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CULTURA E SOCIETA'

               La letteratura nella rete: nuova (blogo)sfera pubblica
o vecchia "arena" per zuffe culturali?

di Marco FUMIAN

1. Padri e figli negli spazi di internet.
La più clamorosa querelle letteraria del 2006, in Cina, si è compiuta in internet. Protagonisti, il plurilaureato critico letterario Bai Ye e lo scrittore ancora implume Han Han. Una battaglia violenta, che
ha diviso gli esponenti del mondo culturale, i numerosi commentatori dei media e il vastissimo pubblico della rete. Varrà dunque la pena ripercorrere l’evento, per comprendere cosa è realmente accaduto e
condurre alcune riflessioni sulle trasformazioni del campo letterario nell’odierna società cinese.

Il 24 febbraio Bai Ye1 posta2 nel suo celebrity blog del portale Sina.com un innocuo articolo accademico, intitolato “Presente e futuro dei bashihou3, sufficiente tuttavia ad accendere la miccia da cui scaturirà, di lì a poco, un’imprevedibile santabarbara. In esso l’autorevole critico porta sotto le luci della ribalta la scalpitante presenza della letteratura giovanile contemporanea e stigmatizza i propri colleghi per il fatto di non prestare sufficiente attenzione a tale sorprendente fenomeno socioculturale. Bashihou (Post-Ottanta) è l’appellativo con cui i media hanno battezzato gli scrittori nati nella prima decade della Riforma: ‘piccoli imperatori’ della letteratura, inondano ormai gli scaffali delle librerie, occupando, già nel 2004, il 10 % del mercato della narrativa. I motivi di questa subitanea ascesa, secondo Bai Ye, sono tre. Primo, l’immensa popolarità del concorso letterario Xin Gainian (New concept) lanciato dalla rivista di letteratura giovanile Mengya (Germogli), che dal 1999 avvicina molti giovani alla letteratura e fa da talent scout a numerosi scrittori under 20; secondo, la spinta del mercato, che predilige la commercializzazione di romanzi lunghi di semplice realizzazione; terzo, il sostegno di un bacino di lettori abbondante, fedele e con grande potere d’acquisto, di cui gli scrittori bashihou riverberano umori e bisogni: gli studenti urbani loro coetanei. Fenomeno dunque da non ignorare affatto. A conferma del suo genuino interesse, Bai Ye elenca i libri bashihou che ha letto, i forum cui ha partecipato e gli scrittori che gli sono piaciuti, questi ultimi corrispondenti, in larga parte, a quelli che lui stesso ha contribuito a scoprire e a promuovere per conto di talune case editrici. Alcuni autori, secondo lui, possiederebbero perfino una certa letterarietà.

Su questo punto, però, l’esperto critico non nasconde le sue riserve: “Quello dei bashihou è più che altro un fenomeno culturale, non può ancora definirsi un orientamento letterario con una propria ideologia o delle caratteristiche intellettuali”. Ancora: “I bashihou sono entrati nel mercato, ma non nel wentan4”. Per Bai Ye, in realtà, i bashihou sono dilettanti, scrittori solo in potenza, e la loro eventuale fioritura letteraria è subordinata a quale delle due strade attualmente disponibili questi giovani decideranno di percorrere. La prima è quella del mercato, che porta alla letteratura di massa - strada inforcata per esempio dal talentuoso Guo Jingming5 -, la seconda è quella della “letteratura pura”, intrapresa soprattutto da alcuni scrittori meno conosciuti, per i quali Bai Ye parteggia apertamente. Per costoro “sarà del tutto possibile ereditare il testimone della letteratura ufficiale”, a patto, però, che si rimbocchino le maniche, scaccino i maligni tentacoli del mercato e soprattutto accettino con umiltà l’intervento e la guida dei critici. In un’accorata perorazione, pertanto, il critico invita i custodi del wentan ad aprire a questi giovani le porte del tempio: “Negli ultimi tempi ho sempre fatto appello alle riviste letterarie affinché facessero più attenzione agli scrittori bashihou poco famosi, giacché essi scrivono principalmente racconti brevi e non romanzi, e hanno quindi difficoltà a pubblicare. Le riviste ufficiali però li ignorano, e ciò equivale ad una reciproca defezione. Il nostro obbligo, la nostra responsabilità, è dunque assicurarsi che almeno loro non disertino le riviste di letteratura, perché sono loro, loro soltanto fra i bashihou, le vere forze nuove della letteratura”.

