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COSTUMI DELL'ANTICA CINA
(SECONDA PARTE)

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I CAPRICCI DELLA MODA DI MILLE ANNI FA

La dinastia Tang (618 – 907) mise fine a quattro secoli di contese e inaugurò un’era di relativa pace e stabilità, consentendo alla gente di sviluppare un gusto più raffinato nel vestire. Gli stili di quest’epoca dovevano restare in voga fino alla fine delle Cinque Dinastie (907 – 960).

Vestiti secondo le condizioni sociali
Il colore era un’indicazione del rango sociale. Il giallo sostituì il rosso della precedente dinastia Sui come colore di marca degli ufficiali della corte. Il rosso, il blu, il verde e il nero erano i colori per gli ufficiali di livello inferiore, mentre il bianco non aveva alcuna importanza. Anche la materia delle stoffe usate per confezionare gli abiti aveva un valore di segno.  Gli ufficiali e i membri delle famiglie ricche vestivano di seta e di broccato che potevano essere ricamati, dipinti o stampati con disegni sfarzosi. Il resto del popolo vestiva con tessuti di canapa, benché taluni occasionalmente si permettessero indumenti di semplice seta.
Gli ufficiali Tang portavano un tipo di abito lungo fino alle caviglie con colletto rotondo e maniche strette. L’abito era ornato al ginocchio da una linea che ricordava lo stile degli Stati Combattenti. Una cinghia rossa, stivali neri e un cappello di tessuto sottile nero completavano la divisa.
L’abbigliamento dell’imperatore differiva leggermente da quello dei suoi ufficiali, a parte il colore di livello superiore, il valore speciale delle stoffe e le decorazioni più raffinate.
Quelli che non avevano interesse per l’ultima moda conservavano quella precedente dell’abito diritto con colletto alto e maniche larghe. Per la gente del popolo l’indumento quotidiano era costituito da giacche corte di colore non chiaro e da calzoni. I servi indossavano sandali di corda o di paglia e giacchette con gli orli abbastanza ampi da potere essere annodati alla vita.
I cappelli neri di tessuto sottile della dinastia Tang erano per se stessi uno spettacolo. Avevano avuto origine durante la dinastia dei Wei del Nord (530 – 577) ed erano fissate sul retro del ciuffo da due bende annodate in cima al cappello. Due nastri pendevano sul collo lungo la nuca. Con la dinastia Song (960 – 1279) i nastri erano diventati rigide falde che si estendevano dai due lati del cappello.

La moda femminile
All’inizio della dinastia Tang le donne cominciarono a indossare cappelli a tese larghe, avvolti in veli che cadevano sulle loro spalle, lasciando vedere soltanto il viso.  Cappelli per il sole di questo tipo sono ancora popolari fra le donne nei villaggi della Cina meridionale. Gli aristocratici dei Tang si stancarono dei cappelli, in un certo senso ingombranti e pesanti, ma conservarono il gusto dei veli che continuarono a portare intorno alla fronte.
Per le donne, l’abbigliamento quotidiano era costituito da una blusa e una gonna. Acconciavano i capelli in trecce e usavano false crocchie per aumentarne l’altezza. Le loro scarpe avevano punte quadrate o rivolte in alto, erano popolari e potevano essere fatte di ogni tipo di materiale, dalla canapa alla seta, al broccato.
Durante le dinastie del Nord e del Sud (420 – 581) l’indumento superiore diventò più corto, le maniche si restrinsero e la gonna si allungò. Più tardi la moda fu rovesciata. Le maniche aumentarono di trenta e più centimetri di larghezza, salvo a restringersi di nuovo dopo l’arrivo al potere della dinastia Sui, nel 581. Quando le signore delle famiglie aristocratiche cominciarono a indossare indumenti con maniche strette e bluse con maniche larghe, la combinazione dei due capi di vestiario diventò di moda.
Il “mezzo braccio” era una giacca corta senza colletto o con un colletto rivolto verso l’alto, chiusa sul davanti, in basso, da nastri. Le maniche erano lunghe fino ai gomiti. Questo capo di vestiario divenne così popolare che anche gli uomini per un certo tempi cominciarono a indossarlo. Il pibo, uno scialle di tessuto leggero stampato, cadente su una spalla e attorcigliato all’altro braccio, costituiva l’accessorio stilistico del “mezzo braccio”.

