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SAGGI

Riforme costituzionali

di Piero Corradini

SOMMARIO: I precedenti. - La costituzione del 1982 e i primi emendamenti. - Le modifiche costituzionali del 1993. - Gli emendamenti del 1999.

I precedenti

La Repubblica Popolare Cinese, che quest'anno compie cinquant'anni di vita, ha visto entrare in vigore ed applicare diverse costituzioni, le cui norme hanno riflettuto i cambiamenti che si sono verificati nelle strutture sociali e i mutamenti politici che hanno interessato il paese.

All'inizio, la Repubblica Popolare si resse sul cosiddetto "Programma Comune", approvato nel settembre 1949, alla vigilia della presa del potere da parte dei comunisti, dalla Conferenza Politica Consultiva del Popolo. A questa Conferenza parteciparono, oltre naturalmente ai rappresentanti del Partito Comunista, anche delegati di altri partiti minoritari, come la Lega Democratica, il Guomindang Rivoluzionario (una frazione separata del Guomindang che rivendicava l'eredità spirituale e politica di Sun Yat-sen), organizzazioni sindacali e di massa, personalità democratiche e intellettuali, delegazioni delle minoranze nazionali e dei cinesi all'estero. Il "Programma Comune" aveva il carattere di una Costituzione provvisoria1. Esso stabiliva le linee fondamentali di quella che sarebbe stata la politica della Repubblica Popolare. Vi si sanciva il diritto del popolo alle libertà fondamentali nell'ambito di un centralismo democratico, e in vista del passaggio del regime al socialismo.

La nuova repubblica nasceva così all'insegna della collaborazione tra i vari partiti, le classi sociali e le nazionalità della Cina. Il Partito Comunista si riservava soltanto la funzione di guida, lasciando posto alla collaborazione dei non comunisti. Gli eventi successivi avrebbero dimostrato, però, come dietro questa facciata ufficiale di collaborazione covassero discordie e rivalità, finanche in seno allo stesso Partito Comunista.

Al "Programma Comune" fece seguito la prima Costituzione vera e propria, approvata nell'ottobre del 1954 dalla Prima Assemblea Nazionale del Popolo. Si trattava di un testo redatto sul modello della costituzione sovietica dalla quale si distaccava, fondamentalmente, perché, invece di dare allo stato una struttura federale sanciva la natura multinazionale ma unitaria dello stato cinese2.

La "Rivoluzione Culturale" del 1966-76 spazzò via sia la Costituzione sia le leggi che, in applicazione di essa, si erano venute approvando. All'inizio degli anni '70 il gruppo allora dirigente pose mano all'elaborazione di una nuova Costituzione, che avrebbe dovuto sancire le cosiddette "cose nuove" che la "Rivoluzione Culturale" aveva portato nella realtà cinese. Le discussioni riservate che si svolsero in riunioni chiuse sembra che portassero all'emergere di contrasti insanabili, dai quali pure scaturì la fine del potere di Lin Biao. Egli avrebbe voluto far mantenere la carica di Presidente della Repubblica (rimasta vacante dopo la disgrazia di Liu Shaoqi), certo che Mao l'avrebbe rifiutata e che essa sarebbe toccata a lui, già designato come successore nello statuto del Partito. Invece la proposta non venne accettata e quindi, deluso nelle sue aspettative, avrebbe tentato il colpo di stato.

Nel 1975 veniva finalmente approvata una nuova costituzione che sembrava sancire definitivamente le acquisizioni rivoluzionarie. Si trattava di un testo breve, che sembrava garantire le libertà fondamentali, il diritto di sciopero e di protesta, finanche la libertà religiosa, anche se limitata dal divieto di propaganda, riservato questo all'ateismo3.

La fine della "Rivoluzione Culturale" ed il progressivo ritorno alla normalità posero in rilievo la necessità di un nuovo ordinamento costituzionale.

Una nuova Costituzione venne approvata nel 1978. Non era più un testo stringato come la costituzione precedente, ma sanciva maggiori opportunità per la garanzia dei diritti fondamentali, anche se sostanzialmente la "Rivoluzione Culturale" non veniva rinnegata4. Il fatto forse più importante, anche se poco sottolineato dalla stampa e dagli osservatori occidentali, sancito da questa Costituzione, fu l'abolizione delle definizioni di classe che tutti i cinesi avevano fin dal tempo della riforma agraria. Si abolivano le Comuni Popolari, i Comitati Rivoluzionari e, al fine di assicurare efficienza a tutti gli organismi politici ed economici, si inaugurava il sistema di responsabilità dei capi. Dall'assemblearismo diffuso si tornava alla gerarchia.

