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Corruzione a Pechino

di Piero Corradini

SOMMARIO: Chi è Chen Xitong. - Le accuse e la condanna. - Il caso della Shougang. - Il problema della corruzione.

Il 31 luglio di quest'anno, l'Alta Corte di Pechino ha condannato a sedici anni di prigione (13 per concussione e 4 per negligenza nei suoi doveri, ridotti complessivamente a 16) Chen Xitong, già Sindaco di Pechino, membro del Politbureau del Partito Comunista Cinese e Segretario del Partito Comunista per la città di Pechino. Il 20 agosto, la Corte Suprema ha respinto l'appello e confermato la sentenza. Uno dei maggiori esponenti della dirigenza cinese si trova cosi in prigione per reati comuni. Il caso è senza precedenti ed è emblematico della situazione che sta attraversando la Cina in questo periodo di tumultuoso sviluppo.

Chi è Chen Xitong

Chen Xitong è un esponente esemplare di quei quadri del Partito Comunista Cinese che hanno fatto carriera dopo la proclamazione della Repubblica popolare nel 1949 e non hanno partecipato né alla "Lunga Marcia", né alla guerra anti-giapponese né alla guerra civile1.

Nato nel 1930 ad Anyue nel Sichuan, giunse a Pechino nel 1949 per frequentare l'Università di Pechino, la prestigiosa Beida. I grandi cambiamenti in corso lo convinsero ad aderire subito al Partito Comunista Cinese e ad abbandonare gli studi, in cambio di un posto come capo di una sotto-sezione nell'Ufficio della Pubblica Sicurezza di Pechino.

Da questo primo ufficio poliziesco cominciò la sua carriera di quadro intermedio, occupando diversi posti nell'amministrazione della Municipalità di Pechino, sempre salendo di grado. Gli anni '60 lo videro attivo nel distretto di Changping (quello dove si trovano le tombe dei Ming, a circa 30 km da Pechino), riuscì a sfuggire alle critiche della "Rivoluzione Culturale", anzi nel 1973 raggiunse la carica di Segretario del Partito in quel distretto.

II fatto di avere fatto carriera durante la "Rivoluzione Culturale" non gli impedì di salire sul carro dei vincitori dopo la scomparsa di Mao, la sconfitta della "banda dei quattro" e l'allontanamento di Hua Guofeng. Nel 1979, quando Deng Xiaoping dava inizio al suo programma di riforme, Chen Xitong fece il gran salto: dal distretto periferico tornò al centro, alla capitale vera e propria e divenne vice-sindaco di Pechino.

La complessa rete di relazioni che aveva intessuto per decenni ai diversi livelli della gerarchia si dimostrò utile nel fare aumentare il suo potere sia politico sia personale. In quel momento di grande e disordinato sviluppo economico, i pubblici funzionari, specie se disinvolti, avevano enormi possibilità di guadagno personale, inimmaginabili in precedenza.

Chen Xitong raggiunse il vertice dell'Amministrazione Municipale divenendo Sindaco nel 1987. A questo punto il suo potere locale nella più importante città della Cina ebbe anche un riconoscimento nazionale ed infatti fu contemporaneamente nominato membro del governo, anche se senza portafoglio.

In questa posizione si trovò a gestire gli avvenimenti dell'aprile-giugno 1989, culminati nell'occupazione militare e nella conseguente strage di Tian'anmen. Questo gli procurò l'appoggio dell'ala conservatrice del Partito e gli consentì ulteriori balzi in carriera. Nel 1992 lasciò la carica di Sindaco per quella, ben più importante, di Segretario del Partito della Municipalità. Contemporaneamente entrava a far parte del Politbureau.

Nel 1995 lo scandalo travolse lui, i suoi figli e i principali collaboratori.

Le accuse e la condanna

Lo scandalo venne preannunciato dal suicidio del vice-sindaco Wang Baosen, stretto collaboratore di Chen Xitong, terrorizzato dalle dimensioni delle accuse che gli venivano rivolte. Questi era infatti accusato di avere abusato della sua posizione per impadronirsi di fondi statali e di avere dato più di 100 milioni di yuan a suoi parenti e a una sua amante per permettere loro di intraprendere affari privati. Un'altra accusa poi era quella di avere costruito ville di lusso, avere comperato appartamenti di lusso a Pechino e favorito la concessione di sostanziosi prestiti ai suoi parenti2.

