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SAGGI

Cai Yuanpei: Yin e Yang di un attivismo meditato

di Giorgia De Marzo

SOMMARIO: 1. Un anarchico impegnato nel mondo della scuola. - 2. Il problema della violenza. - 3. La scuola come laboratorio politico. - 4. L'itinerario politico verso l'anarchismo.

1. Un anarchico impegnato nel mondo della scuola

Ancora oggi, in occasione dei festeggiamenti per il centenario della fondazione dell'Università di Pechino, si ricorda l'opera riformatrice di Cai Yuanpei (1868-1940) in campo didattico e la sua azione di governo dell'Università di Pechino, della quale fu rettore dal 1916 al 1920, volta ad affermare l'autonomia amministrativa e a sviluppare la vita sociale e la coscienza politica di questa Università.
La sua fama di educatore e innovatore in campo didattico è cresciuta fino a sommergerne, quasi, l'esperienza politico-sociale. Così finanche la storiografia marxista cinese, a proposito di Cai Yuanpei spesso sorvola sui suoi precedenti radicali nelle società segrete e persino sulla sua permanenza nel Guomindang anticomunista di Jiang Jieshi.
La collaborazione con gruppi terroristici eversivi nei primi anni del secolo e, più tardi, il tacito assenso alle campagne di sterminio dei comunisti sembrerebbero scelte irrazionali per un uomo di pace e di scienza. In effetti, rivoluzione, educazione e anticlassismo furono i tre elementi fondamentali della sua vita da attivista repubblicano: essi si armonizzano nell'adesione, mai sbandierata ma comunque organica al suo modo di concepire politica e socialità, all'Anarchismo. Queste caratteristiche, omogenee e inscindibili nell'anarchismo classico, si presentano nel pensiero di Cai Yuanpei in tre fasi distinte nel tempo e ciò conferma come, pur nella maturazione di diverse strategie, il cammino ideologico di Cai Yuanpei sia venuto evolvendosi nella continuità.

2. Il problema della violenza

Nella concezione di Cai Yuanpei, una sofferta ricerca etica è alla base dell'autogoverno; ciò ci limiterebbe dall'invadere spazi altrui e allo stesso tempo ci permetterebbe di esprimere con misura la nostra libertà, senza essere costretti da regole sociali (non interferenza dell'autorità sulla libertà dell'individuo). D'altra parte se ci esprimiamo è perché abbiamo implicitamente accettato il confronto e lo accettiamo perché sappiamo di non poter fare a meno di interagire con la società (obbligo/necessità morale del mutuo appoggio) per poter crescere (significato del progresso dell'umanità). L’uomo è tale perché non ha limiti la sua sete e la sua volontà di conoscenza. Quanto più si conosce, tanto più si vuol conoscere, e questo comporta un livello sempre più alto di autonomia dal pensiero dominante, che si chiami tradizione o religione o programma governativo. Nella migliore delle situazioni, quindi, l'educazione, strumento sociale di cambiamento, deve prevedere e incoraggiare la libera costruzione delle personalità. La trasformazione morale deve precedere quella sociale perché si possa cogliere a fondo il valore delle conquiste: un'elevata moralità ci permetterà di sfuggire agli interessi particolari e sentiremo naturalmente il bene della comunità come il nostro bene. L’autocoltivazione, indotta dall'educazione, è la spora del progresso dell'umanità.
In tale contesto di pensiero, essenzialmente pacifista, non è possibile comprendere come la violenza rivoluzionaria possa essere stata concepita e accettata, se non si riflette sulla condizione degli intellettuali cinesi all'inizio del secolo.
Dopo la delusione derivata dal fallimento delle "Riforme dei 100 giorni", gli intellettuali che come Cai vi avevano creduto fortemente e quanti l'avevano ritenuta già inattuabile avvertirono l'urgenza di un'azione risolutiva finale, cosa che evidentemente travalicava l'ideale di lunga durata dell'educazione repubblicana. Ci si rese conto che il lungo processo di metabolizzazione, su vasta scala, delle istanze democratiche di cui la Cina aveva bisogno per entrare nel concerto internazionale attivamente non poteva cominciare se continuava a regnare la dinastia imperiale, incarnazione dell'immobilismo e del dispotismo millenario del Paese. Accelerare i tempi significò impegnarsi su più fronti contemporaneamente: dal rovesciamento del regime alla preparazione del popolo al cambiamento, fino alla proposta delle nuove possibilità in ambito istituzionale e sociale.

