tuttocina
Google Web www.tuttocina.it

 

INDICE>MONDO CINESE>ASIA CENTRALE, ECONOMIA ED AMBIENTE

DOCUMENTI

  Asia centrale, economia ed ambiente:
tre temi chiave per la Cina d'oggi

Il saggio qui tradotto presenta, in modo insolito, un affresco a tutto campo della realtà cinese contemporanea, accostando tre grandi problematiche, cui sono strettamente legati gli sviluppi futuri della Cina. Tale analisi è effettuata dall’autore in modo critico e disincantato, con la lucidità e l’acume politico dimostrato già da altri analisti taiwanesi, dei quali abbiamo raccolto alcuni contributi in questa stessa rivista1.

Come è ben illustrato in questo lavoro, il successo dell’ormai avviata ascesa della Cina dipende strettamente da alcune variabili, sia diplomatiche che di politica economica e finanziaria, senza tralasciare il problema dell’ambiente.

Per quanto riguarda la politica estera, è soprattutto in Asia Centrale che la Cina gioca una delle partite più importanti, oltre che per assicurarsi il controllo delle risorse energetiche della regione, anche per estendere la sua egemonia nell’area, al fine soprattutto di contrastare l’espansione americana nella stessa. In tale chiave deve essere letta la sua sempre più stretta alleanza con la Russia nell’ambito dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO)2, un organismo le cui finalità e obiettivi sembrano essere utilizzati soprattutto per rivaleggiare con la NATO, creando quasi un blocco a essa contrapposto.

All’interno della SCO, la Cina cerca di acquistare una posizione preminente rispetto alla Russia, in virtù del suo straordinario sviluppo economico, che registra tassi sempre più alti di crescita nella produzione industriale e negli investimenti. Tuttavia proprio quest’economia in strabiliante espansione è esposta a un grave surriscaldamento, con i seri rischi a esso connessi, quali un’inflazione galoppante e l’esplosione di una consistente bolla finanziaria, aggravata dai pesanti problemi del settore bancario. La crescita selvaggia dell’economia, inoltre, è causa del dissesto ambientale del paese, cui è dedicata l’ultima parte di questo saggio. La recente pubblicazione del “Libro Bianco sulla protezione dell’ambiente” (1996-2005) è qui letta non come dimostrazione dell’efficacia delle politiche adottate negli ultimi dieci anni, ma come testimonianza, invece, della gravità oggi in Cina della situazione ambientale. L’autore esamina i pericoli che sussistono non solo per la Repubblica popolare, ma anche per tutti gli altri paesi, a livello globale; a tal proposito sono citate le dichiarazioni di alcuni esperti giapponesi, che denunciano i gravi rischi cui la dissennata politica ambientale della Cina sta esponendo innanzitutto e prima di altri il loro paese.
m.m.
.
*******
[Zhuang Hong, “Zhong E qitu liyong Shanghai Hezuo Zuzhi mouqu geng duo liyi” (L’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai [SCO]: una scorciatoia per maggiori profitti per Cina e Russia?), Zhonggong yanjiu, vol.40, n.6 (474), giugno 2006, pp.5-17.]

IL Summit deI Presidenti degli stati membrI della SCO
Durante il sesto incontro dei leader degli Stati fondatori dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO), tenutosi a Shanghai il 15 giugno 2006, l’arrivo in città e la partecipazione alla riunione del Presidente iraniano Ahamdinejad, leader di un Paese considerato “Stato canaglia” dagli USA, hanno posto il summit al centro dell’attenzione. In precedenza, il 30 maggio a Pechino, il Presidente della Repubblica popolare cinese, Hu Jintao, aveva sottolinato che la SCO non si era mai posta altri scopi che la sicurezza e la stabilità del territorio comune. Hu Jintao aveva anche reso noto che la SCO l’anno successivo avrebbe tenuto a Mosca un’esercitazione anti-terrorismo, annunciando inoltre la sua visita in Kazakistan per partecipare alla Conferenza per le misure di sicurezza (CICA)3, dopo il summit da lui presenziato a Shanghai. Quello stesso 30 maggio, Hu Jintao aveva anche ricevuto in conferenza stampa nella Grande Sala del Popolo i giornalisti dei Paesi membri della SCO, precisando come quest’anno, in occasione del quinto anniversario della costituzione della SCO e nel decimo del suo antecedente, il gruppo dei “Cinque di Shanghai”, il summit abbia assunto un significato particolare,e annunciando la firma di importanti risoluzioni nel corso dell’assemblea generale. Attualmente sono membri della SCO sei Stati (Cina, Russia, Kazakistan, Kirghizstan, Tadzhikistan, Uzbekistan), mentre altri quattro (Iran, Pakistan, India e Mongolia) ricoprono il ruolo di osservatori. L’assemblea generale dei rappresentanti dei membri della SCO a Mosca si è presentata dunque come una sorta di “riscaldamento” per il successivo summit dei leader di quegli stessi Paesi; in quell’occasione la Cina popolare è stata rappresentata dal capo della delegazione e Presidente del Comitato permanente dell’Assemblea nazionale del popolo, Wu Bangguo4

