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ECONOMIA E DIRITTO

La sfida cinese nel campo dell’ICT

di Maddalena Sorrentino

Premessa

La Cina si sta preparando per diventare la prossima, grande frontiera della tecnologia a livello mondiale. È difficile prevedere quando ciò avverrà, ma non sembrano esservi dubbi sul fatto che le tecnologie dell’informazione e della comunicazione (abbreviate in ICT, Information and Communication Technologies), e segnatamente la Rete, hanno già consentito al gigante cinese non solo di competere su scala globale, ma di diventare in breve tempo una forza trainante del cambiamento. I dati1 sono eloquenti: 94 milioni di utenti Internet a fine 2004 (+18,2% rispetto all’anno precedente), 334 milioni di utilizzatori di telefoni cellulari; flussi di esportazione relativi a prodotti ad alto contenuto tecnologico cresciuti a ritmi del 40-60% nell’ultimo decennio. Nel 2004 è avvenuto il sorpasso, nel ranking mondiale, della Cina ai danni del Giappone, in termini di numero di utenti Internet2. Communications of the ACM3, prestigiosa rivista internazionale di computer science, ha dedicato a questi argomenti gran parte del numero di aprile 2005. L’avere raggruppato sette articoli sotto il titolo “Transforming China” riflette chiaramente l’importanza attribuita ai fenomeni in atto. 

1. Modelli di diffusione di Internet nelle imprese cinesi 

Internet è stata introdotta ufficialmente in Cina alla fine del 1992. Sin dal primo momento, la diffusione della “rete di reti” si è accompagnata ad una crescita progressiva del grado di informatizzazione del tessuto economico. Ma, a differenza di quanto avvenuto in altri paesi, i manager cinesi hanno dovuto affrontare questa sfida potendo contare su un patrimonio di esperienza in campo informatico quasi inesistente, su infrastrutture poco diffuse in un territorio sconfinato e su un livello medio di sviluppo economico alquanto modesto. Per molte organizzazioni il salto è stato notevole, e spesso ha comportato il passaggio diretto e repentino da prassi operative tradizionali, essenzialmente di tipo manuale, a sistemi informativi basati sul paradigma Internet. D’altro canto, l’essersi affacciati relativamente tardi sul mercato ICT si è accompagnato a interessanti opportunità per le imprese cinesi, tra cui: poter scegliere tra una gamma di applicazioni e strumenti più avanzati, perché di nuova generazione; imparare dall’esperienza degli altri e, quindi, evitare le trappole e i rischi che tipicamente si associano con l’adozione di tecnologie poco conosciute; e, infine, essere meno assillati dal problema che invece attanaglia le aziende che hanno alle spalle una lunga storia di automazione, ossia la necessità di far convivere i nuovi sistemi con le tecnologie e applicazioni preesistenti (cosiddetti legacy systems). Ma come si sta diffondendo Internet tra le imprese cinesi? Una ricerca di Guo e Chen4 ha analizzato un campione formato da 94 aziende operanti a Pechino, Guangzhou e altre grandi città situate nelle regioni orientali del paese, dimostrando l’esistenza di una correlazione tra l’ammontare della spesa ICT (ossia relativa all’acquisto di hardware, software e servizi informatici) e il tasso di diffusione di Internet tra gli operatori economici. L’andamento di queste due grandezze nel periodo 1992-2004 rivela la presenza di uno sviluppo per fasi: 
