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RAPPORTI

               Tre scrittori cinesi al palazzo delle esposizioni

di Chiara ROMAGNOLI

La primavera romana è stata ricca di eventi per gli appassionati di arte e letteratura cinese che hanno potuto conoscere alcune tra le opere più rappresentative dell’arte contemporanea, vedere film e documentari difficilmente reperibili e incontrare registi e scrittori molto noti in Cina e all’estero. Tutti gli appuntamenti hanno avuto luogo al Palazzo delle Esposizioni di Roma e sono stati curati da Zhu Qi e Morgan Morris per quanto riguarda la mostra, da Marco Müller per gli incontri con i registi e da Maria Rita Masci che ha presentato tre fra i più rilevanti scrittori cinesi. La mostra ha raccolto i lavori di alcuni giovani artisti come Chen Chieh-Jen, Liu Xiaodong, Sun Yuan e Peng Yu, Wang Du, Wang Qingsong, Weng Fen, Yang Fudong, Yang Yong, Yang Zhenzhong, Yan Lei, Yin Zhaoyang, Zeng Fanzhi, Zhang Xiaogang e Zheng Guogu, insigniti di importanti premi internazionali, mentre la retrospettiva cinematografica ha dato ampio spazio al cinema indipendente cinese, in particolare ai lavori di Jia Zhangke, Wang Xiaoshuai e Zhang Yuan.

Negli incontri dedicati alla letteratura gli scrittori hanno letto un passo di un’opera, di cui è stata fornita la traduzione su uno schermo, è seguita la presentazione di Maria Rita Masci ed è stato poi lasciato un breve spazio di tempo alle domande del pubblico. Sul palco sono saliti Mian Mian il 20 marzo, Yu Hua il 18 aprile e Su Tong il 7 maggio, autori molto noti in Cina e all’estero e le cui opere sono tradotte in numerose lingue, tra cui l’italiano.

Disinvolta e informale, Mian Mian1 interessa più per il mondo e i cambiamenti che rappresenta che per le qualità intrinseche delle sue opere: l’autrice ammette di non amare la lettura e che i suoi riferimenti culturali sono soprattutto attinti dalla musica occidentale2. Tuttavia, a chi tenta di dare un’interpretazione sociologica e di leggere questa scrittrice all’interno di un fenomeno sociale più ampio, Mian Mian risponde sottraendosi a classificazioni e negando speculazioni: la sua scrittura ha una funzione catartica, rappresenta un bisogno personale, una salvezza dai tormenti del passato e non ambisce a farsi portavoce di un particolare gruppo sociale3.

Lo stretto legame tra letteratura e vicenda autobiografica è evidente soprattutto nella prima raccolta di Mian Mian, pubblicata nel ’97 dalla casa editrice Xin Shiji di Hong Kong con il titolo di uno dei quattro
racconti inclusi, La la la4. Nella storia d’amore tra la cantante di night club e un chitarrista rock, nell’esito autodistruttivo della protagonista e nell’ambientazione a Shenzhen sono facilmente riconoscibili i richiami alle esperienze della “gioventù maledetta” dell’autrice: nonostante le polemiche suscitate e forse anche grazie ad esse, il libro ha registrato un grande successo, circolando in versione pirata e diventando un manifesto della cultura underground dei centri urbani più ricchi.

Anche il primo romanzo lungo di Mian Mian, Tang-Candy5, diventato presto un bestseller e messo al bando, non ha mancato di suscitare scalpore: attraverso la relazione di una giovane coppia, nell’opera vengono toccati per la prima volta da un’ottica femminile temi come l’abuso di droghe, il sesso e la depressione.

Nell’incontro al Palazzo delle Esposizioni, Mian Mian si è soffermata su uno degli ultimi lavori, Xiongmao-Panda Sex6, presentandolo come un’opera più matura delle altre che segna il definitivo distacco dal mondo passionale e disperato delle storie precedenti. Tuttavia, in fondo ai problemi relazionali dei protagonisti troviamo sempre il grande vuoto esistenziale e l’insoddisfazione generale nei confronti del presente. Il titolo fa riferimento alla vita sessuale dei panda ed è una metafora delle difficoltà nei rapporti sentimentali e sociali. Nel testo è lasciato ampio spazio ai dialoghi per i quali Mian Mian trae spunto dal contesto che le è più familiare, da ciò che sente al bar e dai messaggi che gli amici le mandano.