Meno separazione
La dinastia Tang, al tempo dei regni degli imperatori Tai Zong e Xuan Zong, fu testimone di strette relazioni fra le varie nazionalità e più frequenti contatti con i paesi stranieri. Vestire “occidentale” diventò la mania del tempo. Le donne portavano cappelli di broccato dorato, giacche lunghe fino ai ginocchi, cinture di pelle, pantaloni a righe e scarpe di broccato.
In nome della moda i loro capelli erano ordinati nella forma di un uccello ad ali spiegate. Sulle loro fronti erano dipinte stelle gialle, mezzelune sulle gote e punti di carminio sulle guance. Le labbra erano adorne di nero lucente e le facce di ocra. Le sopracciglia erano rasate e sostituite da linee dipinte. Disegni di uccelli e di fiori erano incollati al volto.
Con le Cinque dinastie queste usanze si erano sviluppate fino all’assurdo, a un livello quasi disgustoso nel nordovest, dove le donne usavano otto pettini di oro, argento, giada e avorio come ornamento dei capelli.
Quando la dinastia Tang arrivò al suo declino, le donne presero più grandi libertà nei loro vestiti. Ma le maniche di oltre un metro e lo strascico di trenta centimetri furono stimati non decorosi e aboliti con decreto.

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LA MODA AI TEMPI DEI SONG E DEGLI YUAN

Durante la dinastia dei Song, l’accento riguardo alla moda del vestire era sull’eleganza. Le donne indossavano giacche con risvolti aperti e acconciavano i capelli in modi eccentrici. Con la dinastia della minoranza mongola degli Yuan, la classe dominante diede grande importanza alla sontuosità dei vestiti: gli uomini usavano stoffe pesantemente ricamate e le donne portavano diademi di gemme e di perle. Durante la spedizione per unificare il Sud, l’imperatore che fondò la dinastia dei Song (960 – 1279) ottenne enormi quantità di tessuto, compresi molti milioni di rotoli di seta e di broccato. A dimostrazione della sua ricchezza l’imperatore vestì le sue 20 mila guardie d’onore con uniformi di seta ricamata e stampata.
Il governo dei Song doveva inoltre presentare ogni anno doni di seta ai parenti della famiglia imperiale e agli ufficiali nei colori stabiliti secondo il rango. Il costume ufficiale consisteva in una veste a maniche larghe, in un copricapo di velo nero leggero con tese rigide, mentre l’abito quotidiano era una blusa a maniche strette e colletto tondo, completata da un copricapo a tese morbide e cadenti e scarpe di tela. Invece i vecchi, già vissuti ai tempi dei Tang, conservavano la veste slegata ad ampie maniche e il cappello alto che si diceva fosse stato adottato per primo dal maestro Song, Su Dongpo, e che era ancora in uso durante la dinastia Ming. La servitù acconciavano i capelli in due anelli vicino alle orecchie.

Speciali copricapo
Mentre la povertà aumentava e le stoffe diventavano più costose, gli indumenti dei contadini e dei pescatori si ridussero di lunghezza. Per contro, le mogli dell’imperatore e le principesse vestivano con mode stravaganti. I loro abiti erano ricamati con perle e gemme e così i drappi che coprivano sedie e sgabelli. I diademi erano adorni di ogni tipo di pietre preziose. Un copricapo dei Song mostra una scena di fate che accompagnano la dea madre ad un banchetto. Si tratta di fatto di un piccolo palcoscenico montato sulla testa, con due tese ricadenti sulle spalle. Benché le donne delle famiglie aristocratiche e degli ufficiali non vestissero lussuosamente come agli inizi della dinastia Tang, tuttavia si distinguevano per l’eleganza dello stile e l’abuso del colore. Il bianco, il colore del lutto, abitualmente indossato durante la Festa di Qingming (Chiaro e splendente) diventò insieme quello preferito, mentre le bluse strette e lunghe fino ai ginocchi con risvolti aperti incorniciavano, accentuandone la magrezza, esili figure di donne.
La dinastia Song perfezionò rispetto ai Tang la decorazione dei capelli femminili che divennero come giardini dai cento fiori. Le più modeste ordinavano i loro capelli in forma di fiore di magnolia, mentre le più audaci potevano acconciarli in forma di uccello munito di ali, con un cappello-pagoda sulla cima, fatto di velo ripiegato e fissato da un pettine d’osso, lungo trenta centimetri. Malgrado la disapprovazione ufficiale, queste mode si diffusero largamente fino a che nuovi stili capricciosi le sostituirono.

