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INDICE>MONDO CINESE>WANG XIAOFENG, IL BLOGGER EROE SIMBOLO DEL 2006

CULTURA E SOCIETA'

Wang Xiaofeng, il blogger eroe simbolo del 2006

di Silvia POZZI

1. Premessa
“I cinesi non sanno prendersi in giro come fanno gli israeliani e gli inglesi, non posseggono il gene dell’autoironia”1, dice Wang Xiaofeng, che, al contrario, fa dell’ironia una modalità di espressione preferenziale del proprio blog2, da lui intitolato Bu xu lianxiang (Non è permesso fare associazioni di idee)3. Wang Xiaofeng è un giornalista della San lian shenghuo zhoukan (San Lian Life Weekly)4 ed un noto critico musicale5. Si è laureato nel 1991 in diritto economico presso l’Università di Legge e Scienze politiche (Zhongguo zhengfa daxue) e, prima di intraprendere la carriera giornalistica, ha lavorato come ispettore in organi governativi e come rappresentante legale di una società francese. Ha iniziato a occuparsi di blog nel 1999 e, nel 2005, ha vinto col suo popolarissimo Anmo ru (Milk Massage)6 il premio per il miglior blog giornalistico cinese, assegnato da una giuria di specialisti del settore della Deutsche Welle, la rete tedesca di informazione internazionale. L’anno successivo, si è definitivamente conquistato una visibilità a livello internazionale.
 
Nel dicembre del 2006, infatti, la rivista Time ha deciso di consacrare come “uomo dell’anno” il popolo di internet, perché “gli individui stanno cambiando la natura dell’informazione, i creatori e i consumatori
di contenuti forniti dagli utenti stanno trasformando l’arte, la politica e il commercio, sono i cittadini impegnati della nuova democrazia digitale. […] Il web è uno strumento per mettere insieme i piccoli
contributi di milioni di persone e trasformarli in un fenomeno dalle grandissime conseguenze”7. Il Time ha, quindi, segnalato quindici blogger in rappresentanza dei cittadini del web interattivo, tra cui il rapper francese Kamini, il canadese Simon Pulsifer, la coreana Kim Hye Won, e, per l’appunto, Wang Xiaofeng.

Nelle motivazioni che hanno portato i redattori del Time alla scelta del blogger cinese sembra avere contato parecchio la corrosività della sua pungente ironia. Afferma, infatti, Lev Grossman, scrittore e collaboratore della rivista: “Wang si diverte a farsi beffe dell’arte, della cultura, della politica – di qualsiasi cosa si supponga stare a cuore ai cinesi. In Cina, muovere delle critiche serie nei confronti di problemi sociali o di leader politici può ancora essere rischioso, ma la serietà non è nello stile di Wang. Forse è il blogger cinese più rispettabile, esattamente perché non ha rispetto praticamente di nulla”8.
 
Wang Xiaofeng si firma nel web con lo pseudonimo Dai san ge biao, che letteralmente significa “Che porta tre orologi”9, ma che è fuor di dubbio anche un gioco di parole che fa il verso alla teoria politica de “le tre rappresentatività” (san ge daibiao), promossa da Jiang Zemin come proprio contributo al marxismo10. Secondo quanto riportato dal Time, il suo blog viene visitato giornalmente da dodicimila utenti, ma recentemente il numero dei visitatori sembra essere lievitato a ventimila, con punte di trentamila11, forse anche sull’onda della grande notorietà regalatagli dalla rivista americana.