Intanto, il Comitato Centrale del Partito Comunista approvava, nel 1981, sulla linea della tradizione cinese della "storia giusta", cioè concepita come la visione ufficiale della parte politica al potere, una risoluzione nella quale si riconoscevano numerosi errori ed eccessi compiuti dal Partito e soprattutto si ridimensionava il ruolo avuto da Mao Zedong nella storia della rivoluzione cinese5. Cominciavano i processi ai persecutori e le riabilitazioni dei perseguitati. Notevole fu soprattutto il processo alla "Banda dei Quattro" ed ai principali esponenti con essa coinvolti. Cominciava anche il ritorno dei giovani un tempo inviati in campagna e si riaprivano le università con un reclutamento degli studenti non più su base politica ma con esami d'ammissione meritocratici. Per breve tempo sembrò anche che la Cina si avviasse ad un regime aperto e democratico, con libertà di parola e pluralismo politico. Ma la vicenda del cosiddetto "muro della democrazia", cioè dei manifesti in cui si permetteva di attaccare la dirigenza politica, tra il 1978 e il 1979, ebbe breve durata.

La costituzione del 1982 e i primi emendamenti

La vera svolta si ebbe nel 1982 quando, caduto Hua Guofeng e assurto al potere, in maniera indiscussa Deng Xiaoping, un nuovo testo costituzionale venne a sancire e ad anticipare i mutamenti epocali che la Cina aveva intrapreso e ai quali sarebbe andata ancora incontro. Il raffronto tra i diversi testi costituzionali si rivela molto interessante e su questa rivista il compianto Giorgio Melis ne fece un'accurata analisi6.

Gli eventi successivi, e soprattutto le riforme economiche introdotte, avrebbero portato ad una serie di emendamenti al testo costituzionale tali che esso, talvolta, ne risulta addirittura stravolto.

I primi emendamenti si resero necessari nel 1988. In seguito all'abolizione delle Comuni Popolari, la terra era stata restituita ai contadini, anche se soltanto in concessione, senza diritto di proprietà. L'emendamento approvato fu inteso a garantire agli agricoltori la possibilità di trasferire i loro diritti sui suoli, con forme di compravendita.

Se il testo originario dell'art. 10 suonava:
Qualsiasi organizzazione o qualsiasi individuo non deve occupare, comprare, vendere, o affittare i terreni, oppure trasferire illegalmente i terreni in altra forma.

Il nuovo testo integrava la disposizione con una possibilità di trasferimento:
Nessuna organizzazione o individuo può occupare, comprare, vendere o illegalmente trasferire terra in altri modi. Il diritto all'uso della terra può essere trasferito in accordo con la legge.

Si dava atto, così, dell'avvenuta reintroduzione di quelli che i giuristi chiamano diritti reali. La terra restava di proprietà statale, ma se ne affermava il "diritto d'uso", trasferibile e pertanto monetariamente quantificabile. L'eventuale acquirente, anche se non sarebbe diventato proprietario, avrebbe avuto la garanzia dell'uso del bene acquistato.

Le modifiche costituzionali del 1993

Una serie di ulteriori emendamenti, approvati nel 1993, sancirono poi il sorgere dell'economia privata e le relative garanzie che ad essa venivano concesse7.

In primo luogo si affermava il concetto della "prima fase del socialismo". Una modifica al punto 7 del "Preambolo" l'introduceva e dava le direttive per la modernizzazione del paese.

Al testo originario che diceva:

D'ora in avanti, il compito essenziale dello stato è di concentrare le forze per la modernizzazione socialista. Il popolo cinese di ogni etnia, sotto la guida del partito comunista cinese, l'indirizzo del marxismo-leninismo-pensiero di Mao Zedong, attenendosi alla via socialista, continuerà a perfezionare ininterrottamente i vari ordinamenti socialisti, a sviluppare la democrazia socialista, ad irrobustire il sistema legale socialista, a contare sulle proprie forze e battersi duramente, a realizzare gradualmente la modernizzazione di industria, agricoltura, difesa nazionale, scienza, tecnologia, a costruire la Cina in modo che diventi uno stato socialista di sublime civiltà e sublime democrazia.