Scomparso Wang dalla scena, nell'aprile del 1995 Chen Xitong venne rimosso da tutti i posti occupati ed accusato come il maggior responsabile di una corruzione mai vista, il cui totale ammontava a oltre due miliardi di dollari USA.

È noto che in Cina i membri del Partito Comunista non sono soggetti alla giurisdizione ordinaria dei tribunali, ma vengono giudicati da appositi organismi interni di disciplina. Nel caso di Chen Xitong, le indagini di Partito stabilirono, al di là di ogni dubbio, che egli aveva accettato "mazzette" di ogni tipo e sperperato fondi pubblici per finanziare una vita privata corrotta e decadente, spendendo grandi somme per procurare beni a una sua amante. Le indagini del Partito durarono oltre due anni, durante i quali Chen Xitong stette agli arresti domiciliari. Nel settembre del 1997 veniva espulso dal Partito ed il caso trasmesso ai tribunali ordinari.

Insieme a Chen Xitong vennero coinvolti nello scandalo oltre quaranta alti funzionari, sia municipali sia del partito, ed anche suo figlio Chen Xiaotong, che gestiva diversi grandi alberghi a Pechino, venne condannato nel giugno 1997 a 12 anni di prigione per corruzione. Un altro illustre coinvolgimento è stato quello dell'ex-segretario personale di Chen Xitong, Chen Jian, condannato anch'egli a 15 anni.

La condanna inflitta a Chen Xitong è stata, nel complesso, mite. Infatti l'art. 383 del Codice Penale della Repubblica Popolare Cinese stabilisce che "Nei casi di corruzione individuale, quando l'ammontare supera 1100.000 Rmb, la punizione sarà di almeno 10 anni di prigione o prigione a vita, insieme alla confisca dei beni. In casi particolarmente gravi può essere inflitta la pena di morte insieme alla confisca dei beni". II caso, quindi, non è stato giudicato "particolarmente grave" ed anzi i 13 anni inflitti per concussione se non sono il minimo della pena, vi si avvicinano molto. Alcuni commentatori hanno poi voluto stabilire un nesso tra la pubblicazione della sentenza e le inondazioni che hanno recentemente colpito la Cina. La sentenza sarebbe stata emessa e resa pubblica in un momento in cui l'opinione pubblica, interna e mondiale, era tutta tesa a seguire l'andamento delle inondazioni. La mitezza della sentenza sarebbe potuta passare così quasi inosservata3.

Il caso della Shougang

Il caso di Chen Xitong non sembra sia stato un caso isolato. Negli ultimi anni, altri casi di corruzione rampante si sono verificati. II più noto è stato il caso della Shougang (Acciaierie della Capitale), che ha coinvolto anche personaggi vicini a Deng Xiaoping.

La Shougang Corporation è la maggiore impresa statale della Cina. Essa possiede 157 fabbriche di grandi o medie dimensioni, ha 52 affiliate in patria, partecipa a 39 joint ventures e a 26 società per azioni ed occupa complessivamente oltre 220.000 persone. Da quando si è cominciata a realizzare la riforma economica, il gigante industriale ha allargato la sfera delle sue attività. L'acciaio non è più l'unica produzione che impegna la Shougang ma ad esso si sono aggiunti l'estrazione mineraria, la fabbricazione di macchinari, l'elettronica, le costruzioni edili, l'industria chimica, la produzione di materiali da costruzione, la cantieristica, i macchinari agricoli, l'abbigliamento e perfino il turismo.