2. Internet in Cina
La storia di internet in Cina inizia nel 1986. Nel 1990 la Cina registra il nome del proprio dominio nazionale, cn. Nel 1995, il governo predispone una serie di regolamentazioni e direttive in merito all’amministrazione della rete e dell’informazione via computer, cui faranno seguito numerose versioni aggiornate e ampliate ad opera dell’Ufficio della Pubblica Sicurezza. Ma è con il 1996 che si inaugura la reale fase di popolarizzazione di internet in Cina, con l’apertura in novembre del primo Internet café a Pechino, l’avvio della “Shanghai Hotline” e di “People’s Net”, il primo sito di informazione12. Il governo cinese ha prestato molta attenzione alla gestione di internet fino dalle sue prime applicazioni e ha apportato continue migliorie alle modalità di amministrazione del sistema, di pari passo con il progressivo e vorticoso incremento degli utenti della rete nel paese. Nell’ottobre del 1997, il numero degli utenti ammontava a seicentoventimila, alla fine del 1998 era già arrivato a più di due milioni, per raggiungere i centotre milioni a metà del 200513, divenendo il secondo al mondo per i collegamenti. Il principio generale cui si attiene il governo cinese nella gestione di internet è di “mirare attivamente al suo sviluppo, rafforzarne la gestione, ricercarne i vantaggi e evitarne la dannosità, e sfruttarla al servizio delle nostre finalità”14. Le varie misure adottate dal governo per il controllo della rete sono da leggere sotto questo cappello. Un giro di vite è arrivato a seguito dell’incidente avvenuto a Pechino il 16 giugno 200215 e rimbalzato immediatamente sulla stampa internazionale16. In un Internet café attivo da poco più di un mese e senza licenza, il Blu Internet Bar Super Veloce (Lan jisu wangba), scoppiò un incendioin cui trovarono la morte venticinque persone. Fu immediatamente disposta la chiusura di tutti gli Internet café della città. “Il governo di Pechino non risolve le questioni, ma si lancia a proibire”17, direbbe Wang Xiaofeng. Lo stesso provvedimento fu rapidamente imitato da altre città, in una sorta di campagna di rettificazione. Poco tempo dopo, il Consiglio di Stato promulgò una serie di regolamenti piuttosto severi sulla gestione dei servizi internet, tra cui l’obbligo per tutti i cittadini di registrarsi all’entrata in un Internet café mostrando un documento d’identità. Da allora, i dati di registrazione devono essere conservati per sessanta giorni, in maniera tale che le agenzie di governo siano in grado di rintracciare chicchessia per un’eventuale indagine.

Tutti i principali network sono di proprietà dello stato e la legge in vigore sancisce che almeno il 51% di qualsiasi joint-venture operante nell’ambito delle telecomunicazioni debba appartenere a un socio cinese18.

Dal 2005, inoltre, la Cina sta lavorando all’espansione del cosiddetto “sistema del nome vero in internet” (hulianwang zhen ming xitong), che consiste nell’obbligo per gli internauti di registrarsi con il proprio
vero nome per poter aprire dei blog, postare commenti sempre nei blog e usufruire dei BBS19. Una prima proposta in merito era già stata avanzata nel 2003 dal Professor Li Xiguang dell’Università Qinghua di
Pechino in questi termini: “Il Congresso nazionale del popolo dovrebbe legiferare contro coloro che esprimono idee in internet mantenendo l’anonimato”20. Inizialmente il provvedimento era sembrato troppo estremo, tanto più che uno dei concetti basilari e connaturati a internet è proprio il libero scambio di informazioni. Eppure, per quanto drastica, questa manovra ha preso sempre più piede. Le prime applicazioni pratiche del sistema risalgono al marzo del 2005, quando, su richiesta del Ministero dell’Istruzione, i sistemi di BBS dell’Università di Pechino, dell’Università Qinghua, dell’Università di Nanchino e dell’Università Fudan di Shanghai adottarono il sistema del “nome vero”. Nel luglio dello stesso anno, il sistema venne impiegato da QQ Network, il principale servizio di instant messaging della Rpc, dando luogo ad un accesissimo dibattito nella rete.
 
A partire dal 1996, il Dipartimento Centrale di Propaganda, l’Ufficio d’Informazione del Consiglio di Stato, l’Ufficio di Pubblica Sicurezza, il Ministero della Cultura, l’Amministrazione Generale della Stampa e
delle Pubblicazioni e altre quattordici istituzioni sono state coinvolte nella gestione di internet, con l’emanazione di circa cinquanta documenti ufficiali con normative ad hoc e con la costituzione di uno dei sistemi di controllo e gestione di internet più completi ed efficaci del mondo21.

Internet in Cina è evidentemente sottoposta al controllo statale, ma, come mette in evidenza anche Zhou Yongming22, la situazione reale non è così definita e la capacità del governo di controllare internet subisce sfide continue. Forse è anche il caso di ridimensionare il grado di repressività del governo cinese nei confronti della libertà di parola e di espressione nella rete, che spesso ci viene rappresentata dagli organi di informazione e dalla stampa internazionali come eccezionalmente castrante.