si sostituiva il seguente:

Il nostro paese è nella prima fase del socialismo. Il compito di base di fronte alla nazione è la concentrazione degli sforzi di costruzione della modernizzazione socialista in accordo con la teoria di costruire il socialismo con caratteristiche cinesi. Sotto il comando del partito comunista cinese e la guida del marxismo-leninismo e del Pensiero di Mao Zedong, il popolo cinese di tutte le nazionalità continuerà ad aderire alla dittatura democratica popolare e alla via socialista, a sostenere le riforme e all'apertura al mondo esterno, migliorerà fermamente le istituzioni socialiste, svilupperà la democrazia socialista, migliorerà il sistema legale socialista, e lavorerà sodo e con fiducia in se stesso per modernizzare l'industria del paese, l'agricoltura, la difesa nazionale, la scienza e la tecnologia, passo passo per costruire la Cina in una forte, prospera, culturalmente avanzata nazione socialista e democratica.

Sempre allo stesso punto 7 del "Preambolo" si aggiungeva un'ulteriore affermazione sulla volontà di proseguire sulla via della collaborazione tra diversi partiti:

La cooperazione multipartitica e il sistema della consultazione politica sotto il comando del partito comunista di Cina continueranno e si svilupperanno per il futuro esteso.

Più interessanti, e gravide di conseguenze, le integrazioni che venivano portate alla parte dispositiva.

Qui la "prima fase del socialismo" veniva concretizzata con il riconoscimento, anche se ancora velato, di altre forme di organizzazione economica che non fossero quelle statali o collettive. L'art. 5 veniva infatti modificato da:

La base del sistema economico socialista della Repubblica Popolare Cinese è la proprietà pubblica socialista dei mezzi di produzione e cioè la proprietà di tutto il popolo e la proprietà collettiva delle masse di lavoratori.
La proprietà pubblica dei mezzi di produzione fa sparire il sistema di sfruttamento dell'uomo sull'uomo, attua il principio: ognuno secondo le sue capacità, distribuzione secondo il lavoro.

In:

Nella prima fase del socialismo, lo stato si fonda sul sistema della proprietà pubblica e sullo sviluppo di ogni altro sistema economico di base, aderendo al principio di dare a ciascuno secondo il proprio lavoro e di assicurare la coesistenza dei diversi tesi di organizzazione.

Scomparivano anche gli accenni populistici e ideologici relativi allo "sfruttamento dell'uomo sull'uomo".

Per le campagne le modifiche intervenivano pesantemente, smantellando tutto il sistema precedente. Le modifiche all'art. 8 permettevano una gestione privatistica dei campi e di tutte le attività agricole. Il testo, che originariamente citava ancora le "Comuni Popolari":

Nelle campagne, le comuni del popolo, le cooperative di produzione agricola, ed altre forme di economia cooperativa, di produzione, di compravendita, di risparmio, di consumo, sono un'economia socialista di proprietà collettiva delle masse di lavoratori. I lavoratori che partecipano alle organizzazioni economiche collettive delle campagne hanno il diritto, entro l'ambito prescritto dalla legge, di gestire i terreni concessi, le alture concesse, e le occupazioni economiche familiari secondarie, e di allevare il bestiame concesso.

veniva cambiato con il riconoscimento del "sistema di responsabilità contrattuale" che si affermava esplicitamente far parte dell'economia socialista:

Il sistema di responsabilità contrattuale rurale basato principalmente sulla remunerazione familiare collegata alla produzione e le forme economiche di cooperative di produttori, approvvigionamento, commercio, credito e le cooperative di consumatori sono parte dell'economia socialista collettiva posseduta dai lavoratori. I lavoratori che sono membri di collettivi economici rurali hanno diritto, nei limiti prescritti dalla legge, a coltivare appezzamenti di terreno e terre collinose assegnati per il loro uso, a impegnarsi in produzioni collaterali su base familiare e ad allevare bestiame posseduto privatamente.

Un emendamento introdotto, inoltre, all'art. 11, riconosceva il diritto all'esistenza e alla protezione dell'economia privata:

Lo stato permette al settore privato dell'economia di esistere e svilupparsi nei limiti prescritti dalla legge. Il settore privato dell'economia è un complemento all'economia pubblica e socialista. Lo stato protegge i diritti legittimi e gli interessi del settore privato dell'economia, ed esercita la guida, la supervisione e il controllo sul settore privato dell'economia.