Poteva mai prevedere, il critico maturo e rispettato dall’establishment, che cedendo come tanti alle tentazioni del blogging sarebbe finito nella tana della tigre, come un novello Confucio caduto fra gli artigli del brigante Zhi6?

Brigante Zhi - al secolo Han Han, classe 982 - che in realtà non si considera nemmeno uno scrittore a tempo pieno: la sua occupazione principale, afferma, è quella di pilota di macchine da corsa7. Il suo blog però, purtroppo per lo sfortunato Bai Ye, è fra i più cliccati8 di Sina.com, anche in virtù dei post galanti che questo giovane impetuoso, ribelle e belloccio, vi scambia con la famosa attrice e regista Xu Jinglei9, titolare a sua volta del blog più trafficato di Sina.com. Forse perché ferito nell’amor proprio dal giudizio del critico, forse perché, come dichiarerà in seguito, quel giorno era di cattivo umore, il pilotascrittore, non digerendo le opinioni di Bai Ye, il 2 marzo sferra dalla pedana del proprio blog un attacco ferocissimo e colmo di indecenze, dal titolo “Il wentan è una sega, smettete di tirarvela”, in cui, oltre a dichiararsi infastidito circa la plausibilità di definire un gruppo di scrittori in base all’età anagrafica, respinge con toni recisi la liceità di considerare ciò che è letterario in antitesi a ciò che è commerciale: “Certi cosiddetti critici letterari sono dei gran fessi, fanno finta che i bestseller non esistano nemmeno e pensano che se una cosa vende non sia letteratura pura, come se i lettori fossero tutti dei coglioni”. Ciò che più lo fa andare in bestia, però, è il campanilismo letterario ostentato dal critico: “Bai Ye insiste nel ritenere che scrivano letteratura solo quelli che lui conosce (cioè i tipi che ha incontrato e con cui è andato a pranzo) […] il suo articolo mostra n’angusta concezione del ‘cerchio’. Wentan, wentan, ma quale wentan! Che vuol dire bisogna entrare nel wentan! Mi pare di sentire dei bambini che giocano a mamma casetta, sembra che uno entri nel wentan solo se Bai Ye dice che va bene!”. Han Han, che considera le proprie opere un “raro esempio di letteratura pura”, perché scrive quello che vuole e non conduce alcuna attività promozionale, professa di converso il verbo di un wentan libero ed egualitario: “In realtà basta scrivere un blog per entrare nel wentan […] ogni scrittore è unico, ogni romanzo è arte; il wentan, il premio Mao Dun e le riviste di letteratura pura non contano una sega: un gruppetto che si masturba, e un gruppetto che li guarda”.

Bai Ye, pur trasecolando, risponde cercando di mantenere un equilibrato distacco, e tuttavia, dopo aver definito le “parolacce” di Han Han “un’umiliazione e un attacco a persona”, rifiuta di entrare nel merito delle questioni letterarie, invocando piuttosto la costruzione di un’etica della rete. Nella risposta del giovane, che giunge in meno di due ore, l’invettiva diventa dileggio, ma la scurrilità, come la rivoluzionaria concezione della letteratura, rimangono identiche: “E falla finita con questo wentan […] non credere che una cosa sia letteratura solo se tu dici di sì, e sia un tema in classe se tu dici di no. La letteratura non ha bisogno dell’attestazione e delle indicazioni di nessuno; in questi anni, a parte le circolari della Xinhua, tutto può essere letteratura”. Bai Ye è esacerbato. Orde di giovinastri, per i quali le irriverenze del pilota-scrittore hanno il richiamo di un peana di guerra, hanno inondato di insulti la sua pagina web, costringendolo, come un gentiluomo liberale schiaffeggiato dal figlio nichilista, ad attuare il gesto estremo: ringraziare i propri amici lettori e chiudere il blog, dichiarando con toni melanconici che il blogging non fa per lui. In un’intervista concessa l’8 marzo, però, lo sventurato critico s’infortuna di nuovo: “adesso il più grande problema dei bashihou non sta nelle realizzazioni letterarie, ma nella moralità e nella condotta”.