Ad aprirci una finestra sulla complessità della situazione e sui rischi delle semplificazioni è proprio Wang Xiaofeng con una trovata tanto beffarda quanto significativa. L’8 marzo 2006, in concomitanza con la sessione legislativa annuale, sulle homepage di tre tra i blog più visitati e più teoricamente “a rischio” della Rpc – per i contenuti alle volte mordaci nei confronti del governo –, compare un messaggio che recita: “A causa di imprescindibili ragioni non tecniche che tutti conoscono, questo blog è momentaneamente sospeso”23. I blog in questione sono Milk Massage – il già citato ex blog di Wang Xiaofeng –, Milk Pig24 e Pro State in Flames25, tutti gestiti da reporter. La notizia rimbalza immediatamente sui media occidentali, viene prima lanciata dall’agenzia Reuters, poi fa velocemente il giro del mondo, tanto che il giorno stesso il sito della BBC News pubblica un articolo dal titolo “China shuts down outspoken blog”26. Fin da subito, circolano voci che si tratti di una truffa. La conferma viene poco dopo direttamente da Wang Xiaofeng, che invia un fax all’Interfax News Agency spiegando che ha voluto semplicemente prendersi gioco dei giornalisti occidentali, dando loro un Pesce d’aprile in anticipo. Del resto, in internet non si è vincolati ad essere seri, a dire la verità. Wang Xiaofeng si dice infastidito dalla visione della Cina offerta dai media stranieri, che distorcono ad arte e senza remore i problemi che il paese si trova ad avere. La chiusura del suo blog è stata una trappola che ha funzionato esattamente come lui si aspettava27. Questo tiro mancino ha messo in grande evidenza la tendenza dei media stranieri a non verificare le notizie. I mezzi di comunicazione, oltre ad avere accolto come attendibile una burla, hanno anche dimenticato di raccogliere informazioni certe sui blogger, non rilevando, ad esempio, che Milk Pig è una donna. Wang Xiaofeng e i suoi colleghi hanno voluto dare una lezione ai media occidentali, per fare il punto sulla libertà di espressione in Cina e per dimostrare che la situazione cinese non è sempre come la si vuole dipingere dall’esterno.

3. Non è permesso fare associazioni di idee

Il blog di Wang Xiaofeng, tappezzato di immagini de “I Simpson”, è, come è tipico di questo mezzo di espressione, estremamente composito. I post variano da spassosi racconti di vita privata a commenti su avvenimenti del mondo della televisione, di internet, della politica e della cultura (cinese e internazionale), da saggi di critica musicale e letteraria a interviste inventate e indagini contraffatte e spacciate per vere. Poi, ci sono testi surreali o puramente comici, come quando Wang Xiaofeng scimmiotta lo stile della poetessa Zhao Lihua28, vergando versi volutamente improbabili: “Zhang Yimou gira La foresta dei pugnali volanti/Chen Kaige gira The Promise/Feng Xiaogang gira A World without Thieves/A me girano le palle”29.

O come la sua riscrittura della storia di Qu Yuan30, in cui il poeta si suicida perché il re di Chu non ha accettato i zongzi31 che lui gli ha portato in regalo. Wang Xiaofeng sfrutta questa versione ridicolizzata della storia per additare il disdegno degli intellettuali connaturato al potere in Cina fin dalla più remota antichità. Tanto che arriva a dire: “Ecco perché Mao Zedong aveva le idee ben chiare e non ha esitato a inchiodare gli intellettuali sulla pelle di operai, contadini e soldati. Gli intellettuali non erano che cacchette, senza la benché minima possibilità di avere un peso”.

Esiste un filo conduttore nella scrittura esilarante di Wang Xiaofeng, cioè il suo gusto per la parodia dissacrante e per l’ironia estrema, che fanno continuamente capolino nel suo periodare agile e condito da uno slang pechinese fortemente colorito. La sua propensione per i termini scurrili è stata più volte oggetto di critiche nella blogosfera32. Wang Xiaofeng affronta la questione in maniera diretta, dicendo che non prova né vanto né vergogna ad usare termini volgari, dato che lo fa sempre a proposito, e aggiunge che si tratta dell’unica lingua comprensibile alla moltitudine di shabi33 che popola internet. Chiude ricordando di avere avuto un’istruzione e di conoscere l’educazione, ma rivendicando il suo essere un cinese del nord, dove si usa colorire il discorso con improperi. In particolare, disquisisce proprio sull’efficacia del termine shabi: “La parola shabi è costruita ad arte. È sintetica ed incisiva, pregnante, limpida e lineare. Trovatemi un’altra parola in cinese che sia così pronta all’uso. E poi colpisce solo la persona a cui la si rivolge, non tira in ballo anche i parenti. […] Allora perché non adoperarla? Se pensate che questa parola abbia a che fare con gli organi sessuali, sappiate che omnia munda mundis. Se avete la coscienza sporca, è normale che vi vengano in mente cose sporche”34.