l discorso di Wu Bangguo quale rappresentante della Cina

All’assemblea generale dei rappresentanti degli Stati fondatori della SCO, che si è tenuta il 30 maggio a Mosca, hanno partecipato il Presidente del Comitato permanente dell’Assemblea nazionale del popolo, Wu Bangguo, il Presidente del Senato del Kazakistan, Abyakayev, il Presidente del Parlamento del Kirghizstan, Sultanov, il Presidente del Senato del Tadhizkistan, Ubaidullayev, il Presidente del Parlamento dell’Uzbekistan, Khalilov, il Presidente del Senato e quello della Duma della Federazione russa, Mironov e Gryzlov. Oggetto del meeting è stato uno scambio di vedute circa la promozione dello sviluppo della SCO, il rafforzamento della cooperazione tra gli Stati fondatori e la firma di una “Dichiarazione congiunta sulla prima assemblea generale dei rappresentanti degli Stati fondatori della SCO”5. Wu Bangguo, dopo aver esposto la necessità e l’importanza della cooperazione tra i diversi parlamenti, ha enfatizzato il problema della cooperazione tra gli Stati fondatori della SCO nel corso del meeting, presentando tre proposte:

a) Sostenere le operazioni di liberalizzazione all’interno della cornice della SCO. Secondo quanto affermato da Wu Bangguo, la cooperazione tra i diversi parlamenti è una componente importante della SCO; è quindi necessario aderire ai suoi obiettivi e supervisionare la realizzazione degli accordi presi in proposito da parte dei governi di ciascuno dei paesi membri, al fine di garantire in modo legale ed efficace la cooperazione e gli scambi all’interno dell’organizzazione.

b) Promuovere una cooperazione concreta e operativa tra gli Stati membri. Secondo Wu Bangguo, data l’estensione del territorio e il numero della popolazione all’interno della SCO, i parlamenti degli Stati membri si trovano a dover affrontare una vasta gamma di problematiche. Essi dovranno quindi, a seconda dei bisogni per la cooperazione all’interno dell’organizzazione, provvedere alla modifica delle leggi e dei regolamenti legati a tali necessità, in modo da costruire una cornice legale ottimale per la cooperazione in campo economico, commerciale e in altri settori.

c) Implementare forme di cooperazione attive e multilaterali. Wu Bangguo ha ribadito la necessità di iniziare dai bisogni pratici della SCO in ogni settore di cooperazione per poi combinare le peculiarità di ciascun parlamento allo stesso proposito e dare avvio a una progettualità creativa. Ha inoltre illustrato la situazione circa lo sviluppo socio-economico della Cina ed esposto il prossimo programma quinquennale di sviluppo6.

L’intervista a Hu Jintao nel corso della conferenza stampa
Il 30 maggio, Hu Jintao ha ricevuto in conferenza stampa nella Grande Sala del Popolo i giornalisti degli Stati membri della SCO, rispondendo alle domande sull’apertura del summit dei capi degli Stati SCO, sulle relazioni bilaterali tra la Cina e gli altri membri della SCO e su altri temi.

Rispondendo alle domande dei giornalisti sui problemi inerenti lo sviluppo della SCO, Hu Jintao ha ricordato l’enorme sviluppo di tale organismo in questi cinque anni, sviluppo dovuto principalmente a cinque fattori:
a) una serie di risoluzioni a favore di una collaborazione globale che hanno creato e successivamente perfezionato le basi legali dell’organizzazione e costruito degli stabili meccanismi per la cooperazione tra gli Stati membri;

b) l’attuazione di una collaborazione fruttuosa nel settore della sicurezza e la stabilizzazione totale nel campo della sicurezza all’interno del territorio della SCO;

c) l’avvio di una stretta collaborazione in campo economico, con accordi circa l’attuazione di alcuni importanti progetti e la promozione dello sviluppo economico di tutti gli Stati membri sulla base dei principi del mutuo vantaggio e profitto e del successo comune;

d) il continuo approfondimento della cooperazione e degli scambi nel settore delle risorse umane;

e) l’attiva promozione della collaborazione internazionale e il continuo incremento dei rapporti diploma-  tici, i cui effetti sono percepibili in un ambito sempre maggiore.

Tra i più importanti risultati della collaborazione nei vari settori si possono ricordare:
a) I risultati circa la tutela della sicurezza e della stabilità all’interno del territorio della SCO. La tutela della pace, della sicurezza e della stabilità nel territorio comune costituiscono l’intento originale dell’organizzazione e, nella fase attuale, si presentano anche come il suo compito fondamentale.
Tutti i membri della SCO hanno sottoscritto la “Convenzione di Shanghai contro il terrorismo, il separatismo e il fondamentalismo”e, successivamente, è stata istituita nella zona di Tashkent una serie di misure anti-terrorismo. Negli ultimi anni, la SCO ha organizzato esercitazioni anti-terrorismo a livello comune, e tutti gli Stati membri, grazie all’avvio di una cooperazione tra i rispettivi servizi segreti e la reciproca assistenza giudiziaria, sono stati fautori dell’inizio di una fruttuosa collaborazione. Nel corso del prossimo anno, inoltre, la SCO organizzerà un’esercitazione antiterrorismo a Mosca.

b) I risultati nel settore della collaborazione economico-commerciale. Questo è il punto più importante per tutti i membri della SCO, che hanno a suo tempo firmato il “Memorandum sulla cooperazione multilaterale tra gli Stati membri della SCO in campo economico e commerciale”e realizzato le misure proposte nel documento. Sono stati infatti avviati 127 progetti comuni e istituite sette organizzazioni operative inerenti a 7 diversi settori (controllo qualitativo, dogane, commercio in internet, promozione degli investimenti, trasporti e comunicazioni, risorse energetiche e telecomunicazioni), che sono anche responsabili per la cooperazione circa la ricerca e gli accordi in quegli stessi settori. Il governo cinese ha già annunciato che metterà a disposizione un credito pari a 900 milioni di dollari USA come trattamento preferenziale per quanto riguarda le esportazioni agli acquirenti dei Paesi membri, che avranno condizioni ancora più vantaggiose per l’ottenimento di tale credito (attualmente già operativo).