Noto e amato dal pubblico italiano, Yu Hua7 ha letto un brano tratto dalla prima parte del suo ultimo lavoro Xiongdi (Fratelli), romanzo in due volumi pubblicati in Cina rispettivamente nel 2005 e nel 20068.
L’opera, che ha registrato un grandissimo successo, narra la storia dei due fratellastri Song Gang e Li Guangtou, ingenuo e sensibile il primo, rozzo e astuto il secondo, cresciuti e rimasti orfani durante la
rivoluzione culturale e trovatisi poi ad affrontare la Cina dell’apertura economica con esiti opposti: al trionfo di Li Guangtou, che inizia la sua fortuna economica rivendendo abiti di stile occidentale, si contrappone la tragica fine di Song Gang, che perde la “ciotola di ferro” e finisce in un vortice di espedienti per vivere, tutti rivelatisi nocivi e fallimentari. Oltre ad offrire un interessante spaccato dei cambiamenti sociali avvenuti negli ultimi quarant’anni, il romanzo presenta una particolare mescolanza di stili e toni, prevalentemente tragico nella prima parte e comico nella seconda; esso è stato definito dall’autore stesso come “shenme yuyan dou you de xiaoshuo” (romanzo in cui sono presenti tutti i linguaggi): dal lessico estremamente politicizzato della rivoluzione culturale ai neologismi che riflettono mode e cambiamenti della Cina di oggi. Xiongdi è uscito dopo dieci anni di silenzio di Yu Hua, durante i quali l’autore si è principalmente dedicato alla lettura e scrittura di saggi.

Prima di quest’opera, l’autore era già noto per la sua produzione iniziale di racconti, ricondotti alla “letteratura d’avanguardia” per l’impiego di nuove tecniche narrative e per la forte dose di violenza
dei contenuti9. La rottura con questo tipo di scrittura, già iniziata con il primo romanzo Zai xiyu zhong huhua (L’eco della pioggia)10, avviene in modo definitivo con Huozhe (Vivere), pubblicato in Cina nel 1992 e vincitore in Italia del premio Grinzane Cavour11. Il romanzo, da cui è stato tratto il film diretto nel 1994 da Zhang Yimou, narra le vicende di Fu Gui dalla guerra sino-giapponese alla fine della rivoluzione culturale e segna il passaggio al realismo ed a uno stile di scrittura meno freddo e più partecipe agli eventi narrati. A chi ha chiesto quali siano i rapporti tra il film e il romanzo e soprattutto perché il primo sia stato censurato e il secondo no, Yu Hua ha risposto ironizzando sullo strumento della censura e sui criteri dei censori, mostrandosi insofferente rispetto a simili argomenti anche perché in fondo ignaro dei motivi alla base di tali meccanismi. Huozhe ha inoltre offerto allo scrittore lo spunto per parlare del processo di scrittura, che attraversa fasi irregolari e presenta a volte ostacoli difficilmente superabili. L’esempio citato è la strada percorsa dal figlio di Fu Gui per andare a scuola, per la descrizione della quale Yu Hua ha interrotto la scrittura e impiegato alcuni giorni prima di trovare l’espressione che meglio rendesse l’idea. Alla fine ha optato per “La strada, sotto i raggi della luna, sembrava cosparsa di sale”12 perché il sale, messo su una ferita, acutizza il dolore e per il protagonista del romanzo quella strada rappresenta la sua ferita, perché era quella percorsa ogni giorno dal suo unico figlio per andare e tornare da scuola.

Altra opera discussa nell’ambito dell’incontro è stata Xu Sanguan mai xue ji (Cronache di un venditore di sangue)13, che narra le vicende di Xu Sanguan, costretto a ricorrere alla rovinosa pratica di vendere il
proprio sangue per vivere. Questo romanzo, in cui Yu Hua affina le sue tecniche narrative e fa ampio uso dei dialoghi con brillanti effetti umoristici, è stato oggetto di commenti molto favorevoli da parte della critica, che ne ha tuttavia dato definizioni antitetiche: mentre i critici occidentali l’hanno descritto come un romanzo innovativo per il perfetto controllo dei tempi, la critica cinese l’ha commentato molto positivamente ma inserendolo nel solco del romanzo tradizionale.