Il nome del blog di Wang Xiaofeng – quel “non è permesso fare associazioni di idee” – si carica di significato non appena ci si addentra in questo spazio virtuale. Wang Xiaofeng propone la propria visione critica e sferzante del mondo, guida il lettore in un percorso logico fatto di riferimenti stringenti e parabole surreali. Spesso, quando la tensione raggiunge il suo acme, il blogger chiude il discorso repentinamente, lasciando al lettore perplesso lo spazio per riflettere, la libertà di aggiungere la propria tessera al mosaico, e persino il dubbio di essersi perso qualche passaggio.

Ad esempio, in un post del 30 giugno 2006 dal titolo Zai falü mianqian you xie ren gengjia pingdeng (Davanti alla legge c’è qualcuno che è ancora più uguale)35, Wang Xiaofeng riporta un dibattito televisivo trasmesso dal canale 12 della CCTV, all’interno di Dajia kanfa (L’opinione di tutti36), un programma che si dedica alla discussione di casi legali. Il caso della puntata in questione è riassumibile così: a Changde, nello Hunan, un internauta che si firma Xiaoniao (uccellino) denuncia in rete l’esistenza di una bisca di Majiang all’interno della sede del governo della città. La polizia rintraccia Xiaoniao, lo obbliga a presentare le proprie scuse e gli fa causa per diffamazione. I giuristi intervenuti nel programma analizzano a fondo il caso, tralasciando però, secondo Wang Xiaofeng, un aspetto fondamentale. Cosa sarebbe successo, si chiede il blogger, se ad essere offeso e calunniato fosse stato un cittadino comune invece che un organo ufficiale? Secondo Wang Xiaofeng, non sarebbe stato affatto tutelato, “pertanto non siamo tutti uguali davanti alla legge”. E, poi, continua: “Adesso ci sarà qualcuno che mi sfotterà, perché mica penserò davvero che siamo tutti uguali davanti alla legge!? Se così fosse, la Cina sarebbe diventata da un pezzo una società armoniosa37, che cazzo! E proprio questo è il punto: se rinunciamo tutti al beneficio del dubbio, la Cina non sarà mai una società armoniosa, che cazzo! La polizia di Changde non ha fatto un abuso di potere. In apparenza ha difeso l’immagine della città di Changde, ma nella realtà chi è che ha difeso? Un funzionario, senza dubbio. Se un cittadino comune di Changde avesse subito un’offesa analoga, si sarebbero comportati così? Se, per esempio, io andassi al posto di polizia dicendo che un coglione in internet mi ha insultato e diffamato, mi sa che i poliziotti mi direbbero con una faccia perplessa: ‘Ma ti sei rincoglionito come Huang Jianxiang38? Sparisci e lasciaci lavorare in pace.’ Che cosa ha voluto vedere Dajia kanfa? Questo dibattito che ho preso ad esempio dimostra a pieno una verità, cioè che siamo tutti uguali davanti alla legge, ma che c’è qualcuno che è ancora più uguale. Questa non è mia, lo ha detto George Orwell ne La fattoria degli animali. Penso che il lato positivo della faccenda sia che Dajia kanfa abbia volutamente lasciato al pubblico una falla aperta, uno spazio per riflettere. Sfortunatamente io l’ho notato, e, sempre sfortunatamente, dopo averlo visto ne ho scritto. Il commissariato di Changde pensa di aver fatto una cosa giusta, ma in effetti ha solo fatto qualcosa del tipo che ‘davanti alla legge siamo ancora più uguali’. Ridicolo. Ci ritroviamo con delle leggi ad personam o con delle leggi? Non aggiungo altro”.