3. La scuola come laboratorio politico

Nel 1902 Cai fu tra i fondatori dell'Associazione per l'educazione della Cina (Zhongguo Jiaoyuhui), dichiaratamente impegnata nella promozione della rivoluzione attraverso l'educazione. Con l'autosospensione degli studenti dalla Scuola dei Mari del Sud (Nanyang Xuexiao), a causa del dispotismo didattico del preside e degli insegnanti, Cai cercò i finanziamenti per ingrandire l'esperimento e accogliere quei ragazzi ed altri nell'Accademia patriottica (Aiguo Xueshe), dove chiamò a insegnare molti membri della Zhongguo Jiaoyuhui. II corso di studi prevedeva le materie umanistiche tradizionali affiancate dalle moderne dottrine politiche e sociali occidentali. Inoltre, un vero e proprio addestramento militare fu il segno evidente di come i radicali progettassero di passare dall'oratoria all'opposizione armata contro l'aggressione straniera. Furono questi ambienti che, Cai in testa, manifestarono collera per la infingardaggine della Corte nella questione dell'avanzata russa in Manciuria. La polemica, in senso ormai apertamente antimanciù, si sviluppò sulle colonne del Giornale del Jiangsu (Subao) che attirò su di sé le ire e la repressione del governo. Scoperta la connivenza tra Aiguo Xueshe e Subao, entrambi vennero messi al bando per decisione governativa e tutti i membri ricercati per propaganda rivoluzionaria.
Il 1904 segnò il momento cruciale della lotta. Cai, all'epoca, era impegnato contemporaneamente con il giornale "Allarme Russia" (E Shi Jingwen, che con lo scoppio della guerra russo-giapponese venne rinominato Jingzhong Ribao, "Campana d'allarme"), con la direzione della Scuola patriottica femminile (Aiguo Nüxuexiao), che fungeva da copertura per le attività insurrezionali e, soprattutto con la Società per la restaurazione (Guangfuhui), un nuovo gruppo clandestino che riuniva elementi dell'intellettualità radicale con elementi delle società segrete.

4. L'itinerario politico verso l'anarchismo

In quest'ambiente eterogeneo si annidava, però, la crisi della consapevolezza politica di Cai Yuanpei. Qui egli si trovava di fronte a personaggi molto carismatici, con cui era d'accordo su fini quali il rovesciamento del regime imperiale, ma non sulle premesse ideologiche: questi personaggi1 erano ispirati da un accanito sentimento xenofobo anti-manciù e da una certa dose di revanscismo Ming, sentimento esecrabile per Cai, ignobilmente amorale, scaturito da un tradizionalismo gretto che egli combatteva vigorosamente. In seguito al fallimento di una ribellione su più fronti, in cui vennero giustiziati ardimentosi attivisti come Xu e Qiu, la Società si disgregò e i membri superstiti confluirono disordinatamente nell'Alleanza rivoluzionaria (Tongmenghui), il gruppo relativamente meglio organizzato che Sun Yat-sen stava formando. Cai smise allora di credere alla possibilità dell'evoluzione sociale per mezzo della "propaganda attraverso le azioni" e si convinse invece di come l'educazione fosse l'unico mezzo per produrre un cambiamento nella morale, che servisse a trasformare la spinta insurrezionale di quei giorni in una consapevole e fruttuosa rivoluzione sociale. Da quel momento in poi l'anima politica, se mai ne ebbe una propriamente tale, non prese più il sopravvento su quella pedagogica, pur se tutte le sue scelte future, anche didattiche, furonono sempre dettate da una spiccata sensibilità sociale. Egli ricopre la sua missione di un significato mistico, si assimila ad un maestro Chan che fornisca un nuovo Koan ai giovani cinesi: cambiare la Cina per cambiare il mondo; essi troveranno la risposta nella coincidenza degli interessi particolari con quelli cosmici, che avrebbe portato alla loro estinzione, al loro annullamento nella spontaneità di una sorta di "comunismo spirituale", aldilà di qualsivoglia sovrastruttura ideologica.
La rivoluzione di Cai Yuanpei, prima dell'incontro e dell'intesa con Sun Yat-sen, non è dunque spiccatamente liberal-repubblicana. L'ideale forte è la liberazione dal Potere costituito perché sia possibile la costruzione degli infiniti "sé" cinesi, in grado di concepire infinite soluzioni per la nuova Cina, scevre da dogmatismi e quindi non riproduttive di un Potere dispotico. Ecco l'impegno di Cai ad attivarsi in qualsiasi direzione (pubblicistica rivoluzionaria, attività sediziose, fondazione di scuole etc.) che prometta la destabilizzazione del presente, senza accettarne l'ideologizzazione, senza impugnare mai alcuna bandiera, ma comunque pronto a garantire con la sua autorevolezza le azioni audaci dei suoi colleghi. Pur ammettendo una soluzione cruenta dello stallo politico, nella battaglia egli riserva per sé il momento formativo, la ricerca, insieme ai giovani, di una strada per la resurrezione spirituale attraverso l'identificazione della propria umanità che risiede nell'amor di conoscenza e di progresso. Più che di "propaganda attraverso le azioni", potremmo parlare di "propaganda attraverso l'educazione".
L'atteggiamento nei confronti della violenza, considerata non necessaria, ma utile ad affrettare i tempi2 , può essere facilmente associato a quello di Kropotkin3 verso la rivoluzione: anche la fede evoluzionista di quest'ultimo, infatti, lascia il passo alla considerazione che, in certe situazioni di stallo, la violenza rivoluzionaria, ben lungi dall'essere storicamente inesorabile, è tuttavia tollerabile in quanto espressione istintuale, cioè naturale e solo in questo senso "necessaria", del malessere popolare e costituisce un'accelerazione improvvisa dell'evoluzione sociale. Ricordiamo che anch'egli, quando si pose il problema dell'espansionismo tedesco alla vigilia della Grande Guerra, fu per l'interventismo, temendo, evidentemente, che non esistesse modo altrettanto rapido e funzionale per preservare le conquiste della Rivoluzione francese e della scienza sociale di stampo illuministico4 . Cai Yuanpei condivideva probabilmente tali posizioni. In quest'ottica possiamo comprendere alcune sue scelte e affermazioni, che diversamente troveremmo avventate e incoerenti. Nel 1902, aveva detto in un discorso tenuto in occasione dell'apertura della Scuola patriottica femminile, di cui fu il fondatore:

