesa. Vecchia e vera Cina. Queste case sono e saranno l'unica memoria di questa città. Che sta cambiando. Che sparirà in fondo ai grattacieli.

Per questo il grande tycoon Vincent Lo, Paperon de Paperoni locale, e il suo partner Henry B.C. Cheng hanno pensato e fatto nascere Xintiandi. Perché a Shanghai ieri incontri domani. Perché Shanghai rimanga viva per sempre.

Xintiandi vuol dire nuovo cuore e nuovo cielo. E oggi rappresenta il più grande rifacimento, il più ricco progetto di ricostruzione e di intrattenimento delta città. Un progetto per il quale Lo e Cheng hanno avuto dalle banche locali 45 milioni di dollari. Trentamila metri quadrati che ospiteranno «appartamenti di qualità», ristoranti, gallerie d'arte, parrucchieri, boutique, cinema e perfino un lago. «È il grande business di Shanghai. È il sogno ma è anche il rischio. E non puoi sognare il denaro col telecomando. Dunque siamo tutti qui con le mani sopra il progetto» dice Henry Cheng. «Il mercato cinese è ancora immaturo. Un bambino di cinque anni. Piccolo, curioso, temerario, intelligente. Ma bisogna guidarlo per mano. Soprattutto in territori stranieri».

Cheng indica le insegne fosforescenti dei ristoranti appena nati. Il brasiliano Latina sempre esaurito, l'italiano Luna letteralmente assaltato. «E poi avremo una gelateria italiana e la scuola di coiffeur di Vidal Sassoon. Non vogliamo tutti. II nostro è un affare d'élite ma cerchiamo la chiave dal successo. Deng Xiaoping diceva che fare le cose in Cina è corne attraversare il fiume a piedi scalzi sui sassi. Nel 1995 abbiamo deciso di attraversarlo. Oggi questo nuovo villaggio sta nascendo. Ma il fiume potrebbe gonfiarsi, straripare... Nel 2005 gli investimenti della Cina toccheranno la cifra di 100 miliardi di dollari. Allora, davvero, non sentiremo più i sassi sotto i piedi».

 

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