4. La Cina, i cinesi e il passato
Un bersaglio prediletto da Dai san ge biao per i suoi attacchi è senz’altro la cinesità39. Il blogger, alle volte con grande umorismo, alle volte con amarezza, mette alla berlina i vizi e le debolezze del popolo cinese. A sua detta, in Cina si sarebbe realizzata da lungo tempo la società armoniosa, se ci si fosse sbarazzati di quattro spine nel fianco che affliggono il paese, cioè Taiwan, il premio Nobel, l’Oscar e il Giappone40. Porta l’esempio del cinema: a differenza dei registi coreani, quelli cinesi, come Chen Kaige, Zhang Yimou e Feng Xiaogang, si ostinano a non girare dei “veri” film per inseguire la chimera dell’Oscar, reputandolo scioccamente una certificazione del grado di sviluppo del cinema. E conclude dicendo: “Quando affronteremo queste quattro grandi preoccupazioni senza soffrire, vorrà dire che saremo rinsaviti”41.

E sulla “febbre” per le Olimpiadi, stigmatizza: “Mancano cinquecento giorni all’inizio delle Olimpiadi, e a Pechino se non si parla di Olimpiadi, si parla di Olimpiadi. […] Fervono moltissime attività, come: organizzare 2008 persone perché facciano la fila per l’autobus, acciuffare 2008 modelli negativi che sputano e gettano carte a terra, acciuffare 2008 modelli negativi che usano insulti nazionali e insulti pechinesi, scovare 2008 bravi bambini che facciano buone azioni, organizzare 2008 persone che corrano i 2008 metri sul quinto anello, e noi di San lian Life Weekly non dovremmo fare uscire un numero speciale di 2008 pagine? E poi? Lo vendiamo al prezzo di 2008 yuan?”42.

Avanza anche una critica infervorata contro la passione dilagante dei cinesi per il gossip. In primo luogo, secondo Wang Xiaofeng, sparlare del prossimo sarebbe una delle peculiarità del popolo cinese. I cinesi sarebbero dei delatori per natura, tanto che, sempre in osservanza dello spirito di Lei Feng, si potrebbe coniare l’espressione “wei renmin ba gua43 fuwu”, cioè “al servizio del gossip popolare”. D’altro canto, Wang Xiaofeng fa notare che il gossip agisce da calmiere sociale, e questo col beneplacito del governo, che, se da un lato, mantiene segrete e inaccessibili alcune notizie, dall’altro, promuove i reality show televisivi come Le Supergirls44 per distrarre il popolo, che così si sbizzarrisce a scavare nel passato di improvvisati personaggi televisivi, che erano fino al giorno prima le ragazze della porta accanto. Wang Xiaofeng è spietato col suo popolo: “I cinesi pugnalano alle spalle, è il loro forte”45.

Concludo questa panoramica del blog di Wang Xiaofeng con una delle sue pagine più amare. In un post del 27 giugno 2006 dal titolo Gen wangshi gan bei (Ci siamo fottuti il passato)46, il giornalista tratta della censura di alcuni libri. In particolare, si riferisce a Zhongguo nongmin diaocha (Inchiesta sui contadini cinesi)47 di Chen Guidi e Wu Chuntao, Wangshi bu ru yan (Il passato non è fumo) di Zhang Yihe e Wangshi hekan ai (Il passato come può sopportare il dolore) di Wang Binbin. Wang Xiaofeng sottolinea come vengano facilmente proibiti libri che trattano del passato, quasi che i cinesi non avessero il coraggio di affrontare la questione. Parla di un “terrore di guardarsi allo specchio” tutto cinese, che spiegherebbe perché le giovani generazioni non sappiano assolutamente nulla della rivoluzione culturale, ad esempio. Così, “il passato è fumo”. E, poi, conclude: “Più non affrontiamo la storia e più il passato diviene doloroso. Più il passato è doloroso e più ci manca il coraggio per affrontarlo. Sappiamo di avere una malattia, ma non osiamo andare dal medico per farci visitare. Dove ci porterà, alla fine, questo circolo vizioso? Io dico che questa nostra nazione sa far scorrere via il passato come fosse acqua, ma non ha la scioltezza di brindare al passato. Pertanto, non può fare altro che fottersene”. Secondo Wang Xiaofeng, in Cina ci sono molti motivi per non avere speranza, e quello che fa la maggior parte della gente in internet è lamentarsi, ma, se non altro, la rete offre loro una valvola di sfogo48.

