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In libreria

A chi ama trascorrere le proprie serate dedicandosi alla lettura, segnaliamo l’uscita di due romanzi. Il primo, scritto da Mo Yan, è un commovente omaggio alla propria madre e alle proprie radici, una saga familiare che ripercorre le mille vicissitudini della storia cinese del Novecento. L’altro, di Amy Tan, parla della dualità tra Oriente e Occidente, tra passato e presente, tra tradizione e modernità e di come tutto alla fine si saldi. Vale inoltre la lettura anche la narrazione, da parte del suo protagonista Ma Jian, di un viaggio attraverso la Cina durato tre anni.

GRANDE SENO, FIANCHI LARGHI
Dalla società feudale degli anni Trenta all'odierno capitalismo di stato, passando attraverso sussulti e rivolgimenti dell'era maoista, figli e nipoti degli Shangguan affrontano gioie e dolori dispensati da una terra estrema, primordiale.
Con questo romanzo, censurato in patria per l'esplicita crudezza delle testimonianze che riporta e i suoi toni corrosivi e grotteschi, Mo Yan torna al grande affresco rurale e mitologico che aveva reso celebre Sorgo rosso.
Shangguan Lü, dopo aver partorito sette figlie femmine, riesce finalmente ad avere l'agognato maschio, in grado di perpetuare la stirpe. Fabbri da generazioni, gli Shangguan vivono in un villaggio rurale della zona di Gaomi, nella provincia orientale dello Shandong; A seguito dell'uccisione degli uomini della famiglia da parte degli invasori giapponesi, la giovane madre si ritrova a dover crescere, da sola, il nuovo nato e le sorelline. È Jintong, il Bambino d'oro, l'io narrante del romanzo; frutto in realtà di un amore adulterino con il prete occidentale Ma Luoya, è il figlio prediletto e viziatissimo, allattato fin quasi all'adolescenza, che fa del seno l'icona feticistica di tutta la sua vita. Icona che cercherà crescendo nelle altre donne, a partire dalle sorelle, di cui segue da vicino i destini quanto mai diversi. Ciascuna di loro si legherà infatti a uomini spesso all'opposto per aspirazioni e carattere: proprietari terrieri e banditi patrioti, esponenti del Partito nazionalista e militanti del neonato Partito comunista, occidentali venuti a sostenere una delle fazioni in lotta e bizzarre e macchiettistiche figure. La parabola di ciascun personaggio si salda alla storia travagliata della Cina, dai tardi anni Trenta del conflitto sino-giapponese alle carneficine della guerra civile, fino all'avvento dell'era maoista e al suo superamento nell'ultimo ventennio del secolo appena trascorso. Jintong, su cui si concentrano le aspettative di madre e sorelle, da studente modello si ritroverà manovale in una comune agricola, detenuto in un campo di lavoro, danaroso imprenditore e vagabondo perdigiorno, facile preda di voraci personalità femminili.
Nessuno meglio di Mo Yan sa rendere l'anima senza tempo della civiltà e della cultura cinesi, attraverso le sue mille evoluzioni e sfaccettature. La particolare cifra, fantastica ed epica, comica e tragica, della sua scrittura si condensa nella potenza di metafore come quella della madre-terra, di cui tutti, pur nella loro diversità e nei loro conflitti, sono figli. O quella del figlio "bastardo" che non si risolve a crescere, che non trova la propria identità e collocazione, così simile alla Cina contemporanea in continua oscillazione fra conservazione e riforme. 

Eccone l'incipit:
Nello spazio liscio e immacolato innumerevoli corpi celesti si muovevano avanti e indietro come le spolette di un telaio. Mandavano una calda luce rosata, alcuni avevano forma di seni, altri di glutei. Sembravano muoversi a loro piacere, ma in realtà seguivano ciascuno un'orbita precisa. Ognuno cantava la sua melodia, e sfrecciava seguendo il proprio cammino lungo traiettorie incrociate. Contemplando questa grande armonia, padre Ma Luoya gridò, con gli occhi pieni di lacrime:
- Signore altissimo, ci sei solo tu, tu solo! - e il suo grido lo svegliò di soprassalto.
Il prete stava tranquillamente sdraiato sul kang. Ammirava gli scintillanti raggi rossi splendere sul seno rosato della Vergine Maria, e sul volto paffutello del Bambin Gesù dal culetto nudo che teneva in braccio. A causa dell'acqua piovuta dal tetto l'estate prima, macchie di umido si erano formate sul quadro a olio appeso alla parete, e sul volto della Madonna e del Bambino era comparsa un'espressione ebete e feroce, come quella di un nano. Un ragnetto dalle zampe lunghe e sottili tesseva la sua tela di argentini fili di seta. […]


