Inchiesta sui contadini cinesi1 è un coraggioso ed emozionante reportage
sullo sfruttamento economico, l’ingiustizia sociale e l’oppressione politica
nella Cina rurale negli ultimi dieci anni. In un paese in cui la scena letteraria
appare dominata prevalentemente da soggetti urbani e dalla mentalità del
profitto, gli autori, Chen Guidi e Wu Chuntao, hanno deciso di usare la tecnica
del reportage per dar voce alle preoccupazioni e alle sofferenze dei contadini.
Per il suo stile descrittivo, vivido e diretto, Inchiesta sui contadini cinesi rientra
perfettamente nel filone della saggistica di denuncia2. Il testo è però di diffi cile
traduzione, in quanto il linguaggio utilizzato è ricco di proverbi e modi di dire
tipicamente locali, a volte fortemente dialettali. Suddiviso in 12 capitoli, il libro
ha come unico filo conduttore la campagna dello Anhui negli anni ’90, di cui
gli autori ci offrono un quadro particolareggiato, frutto di lunghe interviste sul
campo a migliaia di contadini e quadri locali in più di 50 distretti.
Sebbene l’idea del libro risalga a dieci anni fa, la descrizione che il testo
ci fornisce è ancora paurosamente attuale e riflette, purtroppo, quella che è
la situazione di molte altre province cinesi. Inchiesta sui contadini cinesi ci
descrive scene in cui i contadini vengono picchiati fino alla morte, perché
osano denunciare le appropriazioni indebite dei quadri locali, i tentativi
dei funzionari dei villaggi di ingannare i leader del Partito sui livelli di
produzione e, ancora, casi di speculazione da parte dei quadri locali sui
beni del villaggio:
“Il segretario del distretto, Dong Yingfu, era solito affittare privatamente ad
altri villaggi i granai costruiti con i fondi degli abitanti del proprio villaggio,
ma il peggio si è visto durante l’anno dell’inondazione. Il Comitato centrale
aveva avvertito che chiunque avesse speculato sui beni destinati alle vittime del
disastro, sarebbe stato condannato o decapitato. Ciononostante, Dong Yingfu
se ne è appropriato intascandosi, nel frattempo, anche i soldi delle multe per
il controllo delle nascite nonché i soldi di varie imposte aggiunte”3.
Il testo ci mostra anche casi di vere e proprie razzie effettuate dai quadri
locali nel villaggio:
“Il figlio del capo villaggio di Jiwangchang, forte del potere e dell’influenza
del padre, si recava spesso nel villaggio di Luying per raccogliere le imposte,
e utilizzava, per convincere la popolazione, ogni tipo di mezzo, compresi
i pungoli elettrici. […] Nel 1991, anno dell’inondazione, il Governo aveva
stabilito che i contadini dei distretti colpiti venissero esentati dal pagamento
delle tasse. Tuttavia, il figlio del capo villaggio munito di una scorta
s’impossessò con la forza dei beni dei contadini, e se qualcuno provava a
nascondersi o non apriva la porta, lui ordinava di buttarla giù a calci e pugni.
Tutti dovevano pagare fino all’ultimo centesimo, reclamando anche un extra
per la ‘manodopera’ impiegata per buttare giù la porta. Poi se ne andava
a fare baldoria nel villaggio, usando i soldi dei contadini come rimborso
spese per il viaggio”4.Ma gli inganni, rivelano gli autori, non riguardano solo
i contadini. In un caso descritto nel libro, persino l’ex primo ministro Zhu
Rongji cade vittima delle astute falsificazioni dei quadri locali:
“Quando si sparse la notizia che il premier Zhu Rongji si stava recando
nel distretto di Nanling, per controllare l’applicazione della politica di
acquisto nazionale del grano da lui elaborata, il distretto e la città di Muhu
entrarono nel panico, poichè i depositi di grano erano vuoti. [...] Ora che
Zhu Rongji progettava di venire, né Nanling né Muhu volevano che scoprisse
che la politica la lui ideata non stava funzionando, volevano solo che il
premier vedesse che la sua terra natia era ricca e la sua gente soddisfatta.
Perciò non avevano alternativa, dovevano ingannarlo.[...] La messa in scena
al granaio cominciò il 18 maggio e coinvolse un gran numero di persone,
intente a trasferire e trasportare grano. Durante i 4 giorni, dal 18 al 21
maggio, i lavoratori quasi non chiusero occhio [..] le case da té erano piene
di operai, camion si spostavano avanti e indietro. [...] Il direttore del granaio
fu sostituito con un altro che dovette memorizzare lo scritto preparato dai
suoi superiori, imparando a memoria tutti i numeri e i regolamenti sul grano,
per poter rispondere a qualsiasi domanda di Zhu Rongji. Prima della sua
visita furono addirittura arrestati alcuni cittadini che si erano rifiutati di
collaborare e avevano minacciato di raccontare tutto al premier. Zhu non
avrebbe mai immaginato che il luogo che aveva lodato così tanto come quello
più determinato ad applicare le politiche del Governo centrale non solo non le
aveva realizzate ma lo aveva ingannato. Inoltre, la perdita per questa messa
in scena fu gravissima, mille tonnellate di grano andarono sprecate”5 .