MONDO CINESE N. 131, APRILE-GIUGNO 2007

Note

1 Citato in Lev Grossman, “Power to the People”, in Time, 17 dicembre 2006. Consultabile alla pagina:
<http://www.time.com/time/magazine/article/0,9171,1570816-7,00.html> ..
2 Il termine “blog” trae origine dalla fusione di web log, cioè “traccia sulla rete”. Il blog permette a chiunque sia in possesso di una connessione internet di creare un sito in cui pubblicare storie, informazioni e opinioni in completa autonomia, una sorta di diario virtuale. I messaggi testuali pubblicati nei blog vengono definiti post e, generalmente, i lettori possono scrivere i propri commenti ai post e lasciare messaggi all’autore. Il blogger (che è colui che scrive e gestisce il blog) ha la facoltà di cancellare i commenti dei visitatori. Il fenomeno del blog ha cominciato a diffondersi nel 1997 negli Usa..
3 Il blog di Wang Xiaofeng è alla pagina: <http://www.wangxiaofeng.net/> ..
4Si veda la pagina <http://www.lifeweek.com.cn/>  per il sito della rivista..
5 Wang Xiaofeng ha pubblicato due libri di critica musicale: una raccolta di suibi sul panorama musicale cinese contemporaneo, Bu shi wo dian de huo (Non l’ho appiccato io l’incendio) (Beijing, Zuojia chubanshe, 2003) ed un volume scritto in collaborazione con Zhang Lei, Oumei liuxing yinyue zhinan (Guida alla musica pop in Europa e America) (Beijing, Shijie dushu chuban gongsi, 2000), di cui Wang Xiaofeng sta curando un’edizione aggiornata. Si veda il post del 30.01.2007, dal titolo Yi ben shu de duozaiduonan shi (Storia delle mille traversie di un libro), <http://www.wangxiaofeng.net/index.php?p=893> ..
6 Si veda <http://lydon.yculblog.com/> , questo blog non è più attivo dall’11.08.2006, quando Wang Xiaofeng ha postato un messaggio che rimanda al suo attuale blog, di cui alla nota 3..
7 Alberto Flores D’Arcais, “L’eroe simbolo del 2006? Sei tu”, La Repubblica, 18.12.2006, p. 17..
8 <http://www.time.com/time/magazine/article/0,9171,1570816-7,00.html> ..
9 C’è anche chi sostiene che il nickname starebbe a significare “prendi tre punti di vista”, si veda la pagina http://www.asianews.it/index.php?l=it&art=5074 ...
10 Secondo il pensiero de “le tre rappresentatività”, il partito rappresenta “le esigenze di sviluppo delle forze produttive più avanzate, gli orientamenti della cultura più avanzata e gli interessi fondamentali di larghissima parte della popolazione”.Si veda Marina Miranda, “Il Partito comunista cinese da ‘partito rivoluzionario’ a ‘partito di governo’”, Mondo Cinese (MC), n. 113, ottobre-dicembre 2002, pp. 15-28.
11 Queste cifre sono riportate da Wang Xiaofeng stesso nel post del 28.01.2007 dal titolo Shabi (Coglione), <http://www.wangxiaofeng.net/index.php?p=885> ..
12 Si veda <http://www.nanfangdaily.com.cn/zm/20050818/xw/szxw1/200508180019.asp> ; Zhou Yongming, Historicizing Online Politics – Telegraphy, the Internet, and Political Participation in China, Stanford, Stanford University Press, 2006, p. 139..
13 Per un prospetto complessivo della crescita degli utenti di internet dal 1997 alla fine del 2004, si veda Zhou Yongming, op. cit., p. 137. Si veda anche <http:// www.nanfangdaily.com.cn/zm/20050818/xw/szxw1/200508180019.asp.
14 Zhou Baoxin, “Zhongguo hulianwang de xianzhuang yu weilai” (Situazione attuale e sviluppi futuri di internet in Cina), Guangbo dianshi wangluo jishu, n. 8, 2001, p. 18..
15 <http://www.people.com.cn/GB/it/52/143/20020627/762946.html>. .
16 Si veda, ad esempio, <http://www.rsf.org/article.php3?id_article=2624>  e <http://news.bbc.co.uk/1/hi/world/asia-pacific/2047734.stm> ..