Tra i molti scrittori da cui ha detto di essere stato influenzato, Yu Hua ha citato in particolar modo Kafka e Calvino, ma, a conferma della maturità e dell’autonomia raggiunte dalla letteratura cinese contemporanea, ha anche paragonato l’influenza di altri scrittori alla luce del sole per gli alberi: il sole incide sulla crescita di un albero, ma questo crescerà comunque secondo la sua forma, il sole non cambierà la natura dell’albero nè la plasmerà, anche se avrà dato il proprio essenziale contributo alla crescita. Rispetto allo stato della letteratura cinese contemporanea, Maria Rita Masci ha sottolineato la tendenza degli scrittori contemporanei a riscrivere la storia e Yu Hua, confermando questa interpretazione, ha affermato di far parte dell’ultima generazione di scrittori a occuparsi del futuro della Cina. Lo scrittore ha salutato il pubblico con un accenno alle tante Cine presenti nel paese oggi, esemplificate dai desideri espressi da due bambini: uno di Pechino che ha detto di volere un boeing e uno di un villaggio che ha detto di volere un paio di scarpe nuove.

Come Yu Hua, anche Su Tong si è mostrato prodigo di metafore e spunti14. L’incontro è iniziato con la lettura di un passo di Qiqie chengqun (Mogli e Concubine)15, storia di Songlian, quarta moglie del ricco Chen Zuoqian e delle rivalità tra le quattro donne che si contendono il marito-padrone. Il romanzo breve, che l’autore ha detto di leggere come fosse un sogno, è stato anche interpretato come metafora critica del potere, sebbene esuli dall’opera qualsiasi intento politico.

Allo stesso anno di pubblicazione di Qiqie chengqun risale Hongfen (Cipria)16, che narra le vicende di Qiu Yi e Xiao E, ex prostitute costrette alla rieducazione durante i primi anni della Cina comunista. La sorte delle due donne è unita dal legame con lo stesso uomo, Lao Pu, presso il quale Qiu Yi, sottrattasi alla rieducazione, cerca rifugio prima di entrare in monastero e che poi diventa lo sfortunato marito di Xiao E. Questa, incapace di adattarsi alle privazioni imposte dal nuovo sistema, porterà Lao Pu alla rovina, lasciando a Qiu Yi il figlio avuto da lui. Attraverso la descrizione delle due donne, Su Tong conferma il suo grande talento di esploratore del mondo femminile, evidente anche nei racconti lunghi Funü shenghuo (Vite di donne) e Ling yizhong funü shenghuo (Altre vite di donne)17, recentemente tradotti in italiano. In Funü shenghuo, tre generazioni, rappresentate da Xian, Zhi e Xiao, si alternano nella stessa abitazione condividendo il medesimo destino di fallimenti coniugali, solitudine e malattia mentale. I grandi ambiamenti che si verificano dalla fine degli anni ’30 alla fine degli anni ’80 plasmano e condizionano le vicende esistenziali delle tre donne, ognuna delle quali è legata alla propria madre da un rapporto molto conflittuale. In Ling yizhong funü shenghuo Su Tong descrive la vita volgare e vivace delle tre commesse di un negozio di prodotti di soia e quella, austera e reclusa, delle due sorelle zitelle Jian che vivono nell’appartamento soprastante. L’incontro-scontro dei due mondi produce conseguenze inaspettate con effetti comici ed esiti tragici. Come per Qiqie chengqun, alla base del film di Zhang Yimou Lanterne rosse e per Hongfen, adattato da Li Shaohong, anche Funü shenghuo è stato adattato al grande schermo da Hou Yong con Molihua kai (Jasmines bloom) e fa parte della produzione narrativa di Su Tong incentrata sull’investigazione dell’animo e del ruolo femminile.

L’autore è tuttavia restio ad essere classificato come “scrittore di donne” e i lavori precedenti e successivi a quelli citati sopra dimostrano la vastità dei temi da lui trattati. Considerato come uno degli esponenti del romanzo d’avanguardia e criticato per la freddezza e violenza di alcuni romanzi18, Su Tong è anche autore di un ciclo di storie ambientato nel suo paese natale, Fengyangshu19 e di romanzi storici come Wu Zetian, che prende il titolo dal nome della protagonista di cui si descrive l’ascesa da concubina dell’imperatore Taizong a imperatrice20.