Mo Yan è nato nel 1955 a Gaomi, nella provincia dello Shandong, in una famiglia contadina. Dal 1976 al 1997 lavora nell'esercito, riuscendo contemporaneamente a portare a termine gli studi universitari di letteratura. Inizia a pubblicare nel 1981. I più famosi fra i suoi romanzi sono Sorgo rosso (pubblicato in italiano prima da Teoria e poi da Einaudi, 1997), La ballata dell'aglio paradisiaco, I tredici passi, Il clan dei mangiatori d'erba, Il paese del vino, Il supplizio del legno di sandalo. Alcuni fra i suoi racconti sono stati tradotti e raccolti nel volume L'uomo che allevava i gatti (Einaudi 1997). Ha scritto anche opere teatrali e sceneggiature cinematografiche, come Sorgo rosso e Addio mia concubina.

LA FIGLIA DELL'AGGIUSTAOSSA
Luling e Ruth. Madre e figlia. Cina e Stati Uniti. Due persone, due mondi si affrontano e si intersecano in un delicato arazzo di affetti e rancori. Ruth, quarantasei anni, è cinese solo nelle fattezze: la sua professione, la lingua, il modo di interpretare la realtà sono quelli di un'americana di oggi. Luling ha più di settant'anni. La tragica occupazione nipponica precedente la Seconda guerra mondiale e una serie di disgrazie familiari l'hanno costretta a lasciare il suo paese. Pur avendo vissuto per mezzo secolo negli Stati Uniti, è profondamente legata alla terra d'origine. Le sue paure, le ansie e le superstizioni sono ancora quelle di una figlia dell'Impero Celeste. Luling vive sola, si mantiene con un povero sussidio e comincia a mostrare i segni del morbo di Alzheimer: fughe improvvise, comportamenti irrazionali, una confusione mentale che la porta a mescolare il presente con le tristi vicende del passato. Colpita da questa circostanza, Ruth decide di far tradurre dal cinese un manoscritto che, anni prima, la madre le aveva affidato pregandola di leggerlo (cosa che lei aveva sempre rinviato fino a dimenticarsene), per avvicinarsi al suo passato. E, in effetti, il passato è colmo di sorprese. Ruth scopre che il suo bisnonno era un "aggiustaossi" e apprende segreti familiari inimmaginabili. Queste rivelazioni scavano dei solchi nella sua identità, acuiscono la sua sensibilità, le suggeriscono nuovi pensieri che, in un sottile gioco di riflessi si mescolano alle figure sorprendenti del racconto materno.

L'incipit:
Queste sono le cose che so essere vere: 
Mi chiamo Luling Liu Young. Il mio primo marito si chiamava Pan Kai Jing, il secondo Edwin Young; sono morti entrambi e i nostri segreti sono scomparsi con loro. Mia figlia si chiama Ruth Luyi Young. È nata nell'anno del Drago d'Acqua, io in quello del Drago di Fuoco. Ragione per cui siamo uguali, ma per motivi opposti.
So tutte queste cose. Eppure c'è un nome che non riesco a ricordare. Sento che è lì, sepolto negli strati più antichi della mia memoria, ma non riesco a portarlo alla luce. Centinaia di volta sono tornata con la mente a quel mattino in cui Preziosa Zietta lo scrisse su un foglietto. Avevo solo sei anni, allora, ma ero molto sveglia. Sapevo fare di conto. Sapevo scrivere. Avevo un'ottima memoria, ed ecco cosa ricordo di quel giorno d'inverno. 
Ero tutta insonnolita, ancora coricata sul kang che dividevo con Preziosa Zietta. Il condotto che portava il vapore nella nostra piccola camera era il più lontano dalla stufa situata nella stanza comune, e i mattoni del mio kang si erano raffreddati da un pezzo. […]

Amy Tan nel 1952 a Oakland in California da genitori cinesi. È laureata in linguistica all'Università di San José. Il suo primo romanzo (Il circolo della fortuna e della felicità, Rizzoli 1989 e Feltrinelli 2001) ha avuto il merito far conoscere al grande pubblico la cosiddetta letteratura multietnica, il filone di quegli autori (figli di immigrati o immigrati loro stessi) che ha saputo esprimere i problemi relativi all'integrazione di culture diverse. Suoi successi letterari sono anche La moglie del dio dei fuochi (Interno Giallo 1992) e I cento sensi segreti (Feltrinelli 1996).

