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Acconciature assassine

Le elaborate e sontuose acconciature tradizionali delle giapponesi sono state ideate apposta per dare slancio a tutta la figura femminile e per esaltare con la loro maestosità e volume esagerato gli esili colli delle donne orientali in modo da farli assomigliare a steli ondeggianti con grazia ad ogni passo, così come la brezza fa danzare i fiori.Ogni donna adotta un proprio stile in armonia col kimono indossato; le costruzioni sono complesse e tali da creare sapienti giochi di ombre con le ciocche corvine dei capelli lucidissimi e setosi. Per assicurare la loro stabilità si infilano lunghi spilloni di varie fogge, colori e materiali.

Questi fermagli di solito oggi sono innocui, ma quelli più tradizionali erano preziosissimi Kanzashi con grandi capocchi di giada, perle e legni rari ed erano vere e proprie armi letali, in quanto spesso intinti nel veleno.

I Kanzashi potevano essere maneggiati in qualità di armi da "corpo a corpo" con stilettate dirette a precisi e delicati punti de viso o del tronco dell’avversario. Si diffuse poi presto tra le fanciulle l’abitudine di apprenderne le complicate tecniche di lancio che impegnavano pomeriggi interi, anche per tre anni di seguito, in modo da ottenere delle seducenti manine affusolate dalle dita e polsi d’acciaio.Si infilavano tra le ciocche anche i Tonki, con tale termine sono chiamati molti piccoli strumenti di metallo di aspetto e dimensione estremamente vari, utilizzati per una funzione simile a quella dei nostri arnesi da scasso e grimaldelli, utili per forzare porte e finestre allo scopo di introdursi furtivamente in case e castelli.
Questo "arsenale da acconciatura" era di grande utilità per la donna giapponese e le consentiva di fatto di avere sempre a portata di mano un gran numero di "armi" che facevano parte integrante dei suoi abiti e che avevano il vantaggio di non sembrare tali, consentendole così di sfruttare anche l’elemento della sorpresa.Nascondere la sostanza sotto il velo della falsa apparenza, mostrarsi a tutti, perché nessuno ci veda: questa è la regola! Non è forse vero che il luogo migliore per nascondere una foglia rimane una foresta?

Verbena Fusaro

Frammenti d'Oriente, dicembre 1998

 

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