Le modifiche, poi, agli artt. 15 e 16, smantellavano l'economia pianificata e introducevano il concetto di "economia socialista di mercato".
Artt. 15, 16 e 17, del testo originario:

15. Lo stato attua un'economia pianificata, sulla base della proprietà pubblica socialista. Lo stato, mediante l'equilibrio complessivo della pianificazione economica e la funzione ausiliare regolante del mercato, garantisce uno sviluppo proporzionato e coordinato dell'economia nazionale.
È vietato a qualsiasi organizzazione o individuo di turbare l'ordine economico socialista, di sabotare il piano economico statale.

16. Le imprese statali, presupposta l'obbedienza alla guida unitaria dello stato e presupposto il completamento del piano economico sociale, hanno il diritto di autonomia nell'amministrazione gestionale, entro l'ambito prescritto dalla legge.
Le imprese statali attuano un'amministrazione democratica, attraverso assemblee di impiegati-operai ed altre forme, in conformità alle norme di legge.

17. Le organizzazioni economiche collettive, presupposte l'accettazione della guida della pianificazione statale e l'osservanza delle leggi attinenti, hanno il diritto di condurre attività economiche indipendenti, nell'ambito prescritto dalle leggi.
Le organizzazioni economiche collettive attuano un'amministrazione democratica; da parte della totalità dei loro lavoratori, in conformità alle norme di legge, vengono eletti ed esonerati gli amministratori e vengono decisi i problemi importanti di gestione-amministrazione.

Artt. 15, 16 e 17, del testo del 1993:

15. Lo stato pratica l'economia socialista di mercato. Esso migliorerà la legislazione economica e migliorerà il macro-controllo dell'economia.
Lo stato può, in accordo con la legge, proibire il disturbo dell'ordine socioeconomico da parte di qualsiasi organizzazione o individuo.

16. Le imprese di proprietà statale hanno potere decisionale operativo con riguardo a operazioni nei limiti prescritti dalla legge.

17. Le organizzazioni economiche collettive hanno potere decisionale nel condurre attività economiche indipendenti, a condizione che obbediscano alle leggi attinenti.
Le organizzazioni economiche collettive praticano la gestione democratica in accordo con la legge. Il corpo intero dei loro lavoratori elegge o rimuove il personale manageriale e decide sulle questioni maggiori riguardo all'operatività e alla gestione.

Da notare, la scomparsa completa dei riferimenti al piano e delle forme assembleari di gestione. La partecipazione dei lavoratori alla gestione veniva limitata soltanto all'elezione o alla rimozione dei dirigenti.

Interessante, anche se meno comprensibile, la variazione apportata all'art. 42, a proposito del lavoro. Al testo originario:

Il lavoro è un dovere glorioso per tutti i cittadini che ne abbiano le capacità. I lavoratori delle imprese statali e delle organizzazioni economiche collettive in città e campagna, hanno il dovere di comportarsi verso il proprio lavoro con l'atteggiamento di padroni dello stato.

venivano sostituite le espressioni:

Il lavoro è una questione di onore per tutti i cittadini che ne abbiano le capacità. Tutti coloro che lavorano in imprese di proprietà statale e in collettivi economici urbani e rurali, dovrebbero avvicinarsi al loro lavoro come i padroni del paese che essi sono.

Il lavoro, quindi, non veniva più inteso come un dovere, ma una questione d'onore.
L'ultimo emendamento introdotto, relativo all'art. 98, non aveva rilevanza politica. Esso riguardava soltanto la durata in carica delle Assemblee Popolari locali.

Gli emendamenti del 1999

Il 15 marzo 1999 l'Assemblea Nazionale del Popolo approvava ulteriori emendamenti alla Costituzione. L'approvazione dell'Assemblea aveva una rilevanza solo formale. Gli emendamenti, in realtà, erano stati già decisi dal Comitato Centrale del Partito Comunista e resi pubblici con un apposito comunicato già diverso tempo prima8.

Questi emendamenti glorificavano l'opera di Deng Xiaoping, portandolo sullo stesso piano di Mao Zedong, recepivano gli ulteriori passi avanti compiuti sulla via delle riforme e aggiungevano un pizzico di repressione nei riguardi del dissenso.