Avvio (1993-1995)
. Internet fu implementata ufficialmente tra la fine del 1992 e l’inizio del 1993. Il primo backbone nazionale (ossia la linea “dorsale” che funge da percorso principale per il flus-
so del traffico verso e da altre reti di telecomunicazioni) è il risultato di un progetto congiunto tra l’Accademia cinese delle scienze e le università di Pechino e Qinghua. Grazie al supporto governativo, le prime imprese poterono realizzare proprie reti aziendali che consentirono l’avvio dei servizi di posta elettronica. Le reti ChinaNet e China Education and Research Network diventarono operative nel 1994. Contagio (1995-2000). La realizzazione di soluzioni basate sulle tecnologie di comunicazione ha contribuito a innalzare in misura considerevole la spesa ICT. A partire dal 1997 è stato soprattutto lo sviluppo dell’e-commerce a guidare le scelte di informatizzazione delle imprese. Nel 1998 nasce il primo motore di ricerca in lingua cinese (Sohu), sviluppato da Sohu.com, società quotata al Nasdaq nel 2000 (fondata da Charles Zhang, noto anche come il Bill Gates cinese5). In termini di volumi di traffico, Sohu.com oggi si colloca tra i primi 5 portali a livello mondiale.
Congelamento (2000-2004). Molte imprese hanno iniziato a porre sotto controllo i propri investimenti in tecnologia. In parallelo è cresciuto il ricorso a servizi di consulenza strategica offerti da grandi società internazionali. In questo periodo oltre la metà delle imprese considerate dallo studio di Guo e Chen hanno ridotto i loro budget per l’acquisto di tecnologie, mentre, in parallelo, è cresciuta la spesa per servizi di consulenza e outsourcing di attività informatiche. 
Diffusione (dal 2004). La tecnologia assume un ruolo importante in tutte le maggiori imprese, e nel frattempo si consolidano applicazioni ICT di nuova generazione, basate cioè sull’uso del telefono cellulare (mobile commerce) e dell’analisi strategica dei dati (business intelligence). Secondo il China Internet Network Information Center, i Website presenti sul territorio cinese sono 668.900. L’area di Pechino e quella di Shanghai presentano la maggiore diffusione di utenti Internet: rispettivamente 27,6% e 25,8% in rapporto alla popolazione residente6. Lo studio di Guo e Chen procede dimostrando come la redditività delle imprese cinesi sia correlata positivamente con l’intensità di adozione delle tecnologie Internet. L’influenza esercitata da altre variabili, quali ad esempio il settore economico e le dimensioni aziendali, non sembra invece ugualmente significativa. In altri termini, non sempre le grandi organizzazioni cinesi sono quelle che adottano Internet con maggiore convinzione. Inoltre, le realtà di minori dimensioni mostrano un atteggiamento più convinto verso la Rete rispetto a realtà omologhe presenti in paesi occidentali. Ciò, probabilmente, è dovuto al fatto che il livello minimo di investimenti necessari per integrare Internet nelle attività aziendali risulta accessibile anche da chi detiene minori risorse finanziarie. In genere, le aziende cinesi più aggressive sul versante della Rete sono quelle che mettono a segno i migliori risultati in termini di utili.