Nel 1992 Deng Xiaoping visitò il maggiore impianto della Shougang fuori Pechino ed in tale occasione si profuse in lodi per l'impresa e per come la sua dirigenza aveva saputo mettere in atto le riforme. Alla Shougang venne dato uno speciale trattamento preferenziale nel sistema di "responsabilità della dirigenza" introdotto a partire dagli anni '80. Se il nuovo sistema permetteva alle imprese statali di immettere sul mercato tutta la produzione al di sopra della quota fissata dallo Stato, alla Shougang venne permesso di vendere anche il 15% di questa quota, mentre alle altre imprese si consentì soltanto la vendita del 2%4. Per Deng Xiaoping i successi della Shougang erano la prova della possibilità di applicare le sue riforme anche alle imprese statali. Dopo la morte di Deng cominciarono le critiche. La Shougang veniva accusata di avere ignorato le direttive statali sulla produzione, di avere aumentato la produzione di acciaio in un momento in cui il mercato di questo materiale era fermo. La dirigenza cinese cominciò a non vedere più di buon occhio i successi della Shougang5. Cominciò Zhu Rongji, all'epoca viceprimo ministro incaricato del Piano Economico Nazionale, alla fine del 1994, ad accusare la Shougang di porre i propri interessi al di sopra di quelli nazionali. Subito dopo il Gruppo Centrale Dirigente della Finanza e dell'Economia del Partito Comunista Cinese (Zhongyang caijing lingdao xiaozu) fece della Shougang il primo obiettivo della sua "rettificazione" delle imprese di proprietà statale6. Sulla stampa internazionale è stata avanzata l'ipotesi che i successi della Shougang fossero dovuti esclusivamente dal trattamento estremamente favorevole concessole al tempo di Deng e che Zhu Rongji, con l'appoggio del Presidente Jiang Zemin, avrebbe usato questo caso per sopprimere il sistema della responsabilità creato da Deng ed introdurre il suo sistema fondato sulla privatizzazione parziale7.

Come che stessero le cose, sta di fatto che, nel febbraio 1995, l'uomo che era a capo di tutte le attività della Shougang a Hong Kong, Zhou Beifang, venne accusato di corruzione su larga scala e di appropriazione di fondi pubblici. Zhou Beifang apparteneva a quella categoria di alti funzionari chiamati i "principini" (taizidang), perchè figli di alti quadri della prima o della seconda generazione. Suo padre, infatti, Zhou Guanwu, presidente della Shougang, è un antico alleato di Deng Xiaoping e le due famiglie hanno stretti rapporti al punto che uno dei figli di Deng, Deng Zhifang, era anch'egli un dirigente della Shougang, alle dipendenze dei due Zhou. Zhou Beifang fu accusato di concussione e condannato per avere accettato somme fino a 9,28 milioni di yuan e per avere corrotto dei funzionari di Pechino al fine di ottenere la possibilità di trasferire la moglie ed il figlio a Hong Kong. Per questo ci fu un altro processo che si concluse con pesanti condanne8.
Zhou Beifang è stato condannato a morte, con la consueta sospensione di due anni.

Il problema della corruzione

I due casi sono emblematici, sia per quello che hanno rivelato sia per il trattamento che è stato dato loro. Da un lato è stata scoperchiata una pentola che certamente nasconde più di quanto è stato reso pubblico, dall'altro la relativa clemenza adottata fa pensare che si voglia sì combattere la corruzione ma fino a un certo punto.

Del resto, anche se un vecchio proverbio cinese dice "zhi da cang ying, bu da lao hu", cioè "colpire zanzare e farfalle ma non colpire le tigri", questa volta sembra che si siano volute colpire le "tigri", senza però eliminarle completamente.

Il proverbio sopra citato venne usato durante le campagne san fan ("tre contro") e wu fan ("cinque contro") degli anni '50 con le quali si volle dare un primo giro di vite ed i corrotti vennero assimilati ai controrivoluzionari9. Successivamente venne ripreso dagli studenti della primavera del 1989 che accusavano il Partito di coprire i corrotti ed i ladri. Forse fu proprio per questo che, dopo l'estromissione di Zhao Ziyang, venne chiamato al vertice del Partito Jiang Zemin, che come Sindaco di Shanghai si era distinto nella lotta contro la corruzione.

Anche se alcuni politologi sostengono che nei periodi di sviluppo la corruzione è un male necessario10, quasi un lubrificante per accelerare i processi e raggiungere meglio gli obiettivi, in Cina essa ha raggiunto livelli insopportabili, che rischiano di mettere in discussione tutto lo sviluppo economico11. La corruzione mina, particolarmente in Cina, i tentativi di transizione dal socialismo al capitalismo12.