Esaminiamoli partitamente9.

Il "Preambolo", al punto n. 7, già modificato, come detto sopra, nel 1993, viene ulteriormente cambiato aggiungendo il riferimento alla "teoria di Deng Xiaoping" e la previsione che la prima fase del socialismo durerà a lungo.

La Cina si troverà per molto tempo nella prima fase del socialismo. Il compito di base della nazione è, insieme a seguire la via della costruzione di un socialismo dalle speciali caratteristiche cinesi, quello di concentrare gli sforzi nella costruzione della modernizzazione socialista. Il popolo cinese di ogni etnia continuerà, sotto il comando del Partito Comunista Cinese e con la guida del Marxismo-Leninismo, del pensiero di Mao Zedong e della teoria di Deng Xiaoping, ad aderire alla dittatura democratica popolare e alla via socialista, alle riforme e all'apertura, incessantemente migliorerà le istituzioni socialiste, svilupperà l'economia di mercato socialista, continuerà a migliorare ciascun aspetto del sistema socialista, perfezionerà il sistema legale socialista ed autonomamente, lottando contro le avversità, per realizzare progressivamente la modernizzazione dell'industria, dell'agricoltura, della difesa, della scienza e della tecnologia, facendo sì che la Cina diventi una nazione socialista prospera, democratica e culturalmente avanzata.

Particolare importanza va attribuita all'aggiunta fatta, nel primo comma dell'art. 5, che appartiene alla sezione dei "Principi generali', con l'affermazione esplicita del principio del "governo della legge". Con questo la Cina afferma di volere diventare uno stato di diritto.

La Repubblica Popolare Cinese pratica il governo della legge e costruisce uno stato fondato sul governo della legge socialista.

Ancora più interessante l'aggiunta apportata all'art. 6, dove si dice ora che:

Il Paese, nella fase iniziale del socialismo, mantiene un sistema economico di base in cui si sviluppa simultaneamente un sistema di proprietà multiforme in cui il pubblico è in posizione dominante, e mantiene un sistema di distribuzione in cui convivono diversi modelli di distribuzione, di cui la distribuzione in base al lavoro svolto da ciascuno è prevalente.

Andando poi ai problemi particolari della gestione dell'economia, la nuova formulazione dell'art. 8 dà maggiori garanzie e libertà ai contadini, affermando la pari dignità del sistema di responsabilità contrattuale con quello dell'economia collettiva:

L'organizzazione economica collettiva agricola adotta il sistema di gestione economica sul doppio livello della responsabilità contrattuale familiare e della combinazione tra centralizzazione e decentramento. L'economia cooperativa agricola, nei suoi vari aspetti di produzione, commercializzazione, credito e consumo, è un'economia socialista di proprietà collettiva delle masse di lavoratori. I lavoratori che partecipano alle organizzazioni economiche collettive delle campagne hanno il diritto, nei limiti prescritti dalla legge, a gestire i terreni e le terre collinose assegnati per il loro uso, a impegnarsi in occupazioni economiche collaterali su base familiare e ad allevare il bestiame da loro posseduto.

Molto importante è il riconoscimento dato all'economia individuale. Se questa, nel 1982, veniva definita soltanto un completamento di quella socialista, ora ne viene affermata l'importanza e la dignità, definendola "importante aspetto costitutivo dell'economia socialista di mercato" e promettendo la protezione legale dei diritti e dei profitti che ne derivano. Al testo del 1982:

L'economia individuale dei lavoratori urbani e rurali, entro l'ambito delle norme di legge, è un complemento dell'economia di proprietà pubblica socialista. Lo stato protegge i diritti e gli interessi legittimi dell'economia individuale.

Lo stato dirige, aiuta e sorveglia l'economia individuale attraverso misure amministrative.

si sostituisce:

Nei limiti prescritti dalla legge, le attività economiche individuali e private ed altre attività economiche non pubbliche sono importanti aspetti costitutivi dell'economia socialista di mercato.

Lo stato protegge i diritti e gli interessi legittimi delle attività economiche individuali e private. Nei confronti delle attività economiche individuali e private lo stato esercita una funzione di guida, supervisione e controllo.