Ed è a questo punto che Han Han si scatena: “Vogliamo parlare di moralità? Parliamone allora”. Quindi, in un serie di post dal titolo “Via il vecchio e avanti il nuovo”, sgrana i suoi j’accuse allegando le prove che ha raccolto su Google: “Basta cercare in un sito qualsiasi per sapere che Bai Ye ha lanciato romanzi come Donna al bagno10 di Tie Ning, Per esempio donna11 di Pipi, Shanghai Baby12 di Weihui e Undici settembre, matrimonio fatale13 della scrittrice sino-canadese Bella. Bai Ye è un mercante di libri, in tutto e per tutto”. Nel promuovere quest’ultimo romanzo, nel 2003, il critico ha dichiarato falsamente alla stampa che una casa di produzione americana ne ha comprato i diritti cinematografici per una cifra astronomica, notizia in seguito clamorosamente smentita14. In un’altra occasione ha asserito di avere conosciuto Cai Xiaofei, un giovane bashihou del quale internet ha annunciato la morte suicida, benché poco più tardi si scoprirà che Cai Xiaofei è un personaggio fittizio creato in internet, in realtà mai esistito. Un’altra volta ha conferito un premio letterario a un giovane scrittore che lui stesso ha prodotto. “Possiamo comprendere”, rimugina Han Han a commento di un’entusiastica recensione di Shanghai Baby vergata dal critico, da lui riportata nel post, “che Bai Ye elogi e promuova quei libri della cui bontà è intimamente convinto. Ma il problema è: ci crediamo?”. Se la critica è un male di cui non si può fare a meno, lamenta il giovane, che almeno sia giusta; ma la credibilità di troppa critica nella Cina contemporanea è inficiata dall’impossibilità di distinguersi dalla pubblicità. E così punta il dito: “Non pensare che nel cerchio che avete delimitato pisciando come cani ci vogliano saltare dentro tutti, di poter tenere dentro chi vi è simpatico e buttar fuori chi vi è antipatico, parlare bene di chi conoscete e vi paga lasciando in anticamera chi non conoscete e non vi paga”.

Bai Ye si arrocca in un silenzio ostinato, mandando al diavolo il web e la sua controversia con la frase “l’immondizia mettiamola nel portaimmondizie”. La querelle invece deborda e le opinioni autorevoli,
sollecitate dai giornalisti, si moltiplicano. C’è chi, come il celebre poeta Han Dong e alcuni scrittori bashihou, sostiene le ragioni di Han Han; altri, come i critici Li Jingze, Jie Xizhang, e lo scrittore Wang
Xiaoyu, poco convinti del valore letterario dei bashihou, danno torto al pilota-scrittore, senza peraltro scagionare Bai Ye dagli specifici capi d’accusa formulati a suo carico. Lo scrittore Lu Tianming nel suo
blog difende il diritto alla critica (pur denunciando l’assenza in Cina di una critica buona), rimprovera Han Han - e le forze da lui evocate - dicendo che con loro non è il momento di parlare di letteratura, ma di comportamento, e lancia un anatema nei confronti di un’intera generazione: “Mi sembrano un manipolo di guardie rosse, ti affrontano spudoratamente, con la cinghia in mano”. Ma Han Han, benché in inferiorità numerica, non desiste: “Questa è una polemica sull’onestà dei critici letterari e sulla pedanteria del cosiddetto wentan, non una tirata d’orecchie dei vecchi ai giovani”. In rete gli utenti discutono su chi ha ragione; chi invita i genitori a dare qualche scappellotto ai figli, chi continua a “bombardare il quartiere generale”: di letteratura, in realtà, si dibatte ben poco.

La bagarre si avvia all’epilogo con un climax da sceneggiata. Il regista Lu Chuan, figlio di Lu Tianming, minaccia Han Han, reo di aver offeso suo padre, dicendo che dovrà pagare l’affronto con il sangue. Il cantautore e regista Gao Xiaosong, amico di Lu Chuan, querela Han Han, che ha offeso anche Lu Chuan, per aver citato nel suo primo romanzo il testo di una sua canzone. L’unico che cerca di ricomporre la questione è Lu Tianming, il quale, presa di nuovo postazione nel suo blog, il 22 marzo tenta di riportare la questione nell’alveo dei suoi presupposti culturali: “In origine pensavo che la battaglia fra Han e Bai a livello accademico e letterario avesse molti risvolti positivi. In questi anni al wentan cinese sono mancate proprio una vera critica e un vero dibattito; la cronica assenza di teoria e critica letteraria è un fatto che addolora chiunque. Tutti osservano e discutono per proprio conto il fenomeno letterario dei bashihou, ma qualcuno ha fatto apertamente delle serie ricerche su di loro, o detto cose di spessore?”.