Un interessante tentativo di analisi del perchè la corruzione si sia tanto estesa e sviluppata in Cina è stato portato avanti da un analista sociale, Wang An in un articolo apparso recentemente sulla stampa cinese13.

Secondo Wang An la maggior parte dei casi di corruzione recentemente scoperti e processati in Cina hanno avuto come protagonisti quadri al di sopra dei 50 anni e, in particolare, molti di essi avevano 59 anni. Per questo il fenomeno è stato chiamato anche "sindrome dei 59 anni". Cosa spinge questi maturi quadri, molti dei quali hanno servito per anni il Paese e il Partito senza mai dare adito ad accuse o condanne, alla corruzione?

La prima causa sarebbe che, con l'avvicinarsi del pensionamento, molti quadri pensano di usare il potere finché lo hanno e di assicurarsi una tranquilla vecchiaia grazie a forti somme estorte negli ultimi momenti di potere. Una seconda causa sarebbe l'arroganza del potere, tale da far ritenere che il potere è superiore alla legge e che quindi tutto è permesso a chi si trova in elevata posizione. Da ultimo, la politica di favorire i quadri più giovani avrebbe fatto scomparire ogni speranza di ulteriore carriera nei quadri più anziani. Di qui il loro inclinare verso la corruzione che permette almeno l'arricchimento.
Forse l'analisi del Guangming Ribao è troppo semplicistica, ma contiene sicuramente degli elementi di verità. Solo il successivo svilupparsi degli eventi potrà dirci se la Cina riuscirà a liberarsi da questo parassita che rischia di esaurirne le energie vitali.

MONDO CINESE N. 101, MAGGIO 1999

Note

1 Sulla carriera di Chen Xitong si veda la nota anonima "One Mayor and Three Governors", in Issues & Studies, A Journal of China Studies and International Affairs, vol. 19, no. 7, Institute of International Relations, Taipei, 1983, pp. 72-74.
2 Cf. "Battle Against Corruption Still Raging", in Beijing Review, January 1-7, 1996, pp. 21-24.
3 Cf. "The Roots of Doubts and Corruption in the Chen Xitong Case", in Inside China Mainland, vol. 20, n. 10, October 1998, pp. 3-4.
4 Cf. Tung Ricky, "Shougang Gets Its Comeuppance", in Issues & Studies, A Journal of Chinese Studies and International Affairs, vol. 31, no. 3, Institute of International Relations, Taipei, 1995, pp. 112-115.
5 Cf. "The perils of connection", in The Economist, February 25th, 1995, pp. 64-66.
6 Cf. Tung, art. cit.
7 Cf. "The Reckoning Begins", in Far Eastern Economic Review, March 2, 1995, p. 16.
8 Cf. China Daily, 15 November 1996.
9 Su queste due campagne cf. Merchionne G., "I movimenti san-fan wu-fan e la politica verso i controrivoluzionari agli inizi degli anni '50", in Atti del Convegno "La Cina a sessant'anni dal Movimento del 4 maggio: analisi critica e bilancio della trasformazione politica, sociale e culturale", Roma 19-21/121979 - Cina 16, Is.M.E.O., Roma, 1980, pp. 95-116. Sul modificarsi del concetto di corruzione nella Cina comunista cf. White L.T. III.
"Changing Concepts of Corruption in Communist China: Early 1950s vs. Early 1980", in Issues & Studies, A Journal of China Studies and International Relations, vol. 24, no. 1, Institute of International Relations, Taipei, 1988, pp. 49-95.
10 Cf. Nye J.S., "Corruption and Development: A Cost-Benefit Analysis", in American Political Science Review, 1967, Vol. 61 (No. 2), pp. 417-27.
11 Cf. Hao Yufan & Johnston M., "Reform at the Crossroads: An Analysis of Chinese Corruptiori", in Asian Perspective, 1995, Vol. 19 (No. 1), pp. 117-49.
12 Cf. White G., "Corruption and the Transition from Socialism in China", in Journal of Law and Society, 1996, Vol. 23 (No. 1) pp. 149-69.
13 Guangming Ribao, 8 agosto 1998, p. 7.

 

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