2. I vantaggi delle tecnologie 

Tutto bene, dunque? Un articolo di Quan et al.7 apparso sullo stesso numero di Communications of the ACM mette in guardia da conclusioni affrettate e semplicistiche. I risultati messi a segno dalla Cina nell’arco di pochissimi anni testimoniano sì le dimensioni assunte dai processi di trasformazione in atto, tuttavia - affermano gli autori - sarebbe fuorviante ritenere l’ICT come l’unico fattore che ha determinato il cambiamento. Piuttosto, le tecnologie sono un elemento necessario per lo sviluppo economico e sociale, ma non sufficiente a sostenerlo. Occorre poi considerare che le infrastrutture (non solo tecnologiche) a disposizione sono ben lungi dall’aver raggiunto uno stadio di diffusione omogeneo. Barriere tecnologiche e finanziarie (dall’accesso a Internet all’uso di carte di credito e altri strumenti sostitutivi del contante) caratterizzano tuttora molte aree del paese. Quan et al. osservano inoltre che le tecnologie dell’informazione non sono ancora diventate una commodity, questo significa che a differenza di quanto avviene in contesti più avanzati - chi le adotta per primo può sperare di ottenere vantaggi competitivi duraturi. In questo senso, l’ICT può rappresentare un mezzo per differenziarsi dalla concorrenza. Tra gli esempi più significativi di imprese che sono riuscite a coniugare alti livelli di utilizzo con elevata profittabilità figurano certamente i due maggiori portali cinesi (Sina e Sohu) che offrono una vasta gamma di servizi informativi e legati al commercio elettronico.
D’altro canto, l’ICT non è necessariamente vantaggiosa per tutte le imprese operanti in Cina. In tale realtà, non dimentichiamolo, l’offerta di manodopera è abbondante e relativamente a basso costo8. Inoltre, mentre nei contesti sviluppati la scelta di sostituire la forza lavoro con strumenti ICT assume un significato preciso in termini di convenienza economica, nella realtà cinese questo genere di decisioni si giustifica solo se rapportato a specifiche condizioni, quali ad esempio le dimensioni aziendali e il tipo di orientamento al mercato. Per le aziende che competono a livello globale e che devono puntare sulla qualità dei prodotti e sulla convenienza dell’offerta, l’ICT rappresenta certamente un fattore strategico di differenziazione e produttività. In presenza di accordi con operatori stranieri, l’investimento in tecnologie dell’informazione diventa una scelta ineludibile. Ad esempio Huawei, costruttore cinese di apparati di rete, e l’omologo statunitense 3Com hanno sottoscritto un contratto di cooperazione per presidiare congiuntamente il mercato nordamericano. A seguito di tale accordo, Huawei ha dovuto affrontare notevoli investimenti per rendere i propri sistemi informativi compatibili rispetto a quelli del proprio partner9. Un sofisticato sistema di automazione delle attività produttive ha invece consentito a Lenovo (precedentemente conosciuta come Legend Computer) di diventare il costruttore leader in Cina. Lenovo, come noto, nel dicembre 2004 ha acquisito la divisione PC dell’IBM. Per le imprese di medie dimensioni che competono nel mercato domestico cinese, le decisioni di investimento in ICT sono influenzate soprattutto dalle caratteristiche del settore di appartenenza. Maggiore è l’intensità informativa di quest’ultimo, maggiore è il potenziale vantaggio che può essere ottenuto dagli investimenti tecnologici. Per Centaline, gruppo immobiliare che conta 6.300 addetti e oltre 350 filiali sparse nel paese, la condivisione e diffusione delle informazioni sono un fattore chiave di successo. La recente adozione di un sistema informativo gestionale unico a livello di gruppo ha consentito di creare un ambiente integrato e accessibile a tutti, orientato alla collaborazione a distanza. E gli esempi potrebbero continuare. Resta comunque il fatto che molte imprese presenti in Cina hanno dimensioni relativamente esigue e operano in modo esclusivo su un mercato (quello domestico) che sta conoscendo anni di crescita ininterrotta e tumultuosa. Per questo genere di operatori i requisiti di qualità dell’offerta sono certamente meno stringenti rispetto ai livelli medi che, invece, contrassegnano le economie più avanzate. In molti casi, dunque, la messa in atto di nuovi investimenti ICT difficilmente rappresenta una strada obbligata. E infatti, la stragrande maggioranza delle imprese attive sul mercato cinese sceglie di fronteggiare le sfide della concorrenza nel modo più tradizionale e immediato, ricorrendo cioè all’impiego di nuova manodopera.