c) I risultati in campo diplomatico nelle questioni internazionali e in quelle relative agli affari interni del territorio SCO. Sin dall’inizio, proponendosi come un’associazione allargata a tutti e non volta a secondi
fini, la SCO ha adottato una politica di apertura, con l’obiettivo non solo di un’alleanza interna a un gruppo di Stati, ma di una promozione all’estero di nuove vedute circa il problema della sicurezza. La SCO ha ammesso quali membri osservatori la Mongolia, l’India, il Pakistan e l’Iran e ha stabilito relazioni ufficiali con le Nazioni Unite, l’Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico (ASEAN), la Comunità degli Stati Indipendenti (CSI), la Comunità Economica Euroasiatica (CEE), e altre organizzazioni internazionali e territoriali; inoltre, un numero sempre maggiore di nazioni ha espresso il desiderio di stabilire dei rapporti con la stessa SCO.

d) Le prospettive di sviluppo. Tutti gli Stati membri della SCO stanno facendo fronte a richieste concrete circa lo sviluppo economico-sociale, l’innalzamento del tenore di vita della popolazione e il mantenimento della stabilità della pace e della sicurezza nel territorio SCO. In cinque anni di sviluppo la SCO ha già stabilito dei meccanismi associativi ottimali e relazioni tra i diversi corpi legislativi accumulando importanti esperienze in campo operativo.

Riguardo al summit dei capi di Stato dei Paesi membri della SCO, Hu Jintao ha sottolineato l’importanza dell’incontro per lo sviluppo delle misure già avviate e la discussione collettiva di problematiche concrete. I leader di ciascun Paese riesamineranno sommariamente l’esperienza di sviluppo della SCO a cinque anni dalla fondazione, analizzando complessivamente la situazione attuale, sia in campo internazionale che locale e discutendo insieme un grande piano per il futuro sviluppo comune. Verranno inoltre affrontati in dettaglio problemi quali la promozione della collaborazione tra gli Stati membri sulla politica, la sicurezza, l’economia, le risorse umane, e verranno stabilite misure strategiche peruna concreta cooperazione. A conclusione dei lavori, verranno firmate e diffuse importanti risoluzioni.

Secondo alcune voci, durante l’assemblea tra i leader dei vari parlamenti, all’interno dei circoli politici russi sarebbe sorto un dibattito circa le vere motivazioni e gli scopi della SCO; da alcuni sarebbe stato
addirittura espresso il timore che, date le preoccupanti previsioni sul declino della Comunità di Stati Indipendenti (CSI) russa, la SCO potrebbe presentarsi come un possibile sostituto della stessa CSI. Il Presidente della rappresentanza russa, Mironov, ha riaffermanto come la SCO non intenda minimamente mettersi allo stesso livello della NATO. Nonostante poi Cina e Russia abbiano ufficialmente ribadito di non voler alterare gli equilibri in un senso o nell’altro, il governo cinese ha espresso tuttavia preoccupazione circa una possibile perdita della propria influenza in Asia centrale; attualmente infatti la Cina sta progettando l’istituzione di un’organizzazione multinazionale in grado di competere con quella guidata dagli Stati Uniti, e per questo motivo forse non è stato cancellato l’invito a entrare nella coalizione rivolto all’Iran.

Per quale motivo gli Stati Uniti vedono con timore l’improvvisa ascesa della SCO? Wang Honggang, ricercatore presso il centro di Studi Americani dell’Istituto Cinese di ricerca sulle Relazioni Internazionali Contemporanee, ritiene che la ragione principale delle preoccupazioni statunitensi sia il timore di perdere la propria egemonia a livello globale a causa della minaccia sino-russa e che Cina e Russia possano servirsi della SCO come trampolino di lancio per poter fronteggiare insieme gli USA. Wang Honggang ha sottolineato come, dopo le “Rivoluzioni colorate”7, in molti Stati dell’Asia Centrale sia aumentato il timore nei confronti degli USA e che questi Stati abbiano dunque finito per coalizzarsi all’interno SCO; tale situazione finirà di sicuro per influenzare gli interessi strategici degli Stati Uniti nell’Asia Centrale. Questo giustificherebbe i crescenti timori del governo Bush nei confronti della SCO8.

Gli osservatori russi ritengono poi che Cina e Russia mirino entrambe a servirsi della SCO per aumentare il proprio potere e limitare l’influenza statunitense nell’Asia Centrale, ma, a causa dell’inferiorità del potere economico della Russia rispetto a quello cinese, la Russia si sia mostrata fredda nei confronti dei progetti e delle iniziative di sviluppo commerciale promosse dalla Rpc. Contemporaneamente però, Cina e Russia hanno rafforzato l’influenza della SCO; non è tuttavia mutato l’atteggiamento sospettoso della Russia nei confronti della Cina. La parte russa ha infatti istituito due associazioni all’interno della SCO: il “Trattato per la difesa e la sicurezza collettiva della Comunità di Stati Indipendenti” e la “Comunità economica euroasiatica”, escludendo da entrambe la Cina. Questo ha portato a una rottura degli equilibri tra i due Stati sia dal punto di vista politico che da quello economico. Per questo, al fine di rafforzare la fiducia reciproca fra i membri della SCO, è stato deciso che l’esercitazione anti-terrorismo del prossimo anno si svolgerà in territorio russo.

