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(a cura della libreria Mangetsu)

La moglie del macellaio

Ispirandosi ad un fatto di cronaca realmente accaduto, Li Ang narra la storia di Lin Shi, una povera contadina costretta a sposare un uomo rude e brutale, che per professione macella maiali.
L’uomo si fa costantemente beffa delle regole religiose e morali della società in cui vive e non esita ad abusare della moglie, godendo dello stesso perverso piacere che prova sgozzando animali.
Lin Shi si ritrova ben presto in una situazione senza via d’uscita: emarginata dalle altre donne del villaggio – che considerano i suoi comportamenti bizzarri e le sue grida di aiuto niente altro che un perverso escamotage sessuale per eccitare il marito – scivola lentamente nella disperazione e nella follia sino a quando, una notte, non sarà proprio lei stessa a “macellare” il marito.
Un romanzo emblema del femminismo cinese e della rottura di ogni tabù sessuale.

Li Ang, La moglie del macellaio, Editrice Pisani, € 14

Il drago dai piedi d’argilla – La Cina e l’Occidente nel XXI secolo

Sopra le nostre teste si sta svolgendo il nuovo Grande Gioco. Attori principali: Stati Uniti e Cina, la "vecchia" e la nuova super-potenza. E intanto l'Europa – il più significativo esperimento di governante multilaterale della storia, nonché modello sociale più equo tra le economie di mercato – resta al palo. La tesi innovativa del Drago dai piedi d'argilla è che Pechino debba assolutamente avviarsi verso una «contaminazione democratica», se intende stabilizzare la sua prodigiosa crescita. Proseguendo sulla strada tracciata finora, invece, si avvierà rapidamente verso lo scoppio della "bolla" e il collasso del sistema produttivo, schiacciato sotto il peso della vertiginosa modernizzazione e delle crescenti richieste di libertà da parte dei suoi abitanti. Ma nella partita gioca un ruolo decisivo anche l'Europa, cui spetta il dovere di recuperare e rilanciare quei valori elaborati dalla cultura occidentale dall'Illuminismo in poi e che gli LISA sembrano inesorabilmente avviati ad abbandonare.

Nella fase corrente, sostiene l'autore, l'unica via praticabile da parte dell'Europa e dell'Occidente in generale è un'«apertura critica» alla Cina, ma senza sconti sui diritti umani. Will Rutton, uno dei più stimolanti intellettuali progressisti dei nostri tempi, compie una circumnavigazione completa del gigante asiatico, tracciando una mappa dettagliata non solo della sua economia e della sua cultura attuali ma anche della loro storia recente e remota; e, al contempo, affronta i temi fondamentali della contemporaneità: la globalizzazione, l'involuzione dell'economia di mercato, la crisi del progressismo, le difficoltà dell'Europa, le dinamiche che hanno portato gli Stati Uniti a porre un'ipoteca sul loro stesso assetto democratico. Economista unico nel suo genere proprio per la capacità di tenere, assieme coordinate distanti e apparentemente eterogenee, Hutton rivela insospettabili nessi: la tradizione dei funzionari dell'antico impero cinese e la classe emergente dei manager comunisti, la Compagnia delle Indie Orientali e la nascita del concetto di impresa in Occidente. Uno sguardo, quello di Hutton, lucido e tutt'altro che rassegnato, lontano dagli "opposti isterismi" dei detrattori a priori e degli entusiasti cantori della mondializzazione.


William Hutton, Il Drago dai piedi d’argilla – La Cina e l'Occidente nel XXI secolo, Ed. Fazi Editore, € 21,50

