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CHE COS’È LA MEDITAZIONE BUDDHISTA

Quando si sente parlare della meditazione si possono incontrare definizioni e pratiche che spesso non hanno nulla a che vedere con la pratica di addestramento mentale insegnata dal Buddha e, se non abbiamo nessuna esperienza della meditazione buddhista, questo ci può portare a sperimentare tecniche che non solo sono lontane da tale pratica, ma spesso possono anche avere un effetto opposto dall’intenzione del Buddha.
In primo luogo la parola “meditazione”, almeno come la intendiamo in occidente, non è corretta e può portare a fraintendimenti. La parola usata nel canone pâli della tradizione del Theravâda¹ per descrivere questa attività è bhâvanâ che può essere tradotta con coltivazione o sviluppo. Cosa coltiviamo o sviluppiamo? Si coltiva la mente, si sviluppa il cuore. Appunto è la mente, così centrale nell’insegnamento del Buddha, su cui la meditazione buddhista si concentra e investiga per capire i meccanismi che la condizionano e per rimuovere atteggiamenti mentali nocivi che portano al disagio interiore o sofferenza. Quindi questa attività che noi chiamiamo “meditazione” potrebbe essere definita “addestramento mentale”, “purificazione mentale”. In breve, è condurre la mente ad uno stato di perfetta salute.
In cosa consiste questo addestramento? Il Buddha ci ha dato utili strumenti per procedere in questo lavoro e quello principale è la consapevolezza (sati in pâli, mindfulness in inglese). Cioè addestrare la mente ad essere presente alla nostra esperienza qui e ora, senza ricamarci sopra, senza reagire, senza afferrare, senza rifiutare; essere semplici testimoni di quello che sta accadendo, di quello che stiamo vivendo nel momento presente. Quattro sono i campi di esplorazione: il corpo, le sensazioni, gli stati mentali e i fenomeni mentali. Questa pratica viene esposta nei minimi dettagli nel Satipatthâna-Sutta, il discorso sui quattro fondamenti della consapevolezza.
Benché la consapevolezza (sati) occupi un ruolo primario nella pratica della meditazione buddhista, è tuttavia solo uno dei fattori dell’intera pratica esposta dal Buddha poco dopo la sua illuminazione nel suo primo discorso, il Dhammacakkapavattana-Sutta, sulle quattro Nobili Verità, che costituiscono il nucleo, l’essenza dell’insegnamento buddhista. Esse descrivono la verità del dolore, la verità della causa del dolore, la verità della cessazione del dolore e la verità della via che porta alla fine del dolore, cioè il Nobile Ottuplice Sentiero. È importante quindi accogliere la pratica della consapevolezza nel contesto del Nobile Ottuplice Sentiero. Se non lo facciamo andremo incontro a ostacoli e il progresso nella pratica verrà seriamente impedito. 
Il Nobile Ottuplice Sentiero è suddiviso in tre sezioni: etica (sîla), concentrazione (sâmadhi) e saggezza (pannâ). Quest’ultima, la comprensione, libera la mente dalle sue tossine e stati mentali nocivi. 
Oltre alla consapevolezza ci sono altri due aspetti della meditazione insegnata dal Buddha. In primo luogo ci sono gli esercizi di calma concentrata: bisogna focalizzare l’attenzione su un solo punto (samatha), normalmente usando il respiro (ânâpânasati, consapevolezza del respiro). In secondo luogo c’è l’investigazione dei fenomeni (vipassanâ, la visione profonda o insight meditation in inglese). Ma senza una mente serena e calma, indotta dalla concentrazione, non può esserci nessuna investigazione, quindi samatha e vipassanâ sono le due facce della stessa medaglia e, insieme a l’ingrediente principale della consapevolezza, costituiscono la meditazione nel senso buddhista del termine.
Lo scopo della meditazione buddhista è la cessazione delle afflizioni mentali, causate dal non vedere le cose “così come sono” (Dhamma). Il metodo insegnato dal Buddha va alla radice del problema estirpando le cause della sofferenza in modo definitivo. Il risultato è libertà, pace e gioia. Avendo incontrato un percorso spirituale chiaro e coerente come quello delineato dal Buddha, vale senz’altro la pena esplorarlo.


¹ “La via degli anziani”, il buddhismo praticato nel sud-est asiatico: Shri Lanka, Birmania, Thailandia, Laos, Cambogia. Il 
buddhismo antico come viene enunciato nel canone pāli.


© Dhammiko 20/10/11

Corsi di meditazione buddhista vipassana a Torino

 

 


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