"...Ritengo che la rivoluzione abbia solo due strade: una è l'insurrezione, l'altra è l'assassinio...";5

e nell'autunno del 1904 Cai disse, sempre a proposito delle sue studentesse:

"...Certo non puntiamo a fare di loro buone madri e mogli virtuose, però speriamo di formare un gruppo femminile nichilista…6

Lo stesso anno, si era unito a un gruppo terroristico7 formato prevalentemente da membri della Tongmenghui, di cui presto entrerà a far parte anche Chen Duxiu .
I pericoli di una politica del destruens fine a se stesso e cioè mutila della fase di costruzione del Mondo Nuovo che costituiva, nelle intenzioni, la preparazione all'insurrezione armata8 , lo indussero ad abbandonare definitivamente questo tipo di lotta. Lasciò quindi momentaneamente la Cina, per un periodo di studio in Europa che lo riavvicinerà alla sua vera natura di studioso.
Cai Yuanpei viene ricordato, a volte, come "anarchico"9 . In effetti a Parigi egli collaborò apertamente con Li Shizeng e Wu Zhihui alla fondazione della rivista rivoluzionaria dichiaratamente anarchica "Nuovo Secolo" (Xinshiji), su cui, per la prima volta, comparvero integralmente tradotte opere di Proudhon, Bakunin, Kropotkin, Jean Grave, Cherkezov e Reclus. La collaborazione tra Cai Yuanpei e il gruppo degli anarchici parigini sarà strettissima sia nella creazione di spazi per l'educazione e la socializzazione fuori dall'ingerenza dell'autorità politica10 , sia all'interno dell'Alleanza rivoluzionaria, dove saranno uniti nel fronteggiare l'ascesa comunista11 .
Uomo veramente libero, Cai non si arenò mai su posizioni ideologiche dogmatiche. Rispettando la sua reticenza ad assumere una qualsiasi etichetta politica, le nostre conclusioni non pretenderanno di consegnarlo ai lettori come anarchico puro. L'Anarchismo può essere una direttrice di pensiero per interpretare posizioni evolutesi, con grande sofferenza intellettuale, in uno sviscerato amore per il progresso dell'umanitas, urbis et orbis.