La danza dei vestiti

Una ventina di storie, una manciata di testimonianze colorite e vivaci, brevissime, ci aprono altrettante finestre sulla vita di donne e uomini cinesi. Attraverso le vicende di un oggetto, spesso un capo d'abbigliamento, l'autore ricostruisce il percorso esistenziale di questi personaggi, che delineano poi tutti assieme una storia recente della Cina. In ciascuna "storia" veniamo informati su chi è l'io narrante, che professione svolge (o svolgeva), l'età, e ci viene poi fornita la descrizione sommaria dell'oggetto in questione (una vecchia tunica, un asciugamano, una tuta da lavoro), lo spunto che ci permette di frugare tra le memorie del proprietario. Queste persone sono i genitori dei cinesi di oggi, e leggere le loro microstorie private ci aiuta a penetrare tra le pieghe della storia della Cina contemporanea, per cercare di sciogliere le nebbie o i pregiudizi.
Un reportage leggero, divertente, sul quale regna un'ironia impareggiabile, quella di chi ha visto susseguirsi disagi e sventure, ma ce li racconta con saggezza e serenità, mai con rassegnazione.

Sang Ye, La danza dei vestiti, Edizioni e/o, pagg. 144, € 14

I delitti dell’oro cinese

Al suo primo incarico come giudice distrettuale, l'onorevole magistrato Dee lascia la capitale per raggiungere Penglai, dove sostituirà il predecessore assassinato. Un inizio che nessuno si augurerebbe, ma che il giovane magistrato valuta come una sfida eccellente.
La priorità è quella di scoprire l'assassino. Tuttavia, fin dal primo momento, altri eventi misteriosi e inquietanti lo costringono ad allargare le indagini affrontando più casi apparentemente slegati tra loro.
Un raffinato pensiero deduttivo, un'acuta capacità di osservazione, una determinazione appassionata, insieme a uno spirito d'avventura libero dalle convenzioni del tempo, che lo spinge ad affrontare di persona situazioni inaspettate e rischiose, lo portano ad individuare l'origine comune delle vicende. La brillante risoluzione degli enigmi dimostra un'abilità degna di un magistrato di lunga esperienza.
Un giallo ironico e smaliziato, anche crudo, in cui la Cina antica ritorna a noi vivida e reale.

L'autore, analizzando gli antichi testi di criminologia, scopre l'arte del romanzo poliziesco cinese e riporta alla luce la figura del grande magistrato Ti Jen-chieh, vissuto nel VII secolo d.C. nella Cina della dinastia T'ang. Ne nasce il personaggio del giudice Dee, protagonista di sedici suoi romanzi.
A I delitti dell'oro cinese, primo nella serie dei casi del giudice Dee, farà seguito Il paravento di lacca.

Robert Van Gulik, I delitti dell’oro cinese, ObarraO edizioni, € 12

Il manager dei bagni pubblici (e altre storie di vita cinese)

Questo libro non è un saggio sulla Cina. In esso la Cina del miracolo economico, la Cina che incute paura, che invade i mercati, la Cina maoista e capitalista, millenaria e all’avanguardia, si racconta.
Fabio Cavalera, corrispondente da Pechino del “Corriere della Sera”, dà voce, per la prima volta, ai protagonisti nascosti del boom economico di un paese ancora avvolto in atmosfere di mistero.
Personaggi cruciali, bizzarri, drammatici, in bilico tra comunismo, buddismo e sfrenato modernismo danno testimonianza delle loro vite e del loro lavoro, e ci stupiscono più di quanto avessero fatto, all’epoca, gli eventi traumatici della Cina maoista.

Qualche esempio: il contadino-contabile, pioniere del boom; la campionessa di arti marziali, ora responsabile di Mtv per tutta l’Asia; l’avvocato comunista che difende i dissidenti insegnando loro i princìpi del sindacalismo; un attivista di Greenpeace, scopritore di laboratori chimici illegali costruiti in decine di villaggi; il monaco del tempio sacro di Shaolin, che gestisce ora un impero cinematografico; l’artista che ha inventato il Nido Olimpico e la studentessa espulsa dall’università perché non ha voluto abortire.
Un ritratto magistrale e sorprendente della Cina, che ci rivela i segreti reali – ma più fantasiosi di un romanzo di cappa e spada – di un paese diviso tra una storia millenaria e un futuro forse inquietante.

Fabio Cavalera, Il manager dei bagni pubblici, Bompiani, € 12

Frammenti d'Oriente, settembre 2007

 

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