I costumi delle minoranze
Durante i periodi dei Song del Nord e del Sud, gli scontri fra il governo Han e i capi delle minoranze del nord diedero origine a incroci e sviluppi nuovi di cultura e di costumi.
La maggior parte delle donne della minoranza Xia occidentali indossava giacche con colli accuratamente ricamati, mentre quelle Khitan e Nuzhen usavano cappotti lunghi fino al ginocchio, a maniche strette e colli rotondi e calzoni per cavalcare e cacciare. Gli uomini avevano capelli rasi sul cocuzzolo e intrecciavano i rimanenti o li lasciavano ricadere dietro le orecchie. Soltanto alle persone in posizione sociale elevata o che pagavano per averne diritto, era consentito legare i capelli con tele, secondo lo stile Tang. Le donne portavano vesti lunghe fino ai piedi con maniche strette e risvolti fermati sulla sinistra, esattamente l’opposto dell’uso Han. Nello stesso tempo, durante il periodo Song, divennero popolari con le donne Khitan delle classi inferiori “calzoni a calza” aderenti, successivamente proibiti come sconvenienti.
I governanti dei Liao e Jin introdussero il costume meridionale per gli ufficiali Han al servizio del loro regime e permisero loro di indossare le divise degli ufficiali Tang e Song. Gli abiti da cerimonia dei Liao erano ricamati con disegni di paesaggi e animali per indicare i differenti gradi. Durante la dinastia Jin si impiegavano decorazioni floreali per designare i gradi. L’ufficiale di grado più basso non aveva decorazione o soltanto quella del sesamo, cucita sulla divisa.
Poiché la foggia del vestire degli uomini Khitan consentiva maggiore facilità di movimenti, fu adottata anche dagli Han. Le guardie d’onore di famosi generali avevano divise più o meno simili a quelle dei Jin. È possibile che codeste influenze derivassero da considerazioni politiche, ma più probabilmente rispondevano anche ai bisogni pratici.

La corona Gu-Gu
Nel 1271 il mongolo Kublai Khan conquistò il territorio dei Song del Sud e salì sul trono della Cina, dando origine alla dinastia Yuan. Per circa 100 anni, gli ufficiali Han conservarono lo stile Tang servendo i Mongoli, mentre gli ufficiali mongoli indossarono cappelli a cresta e indumenti con risvolti incrociati. La classe inferiore e quella media preferivano cappelli a forma di cono e vestiti pieghettati alla cintola che rendevano più facile il cavalcare. Gli uomini mongoli acconciavano sulle fronti una ciocca di capelli e stringevano il resto della chioma in un anello o in una “S” sulle orecchie. Anche l’imperatore adottò questo stile. Le donne generalmente legavano i capelli in un chignon e per i nobili una “corona gu-gu” alta mezzo metro veniva fissata in cima alla capigliatura. In particolare, gli imperatori usavano ogni tipo di cappello, decorati con perle e giade.
Il governo Yuan aveva l’abitudine di tenere ogni anno più di dodici incontri di corte, ai quali partecipavano migliaia di ufficiali, rivestiti degli abiti da cerimonia di identico colore, stile e ornamento, una stravaganza senza precedenti. Ma più tardi questo stile di indumenti fu adoperato per le uniformi dei servitori della dinastia Ming come per una specie di ironia della storia.

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I COSTUMI DEI MING E DEI QING

Quando Zhu Yuanzhang, l’imperatore fondatore della dinastia Ming, strappò il potere ai nobili mongoli nel 1368, tentò di eliminare l’influenza nel costume Han, ordinando di far rivivere gli stili propri dei Tang. Ma non avendo molto tempo da dedicare a problemi di stile, si accontentò di restaurare l’antica moda del vestire soltanto per gli ufficiali della corte. Del resto, la classe dominante ha sempre cercato di imitare lo stile di abiti degli ufficiali della corte come segno di potere. Il colore giallo era considerato come regale sin dai tempi Tang e Song e gli abiti col motivo del drago, di uso imperiale esclusivo per cui gli imperatori Ming indossavano vestiti gialli ricamati con disegni di draghi. Agli aristocratici e ai ministri era consentito di portare indumenti decorati con disegni di serpenti, ma poiché il serpente rassomigliava troppo al drago e poteva essere confuso fu proibito.