Durante l’incontro al Palazzo delle esposizioni, Su Tong ha sottolineato l’importanza di alcune opere poco conosciute, come il racconto Ciqing shidai (L’epoca dei tatuaggi)21, che vede al centro della narrazione alcune bande di ragazzini durante la rivoluzione culturale e che l’autore sente particolarmente familiare: alle critiche mosse per la violenza del contenuto, Su Tong risponde affermando che quella era la normalità in cui si viveva, normalità fatta di lotta a diversi livelli, in cui i più attivi erano proprio i bambini. L’autore ha inoltre presentato uno dei suoi ultimi lavori, interessante risposta all’invito dell’editore scozzese Cagongate alla riscrittura di un mito: Su Tong ha scelto la storia di Mengjiangnü, figura leggendaria che commosse il Cielo piangendo per il marito morto nella costruzione della Grande Muraglia22.

Su Tong ha affermato di preferire certi suoi racconti ai romanzi e scherzando sul genere del romanzo lo ha definito “fascista” perché mette in ombra altre forme narrative. Tuttavia, lui stesso ha rivelato che, in quanto parte della comunità umana composta da esseri volgari, anche il suo sogno da scrittore è uguale a quello di tanti altri, cioè di scrivere un grande romanzo, non un grande racconto. Infine, lo scrittore ha parlato delle sue preferenze in ambito letterario che spaziano dalla letteratura cinese con Zhang Ailing, Mo Yan, Yu Hua e Wang Anyi a quella occidentale, di cui ha citato Faulkner, Kafka, Calvino e Moravia. Rispetto al rischio del peggioramento della produzione letteraria rappresentato dalle opere commerciali, Su Tong ci ha consigliato di “scendere nel fiume e cercare i pesci, perché a galla troviamo solo i rifiuti”.