3. La Cina e il Networked Readiness Index 

Gli indicatori quantitativi di diffusione dell’ICT appaiono sempre meno idonei ad apprezzare la situazione di un paese sia in termini assoluti che relativi. Inoltre, considerata la dinamicità che contrassegna il mondo delle tecnologie, diventa altresì necessario tenere conto della dimensione temporale dei fenomeni osservati. Da alcuni anni è emersa la necessità di considerare altri fattori e condizioni che favoriscono un uso delle risorse tecnologiche efficace, tale cioè da influenzare positivamente la crescita del sistema economico e sociale. Risulta in questo senso interessante il calcolo del cosiddetto “Networked Readiness Index (NRI)”10 che, nelle intenzioni degli ideatori, si propone di consentire a ciascun paese di disporre di elementi utili per valutare la propria situazione anche in rapporto con altri tipi di realtà. Ma, forse, l’aspetto maggiormente significativo fa riferimento alle indicazioni che possono scaturire dall’NRI in termini di capacità di un determinato sistema-paese di avvalersi delle opportunità tecnologiche. Tali capacità derivano da una combinazione di fattori, tra cui i principali risultano essere: l’alfabetizzazione informatica della popolazione, il grado di diffusione delle tecnologie nel tessuto economico e il livello di informatizzazione del settore pubblico. Il Networked Readiness Index è dunque un indice composito, costruito aggregando un sistema di ben 78 indicatori quantitativi e qualitativi che sono stati scelti allo scopo di permettere analisi comparate e multidimensionali. Il NRI comprende tre macro categorie di variabili, relative al contesto ambientale (environment), al grado di adeguatezza (readiness) e all’utilizzo (usage) dell’ICT nel paese considerato. È interessante osservare come ciascuno degli ultimi due indicatori consideri tre diverse classi di destinatari delle tecnologie, vale a dire gli individui residenti, le aziende e la pubblica amministrazione. La classifica assoluta 2004/2005, stilata su un totale di 104 paesi, colloca ai vertici Singapore, seguito da Islanda, Finlandia. Danimarca e Stati Uniti. La Cina si posiziona al 41° posto (nel 2002/ 2003 era 51esima). L’Italia perde notevolmente terreno rispetto agli anni precedenti e, passando dal 28° al 45° posto, viene superata da tutti i grandi paesi europei, ma anche da alcuni paesi emergenti, quali ad esempio l’Estonia, la Tunisia, la Giordania, la Tailandia e così via. Scomponendo ulteriormente le tre macrovariabili, la Cina risulta 46esima con riferimento al “contesto ambientale” (tale voce comprende, a propria volta, il contesto di mercato, quello politiconormativo e quello infrastrutturale). Con riferimento al grado di adeguatezza e al livello di utilizzo delle tecnologie, invece, la Cina guadagna posizioni rispetto all’indice NRI, occupando rispettivamente il 39° e il 38° posto della graduatoria mondiale. Il ruolo del settore pubblico risulta decisivo nel determinare tali risultati positivi. Ad esempio, le performance cinesi sono di assoluto rilievo rispetto al Government Readiness. Infatti su tale fronte il paese conquista la 17esima posizione, grazie al varo dei grandi piani nazionali di e-Government che si sono susseguiti a partire dal 1999, e grazie altresì all’utilizzo di sistemi di acquisto di beni e servizi in Rete (cosiddetto e-procurement) da parte delle amministrazioni pubbliche. L’indicatore denominato Government Readiness fa riferimento alla capacità di un paese di avvalersi delle tecnologie ICT (prima fra tutte Internet) come strumento per il policy making. Ne sono un esempio i provvedimenti di politica industriale e finanziaria, la presenza di una strategia di innovazione tecnologica basata su una visione unitaria, articolata con precise politiche di settore. Con riferimento al Government Usage, indicatore che può offrire elementi significativi per valutare il peso dell’ICT sia in termini di supporto ai processi amministrativi interni al settore pubblico, sia in termini di fornitura di servizi on-line a favore dei cittadini e delle imprese, la Cina si piazza nella 22esima posizione. Ancora una volta emerge con tutta evidenza il ruolo che il governo attribuisce alla modernizzazione e al potenziale innovativo collegato alla società dell’informazione. Tuttavia, nonostante gli indubitabili progressi degli ultimi anni, molta strada resta ancora da percorrere. Ecco quali sono – per ciascun componente del Networked Readiness Index – i due aspetti che in Cina risultano maggiormente problematici:
-Environment Component Index (livelli di sicurezza dei server Internet e numero di grandi sistemi di elaborazione, cosiddetti host); -Readiness Component Index (sviluppo delle reti telefoniche destinate agli utenti business e agli utenti residenziali); -Usage Component Index (disponibilità di telefoni cellulari e tasso di penetrazione di Internet tra la popolazione). Come ovvio, il lettore interessato potrà fare riferimento al documento originale per avere un quadro completo dello scenario rappresentato nelle pagine del “Global Information Technology Report”. Gli stessi autori ammettono di aver intrapreso un cammino difficile e ambizioso, decidendo di non limitarsi a considerare variabili di tipo hard, quali ad esempio il reddito pro-capite o il numero di utenti Internet presenti nei paesi analizzati. Modellizzare fenomeni complessi e in continua evoluzione come quelli legati allo sviluppo tecnologico di una nazione, sintetizzandola mediante un solo indicatore numerico porta con sé inevitabili semplificazioni e compromessi metodologici. Tuttavia non si tratta di un mero esercizio accademico, per quanto affascinante esso sia. Finora il Networked Readiness Index si è dimostrato uno strumento utile soprattutto per i paesi decisi a puntare all’eccellenza mediante l’uso delle tecnologie ICT, disposti a confrontarsi con i migliori della classe e a mettere in campo iniziative concrete per eliminare singoli punti di debolezza che potrebbero rivelarsi decisivi nello scenario globale. Sarà interessante seguire gli sviluppi di questa grande corsa. 