17 Post del 30.05.2006 dal titolo Zisha ye fanfa? (Si commette reato anche a suicidarsi?),  http://www.wangxiaofeng.net/index.php?p=103 . Il commento di Wang Xiaofeng qui citato è estrapolato da una critica caustica mossa dal blogger al governo della città di Pechino in seguito all’emanazione de Beijing shi xinfang tiaolie (xiuzheng cao’an) (Ordinanze in materia di petizioni della città di Pechino – versione aggiornata). Tra le varie disposizioni, il governo della città nega ai cittadini il diritto di compiere il suicidio come forma di critica estrema e sancisce l’illegalità di questo atto. Commenta Wang: “Questo mi ricorda una barzelletta. Un uomo in guerra viene colpito da una freccia e si precipita da un medico di per farsi curare. Il dottore taglia la freccia con delle forbici e manda via il soldato. Questi si agita e domanda perché non gli abbia estratto tutta la freccia. Il dottore risponde che lui si occupa di medicina generale, quindi solo dei problemi esterni. Per la parte di freccia che è rimasta dentro, dovrà rivolgersi a medicina interna. In questi anni, molte disposizioni del governo di Pechino assomigliano al
metodo impiegato da questo dottore. Ad esempio, ci sono dei disordini a Sanlitun, la via dei bar, e il governo non li risolve, ma corre a bandire. Una via di ristoranti al Zhengwu miao è troppo rumorosa, il governo non risolve la questione, ma si lancia a proibire. O ancora, ci sono tantissime bancarelle di libri a Wusi Dajie, che per il governo rovinano l’immagine della città, allora non affronta la questione, ma fa scattare ordinanze di chiusura. […] Tutti i giorni si legge sul giornale che il governo fa tante cose per la gente, e cosa fa se non tagliare frecce con le forbici? Questo sono capace a farlo anche io”..
18 Zhou Yongming, op. cit., pp. 142-143..
19 BBS è l’acronimo per Bulletin Board System, si tratta di computer che utilizzano software che permettono ad utenti esterni di connettersi attraverso la linea telefonica, dando la possibilità di utilizzare funzioni di messaggistica e file sharing centralizzati..
20 <http://www.zonaeuropa.com/20050821_1.htm>. .
21 <http://www.nanfangdaily.com.cn/zm/20050818/xw/szxw1/200508180019.asp> ; Tom Zeller Jr., “China, Still Winning Against the Web”, The New York Times, 15 giugno 2006, consultabile alla pagina: <http://www.nytimes.com/2006/01/15/weekinreview/15zeller.html?ex=11 82139 200&en=d8160798748ca832&ei=5070> ..
22 Zhou Yongming, op. cit., p. 144..
23 Si veda <http://www.mediazone.info/site/it-IT/ATTUALITA/Attualita/truffa_blog_cinesi__.html> ..
24 <http://milkpig.yculblog.com/> ..
25 <http://www.sohoxiaobao.com/chinese/bbs/blog.php?id=9213> ..
26 <http://news.bbc.co.uk/2/hi/asia-pacific/4787302.stm> . Si veda anche http://www.mytech.it/internet/articolo/idA028001065068.art  . .
27 <http://www.museumofhoaxes.com/hoax/weblog/permalink/massage_milk_censored/> . Si veda anche
<http://online.wsj.com/public/article/SB11 4229717280997182.html?mod=tff_main_tff_top> ..
28 Zhao Lihua è una poetessa dello Hebei, curatrice della rivista Shixuan kan. Un tente della rete ha pubblicato in un forum alcune vecchie poesie inedite di Zhao Lihua talmente naif e discutibili, da suscitare un vespaio di critiche sulla cultura alta, sugli intellettuali e, ovviamente, su Zhao Lihua stessa. Ecco, ad esempio, la traduzione in inglese di una delle poesie di Zhao Lihua: “Under a tree I finally found/One ant/Another ant/A troop of ants/Maybe there are even more ants”. Quella di Wang Xiaofeng è una delle tante parodie che pullulano nella rete. Per ulteriori traduzioni di poesie di Zhao Lihua ed esempi di parodie, si veda <http://www.danwei.org/internet/lets_all_write_poetry_the_zhao_1.php> ..
29 Post del 25.09.2006 dal titolo Fang Zhao Lihua shi san shou (Tre poesie alla maniera di Zhao Lihua), <http://www.wangxiaofeng.net/index.php?p=412> . .
30 Post del 31.05.2006 dal titolo Duanwu jie yi’an (Il caso irrisolto del Dragon Boat Festival), <http://www.wangxiaofeng.net/index.php?p=105> ..
31 Riso glutinoso confezionato in foglie di canna, con ripieno dolce o salato, che si prepara tradizionalmente in occasione della festa delle Barche del Drago..