La relazione tra investimenti, esportazioni e surplus nella crescita economica
Attualmente gli interventi economici in Cina popolare hanno l’obiettivo di stabilizzare la crescita troppo rapida di capitali e investimenti. A tal proposito, gli esperti hanno richiesto un aumento nei controlli sull’eccessiva quantità delle riserve valutarie, l’aumento del credito, l’eccessiva offerta di valuta ed altri aspetti. Inoltre sono state sollecitate precauzioni contro la troppo rapida crescita del credito, un fenomeno che causerebbe un totale caos a livello finanziario, provocando la perdita di tutto l’enorme lavoro di monitoraggio degli ultimi anni.

L’economia della Cina continentale a partire dal 2002 è cresciuta in modo vertiginosamente rapido. La velocità di tale crescita presenta tre importanti caratteristiche: (1) rapido sviluppo delle esportazioni; (2) elevata crescita del settore immobiliare; (3) aumento dei crediti delle banche. Nel periodo tra il 2003 e il 2006, l’ammontare dei crediti delle banche si è innalzato fino a raggiungere la cifra di circa 9000 miliardi di RMB - in poche parole, l’esposizione delle banche in Cina popolare è raddoppiata.

a) Relazione tra eccesso di investimenti e tasso di crescita troppo alto. Da un lato, nel 2006 è stata riscontrata un crescita troppo rapida degli investimenti e un eccesso di progetti in corso di realizzazione. La crescita degli investimenti a livello sociale in Cina popolare nell’ultimo trimestre è stata la più rapida degli ultimi quattro anni; lo stesso si è verificato nella crescita del PIL che quest’anno ha registrato un aumento pari al 10.2%, fatto quest’ultimo attribuibile tra l’altro alla crescita degli investimenti. In quello che viene definito dai cinesi il settore sociale, gli investimenti fissi hanno registrato una crescita del 27.7%, fino a raggiungere il 29.8%; in particolare i progetti in corso hanno registrato un aumento del 30%. E sembra che tale crescita si manterrà costante per un periodo di tempo relativamente lungo. D’altro canto il 2006 è stato il primo anno del nuovo programma quinquennale. Tra la fine del 2005 e l’inizio del 2006 sono cambiati molti governi locali e sono stati molti i nuovi progetti che hanno avuto inizio nel marzo. L’atteggiamento positivo dei governi locali è stato un fattore importante per l’ aumento degli investimenti in questo periodo. Infatti il numero dei nuovi progetti è arrivato a 31000 e di questi più di 2000 sono quelli avviati nel marzo scorso. Si aggiunga poi il fattore costituito da determinate strategie a livello locale che hanno incoraggiato gli investimenti, il raggiungimento di un tasso di crescita nell’agricoltura pari al 47%, un incremento della rete ferroviaria pari del 57%, una crescita pari al 38% nelle assicurazioni per i settori sanitario e sociale, un aumento del 70% nell’industria metallurgica e manifatturiera e un 40% di aumento degli investimenti in infrastrutture per la circolazione e nel settore estrattivo9.

b) Crescita eccessivamente rapida del credito e aumento dei rischi. L’eccessiva velocità di crescita delle riserve valutarie e la quantità enorme di liquidità bancaria immessa nel mercato hanno fatto sì che in tre mesi sia stata utilizzata la metà della quota di crediti prevista per un anno intero10. Se si considera poi l’aumento dei depositi e delle riserve in valuta estera, possiamo rilevare la considerevole presenza di flussi valutari; l’abbondanza di fondi è dunque un’altra delle ragioni della presente crescita degli investimenti in Cina continentale.

c) Il surplus nella produzione industriale e nel commercio importexport. Nel 2006 la crescita della produzione industriale è stata piuttosto rapida, arrivando in tre mesi a un tasso pari al 16.7%. Il 24 aprile, il Comitato permanente per le pubblicazioni e le revisioni della Rpc, nel corso dell’assemblea per le pubblicazioni sui movimenti economici e gli interventi industriali, ha reso noto che il tasso di crescita degli investimenti in Cina continentale ha superto il 35% in 16 province; nei differenti settori si può osservare che in 16 su 30 settori delle industrie di manufatti il tasso di crescita degli investimenti ha superato il 40%.

L’aumento della crescita nelle esportazioni rispetto all’anno scorso si è mantenuto intorno ai 20 punti di crescita e il tasso di aumento è arrivato al 25.8%, con un surplus nel settore del commercio pari a più di
20 miliardi di dollari USA; in tre mesi, tutti gli scambi in valuta estera sono aumentati di più di 50 miliardi di dollari USA, facendo arrivare la Cina in testa alla classifica dei paesi con maggiori riserve finanziare in
dollari USA nell’intero pianeta. Tuttavia, l’operatività bancaria non ha ancora raggiunto livelli ottimali. Nei due anni precedenti la quantità degli investimenti in vari settori ha registrato un surplus, e di conseguenza le imprese - in particolare le imprese statali – hanno ottenuto scarsi utili fino a sfiorare il deficit. Attualmente, le perdite nel settore metallurgico sono cresciute di 1,25 volte, mettendo a rischio anche i relativi crediti bancari11.