MONDO CINESE N. 98, MAGGIO-AGOSTO 1994

Note

1 Si tratta di Tao Chengzhang, Xu Xilin e Qiu Jin; cfr. LEE, Tailing Foundation of the Chinese Revolution, 1905-1912., St. John U.P., New York 1970, pp.148-153.
2  Questa posizione è ben espressa nel racconto pubblicato dall'Allarme Russia nel 1904 "Sogno di Capodanno" (Xinnian meng), in cui Cai descrive, in un sogno cosmopolita, il passaggio della Cina da semicolonia a nazione sovrana in un mondo senza frontiere: non ci nasconde che la pacificazione sociale dentro e fuori il Paese è stata accelerata, appunto, con l'uso della forza. Nell'attesa della pubblicazione di un'altra versione riveduta e corretta, si rimanda alla traduzione integrale del racconto apparsa nella tesi non pubblicata di DE MARZO, Giorgia, La rivoluzione di Cai Yuanpei (1900-1911), Università Ca' Foscari, Venezia 1997.
3  Non a caso Kropotkin fu il pensatore anarchico da Cai più letto e apprezzato. Cfr. note 10 e 11.
4  Va altresì ricordato che questa decisione gli costò, però, l'ostracismo del Movimento Internazionale Anarchico, massicciamente orientato al non intervento.
5  Riportato in Li, Huaxing, "Minzhu Zhuyi yu Wuzhengfu Zhuyi de Fuheti - Cai Yuanpei zhengzhi sixiang Chutan" in Fudan Xuebao, n.4 1980, p.58.
6  Ibidem; Li ci fa notare che il "nichilismo" a cui Cai Yuanpei si riferiva, altro non era che l' "anarchismo". L’errore è dovuto alle cattive traduzioni giapponesi dei testi occidentali, cui Cai si rifaceva che, ad esempio, davano Bakunin per "il più grande tra i nichilisti russi".
7  Al corpo di assassinio afferivano tra gli altri Huang Xing, Gong Baoquan e Chen Tianhua, tutti ex studenti in Giappone; per cenni biografici su Gong vedi LEE, Tailing, cit., p.145; su Huang e Chen vedi HSÜEH, Chun-Tu, Revolutionary Leaders of Modem China, Oxford U.P, New York, London and Toronto 1971, p. 123 e p. 210. Pare che Cai non attentò mai alla vita di nessuno e che, invece, si limitò ad insegnare alle sue ragazze a costruire delle bombe.
8  Cfr. Zou Rong, intrepido portavoce del movimento radicale, poi martire del caso "Subao": "...destruction for the sake of reconstruction […] indeed in order to have destruction it is necessary to have construction first. What Mazzini, the founder of Italy, says is right: 'Revolution and education should go hand in hand' [...] in other words, before revolution, education is necessary, and after revolution, education is also needed", in HSÜEH, Chun-Tu, cit., p.190.
9  Cfr. Li Huaxing, cit., p.58 " All'inizio del ventesimo secolo e fino alla rivoluzione del 1911, Cai Yuanpei non solo aveva abbracciato l'ideologia anarchica, ma la mise anche in pratica nei fatti."; V DUIKER, cit., p.76: “... Although an anarchist he had not since 1912 accepted the anarchist prohibition against government service taking the position that good man should not shrink from doing their duty no matter how unpleasant such a chore might become...". Anche DIRLIK, A., Anarchism in the Chinese Revolution, California U.P. e CHOW, Tse-Tsung, The May Forth Movement Intellectual Revolution in Modern China, Harvard U.P., Cambridge (Mass.) 1964, a più riprese lo appellano in questi termini.
10  Ci riferiamo tra l'altro all'organizzazione di esperienze ispirate ai principi dell' "Educazione integrale" come il Movimento studio-lavoro in Francia e l'Università del Lavoro (Laodong Daxue), (cfr. DIRLIK, A., cit. pp.167-69, 262, e RUSSO, A., Le rovine del mandato: la modernizzazione politica dell'educazione e della cultura cinesi, F. Angeli, Milano 1985, p.87).
11  Sappiamo che la disputa sulla necessità della lotta di classe ha sempre diviso i comunisti dagli anarchici, orientati verso l'educazione integrale per una società non diversificata e quindi non sperequata dalla contrapposizione tra lavoro manuale e lavoro intellettuale (cfr. per es. BERTI, G.N., Un'idea esagerata di libertà, Eleuthera, Milano 1994, p.132 a proposito dell'educazione integrale per Kropotkin).

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

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