Appendice

a. La Cina nel rapporto Assinform 2005 

Il mercato dell’informatica mondiale è caratterizzato da un notevole divario tra paesi sviluppati, paesi emergenti e paesi in via di sviluppo. Nel 2004 l’area asiatica si è confermata la più dinamica in termini assoluti, secondo l’ultimo Rapporto sull’informatica, le telecomunicazioni e i contenuti multimediali uscito lo scorso giugno a cura di Assinform11. Nel 2004 l’economia mondiale è cresciuta del 5% in termini di PIL, mentre il commercio globale è cresciuto del 9% rispetto al 2003. Le economie emergenti dell’Asia hanno dato un importante contributo a tale risultato, facendo registrare nel 2004 un aumento del 7,6% del PIL aggregato. Tra i paesi asiatici, la Cina mette a segno il miglior risultato dal 1996, con una consistente crescita del PIL, pari al 9,5%, e degli investimenti (+26% in termini nominali). Nonostante il notevole incremento delle importazioni, l’attivo commerciale ha raggiunto nel 2004 i 32 milioni di dollari, contro i 26 dell’anno precedente. Analoga situazione dell’India, dove la crescita economica prosegue a ritmi sostenuti (+6,4%). Nel 2004 la spesa e gli investimenti relativi al mercato mondiale ICT (informatica e telecomunicazioni) sono stati pari a 2.433 miliardi di dollari. Rispetto all’anno precedente si è registrato un aumento del 5,9%, superiore di 0,9 punti percentuali a quello dell’economia mondiale. A fare da traino sono stati soprattutto i paesi che hanno conseguito le migliori performance. Ciò dimostra ulteriormente l’elevata correlazione tra andamento del mercato ICT e quello dell’economia in generale. Nel 2004, dunque, l’ICT si conferma come uno dei settori economici più importanti a livello mondiale, con una quota sul PIL pari al 7,1%. 

b. Il mercato delle telecomunicazioni 

Nel 2004 il mercato mondiale delle telecomunicazioni è cresciuto del 6,9%, che rappresenta il miglior risultato degli ultimi tre anni. Analizzando l’andamento per macroarea geografica, risulta evidente il contributo dell’Asia allo sviluppo complessivo. Ad esempio, il comparto asiatico della connettività a banda larga si conferma il più importante al mondo, da un lato perché possiede il maggior numero di linee (58 milioni) dall’altro perché registra il più elevato tasso di crescita. Inoltre, si tratta di un mercato che si presta bene alla diffusione dei servizi multimediali grazie alla maggiore velocità delle connessioni (circa 10 volte superiori a quelle europee) e per i costi più bassi rispetto al resto del mondo. La Cina detiene il primato degli accessi DSL12: 13,8 milioni su un totale di 23 milioni di linee. Nel 2004 l’Asia ha confermato la prima posizione assoluta in termini di numero di utenti di telefonia mobile. La Cina, nella quale il sorpasso della telefonia mobile sulla telefonia tradizionale è avvenuto già nell’ottobre 2003, risulta il paese dominante nell’area con la cifra record di 334 milioni di linee mobili e un tasso di penetrazione del 24,8%. Per il 2005 gli osservatori prevedono grandi cambiamenti per il settore cinese delle telecomunicazioni, a seguito dell’accelerazione del processo di liberalizzazione e del probabile rilascio delle licenze relative ai cellulari di terza generazione. 