Il 25 maggio, il “Rapporto sui movimenti finanziari in territorio cinese nel 2005” pubblicato dalla People’s Bank of China, ha dichiarato che il 2006 sarà l’anno del “quindicesimo anniversario”12 e che in proposito
ogni regione si è attivamente impegnata nello sviluppo dell’economia; le nuove costruzioni del socialismo nelle campagne hanno portato nuove energie nello sviluppo economico a livello locale. Tuttavia resta il fatto che la crescita economica è essenzialmente basata sugli investimenti e le esportazioni; inoltre l’attuazione di un eccessivo numero di progetti potrebbe progressivamente provocare delle perdite in parte dei settori produttivi. In aggiunta, esiste la possibilità che i prezzi delle materie prime e delle risorse energetiche importate dall’estero crescano in maniera significativa, fatto che creerebbe una pressione negativa sulla gestione della produzione delle imprese cinesi. Questo fattore potrebbe condizionare in una certa misura lo sviluppo economico delle singole aree. Le stime per il 2006 prevedono che la maggior parte delle province cinesi manterranno uno sviluppo economico rapido e costante e che la crescita del valore totale della produzione locale resterà intorno al 10%; inoltre il tasso delle crescita dei depositi nelle strutture finanziarie sarà in generale maggior rispetto a quello dell’anno precedente, mentre l’aumento del credito continuerà ad essere più o meno in crescita13.

L’8 maggio ha avuto inizio in Cina il Convegno per la presentazione della relazione sulla quinta “Indagine sull’economia a cura del Centro di Ricerca per l’Economia Cinese (CCEF)”; il professor Lu Fenggong, docente del Centro di Ricerca per l’Economia Cinese dell’Università di Pechino, ha pubblicato in proposito le “Previsioni circa i profitti nel secondo semestre del 2006”, in cui si rileva come il PIL e l’Indice dei Prezzi al consumo (CPI) siano entrambi cresciuti rispettivamente del 10.0% e del 1.2% rispetto all’anno scorso. Il valore della crescita industriale, i profitti nell’industria, gli investimenti per la stabilizzazione dei capitali, gli importi totali delle vendite al dettaglio, le esportazioni e le importazioni sono inoltre cresciute rispettivamente del 21.9,%, 28.5%, 12.8%, 24.7% e 23.8%. E’ quindi evidente che nell’economia della Cina continentale si stia verificando il fenomeno dell’overheating. Per questo il Presidente del Comitato centrale permanente per le Strategie Valutarie della Rpc, Yu Yongding, ha ribadito che, in caso di inflazione, potrebbe verificarsi una situazione in cui, nei flussi finanziari, emeregerebbe una consistente bolla e una diminuzione della velocità della crescita del saldo import/export a cui seguirebbe immediatamente una diminuzione delle riserve valutarie. Tuttavia, una combinazione di manovre finanziarie e macroeconomiche potrebbe risolvere il problema del rallentamento dell’economia e della riduzione delle riserve valutarie.

Attualmente sono quattro i grandi problemi da tenere sotto controllo: (a) la crescita dei prezzi degli immobili e la possibile bolla speculativa che ne potrebbe conseguire; (b) i cambiamenti relativi alle riserve di valuta estera e alle esportazioni al netto; (c) le alterazioni del rapporto tra investimenti a capitale fisso e i capitali al netto; (d) la stagnazione economica che dovrà comunque essere monitorata, nonostante la considerevole crescita dell’economia e il contenimento dell’inflazione14

Il mercato finanziario di fronte alla pressione dell’apertura economica
Il direttore della China Trust Bank, Chen Xiaoxian, ha mosso alcune critiche nei confronti della riforma del settore bancario in Cina continentale, sottolineando come negli ultimi cinque anni siano stati fatti
diversi tentativi per risolvere i problemi delle banche in Cina (come ad esempio la ristrutturazione di parte dell’attivo delle banche e la riduzione dell’esposizione delle banche rispetto al capitale). Tuttavia i fatti hanno dimostrato come tali misure non sistematiche non abbiano sortito alcun effetto; il settore bancario in Cina è infatti ancora a rischio e i crediti in sofferenza (NPL) costituiscono il 40% del totale. Quasi tutti gli investitori stranieri, valutando i fattori negativi sugli investimenti, identificano all’unanimità la crisi del sistema bancario cinese come la causa principale di questo stato di cose.

Nell’ambito della promozione e dell’offerta di fondi necessarie per la riforma bancaria, il governo dovrebbe sviluppare alcune funzioni chiave. L’ingerenza governativa nelle attività di credito delle banche è alla base di moltissimi problemi nel settore bancario. Il governo dovrebbe pertanto dedicarsi all’attuazione di un efficace piano di aiuti e mettere ordine nel caos, provocato dalle manchevolezze e dalle omissioni del sistema. D’altra parte, negli ultimi dieci anni, tra gli sviluppi più rapidi registrati nel settore bancario internazionale si possono notare tre aspetti principali: (a) maggiore precisione nella previsione dei rischi; (b) migliore gestione dei capitali; (c) pianificazione dell’organizzazione del sistema e maggiore specializzazione. Questi tre aspetti sono già evidenti in ogni campo del settore bancario internazionale. Per far fronte all’accesa concorrenza internazionale, le banche cinesi dovranno per prima cosa stabilizzare ulteriormente la loro posizione prima di lanciarsi in una competizione diretta. I provvedimenti per risolvere la difficile situazione della banche cinesi comprendono anche il passaggio a perdita e la ristrutturazione dell’attivo; in questo senso il governo dovrebbe svolgere un’indagine sistematica sulla documentazione dei crediti delle banche, dare maggiore fiducia e calcolare, nel modo più accurato possibile, la proporzione dei NPL e le necessità per i nuovi capitali. Sin dall’inizio sono stati infatti sottovalutati l’ammontare dei NPL e le spese necessarie per il consolidamento degli stessi, fatto che ha lasciato dei pericoli latenti che necessitano continuamente di nuove soluzioni. Secondo recenti e realistiche stime, la somma necessaria alle banche per risolvere gli attuali problemi si aggira intorno ai 3000 miliardi di RMB (circa 360 miliardi di dollari USA), una cifra che costituisce il 30% del valore della produzione interna. Questo farà sì che la situazione finanziaria cinese si avvii verso un serio peggioramento e che il debito pubblico totale, valutato ora intorno al 30% del valore della prodotto interno, si innalzi fino al 70%. Se poi si aggiungono anche i crediti per le pensioni di anzianità, il debito totale dello Stato arriva al 135% della prodotto interno lordo di tutta la Cina continentale15.