2. Ortodossi ed eretici nel campo della letteratura
Scrive il giornalista culturale Wei Yingjie nelle colonne del Southern Weekend: “il duello fra Bai Ye e Han Han, in ultima analisi, è uno scontro fra una vecchia e una nuova concezione della letteratura. Bai Ye, ad esempio, nel suo articolo nega che i bashihou possano qualificarsi come scrittori, in ragione del fatto che accedono direttamente al mercato attraverso i canali commerciali: comparendo raramente nelle tradizionali riviste di letteratura pura, non sono conosciuti dal cosiddetto wentan. In altri termini, Bai Ye sostiene che solo ciò che ottiene il riconoscimento del tradizionale establishment letterario possa essere chiamato letteratura. Han Han, invece, reputa che la letteratura non abbia alcuna soglia d’ingresso: perfino i blog possono essere definiti tali. Da ciò capiamo quanto le visioni dei due siano agli antipodi. A tale riguardo, la definizione di letteratura di Han Han è certo troppo vasta, mentre la visione di Bai Ye ci sembra un tantino troppo arretrata”15.

E questo pare essere tutto il magro apporto di questa controversia alla teoria letteraria16, visto che né Bai Ye né Han Han hanno alcuna intenzione di spendere qualche parola in più per rivelarci quale sia la
loro concezione della letteratura. La posta in palio di questo “duello”, d’altra parte, non è gettare nuove sementi nel campo letterario, rinvigorendolo grazie a nuove e più personali formulazioni estetiche, ma delimitarne il perimetro, per rivendicare e assicurare in esso la propria posizione. Il campo letterario, secondo le teorie di Pierre Bourdieu, è un “universo che obbedisce a leggi di funzionamento e trasformazione specifiche, vale a dire la struttura delle relazioni oggettive tra le posizioni che vi occupano individui o gruppi in concorrenza fra loro per la legittimità”17. Obiettivo di tali individui è la conquista, nel corso della loro traiettoria sociale, del cosiddetto capitale simbolico, il “prodotto di tutti i complessi meccanismi attraverso cui si produce e si distribuisce il riconoscimento sociale18. Nel tentativo di occupare un posto di rilievo, per sé e per la categoria che entrambi rappresentano, in un campo reso instabile dai violenti movimenti tettonici causati dalla rapida transizione economica, sociale e culturale, Bai Ye si colloca sul versante della nservazione, Han Han su quello del progresso. Perno della divergenza è il mercato che, se per il critico maturo sembra l’origine di ogni male, per il secondo pare invece non avere alcun potere condizionatorio.