32 Calco dall’inglese blogophere o blogsphere, che indica l’insieme dei blog..
33 Letteralmente significa “fica scema”..
34 Post del 28.01.2007 dal titolo Shabi, si veda la nota 11..
35 <http://www.wangxiaofeng.net/index.php?p=193> ..
36 Ma anche “tutti guardano la legge”..
37 Wang Xiaofeng fa spesso riferimento al concetto politico di “società armoniosa”, il più delle volte con intento sarcastico. Questo post è uno dei rari casi in cui il blogger rivela un fondo di idealismo. Per il concetto di “società armoniosa socialista”, si veda M. Miranda, “Il 6° Plenum del Pcc tra lotte di potere e ‘armonia’ confuciana”, MC, n. 129, ottobre-dicembre 2006, pp. 8-12..
38 Telecronista sportivo, che durante i mondiali di calcio del 2006 ha fatto scalpore per la sua cronaca della partita Italia-Australia. Quando nell’ultimo minuto di gioco Francesco Totti ha segnato il rigore decisivo, Huang Jianxiang è esploso in una gioia incontenibile ed ha sovrastato tutti gli altri telecronisti con le proprie urla. Il suo comportamento non è piaciuto ai vertici della CCTV, in particolare è stato messo sotto accusa per il suo grido entusiasta “Yidali wan sui!” (Viva l’Italia!) e per aver fatto uno sgarbo al popolo australiano. Il premier australiano John Howard, proprio il giorno dopo la partita, era arrivato in Cina per una visita alle città di Shenzhen e Canton ed aveva protestato per il comportamento del giornalista. Huang Jianxiang, in una successiva intervista, si è poi pubblicamente scusato. Nel novembre del 2006, si è dimesso. In numerosi post pubblicati tra il 26 e il 28 giugno 2006 – si veda alla pagina <http://www.wangxiaofeng.net/index. php?m=200606>  –, Wang Xiaofeng, pur criticando la mancanza di professionalità del giornalista, difende a spada tratta il suo distinguersi dalla massa per avere espresso pubblicamente i propri sentimenti. Contemporaneamente, critica aspramente la televisione cinese perché “soffoca l’individualità”. Aggiunge, sprezzante,
“Non c’è stato qualcuno [Mao Zedong] che una volta ha detto con la voce che gli tremava ‘Il popolo cinese si è alzato in piedi’? Com’è che non è successo più un cazzo poi? In effetti, c’è qualcosa che rema contro: la politica”..
39 Wang Xiaofeng non risparmia critiche molto pesanti anche nei confronti degli americani. Si veda, ad esempio, il post del 27.09.2006 dal titolo Jianzheng (Il testimone), <http://www.wangxiaofeng.net/index.php?p=416> ..
40 Per riferirsi al Giappone usa il termine dispregiativo “xiao Riben”..
41 Post del 27/10/2006 dal titolo Si da naoxin (Le quattro grandi preoccupazioni), <http://www.wangxiaofeng.net/index.php?p=505> ..
42 Post del 27.03.2007 dal titolo Aoyun changxiang (Pensieri liberi sulle Olimpiadi), <http://www.wangxiaofeng.net/index.php?p=1035> ..
43 Per gossip, impiega un’espressione derivata dal cantonese, “ba gua”, che tradizionalmente significa invece “otto trigrammi”..
44Silvia Pozzi, “Le supergirls della Hunan tv”, MC, n. 125, ottobre-dicembre 2005, pp. 32-42..
45 Post del 24.05.2006, dal titolo Chaoji nüsheng bu shi sanhao nüsheng (Le supergirls non sono delle brave ragazze),
http://www.wangxiaofeng.net/index.php?p=98 .
46 <http://www.wangxiaofeng.net/index.php?p=186> . Il titolo gioca con l’omofonia con l’espressione “brindare al passato”..
47 Il libro è apparso di recente in traduzione italiana col titolo Può la barca affondare l’acqua? Vita dei contadini cinesi, Venezia, Marsilio, 2007. Si veda anche, Ylenia Rosati, “Inchiesta sui contadini cinesi: riflessioni sulla situazione economico-sociale della Cina rurale negli ultimi dieci anni”, MC, n. 126, gennaiomarzo 2006, pp. 61-68..
48 Citato in <http://www.time.com/time/magazine/article/0,9171,1570727,00.html> ..
 

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