Secondo quanto assicurato in sede WTO, il mercato finanziario cinese dovrebbe aprirsi completamente verso la fine del 2006. Di fronte a questa prospettiva, il 23 maggio, durante il summit finanziario per la Cina del 2006 tenutosi a Pechino in occasione della nona High-Tech Expo, oltre ai Presidenti dei comitati della più grandi banche commerciali cinesi, hanno partecipato al meeting e tenuto degli interventi sui temi proposti quattro personaggi chiave del mondo della finanza: il Presidente del Comitato di Supervisione Shang Fulin, il Vice-presidente della People’s Bank of China Su Ning, il Vice-presidente del Comitato per la supervisione bancaria, Cai Esheng e il Vice-presidente del Comitato di Supervisione assicurativo, Lin Kemu.

Su Ning ritiene che, trascorso il periodo di transizione seguito all’ingresso della Cina nelle grandi organizzazioni commerciali mondiali, per quanto riguarda l’apertura al mercato estero, le imprese finanziarie cinesi entreranno in una nuova fase di sviluppo. Attualmente, per quanto riguarda il settore bancario, le banche aperte ai capitali stranieri hanno già avviato un servizio per fornire alle imprese cinesi valuta contro RMB in 25 città e, con il prerequisito del mantenimento della posizione di controllo assoluto delle loro quote azionistiche da parte dello Stato e la garanzia circa la loro sicurezza, sarà possibile attrarre i capitali stranieri e statali necessari per attuare la riforma del sistema bancario. Per quanto riguarda le imprese che hanno emesso titoli negoziabili, se in un dato mercato finanziario viene formata un’adeguata rete di investimenti stranieri, parte di essi potrà, attraverso la formula di cooperazione “a capitale misto”, aprirsi alle imprese quotate. La totalità delle azioni di proprietà degli investitori stranieri potrà così, attraverso titoli commerciali a capitale misto, operare effettivamente all’interno della produzione cinese e dei suoi circuiti commerciali. Una riflessione globale sull’apertura alle riforme nel settore finanziario e la sfida circa il suo sviluppo porta perciò inevitabilmente alla conclusione che sono necessarie delle innovazioni radicali; si dovrà dunque riformare in fretta il sistema di gestione delle risorse valutarie straniere, perfezionare i meccansimi relativi al tasso di cambio in RMB, costruire un sistema di amministrazione perfettamente strutturato per entrate e uscite a livello internazionale, promuovere in maniera costante il processo di valutazione del RMB e dare ulteriori incentivi al mercato finanziario cinese16.

Il Presidente della China Construction Bank, Guo Shuqing, ha sottolineato la necessità, per il controllo dei rischi finanziari, di una promozione affidabile e positiva del processo di apertura da parte del settore
della finanza. La sicurezza e la stabilità finanziaria sono infatti strettamente connesse alla sicurezza e alla stabilità dell’economia generale; se il mondo finanziario si chiuderà, questo comporterà dei grossi rischi per l’economia. L’apertura potrà invece essere utile per il controllo dei rischi, compresi quelli relativi ai crediti, al mercato, all’operatività e soprattutto relativi all’etica e persino alla sovranità nazionale che solo grazie all’apertura potranno essere monitorati e affrontati solo con l’avvio di tale apertura. Tuttavia, l’apertura stessa comporta rischi e richiede una attiva fermezza e gradualità - non si possono certo cancellare di colpo tutti i sistemi di controllo17.

Il Presidente della Import-Export Bank of China, Li Ruogu, ha sottolineato come la riforma del sistema finanziario cinese non debba assolutamente imitare il modello americano; d’altra parte ogni nazione presenta un diverso modello di sviluppo che corrisponde a differenti società, differenti sistemi economici e differenti panorami storico-culturali. Ad esempio, per quanto riguarda l’apertura del settore della finanza in Cina, essa si è già concretizzata secondo modalità operative e gestionali che rispondono alle caratteristiche dell’economia di mercato socialista; per sviluppare adeguatamente il mercato finanziario, sono necessarie fasi iniziali di studio e introduzione all’esperienza dei paesi stranieri, a cui potrà seguire l’elaborazione di un nuovo modello adatto alle necessità di sviluppo della finanza cinese. Probabilmente tali riforme non potranno essere attuate in un sol colpo nel settore della finanza cinese, ma avviate gradualmente. Allo stesso tempo, il settore finanziario dovrà essere progressivamente sviluppato in funzione dei bisogni della popolazione, attraverso lo sviluppo di banche di credito popolare. Tutto questo dovrà essere comunque attuato gradualmente, in quanto un’eccessiva rapidità causerebbe certamente dei problemi18

La pubblicazione del “Libro bianco sulla protezione dell’ambiente”
L’Ufficio Stampa del Dipartimento di Stato della Cina popolare ha pubblicato il 5 giugno 2006 il “Libro Bianco sulla protezione dell’ambiente in Cina” (1996-2005), un’introduzione alle misure per la protezione
ambientale attuate in Cina negli ultimi 10 anni che, paradossalmente, costituisce anche una prova di quanto la situazione ambientale in Cina popolare sia oggi ancora in gravi condizioni.