Non c’è dubbio, infatti, che da oltre vent’anni sia la forza impetuosa del mercato a erodere la struttura della società socialista e del relativo campo culturale. Molti intellettuali cinesi ricordano gli anni Ottanta come l’età dell’oro: in una società in cui i benefici materiali erano ancora relativamente egualitari e la cultura in fermento, alto era il loro status sociale, e forte il loro senso di supremazia spirituale. All’epoca la letteratura era considerata la massima manifestazione culturale e spirituale, e gli scrittori, formati in un regime che assegnava loro una funzione moralistica e pedagogica, potevano guardare con orgoglio al loro ruolo di “coscienza sociale”19. Negli anni Novanta, tuttavia, le rapide trasformazioni della riforma economica cambiano il rapporto fra wentan e società: fiorisce l’industria dell’intrattenimento, la cultura diventa bene di consumo, e le scelte a disposizione del pubblico aumentano in maniera esponenziale. Film, varietà televisivi, telenovele, musica pop, karaoke, giornali di ogni tipo e riviste di letteratura popolare, oscurano ed emarginano le ben più severe e “spirituali”riviste di letteratura pura, feudo degli scrittori d’élite, che durante gli anni Ottanta detenevano il monopolio sui lettori e avevano tirature altissime20. Quanto agli scrittori, se prima bastava loro ricevere un salario dalle Associazioni degli Scrittori e acquisire emolumenti e prestigio sociale scrivendo sulle riviste, con la commercializzazione della cultura degli anni Novanta devono per forza di cose rivolgersi al mercato per non rischiare l’isolamento e la penalizzazione economica.Nondimeno, malgrado l’establishment socialista sia messo in ginocchio dalla nuova logica del mercato, che fa vacillare le distinzioni fra cultura alta e cultura bassa e che, con la pluralizzazione delle sue proposte, depura la letteratura dalle sue pretese assolutiste e veritative, minacciando di relegarla a una forma di intrattenimento fra le tante, continua a serpeggiare fra critici e scrittori l’idea di un wentan autorevole e anche autoritario, che pretende di stabilire sistematicamente cosa sia letteratura e cosa no. Per meglio spiegare quali motivazioni si nascondano dietro a questo atteggiamento è utile citare di nuovo Bourdieu: “Le lotte interne, specialmente quelle che oppongono i sostenitori dell’arte ‘pura’ a quelli dell’arte ‘borghese’ o ‘commerciale’ e che portano i primi a rifiutare ai secondi il titolo stesso di scrittori, assumono nevitabilmente la forma di conflitti di definizione, nel senso proprio del termine: ognuno mira a imporre i limiti del campo più favorevoli ai propri interessi”21. Per Bourdieu è naturale che coloro che detengono il potere nel campo si schierino come ortodossi, e che i nuovi entranti si configurino come eretici. Il vecchio wentan di Bai Ye, però, è un appannaggio a cui si oppongono in molti. Han Dong, in un post spedito nel blog di Han Han, per esempio, contesta: “non ci sono letterature pure, serie, e tanto meno ufficiali: esiste solo la letteratura ortodossa. Ma la letteratura ortodossa cosa caspita è? Per saperlo leggete i logorroici vaniloqui dei ‘critici ortodossi’”. Ciò che fa di Bai Ye un critico ortodosso sono le posizioni chiave mantenute negli organi letterari del regime. Forte di queste posizioni, si accomoda all’ingresso del wentan e finisce, come ironizza Wei Yingjie22, per vendere i biglietti solo a chi vuole lui, non solo scontrandosi con la feroce opposizione di Han Han, che accusa lui e i critici a lui affini di compromettere seriamente il progresso della letteratura, ma divenendo inviso anche agli occhi di quegli scrittori che già da tempo sono usciti dal wentan per conquistare il proprio capitale simbolico ed economico secondo le regole del mercato, come Chen Cun, Han Dong, oppure Ge Hongbing, che in merito alla questione proclama: “L’unico tempio sono i lettori, loro sono l’unico riscontro valido”23.

3. Vincitori e vinti nella gabbia del mercato
Bai Ye dunque perde. Motivo della sconfitta, però, non è tanto l’arretratezza della visione da lui proposta, quanto la forte ambiguità della sua posizione. Il critico, infatti, pur traendo il massimo dal suo status ufficiale - prestigio, autorità, guanxi24, retribuzioni - contribuisce allo sgretolamento del wentan da lui stesso sostenuto, utilizzando subdolamente il potere acquisitone per manipolare il mercato a proprio vantaggio, e ricavando consistenti guadagni tramite il travestimento accademico che dà alle sue promozioni pubblicitarie. Il critico dunque gioca “sporco”, si colloca a cavallo di due sistemi, teoricamente inconciliabili, dedicandosi al servizio di due padroni: da un lato il vecchio wentan socialista, da cui trae il capitale sociale e simbolico, dall’altro il nuovo campo letterario capitalista, da cui attinge il capitale economico. La corruzione di un simile operare, però, toglie legittimità alle sue parole e rende sospetto il suo pedagogismo, come non mancano di denunciare Han Han e Gu Qingsheng. In questo però Bai Ye ci pare da biasimare solo fino a un certo punto, giacché il suo comportamento, lungi dall’essere isolato, appare come un sottoprodotto del cosiddetto “socialismo con caratteristiche cinesi”, l’aggregazione fra regime socialista ed economia capitalista, potere burocratico e potere mercantile, che, oltre ad avere una grande responsabilità nell’odierno imperversare della corruzione, gioca un ruolo fondamentale nel modellare la dinamiche interne ai diversi campi culturali nella Cina contemporanea.