POLVERE ROSSA
Pechino, estate 1983. Ma Jian, pittore e poeta sulla soglia dei trent'anni, lavora come fotografo presso il Dipartimento di propaganda della Federazione dei sindacati cinesi. Da poco gli hanno assegnato una piccola casa che è diventata il suo prezioso rifugio, lo spazio franco dove poter scrivere, dipingere e incontrare amici, artisti e intellettuali liberi e scanzonati.
La sua vita, tuttavia, è giunta in realtà a un punto di non ritorno. Separato dalla moglie, ballerina del corpo di ballo del Dipartimento, e padre di una bambina, Ma Jian ha visto spegnersi nel tradimento la storia con Xi Pong, la sua seconda compagna, e accrescersi invece di giorno in giorno la stupida arroganza della burocrazia del Dipartimento, che non ha mai smesso di prenderlo di mira chiedendogli pubbliche e insensate autocritiche.
Dopo essere stato rilasciato dall'Ufficio di pubblica sicurezza, Ma Jian decide allora di dare una svolta radicale alla sua esistenza: abbandona il lavoro, mette insieme un cambio di vestiti, un quaderno, due pezzi di sapone, una borraccia, una torcia, una bussola, 200 yuan, un rotolo di buoni per il riso, la macchina fotografica, una copia di Foglie d'erba di Walt Whitman e sale su un treno a vapore diretto a Urumqi, nella regione più occidentale della Cina. Seduto nel suo scompartimento, col cuore che galoppa all'unisono col treno e in testa un unico pensiero - lasciarsi alle spalle il passato e andare il più lontano possibile, alla ricerca di sé e di un qualche senso del mondo - Ma Jian dà inizio alla sua straordinaria avventura: tre lunghi anni trascorsi sulle strade della Cina, nei grandi deserti dove la luce abbacinante e il calore cancellano i contorni del paesaggio e del corpo; sulle sponde dei laghi e degli immensi fiumi dove si avventurano i cercatori d'oro, e i pescatori di notte se ne stanno a parlare e a bere insieme attorno a un fuoco; sulle montagne sacre ai confini col Tibet, dove l'aria è così rarefatta che la voce scompare insieme con la lucidità dei pensieri, e dove le donne hanno guance e bluse intensamente rosse; sui grandi pascoli solcati da immensi greggi e mandrie; nei templi, nelle città, nei villaggi delle più svariate ed esotiche etnie del mondo. 

Questo è l'incipit:
Vicolo Nanxiao 53
L'anno scorso, nella primavera del 1981, la mia unità di lavoro mi trasferì dal dormitorio del personale a una casetta di vicolo Nanxiao, numero 53. La casa è schiacciata tra le vie Dongxi Undicesima e Dodicesima del quartieri est di Pechino, a un centinaio di metri dall'ex residenza di Liang Qichao, uno dei membri del movimento di riforma del 1898, i cui appelli alla modernizzazione irritarono a tal punto l'imperatrice Cixi da costringerlo a lasciare il paese e trascorrere quattordici anni in esilio. Fuori dal cancello s'inerpica su per lo stretto varco creatosi tra un muro e un palo del telegrafo. Il vicolo Nanxiao si trova a venti metri dal mio portone, al termine di uno stretto passaggio, ed è giusto largo quel tanto da far passare di striscio due autobus. Il mattino alle otto e il pomeriggio alle quattro il vicolo si riempie di gente e biciclette, e tutto si ferma. […]

Ma Jian scrive, dipinge e fotografa. Subito il viaggio narrato in Polvere rossa ha lasciato la Cina e si è trasferito a Hong Kong. Oggi vive a Londra.



Mo Yan, Grande seno, fianchi larghi, Einaudi editore, Torino, 2002, € 22,00

Amy Tan, La figlia dell'aggiustaossa, Feltrinelli, Milano, 2002, € 17,00

Ma Jian, Polvere rossa, Neri Pozza, Vicenza, 2002, € 17,00  


Frammenti d'Oriente, settembre 2002

 

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