La pubblicazione, aperta da una prefazione, è divisa in 12 parti, relative alla legislazione, al sistema di protezione ambientale e alla difesa contro l’inquinamento industriale, con particolare enfasi sul controllo
dell’inquinamento a livello locale. Uno dei problemi maggiormente messi in rilievo in tale pubblicazione è il fatto che, a partire dalla fine degli anni ’70, conseguentemente al rapido e costante sviluppo dell’economia cinese, il problema ambientale, già manifestatosi in momenti diversi nei paesi sviluppati in più di cento anni di industrializzazione, si sia ora concentrato in Cina, mettendo ulteriormente in evidenza il contrasto tra ambiente e sviluppo. La relativa mancanza di risorse, la fragilità dell’ambiente naturale e la sua insufficiente capacità di contenimento sono a poco a poco diventati problemi notevoli per lo sviluppo della Cina. Tra i dati più importanti diffusi da questa pubblicazione possiamo ricordare che, a partire dal 1996, il governo cinese ha stabilito o corretto più di 50 decreti legislatiti ed emanato moltissime disposizioni normative relative al problema ambientale; sono state multate tutte le imprese che,in violazione della legge, in 3 anni avevano contribuito all’aggravarsi dell’inquinamento. Sono stati inoltre aperti 75000 casi giudiziari sulla violazione delle normative per la protezione dell’ambiente e sono state definitivamente chiuse 16000 imprese per violazione delle norme sull’inquinamento. Infine, sono state esaminate, con la massima priorità, più di 10000 questioni relative all’inquinamento ambientale. A partire dal 1998, l’ex Ufficio per la Protezione Ambientale è diventato un organismo amministrativo autonomo, con il nome di Dipartimento per la Protezione Ambientale.

Il punto chiave per la lotta contro l’inquinamento ambientale è la questione relativa all’inquinamento industriale. Facendo riferimento ai dati relativi al 1995 e al PIL della Cina continentale nel 2004, possiamo notare che le percentuali relative alle quantità dei rifiuti liquidi, alla quantità di ossigeno in difetto, alla quantità di diossido di carbonio e alla quantità di fumi e polveri industriali diffusi sono scese rispettivamente al 58%, 72%,42%, 55% e 39%. Inoltre, a confronto con i dati del 1995, possiamo osservare che, all’interno del PIL, la spesa annuale per il contenimento dell’inquinamento è scesa al45%. Negli ultimi anni, è stato definitivamente risolto il problema relativo alla sicurezza dell’acqua potabile per più di 67 milioni di contadini.

Negli ultimi 10 anni è stato registrato il più alto tasso di crescita di investimenti mai registrato per la protezione ambientale; in aggiunta, sono state istituite per la prima volta delle organizzazioni multilaterali a capitale misto (in cui la partecipazione statale ricopre comunque la percentuale maggiore) per la protezione ambientale. Nel periodo 1996-2004, gli investimenti per la lotta contro l’inquinamento mbientale in Cina hanno raggiunto una cifra pari a 952 miliardi e 270 milioni di RMB, pari all’1% del PIL relativo al medesimo periodo. Nel 2006, le spese per la protezione ambientale sono state ufficialmente incluse nel budget finanziario.

Le organizzazioni popolari e i volontari per la protezione ambientale sono una forza importante nell’impegno collettivo per la difesa dell’ambiente. In Cina sono attualmente presenti più di 1000 associazion non governative per la protezione ambientale. La Repubblica popolare cinese ha inoltre sottoscritto gli “Accordi ONU sui cambiamenti climatici”, i “Protocolli di Kyoto”, il “Trattato di Montreal sull’eliminazione delle sostanze nocive allo strato di ozono” e altri 50 trattati internazionali per la protezione ambientale, attuandone le disposizioni in modo attivo ed efficace.

Nonostante gli sforzi effettuati per la protezione dell’ambiente, la situazione rimane comunque ancora molto grave. In diverse località, l’inquinamento ambientale e il peggioramento dell’ecosistema sono ancora molto seri e, fatto importante, la quantità di scorie inquinanti supera ancora la capacità di smaltimento dell’ambiente. L’inquinamento dell’acqua e del suolo è ancora a livelli pericolosi e i rifiuti solidi, i gas di scarico dei veicoli a motore e i rifiuti organici a lenta biodegradabilità aumentano di continuo. Nei primi 20 anni del nuovo secolo la protezione dell’ambiente in Cina dovrà fronteggiare sfide sempre maggiori.

I più importanti obiettivi della protezione ambientale nei prossimi 5 anni sono i seguenti: fino al 2010, insieme al mantenimento della costante rapidità di crescita dell’economia nazionale, saranno posti al centro dell’attenzione il miglioramento della qualità ambientale nelle città e nelle altre aree, cercando di contenere il peggioramento dell’ecosistema. Il consumo delle risorse naturali per la produzione del PIL in Cina è diminuito circa del 20% rispetto al “quindicesimo”; cosa importante, la quantità delle scorie inquinanti si è ridotta del 10% e il tasso di rimboschimento si è innalzato dal 18.2% al 20%19.

I numerosi problemi ambientali della Cina continentale hanno attratto anche l’attenzione dei media internazionali; in modo particolare, negli ultimi anni diverse città cinesi sono state bollate come “città più inquinata del mondo” provocando danni pesanti all’immagine della Cina, tanto più che tali resoconti sono difficili da smentire20. L’agenzia di stampa giapponese BP ha intervistato, in esclusiva per un servizio speciale, i professori dell’università di Tokyo Kondo Yutaka e Takegawa Nobuyuki su un articolo dal titolo “L’inquinamento atmosferico cinese minaccia il Giappone!”; l’inviato dell’agenzia ha sottolineato poi che : “In Cina muoiono ogni anno 400000 persone a causa dell’inquinamento ambientale... e il Giappone non può restare indifferente a tutto questo; recenti studi hanno dimostrato infatti che l’inquinamento atmosferico causato dalla Cina non è dannoso soltanto per gli Stati confinanti, ma ha pesanti ripercussioni anche per la situazione globale”.