MONDO CINESE N. 135, APRILE - GIUGNO 2008

Note

1.Nota al pubblico con lo pseudonimo di Mian Mian (Cotone), Wang Shen è nata nel 1970 a Shanghai, dove ha studiato fino a 17 anni. Dopo un periodo molto tormentato trascorso nel sud della Cina, Mian Mian torna a Shanghai nel ’94 e comincia a lavorare come dj al Cotton Club di Shanghai (da cui deriva lo pseudonimo). Nel ’97 inizia la sua attività di scrittrice, alla quale affianca quella di organizzatrice di eventi, sceneggiatrice, attrice e coproduttore cinematografico.
2 In un’intervista, Mian Mian ha affermato di amare particolarmente la musica dei Doors, di P.J. Harvey e di Cui Jian, mentre per quanto riguarda la letteratura cinese la sua preferenza va a Wang Shuo. Si veda l’intervista disponibile su http://www.sfgate.com/cgi-bin/article.cgi?f=/gate/archive/2004/01/28/mian.DTL  , accesso del 9.6.08.
Per altre interviste si vedano http://www.wuz.it/archivio/cafeletterario.it/interviste/mian_mian.html  , http://www.sdgb.cn/ziminglm/xiaofengzbs/jiemuwengao/mianmian.html  e http://www.china.com.cn/chinese/feature/750305.htm  , accesso del 9.6.08.
3 Sul dibattito suscitato da Mian Mian, si veda Maria Rita Masci, “Mian Mian e Weihui: due casi letterari o uno?”, Mondo Cinese, n. 107, aprile-giugno 2001, pp. 31-38.
4 Per la traduzione italiana di Maria Rita Masci, prima versione in lingua straniera dell’opera, si veda Nove oggetti di desiderio, Einaudi, Torino, 2001. Oltre La la la, la raccolta in italiano comprende Jiuge mubiao de yuwang (Nove oggetti di desiderio),
Yansuan qingren (Amore acido) e Meige hao haizi dou you tang chi de (I bimbi buoni avranno le caramelle).
5 Pubblicato dalla Zhongguo xiju chubanshe, Pechino, 2000.
6 Pubblicato dalla Qunyan chubanshe, Pechino, 2004.
7 Nato ad Hangzhou nel 1960, Yu Hua è cresciuto e vissuto per molti anni ad Haiyan, dove ha svolto la professione di dentista per cinque anni prima di darsi completamente alla scrittura. Ha cominciato a pubblicare i suoi racconti nella prima metà degli anni ’80. Attualmente vive a Pechino con la moglie e il figlio. L’autobiografia di Yu Hua è disponibile on line su http://www.whitecollar.net/wx_hsl/yuhua/hsl_99004.htm  , accesso del 9.6.08. Interviste a Yu Hua si possono consultare agli indirizzi http://www.treccani.it/site/Scuola/Zoom/cina/biblio_masci.htm  e http://www.aasianst.org/EAA/hua.pdf  , accesso del 9.6.08.
8 Pubblicato dalla Shanghai Wenyi chubanshe, Shanghai. Per la versione italiana del primo volume, a cura di Silvia Pozzi, si veda Brothers, Feltrinelli, Milano, 2008.
9 Esempi rappresentativi di questa fase sono i racconti di media lunghezza “Xianshi yi zhong” (Un tipo di realtà), pubblicato nel 1988 dalla rivista Beijing Wenxue e “Shishi ru yan” (Le cose del mondo sono fumo), uscito nello stesso anno nella rivista Shouhuo. I racconti sono stati tradotti in italiano e fanno parte rispettivamente delle raccolte Torture, Einaudi, Torino, 1997 e Le cose del mondo sono fumo, Einaudi, Torino, 2004, entrambe a cura di Maria Rita Masci.
10 Pubblicato inizialmente in Shouhuo nel 1991 e successivamente dalla Huacheng chubanshe, Guangzhou, 1993, tr. it. di Nicoletta Pesaro, Donzelli, Roma, 1998.
11 Pubblicato inizialmente in Shouhuo nel 1992 e successivamente dalla Changjiang wenyi chubanshe, Wuhan, 1993, tr. it. di Nicoletta Pesaro, Donzelli, Roma, 1997.
12 Vivere, op. cit., p. 123.
13 Pubblicato dalla Jiangsu wenyi chubanshe, Nanchino, 1996, tr. it. di Maria Rita Masci, Einaudi, Torino, 1998.
14 Nato a Suzhou nel 1963, Tong Zhonggui, in arte Su Tong, ha iniziato a scrivere le prime poesie e novelle durante le scuole medie e ha continuato lo studio della letteratura cinese all’Università Normale di Pechino. I suoi racconti iniziano ad essere pubblicati nella prima metà degli anni ’80, periodo in cui l’autore lavora alla redazione della rivista Zhongshan. Attualmente Su Tong vive a Nanchino con la moglie e la figlia.
15 Pubblicato dalla Huacheng chubanshe, Guangzhou, 1991, tr. it. di Maria Rita Masci, Theoria, Roma-Napoli, 1992, Feltrinelli, Milano, 1996.
16 Pubblicato dalla Changjiang wenyi chubanshe, Wuhan, 1992, tr. it. di Maria Rita Masci, Theoria, Roma-Napoli, 1993, Feltrinelli, Milano, 1997.
17 Pubblicati dalla Jiangsu wenyi chubanshe, Nanchino, 2003, tr. it. di Silvia Calamandrei, Einaudi, Torino, 2008.
18 Citiamo in particolare Mi (Riso), pubblicato dalla Jiangsu wenyi chubanshe, Nanchino, 1993, che segue le vicende di Wu Long e della sua progressiva disumanizzazione in seguito alla lotta per la sopravvivenza.
19 Di questo ciclo fanno parte Shijie liangce. Fengyangshu de gushi, pubblicato dalla Jiangsu wenyi chubanshe, Nanchino, 1993, e Yingsu zhi jia, pubblicato dalla Shanghai wenyi chubanshe, Shanghai, 2004, già disponibili in italiano rispettivamente in I due volti del mondo tr. it. di Fiorenzo Lafirenza, Neri Pozza, Vicenza, 2000 e La casa dell’oppio, tr. it. di Rosa Lombardi, Theoria, Roma-Napoli, 1995.
20 Pubblicato dalla Jiangsu wenyi chubanshe, Nanchino, 1994.
21 Pubblicato dalla Changjiang wenyi chubanshe, Wuhan, 1993.
22 L’opera, che prende il titolo dal nome della protagonista, Binu, è stata pubblicata dalla Chongqing chubanshe, Chongqing, 2006.

 

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