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frecciablu.gif (887 byte) Hotels
frecciablu.gif (887 byte) Il Tibet in breve
frecciablu.gif (887 byte) Punti di interesse
Lhasa
Shigatse
Gyantse
Area di Tsedang e del fiume Yarlung
Sakya

 

È una regione autonoma (dal 1° settembre 1965) e confina con il Xinjiang, Qinghai, Sichuan, Yunnan e con Birmania, India, Butan e Nepal.

II nome cinese Xizang (l'ovest di Zang) deriva dal tibetano zangpo cioè "fiume" e si riferisce al Mar Zangpo, iI nome dato dai tibetani al Brahmaputra che nel corso superiore bagna la regione. Il nome tibetano della regione è Bodyul; quello occidentale Tibet deriva, attraverso l'arabo, dal nome Tobot (cinese Tufan) dato alla regione durante la prima unificazione, nel sec. VII d.C., attuata da Songtsen Gampo. In questo periodo si afferma la scrittura tibetana, derivata da quella indiana (Songsten Gampo aveva sposato una nepalese) e il buddhismo.

Il Tibet è stato, fino a qualche decennio fa, il simbolo di un "mondo isolato e inviolabile", centro delle antiche tradizioni religiose del lamaismo o Vajrayana che è un'interpretazione tibetana del buddhismo. Scopo del Vajrayana è la liberazione dell'uomo daI dolore realizzabile solo con l'illuminazione interiore. Figura tipica del Iamaismo è il boddhisattva che pur avendo raggiunto la totale liberazione vi rinuncia per tornare ciclicamente sulla terra, tramite reincarnazioni, per aiutare gIi altri. La chiesa Iamaista, influenzata daI buddhismo, ha permeato la cultura e l'organizzazione sociale dei tibetani. La regione è piena di monasteri lamaisti. A capo del governo teocratico vi era iI Dalai Lama {Oceano di saggezza), detentore dell'intero potere spirituale, politico ed economico e reincarnazione dei suoi predecessori. La seconda autorità era iI Panchen Lama.

I due tradizionali alimenti tibetani sono iI tè e Io tsampa. Il tè viene fatto bollire per ore con salnitro e soda; poi prima di berlo si aggiunge burro di yack. Lo tsampa è invece a base di chicchi di orzo soffiati sulla sabbia calda, vengono anch'essi mescolati con il burro di yack.

Rísorse

AIIevamento: yack (simile ad un bue), pecore, montoni; tappeti.

 

CLIMA

Il Tibet è visitabile tutto l'anno in condizioni climatiche mutevoli, ma sempre accettabili. In inverno l'escursione diurna si fa particolarmente sensibile, in quanto la temperatura - di notte - scende fino a 15-20 gradi sotto lo zero, per poi salire fino a 12-15 gradi sopra lo zero nel corso della giornata. Gli alberghi sono riscaldati inmodo sufficiente. Gli itinerari invernali sono particolarmente interessanti per gli incontri con la popolazione che nei mesi freddi lascia gli alti pascoli per spostarsi a valle dedicandosi ai pellegrinaggi: i monasteri sono dunque, in questa stagione, un affollato crogiolo di razze provenienti da tutto il Tibet. Inoltre in inverno non piove mai e quasi non c'è una nuvola in cielo, consentendo viste uniche sulla catena himalayana. La neve, il cui limite si attesta intorno ai 6000 metri, impedisce solo l'attraversamento via terra della catena hilalayana, ma tutta l'area compresa tra Lhasa, Tsetang e Shigatse rimane percorribile.

In estate la catena himalayana fa da schermo sufficiente alle più basse nuvole monsoniche provenienti dai versanti indiano e nepalese. Le piogge sono dunque limitate, anche se possono essere presenti, soprattutto nel periodo luglio/agosto. In questa stagione occorre dunque essere muniti di mantelline impermeabili e scarponcini adatti a un clima che può rivelarsi umido e piovoso. Inoltre i fiumi, ingrossati dallo scioglimento delle nevi in quota, possono rendere più difficoltoso il transito lungo le strade in terra battura. Le temperature sono molto gradevoli, comprese tra i 25 e i 28 gradi di giorno e i 3-4 gradi la notte. Sui passi è sufficiente un leggero maglione, ma va tenuta a portata di mano una giacca a vento, soprattutto per i villaggi in quota dove si effettuano dei pernottamenti.

Monastero di Sakya

Si trova a 155 km da Shigatse, non lontano dalla strada che porta al confine con il Nepal e quindi a Kathmandu. Il significato di Sakya in tibetano è "terra grigiastra", per il colore del terreno intorno.

Il Monastero di Sakya rappresentò il centro di influenza della Setta Rossa Sakyapa, che dominò sul Tibet a più riprese intorno al 13° secolo, una setta monastica particolarmente versata nella stregoneria e nelle pratiche magiche. Il monastero andò distrutto negli anni della Rivoluzione Culturale e i monaci superstiti si rifugiarono in India. Oggi la vita monacale sta lentamente riprendendo. Il monastero contiene pregevoli opere d'arte, soprattutto affreschi e statue, ma anche libri, vasi e altri oggetti di valore. La cappella principale misura circa 6000 metri quadrati e può ospitare cinquecento monaci.

 

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