Ma se Bai Ye perde, quella di Han Han ci sembra invece una vittoria di Pirro. Vero che quest’ultimo vince perché è coerente e si schiera senza ambivalenze da una parte sola, ha una personalità più forte, i nervi più saldi e, del campo di battaglia che si è scelto, la rete, conosce ogni trincea e camminamento; mentre Bai Ye, mal equipaggiato e inesperto, affonda rovinosamente nelle sabbie mobili. Han Han vince, però, più che per la legittimità della sua posizione, soprattutto perché si adegua alle regole mercantili che trionfano nell’attuale campo letterario, facendosi interprete e promotore, tra gli altri, di valori commerciali come la provocatorietà, lo spettacolarismo e il populismo. Più che come scrittore, i suoi numerosi lettori lo amano come personaggio, e quindi, più che lettori, è giusto chiamarli fan. Loro sono l’esercito di fanteria che trasforma la scaramuccia letteraria in una mischia dove volano insulti e pomodori marci, accorati appelli alla moralità e grida iconoclaste. Han Han, ormai, vende libri più per le parole dolci con Xu Jinglei e per le sue res gestae sportive che per l’originalità dei suoi racconti. Han Han, secondo cui il wentan è una “sega”, è stato svezzato da una rivista letteraria ufficiale e premiato da una giuria di un concorso il cui presidente è un ex-ministro della Cultura, Wang Meng. Il suo merito iniziale, quella letterarietà che perfino Bai Ye gli accorda nel suo articolo, sta nella capacità graffiante di demistificare le ipocrisie della società cinese, che lo colloca a pieno titolo nel solco dell’illustre tradizione del realismo critico. In seguito, però, venduto dal vivaio in cui è germogliato - la rivista socialista Mengya (che in italiano vuol dire appunto “germogli”) - al mercato dei media e degli editori che hanno fatto di lui un caso, il ragazzo ha stretto un patto con la moda e lo spettacolo che lo hanno trasformato in un giovane dorato e linglei25. Tale patto, a nostro avviso, è un trattato ineguale imposto dalla morsa del “socialismo con caratteristiche cinesi” che, intrappolando il giovane nella prigione dell’intrattenimento, ha reso muta la sua voce e ne ha neutralizzato le potenzialità critiche. Tutto questo Bai Ye lo sa benissimo, ma gli conviene stare zitto, perché lui questa cultura linglei l’ha promossa, e a radimento. Il risultato è che la voce di entrambi suona inconsistente o fasulla. Stessa musica per i bashihou. Nati come interessante fenomeno culturale e come voce dalla grande risonanza sociale, sono traditi sia dalle case editrici, che producono per lo più romanzetti insulsi contando sull’estrema popolarità di una manciata di scrittori, sia dai signori del wentan, che ignorano deliberatamente le loro potenzialità e li tengono ai margini, forse proprio per vendicarsi contro il mercato che li ha preferiti a loro.Dice Chen Cun: “I    sono beneficiari e nello stesso tempo vittime del commercio. Quanto al sistema della critica, esso, al di fuori del mercato, è già crollato e screditato, anche se formalmente sopravvive. Resiste ancora un’illusione, che questi signori abbiano ancora la bacchetta in mano, sicché alcuni hanno tirato fuori la questione del ‘duello’. Macché duello! Oggi, di fronte alle nuove regole del commercio, tutti sono rimasti a mani vuote”.

Con buona pace di Han Han, dunque, l’evoluzione del campo letterario illustrata da questa polemica non sembra lasciare spazio a eccessivi ottimismi. E non ci sembra nemmeno che questa popolare polemica, per quanto nuovo e chiassoso possa apparire il suo look, possa costituire il modello potenziale di una nuova arena, un nuovo tempio accessibile a tutti, embrione di una società pluralista in cui chiunque, con un semplice post, abbia la possibilità di contribuire all’edificazione di una sfera pubblica virtuale altrimenti impedita. I fecondi risvolti culturali impliciti all’inizio, infatti, sono stati i primi a essere sacrificati, lasciando il campo a uno show che contrapponeva sul palco i personaggi di uno Han Han sempre più spericolato e di un Bai Ye dal volto tirato e sempre più mandarinesco. Gli internauti, intanto, agitando i loro campanacci in platea, celebravano il nuovo potere che da oggi domina l’espressione della cultura anche in Cina: quello dei media. 