Gru e orsi
Il vestito da cerimonia per ministri e generali era slegato, con il risvolto destro aperto e una appendice attaccata al lato sinistro, nota col nome di bai. Le stoffe comprendevano ramie, mussolina, raso e seta di vari colori  e disegni. Gli ufficiali di alto rango indossavano indumenti rossi con grandi disegni; quelli di livello medio indumenti blu scuro con disegni piccoli; quelli di rango inferiore indumenti verdi senza disegni.
Questi modelli per lo più ripetevano le tradizioni Song e Yuan con una eccezione e cioè l’aggiunta di un buzzi, un pezzo di seta di 50 centimetri quadrati ornato con differenti disegni e cucito davanti o dietro l’abito da cerimonia.
I disegni per i ministri erano uccelli come gru, fagiani e pavoni, quelli per i generali avevano leoni, tigri, leopardi e orsi. La lunghezza delle vesti e delle maniche abitualmente indicava lo stato sociale. Gli imperatori portavano cappelli con falde oscillanti dietro le spalle, mentre quelli degli ufficiali aveno falde lunghe 30 centimetri. L’abito quotidiano veniva indossato con un cappello di velo nero. In inverno l’imperatore poteva offrire ai suoi ministri pellicce per riscaldare le orecchie, analoghe alle moderne mantelline, sciarpe e manicotti. Anche le madri e le mogli degli ufficiali potevano ricevere in dono abiti a larghe maniche e sciarpe di vari colori.
Il vestito della gente del popolo seguiva fondamentalmente lo stile tradizionale; ma diventò di moda per le donne giovani, una camiciola chiamata majia, simile alla giacca senza maniche usata dai soldati. L’uniforme diquest’ultimi comportava maniche raccolte e strette ai polsi. Le mogli e le figlie dei cittadini ordinari potevano vestire abiti di colore rosso o blu scuro, i colori ufficiali. Ai lavoratori l’unico colore consentito era il marrone. Ma da quando si cominciò a incoraggiare pubblicamente la coltivazione del cotone, l’abito di cotone diventò accessibile a molti e la qualità degli indumenti  migliorò.
Gli stili del copricapo seguirono le tradizioni Tang e Song, ma con due aggiunte ad opera di Zhu Yuanzhang, il primo imperatore Ming: quella di un cappello di velo nero e quella di una calotta (papalina) esagonale con perle sul cocuzzolo, fatta di velluto nero o di raso, che restò popolare fino all’inizio del XX secolo.

Trecce
Quando nel 1644, i Manchu rovesciarono la dinastia Ming, imposero agli uomini di rasare la testa e di conservare soltanto un codino penzolante sul di dietro, secondo lo stile manchu. Invece della camicetta sciolta, delle calze e scarpe larghe, gli uomini dovevano indossare una giacca attillata a maniche strette, calze strette e scarpe a talloni alti. La divisa ufficiale era costituita da una tunica lunga, coperta da una giacca senza maniche con uno spacco davanti  e uno dietro e un pezzo di buzzi (rotondo per i fratelli dell’imperatore), cucito sul petto. I disegni erano simili più o meno a quelli della dinastia Ming. Il personale militare e amministrativo al di sopra dei soldati e dei fattorini indossava piccoli berretti, mentre quelli per gli ufficiali erano cuciti con gemme di differenti colori e tipi secondo il rango: rubini per il primo, corallo per il secondo e così via. I berretti decorati con piume di pavone erano di una distinzione particolare, riservata ai fratelli dell’imperatore e ai ministri favoriti. Una camicia gialla senza maniche costitutiva un favore speciale da parte dell’imperatore e camicie analoghe, di colori differenti, diventarono di moda fra gli ufficiali e i nobili come indumento rituale. Gli ufficiali superiori al 4° o 5° rango usavano inoltre collane di pietre preziose e di legno di sandalo.
In generale gli uomini, specialmente proprietari terrieri, mercanti e ricchi indossavano una tunica stretta, con colletto alto, completata da una giacca senza maniche con tasche, sacche e porta ventagli, legati alla cintola. Una “papalina” e una pipa da otto pollici completava la divisa.
Durante i regni degli imperatori Kang Xi e Yong Zheng prima del 1730, le donne avevano camicette a maniche lunghe come all’epoca dei Ming. Dopo l’imperatore Qian Long le maniche diventarono lunghe, le camicie sciolte e più corte. Dalla fine del periodo Qing, le donne di città cominciarono ad indossare pantaloni. L’indumento superiore ebbe orli e varie linee di guarnizione alle quali si aggiungevano ciondoli lavorati in oro e in argento. Soltanto a corte si usava il qipao, un vestito attillato con una gonna a spacco che divenne più tardi popolare, ma alcune stoffe costose come la seta e il raso non erano più privilegio esclusivo della gente ricca e influente, anche se pochi fra il popolo dei lavoratori potevano procurarsele.
Con la fine del governo autocratico dopo la rivoluzione repubblicana del 1911, i costumi nazionali cinesi entrarono in uno stadio nuovo di libertà e di diversificazione.


Frammenti d'Oriente, dicembre 2002

 

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