Anche i rapporti dei media europei appaiono preoccupati per l’inquinamento ambientale in Cina, sottolineando che “contemporaneamente alla rapida ascesa dell’economia cinese, si è manifestato anche in forma sempre più grave il problema dell’inquinamento ambientale”; essi suggeriscono che tale questione sia stata sacrificata a favore del rapido sviluppo economico e di fatto criticano la Cina per la sua scarsa attenzione alla questione dell’inquinamento. Tuttavia, altri media europei ritengono che il sempre maggiore inquinamento ambientale nel paese non sia causato soltanto dalla Cina stessa: va ricordato infatti che, dal momento che la legislazione cinese in proposito non è stata ancora chiaramente definita, molti paesi sviluppati hanno scelto la Cina come il luogo ideale per lo scarico dei loro rifiuti, come rivelano ad esempio i nuovi dati pubblicati dal governo inglese, secondo i quali un terzo dei rifiuti cartecei e in plastica del Regno Unito sono stati trasportati in Cina, fatto di cui non sono state prese minimamente in considerazione le conseguenze21. E’evidente che il problema dell’inquinamento ambientale in Cina non è più soltanto un problema interno. Forse è davvero arrivato il momento di prendere decisioni per una soluzione efficace e accettabile per tutti.
(traduzione dal cinese di Anna Maria Paoluzzi)



MONDO CINESE N. 130, GENNAIO - MARZO 2007

Note

1.Si vedano le sezioni “Documenti” dei precedenti numeri 125 , 126, 127 e 128 di questa rivista. .
2 L’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO) è un’ organizzazione intergovernativa fondata il 14 giugno 2001 dai capi di stato di Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Uzbekistan, Russia e Cina. Questi paesi, con l’ eccezione dell’Uzbekistan, avevano fatto parte originariamente del cosiddetto Gruppo dei Cinque di Shanghai, istituito nel 1996. Si veda il sito ufficiale della SCO: http://english.scosummit2006.org
 
3 La Conferenza per le misure di sicurezza (CICA) è un forum multilaterale costituito in Kazakistan nell’ottobre del 1992, dietro suggerimento dell’ONU, per la discussione dei problemi relativi alla sicurezza e finalizzato alla creazione di misure per il rafforzamento della cooperazione nell’area centro-orientale del continente asiatico. 
.
4 Si veda il reportage di Hui Jian sul
Zhongguo Shibao del 1 giugno 2006, p. 13.  
5 Si veda il
Renmin Ribao del 31 maggio 2006, p. 1. .
6
Ibidem, p.2.  
7
 Con “Rivoluzioni colorate” si intende l’ondata di movimenti indipendentisti seguita al crollo dell’Unione Sovietica e la conseguente nascita di Stati indipendenti.  
8 Si veda il
Zhongguo Shibao del 1 giugno 2006, p.13..  
9 Renmin wang
del 26 maggio 2006, tratto dal Xuexi Zibao (selezione di Sun Guoyun), “Precauzioni contro l’abisso della “febbre degli investimenti” in cui sta sprofondando la finanza”.  
10 Dal punto di vista strutturale, nel 2006 in un trimestre i crediti sono aumentati di 500.193.000 RMB rispetto allo stesso periodo nell’anno precedente, e, fatto piuttosto rilevante, i crediti concessi alle imprese sono aumentati di 400.153.000 RMB; è da notare inoltre che la crescita più rapida si sia verificata negli assegni trasformati in liquidi che, rispetto allo stesso periodo nello scorso hanno, hanno registrato una crescita di 200.390.000 RMB. Inoltre, i crediti a lungo termine concessi alle imprese sono aumentati, rispetto allo stesso periodo nell’anno precedente, di 100.911.000 RMB
 
11 Si veda la precedente nota n.9..
 
12 Per “quindicesimo anniversario” si intendono i quindici anni complessivi dalla fondazione del gruppo dei Cinque di Shanghai e della SCO.
 
13
Renmin wang, op.cit   
14 Rapporto online dell’agenzia
Xinhua dell’8 maggio 2006  
15 Si veda il
Zhongguo Jingji Zhoukan del 10 aprile 2006, n. 12: “Errori nella riforma del sistema bancario cinese” a cura di Chen Xiaoxian
16
Renmin wang del 24 maggio 2006: “Shang Fulin e altri sei big della finanza analizzano la situazione del mercato finanziario”.  
17
Ibidem  
18
8 Renmin Ribao, haiwaiban, 24 maggio 2006, p5  
19 Rapporto on-line dell’agenzia
Xinhua del 5 giugno 2006.  
20 Tra le altre, un’agenzia di stampa americana ha trasmesso in giugno un reportage dal titolo “La lotta all’inquinamento ambientale in Cina aumenterà l’inflazione”, facendo intendere che la lotta all’inquinamento provocherebbe l’innalzamento dei costi di produzione, un fenomeno che avrebbe gravi ripercussioni a livello globale .
 
21
Renmin wang del 5 giugno 2006

 

CENTRORIENTE - P. IVA 07908170017 - CF PSCMRA56R30H856T

Copyright Centroriente 1999-2012