MONDO CINESE N. 130, GENNAIO - MARZO 2007

Note

1.Un elenco delle attribuzioni speciali di Bai Ye lo fornisce il saggista Gu Qingsheng in un articolo comparso il 29 marzo 2006 sul quotidiano di Shanghai Yangcheng Wanbao, intitolato “Gli spaventosi retroscena della battaglia tra Han e Bai”: “Ricercatore presso l’Istituto di Ricerca dell’Accademia Cinese delle Scienze Sociali, vice caporedattore dell’Annuario di letteratura cinese, docente della Scuola dei Ricercatori dell’Accademia Cinese delle Scienze Sociali, vice rettore permanente dell’Associazione degli Studi sulla Letteratura Cinese Contemporanea, consigliere dell’Associazione Cinese di Teoria Letteraria, beneficiario di stanziamenti speciali del Consiglio degli Affari di Stato, direttore del Rapporto Annuale sulla Letteratura Cinese e dell’Antologia Annuale di Critica Letteraria Cinese, entrambi organi-chiave dell’Accademia Cinese delle Scienze Sociali”.
2 “Postare”, nel gergo di internet, significa inserire un testo all’interno di un forum di discussione.
3 Articolo già pubblicato sul sesto numero del 200 nella rivista di letteratura Changcheng (Grande Muraglia). Tutti i testi di questa polemica, cui rimandano le citazioni di questo paragrafo, sono contenuti nella pagina web:  www.tianya.cn/publicforum/Content/free/1/648049.shtml   
4 La definizione di wentan è cruciale in questa controversia. Il termine, già in uso anticamente per designare la comunità dei letterati e riferito al giorno d’oggi all’establishment letterario, è composto dai due caratteri wen (letteratura, cultura, civiltà), e tan, che possiamo qui immaginare come uno spazio sacro, interdetto alla profanità. L’accezione corrente di wentan è paragonabile a quella della traduzione italiana “arena letteraria”, da cui deriva il riferimento nel titolo del presente articolo. Tuttavia, per conservare l’idea di inviolabilità della letteratura, che a tutt’oggi in Cina sembra essere rivendicata da alcuni membri della sua comunità, potremmo talora tradurre il termine con la dicitura “tempio” della letteratura. Guo Jingming, dopo aver vinto nel 200 la terza edizione del concorso letterario Xin Gainian, scrive il romanzo fantasy Huancheng (Città immaginaria, Chunfeng Wenyi Chubanshe, Shenyang, 2003) che diviene un cult fra gli adolescenti. Accusato di plagio all’uscita del suo secondo bestseller (Mengli hua luo zhi duoshao, Never-Flowers in Never-Dream, Chunfang Wenyi Chubanshe, Shenyang, 2003), nel 2006 è stato chiamato da Chen Kaige a realizzare la trasposizione romanzesca del suo film Wuji (The Promise, Renmin Wenxue Chubanshe, Pechino, 2006). 6 L’episodio del brigante Zhi, raccontato nel ventinovesimo capitolo del Zhuangzi, sbeffeggia la vanità del saggio Confucio che, presentatosi al cospetto dell’efferatissimo brigante convinto di riuscire a emendarlo, riesce a fuggire a stento dal suo duzione italiana “arena letteraria”, da cui deriva il riferimento nel titolo del presente articolo. Tuttavia, per conservare l’idea di inviolabilità della letteratura, che a tutt’oggi in Cina sembra essere rivendicata da alcuni membri della sua comunità, potremmo talora tradurre il termine con la dicitura “tempio” della letteratura.
5 Guo Jingming, dopo aver vinto nel 200 la terza edizione del concorso letterario Xin Gainian, scrive il romanzo fantasy Huancheng (Città immaginaria, Chunfeng Wenyi Chubanshe, Shenyang, 2003) che diviene un cult fra gli adolescenti. Accusato di plagio all’uscita del suo secondo bestseller (Mengli hua luo zhi duoshao, Never-Flowers in Never-Dream, Chunfang Wenyi Chubanshe, Shenyang, 2003), nel 2006 è stato chiamato da Chen Kaige a realizzare la trasposizione romanzesca del suo film Wuji (The Promise, Renmin Wenxue Chubanshe, Pechino, 2006).

6 L’episodio del brigante Zhi, raccontato nel ventinovesimo capitolo del Zhuangzi, sbeffeggia la vanità del saggio Confucio che, presentatosi al cospetto dell’efferatissimo brigante convinto di riuscire a emendarlo, riesce a fuggire a stento dal suo covo dopo che la sua filosofia morale è stata fatta a pezzi dalla retorica di quello.
7 La traiettoria personale di Han Han, primo astro a emergere nel firmamento bashihou, è assai singolare. Pur vincitore della prima edizione del concorso letterario Xin Gainian (1999), viene bocciato due volte consecutive e costretto a ritirarsi da scuola, ma consuma la sua vendetta pubblicando nel 2000 il romanzo Sanchongmen (Le tre porte, Zuojia Chubanshe, Pechino, 2000) - satira feroce dell’istituzione scolastica cinese, paragonata da alcuni a due capolavori della narrativa cinese quali Weicheng (Città assediata, 1947), romanzo dello scrittore e saggista Qian Zhongshu, e Rulinwaishi (Gli studiosi), un classico dell’epoca Qing scritto da Wu Jingzi - che conquista l’attenzione della società divenendo un caso letterario e un bestseller (venderà più di un milione di copie). Han Han manifesta da subito un’indole scapigliata e polemica che lo attrae rapidamente nell’orbita dello star system mediatico; dal 2003, decide di coniugare la personale vocazione letteraria alla passione per la velocità iniziando la carriera di pilota di auto sportive, che lo porta ben presto a lusinghiere affermazioni in numerosi circuiti nazionali. Fra le realizzazioni letterarie successive a Sanchongmen troviamo alcune raccolte di prose, reiteranti in maniera un po’ pedissequa il personaggio del giovane arrabbiato - lette da Bai Ye come puri e parossistici sfoggi di esibizionismo ribellistico - e due agili romanzetti, ludici e picareschi, giudicati da Bai Ye trascurabili dal punto di vista letterario, che però mantengono alti i livelli delle vendite soprattutto grazie alla controversa fama già conquistata dal giovane scrittore. 
8 Il blog di Han Han http://blog.sina.com.cn/m/twocold  , aperto nell’ottobre 2005, ha oltrepassato i 50 milioni di visite alla fine del 2006.