“Se perfino il premier di un paese può essere tenuto all’oscuro della realtà
dei fatti, cosa dobbiamo aspettarci allora dalle politiche del Governo?”, si
chiedono gli autori6.
Ma la questione centrale nel libro, come anche nel processo si
modernizzazione e globalizzazione della Cina attuale, resta la corruzione.
Infatti, nel primo capitolo vediamo un contadino che denuncia agli alti
vertici dei quadri locali per corruzione, e finisce in prigione con l’accusa di
“sobillatore delle masse”. Il testo ci descrive con esattezza le torture da lui
subite durante la sua detenzione:
“La polizia poteva ricorrere a qualsiasi tipo di punizione corporale affinché
il detenuto confessasse i suoi crimini, con bastonate o addirittura manganelli
elettrici. […] Ogni colpo di bastone procurava a Ding Zuoming un dolore che
lo costringeva a urlare. Ad un certo punto il bastone si spezzò ma l’aguzzino
non si fermò e continuò a colpirlo sulle gambe con un manganello elettrico,
costringendolo in ginocchio. E quando Ding Zuoming non ebbe più la forza
di opporsi, e l’aguzzino si stancò di picchiarlo, un altro prese il suo posto e
afferrando un’asta di legno si scagliò contro di lui e con la stessa furia prese
a colpirlo sui fianchi e sulla schiena. […] Ding Zuoming non poteva più né
muoversi né parlare, tuttavia continuarono a picchiarlo alternandosi per
oltre venti minuti”7.
Ding Zuoming, questo il nome del contadino, dopo aver scoperto gli
inganni dei quadri locali sulle imposte fatte pagare ai contadini, si rivolge alle
autorità del villaggio ma, in tutta risposta, viene arrestato e picchiato a morte
dalla polizia locale. Alla fine, grazie alla perseveranza dei suoi compaesani
e degli abitanti dei villaggi vicini, i responsabili sono stati arrestati e puniti,
tuttavia la famiglia di Ding non ha mai ricevuto la compensazione promessale.
I suoi figli sono stati costretti a lasciare la scuola, la moglie giace a letto
paralizzata e suo padre è troppo malato per lavorare.
Negli ultimi anni in Cina si è assistito a sempre maggiori proteste di
contadini arrabbiati per casi di corruzione come questo, per l’imposizione
di imposte ingiustificate o per non aver ricevuto le giuste ricompense per la
vendita delle loro terre8.Chen e Wu ci ricordano che il guadagno annuale di
una famiglia nelle campagne cinesi si aggira intorno ai 270 yuan (circa 30
euro). C’è chi per sopravvivere arriva anche a vendere il proprio sangue9.
“Chi non si è mai spostato dalle grandi città è convinto che l’intera Cina
sia come Pechino o Shanghai” - scrivono gli autori nella prefazione del
libro - “noi abbiamo trascorso tutta l’infanzia in campagna, ma quello che
abbiamo visto ci ha ugualmente scioccati: una povertà inimmaginabile e
una cattiveria impensabile, una sofferenza e un’indifferenza inconcepibile e una resistenza e un silenzio incomprensibile”10.
Il popolo cinese spesso dimentica che le fondamenta dei suoi grattacieli,
delle sue autostrade, dei suoi night club e karaoke in realtà sono stati
costruiti con il sudore e il sangue dei contadini e dei mingong11. Questo è
ciò che Yang Lian definisce “il lato oscuro della luna cinese”12. Tutta l’ultima
parte del libro è, infatti, dedicata proprio ai “lavoratori stagionali”, ovvero i
contadini che fuggono dalle campagne, dove la manodopera è in eccesso,
per emigrare in città13. Attualmente, si stima che in Cina ce ne siano più di
200 milioni, di cui il 25% non percepisce salario o subisce ritardi fino ad
accumulare debiti di 10 anni, e il 97% non ha assicurazione medica. I più
esperti guadagnano 70 yuan (7 euro) per una giornata lavorativa di 12 ore,
mentre i nuovi arrivati solo 30 yuan (3 euro). Ce ne sono più di 3 milioni a
Shanghai dove li si vede costruire un grattacielo a settimana. Se si contassero
tutti i mingong non registrati la popolazione di Shanghai supererebbe i 20
milioni di persone. Si vedono vivere in capannoni, più affollati delle prigioni,
e d’inverno a Pechino sono riversati nelle strade dove devono sopportare
temperature polari e i venti impietosi del deserto del Gobi14.