Le modifiche apportate, poi, all'art. 28, relativo all'attività di controllo e di repressione dello stato, da più parti si è affermato che si tratta di un giro di vite verso una maggiore severità per i dissidenti. Invece, a giudizio di chi scrive, si dovrà vedere quale ne sarà l'applicazione pratica. Comunque, le "attività controrivoluzionarie", che prima erano espressamente ricordate nel testo costituzionale, ora non vi compaiono più, anche se il nuovo testo continua ad avere una formulazione ambigua ed estremamente larga, tale da abbracciare qualsiasi comportamento non gradito alla dirigenza. I testi a confronto sono:

Testo del 1982:

28. Lo stato tutela l'ordine sociale, sopprime le attività di tradimento del paese e le altre attività controrivoluzionarie, punisce le attività che compromettono l'ordine sociale e danneggiano, l'economia socialista, e le altre attività criminali delittuose, castiga e riforma i criminali.

Testo del 1999:

28. Lo stato protegge l'ordine sociale, reprime il tradimento della nazione e gli altri reati che ledono la sicurezza nazionale, punisce i reati che ledono la tranquillità sociale e disturbano l'economia socialista, sanziona e riforma i criminali.

MONDO CINESE N. 100, GENNAIO 1999

Note

1 Il testo del "Programma Comune" è riportato in BLAUSTAIN A. P., Fundamental Legal Documents of Communist China, Rothman & Co., South Hackensak, N.J., 1962.
2 Cfr. BLAUSTAIN, op. cit. Di questa Costituzione esistono anche altre traduzioni ufficiose, stampate dalla Foreign Languages Press, oggi fuori commercio. Per un'analisi accurata cfr. COCCIA F., "L'ordinamento costituzionale della Cina popolare", ristampato in MANTICI C., PADERNI P, VARRIANO V. (a cura di), "Per la Cina (1958-1997), Istituto Universitario Orientale, Napoli, 1998, pp. 67-82.
3 Se ne veda il testo in questa rivista, n. 9, 1975, pp. 67-74. Per dei commenti e raffronti, di diverso orientamento politico tra le due costituzioni cfr. GUDOSHNIKOV L., "Two Consitutions of the People's Republic of China", in FAR EASTERN AFFAIRS, A Quarterly of Socia] Science and Political Analysis, 3, Institut Dalnego Vostoka, Moskva, 1975, pp. 72-80; LINDSAY M., The New Constitution of Communist China: Comparative Analysis, Taipei: Institute of International Relations, 1976; TANG P.S.H., "A Revolutionary Charter: The 1975 Constitution of the People's Republic of China", in ASIAN THOUGHT AND SOCIETY n. 1, 1976, pp. 33-41;
4 Il testo in QI XIN et al., China's New Democracy-with Full Texts of the Three Constitutions of the People's Republic of China, Hong Kong, Cosmos Books, 1979. Per un commento da parte sovietica cfr. GUDOSHNIKOV L. & YEGOROV K., "China's Third Constitution", in FAR EASTERN AFFAIRS, A Quarterly of Social Science and Political Analysis, 1, Institut Dalnego Vostoka, Moskva, 1979, pp. 54-64.
5 Cfr. COMITATO CENTRALE DEL PARTITO COMUNISTA CINESE, Resolution sur l'histoire du Parti Communiste Chinois (1949-1981), Foreign Languages Press, Beijing, 1981.
6 Il testo è stato pubblicato da questa rivista, a cura di Giorgio Melis, nel n. 43, 1983, pp. 55-86. Per la comparazione tra le diverse costituzioni, cfr. MELIS, G. (a cura di), "Costituzioni cinesi comparate", in MONDO CINESE, n. 44, 1983, pp. 61-92; n. 45, 1984, pp. 55-68; n. 46, 1984, pp. 39-80; 47. 1984, pp. 71-97;
7 Per commenti generali agli emendamenti del 1993 cfr. "The Central Committee of the Communist Party of China has proposed amending the country's existing Constitution to inclue in law Deng Xiaoping's theory of building socialism", in BEIJING REVIEW, 1993, XXXVI, 9, pp. 4 e sgg.; Conner A. E. W., "Commentary: Amendments to the Chinese Constitution", in HONG KONG LAW JOURNAL, 1993, XXIII, 2, pp. 224 e sgg.
8 Cfr. Agenzia Xinhua, 30 gennaio 1999.
9 Ringrazio il prof. Federico Masini e la prof. Alessandra Lavagnino per l'aiuto datomi nella traduzione dei testi. Naturalmente, gli eventuali errori sono miei.

 

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