c. Il mercato dell’informatica 

Il settore dell’informatica nel 2004 è cresciuto del 4,4% rispetto al 2,6% dell’anno precedente. Il peso attuale del Nord America, dell’Europa e del Giappone è pariall’80,6% del totale. È facile prevedere che se la crescita messa a segno nell’ultimo biennio dalla Cina, dall’India e da altri paesi emergenti del Sud Est asiatico proseguirà o si intensificherà, la distribuzione delle quote di mercato nei prossimi anni subirà una variazione considerevole. Gli osservatori concordano nel prevedere che lo sviluppo ulteriore dell’industria informatica cinese (che genera un sesto del PIL nazionale) potrebbe fungere da propulsore del mercato. Perché ciò avvenga, è necessario che in parallelo si sviluppino il comparto del software e quello dei servizi. Storicamente forte nella produzione e nella esportazione di elettronica di consumo, da qualche anno la Cina sta perseguendo anche un’espansione del mercato informatico. Esso vale all’incirca 30 miliardi di dollari (dati a fine 2004) ed è destinato a crescere a tassi del 15% annuo per il prossimo quadriennio. L’orientamento del governo verso un’economia aperta non potrà che accelerare l’adozione di sistemi informativi in grado di supportare i processi di internazionalizzazione e l’efficienza delle imprese. Un fenomeno destinato a consolidarsi nei prossimi anni riguarda lo sviluppo del mercato del software, a seguito della crescita delle vendite di personal computer che ha portato la Cina a minacciare il Giappone come secondo mercato mondiale nella vendita di sistemi di elaborazione. L’evoluzione del comparto del software sarà guidata, da un lato, dall’espansione domestica, trainata cioè dalle esigenze delle imprese cinesi che devono organizzare le proprie attività nel modo più efficiente; e, dall’altro, dalla delocalizzazione e dall’export verso altri paesi. Ad esempio, la Cina rappresenta per il Giappone il partner più importante per quanto riguarda l’outsourcing (ossia l’esternalizzazione) della progettazione del software. Sono altresì destinate a intensificarsi le relazioni di partnership tra Cina e India che hanno portato quest’ultima a delocalizzare parte della propria produzione di software e servizi. L’India, infatti, da un lato vede la Cina come un potenziale cliente molto interessante per le proprie esportazioni di software e servizi di outsourcing (a causa della crescente domanda proveniente dalle aziende cinesi, soltanto in parte soddisfatta dai prodotti e dal know-how dei fornitori locali), dall’altra la ritiene un ponte verso gli altri paesi emergenti dell’area Asia-Pacifico. Infine la Cina è considerata la sede ideale per allocare attività di supporto. Grazie alla presenza di un numero elevato di giovani ingegneri a salari molto bassi anche rispetto all’India, ma con una scarsa conoscenza della lingua inglese, la Cina offre ottime opportunità per delocalizzare le attività caratterizzate da maggior componente tecnologica e da minore componente di servizio.

 

MONDO CINESE N. 123, APRILE-GIUGNO 2005

Note

1 M. Martinsons, “Transforming China”, Communications of the ACM, 48(4), 2005, pp. 44-48. 
2 Assinform, Rapporto sull’informatica, le telecomunicazioni e i contenuti multimediali, Milano, 2005, p. 181.
3 ACM (www.acm.org) è l’Association for Computing Machinery che dal 1947 costituisce il riferimento più importante per gli studiosi delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione. 
4 X. Guo e G. Chen, “Internet diffusion in Chinese companies”, Communications of the ACM, 48(4), 2005, pp. 54-58. 
5 M. Martinsons, “The Internet enlightens and empowers Chinese society”, Communications of the ACM, 48(4), 2005, pp. 59-60.  
6 Vedi www.cnnic.net.cn (15th Statistical Survey Report, accesso effettuato il 24 giugno 2005). China Internet Network Information Center è l’ente che dal 1998 effettua, per conto del governo cinese, rilevazioni statistiche su base semestrale, riguardanti la diffusione di Internet nel paese. 
7 J. Quan, Q. Hu e X. Wang, “IT is not for everyone in China”, Communications of the ACM, 48(4), 2005, pp. 69-72.
8 Secondo il Research Focus “China and India” di UBS, August 2004, p. 14, nonostante l’abbondanza di manodopera, in Cina la situazione del mercato del lavoro è destinata a complicarsi a causa del progressivo invecchiamento della popolazione (frutto, quest’ultimo, della politica di: “un figlio per famiglia”). 
9 L’aumento dei progetti di informatizzazione condotti su scala transnazionale solleva nuove sfide e suscita complessi problemi anche di tipo culturale. Si veda, ad esempio, G. Walsham Making a world of difference. IT in a global context, Wiley, 2001.
10 S. Dutta e A. Jain, “An analysis of the diffusion and usage of information and communication technologies of nations”, in S. Dutta e A. Lopez-Claros (Eds.), The Global Information Technology Report, Palgrave, 2005, pp. 3-27. 
11 Assinform (www.assinform.it) è l’associazione, aderente a Confindustria, che raggruppa le principali aziende del settore. Da 36 anni il Rapporto analizza puntualmente l’evoluzione della domanda e dell’offerta di tecnologie dell’informatica e delle telecomunicazioni. 
12 Le tecnologie DSL (Digital Subscriber Line) operano utilizzando le normali linee telefoniche per trasportare voce, dati e immagini ad alta velocità. 

 

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