Il Governo centrale è ben consapevole della minaccia che tutto ciò
rappresenta per la stabilità sociale del Paese, perciò in questi anni ha dato
massima priorità ai san nong wenti, ovvero i “tre problemi dell’agricoltura”15.
Questo slogan, che sta ad indicare le tre principali problematiche della
campagna cinese, ovvero “l’agricoltura”, “i contadini” e “i villaggi”, è
stato coniato per la prima volta da Wen Jiabao nel corso dell’Assemblea
Nazionale del 200216. È stata proprio la volontà e l’urgenza di risolvere
queste problematiche che ha spinto la leadership a emettere nel 2004 il
“documento n. 1” (così definito perché primo documento importante)17. Un
ulteriore “documento n. 1” è stato emesso il 21 febbraio 200618, prima della
consueta sessione annuale dell’ Assemblea Nazionale del Popolo, svoltasi a
marzo, e che ha avuto tra i principali argomenti di discussione la questione
rurale. Il documento annuncia la fine delle discriminazioni contro i lavoratori
rurali migranti nelle grandi città, compresa una rigorosa applicazione del
sistema del minimo salariale19. In programma anche un aumento dei sussidi
per la coltivazione del grano, la riduzione delle tasse per gli studenti delle
campagne e la realizzazione di una nuova struttura medica cooperativa in tutto
il Paese entro il 2008. Sono allo studio il modo per garantire l’assicurazione
sul lavoro per tutti i lavoratori migranti e per dare a tutti la pensione e
l’assistenza sanitaria. Queste iniziative, per ora solo in bozza, sono anche il
risultato di tutta una serie di proteste che hanno caratterizzato molti villaggi
e città cinesi in questi ultimi mesi. Nel 2004 si sono registrate almeno 74.000
proteste pubbliche e 87.000 nel 200520.
Inchiesta sui contadini cinesi, in un certo senso, ha contribuito ad una
sensibilizzazione della situazione nelle campagne cinesi, facendo comprendere
come la questione dei contadini non sia più solo un problema economico
ma anche il riflesso di una crisi politica e sociale profonda. In un’intervista
del 2004 a Radio Free Asia21, Chen ha enfatizzato che dal momento che i
contadini cinesi sono il 40% di tutti i contadini nel modo, il problema non
è più solo della Cina ma è mondiale.
Tuttavia, a causa di questo libro gli autori hanno subito e continuano
a subire denunce, persecuzioni e minacce22. Chen e Wu hanno concesso
diverse interviste alla stampa locale, inclusi importanti programmi televisivi
della CCTV (China Central Television), ma hanno prudentemente evitato
quella straniera. Inchiesta sui contadini cinesi con la sua passione e vividezza
ha commosso milioni di persone. Pubblicato inizialmente, sotto forma di
estratti, dalla rivista letteraria Dangdai lo scorso dicembre23 è stato poi
distribuito come testo a tutti gli effetti in gennaio. È diventato subito un
bestseller, l’argomento principale di discussione in tutto il Paese, soprattutto
nei forum on line. Ma i primi di marzo, prima dell’apertura della sedicesima
sessione dell’Assemblea Nazionale Popolare nel 2004, il Dipartimento di
propaganda del Pcc ha emesso un divieto nazionale costringendo tutti i
media locali, nonché i siti web, a interrompere ogni tipo di discussione sul
libro24. La casa editrice, dopo aver venduto più di 150.000 copie in meno
di due mesi, ha interrotto la stampa, mentre copie pirata continuano ad
invadere il mercato. Qualunque cosa si nasconda dietro il divieto, il libro ha
già raggiunto il suo scopo: ha ottenuto un grande successo e ha trasmesso
il messaggio alle masse. Yang Lian nel suo “Dark side of the Chinese Moon”,
afferma: “Noi cinesi diciamo spesso con orgoglio di poter sfamare il 21%
della popolazione mondiale coltivando solo il 7% della terra, ma quello che
non capiamo è che per sfamare questo 21% abbiamo bisogno ancora del
40% della popolazione agricola. Questo è un chiaro indice di quanto ancora
arretrata sia la nostra agricoltura e quanto basso sia lo standard di vita della
maggior parte dei nostri contadini”25. È anche per questo che la diffusione
di questo testo diventa importante, come fondamentale è la sua traduzione
nelle altre lingue, affinché si sappia quello che ancora si nasconde dietro la
facciata della modernizzazione e del boom economico della Cina, ovvero la
dura realtà dei contadini e delle campagne cinesi.
MONDO CINESE N. 126, GENNAIO-MARZO 2006