9 Protagonista femminile di alcuni film di successo (fra i quali ricordiamo Wo ai ni - I Love You, sceneggiato da Wang Shuo e diretto da Zhang Yuan,), ha firmato come regista alcune pellicole, nelle quali recita. Il suo ultimo lavoro, Mengxiang zhaojin xianshi (Dreams May Come), sceneggiato anch’esso da Wang Shuo, è uscito nel 2006.
10 Dayunü, Chunfeng Wenyi Chubanshe, Shenyang, 2000.
11 Biru nüren, Chunfeng Wenyi Chubanshe, Shenyang, 2000.
12 Shanghai Baobei, Chunfeng Wenyi Chubanshe, Shenyang, 2000.
13 9 .11 shengsi hunli, Xiandai Chubanshe, Pechino, 2000.
14 Bai Ye ha promosso questo e molti romanzi di largo consumo, della cui presunta letterarietà Han Han dubita alquanto, in collaborazione con An Boshun, direttore della casa editrice Chunfeng Wenyi Chubanshe, impostosi negli anni Novanta come il più grande magnate dell’editoria cinese grazie ai suoi metodi spregiudicati e non sempre ortodossi. In occasione del lancio del romanzo della scrittrice Bella, An Boshun giunge a dichiarare che la Twenty Century Fox ne ha comprato i diritti per un milione di dollari e che la pellicola verrà girata dallo stesso regista di Titanic. 
15 Wei Yingjie, “I critici letterari devono avere coscienza del loro status”, Nanfang Zhoumo, 23.3.2006.
16 Per inquadrare meglio le trasformazioni della teoria e della critica letteraria nella società di massa della Cina contemporanea, vedi Tao Dongfeng, Dangdai zhongguode wenhua piping (Critica culturale nella Cina contemporanea), Beijing Daxue Chubanshe, Pechino, 2006
17 Bourdieu P., Le regole dell’arte, introduzione di Anna Boschetti, Il saggiatore, Milano, 200 , p.288.
18 Ibidem, p.20.
19 Vedi Liu Kang, Globalization and Cultural Trends in China, University of Hawaii Press, Honolulu, 2004, p.7
20 Per una panoramica completa sulla commercializzazione della letteratura a partire dagli anni Novanta, vedi Kong Shuyu, Consuming Literature: Best Sellers and the commercialisation of Literary Production in Contemporary China, Stanford UP,
Stanford, 2004. Di particolare interesse il capitolo sulle riviste letterarie, pp. 144- 169.
21 Bourdieu P., op.cit., p.298.
22 Wei Yingjie, op.cit.
23 Intervista dal titolo “Considerazioni sulla polemica fra Han e Bai: il tempio (tan) del wentan, che tempio è?”, Xinwen Chenbao, 29 marzo 2006.
24 relazioni interpersonali, aderenze sociali
25 Linglei è un aggettivo entrato in voga negli ultimi anni, che letteralmente vuol dire “alternativo”. Tuttavia, pur designando in origine un atteggiamento anticonformista, insofferente e marginale rispetto alla società di massa, oramai designa
più che altro uno stile di vita superficialmente trasgressivo, edonista e compiaciuto, in sintonia con gli ingranaggi della moda e del consumismo, che ha preso piede fra i giovani benestanti cinesi. Shanghai Baby di Weihui è un eloquente esempio di questo tipo di cultura.  

 

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