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ECONOMIA E DIRITTO

   Ascesa dell'imprenditoria privata e sviluppo di
un'economia regionale: il caso di Taizhou

di Fabiola MORONI

1. Taizhou: sviluppo regionale nel contesto di ascesa dell'economia privata
La rapida crescita di città come Hangzhou, Wenzhou e Taizhou, rappresenta un caso emblematico nel processo di sviluppo di un’economia regionale in Cina. Ciò è dovuto, in primis, al successo di politiche governative locali che, attraverso incentivi all’imprenditoria privata, hanno contribuito a rendere il Zhejiang una delle province cinesi più ricche1. In secondo luogo, i risultati di queste politiche hanno avuto un riscontro positivo anche a livello nazionale, che si è concretizzato in un progressivo riconoscimento dell’iniziativa privata anche dal punto di vista legale2. È bene sottolineare, in ogni caso, che l’attenzione nei confronti del settore privato da parte delle autorità è dovuta anche al ruolo predominante dell’economia privata nella crescita del Pil nazionale. Come afferma, infatti, l’economista Fang Gang, Direttore dell’Istituto di ricerca economica nazionale e Presidente della Fondazione per le riforme in Cina, già nel 2005, l’economia privata contava il 70% del Pil nazionale3, dato parzialmente confermato anche l’anno dopo dalla Acfic4, che ribadisce che il settore privato rappresenta il 65% del Pil ed ha contribuito all’80% della crescita del paese nel 20065.

Al di là di quelli che sono i dettagli e le implicazioni dell’ascesa del settore privato a livello nazionale, ciò che si vuole analizzare nel presente articolo è l’affermarsi di modelli di sviluppo su “piccola scala” che, da una parte, hanno positivamente contribuito alla creazione di “zone industriali traino” per l’economia su scala nazionale e, dall’altra, potrebbero rivelarsi un efficace modello da “esportare” in altre regioni più arretrate del paese6. In particolare, questo lavoro si propone di prendere in esame il caso della città di Taizhou, nel sudest della provincia del Zhejiang e analizzarne la crescita esplosiva, la valenza strategica e le modalità di sviluppo economico. È bene, inoltre, precisare che in questa sede non saranno analizzate nel dettaglio le dinamiche teoriche dello sviluppo del cosiddetto “modello Taizhou” ma saranno piuttosto illustrati i passaggi salienti della politica di riforma dell’area ed i successi raggiunti dall’inizio del processo di industrializzazione e modernizzazione della zona.

2. Taizhou all’interno dell’area del delta del fiume Azzurro
Secondo il report recentemente pubblicato dall’Accademia delle scienze sociali di Pechino sulla competitività delle città cinesi, la regione del delta del fiume Azzurro risulta una delle tre zone chiave per lo sviluppo dell’economia nazionale dei prossimi anni7. La notizia non è che un’ulteriore conferma dell’ottima perfomance di quest’area, che vede Shanghai come città leader insieme ad alcune importanti città delle province del Zhejiang e del Jiangsu come piattaforme manifatturiere; inoltre negli ultimi anni questa regione era ascesa ai primi posti in termini di valenza strategica per il business a livello nazionale8. Se, dunque, l’area del delta del fiume Azzurro merita un occhio di riguardo nel discorso inerente le città “da tenere d’occhio”- in quanto attuali o futuri motori trainanti dell’economia cinese - l’analisi del caso di Taizhou, definita addirittura “uno dei 16 ‘Eldoradi’ del bacino del fiume Yangtze”9, diventa di primaria importanza. L’area si contraddistingue, infatti, per ritmi di crescita particolarmente rapidi dovuti, essenzialmente, ad una politica di riforma, iniziata dagli anni ’80, volta a favorire lo sviluppo delle imprese private locali, ponendo così le basi per la creazione di un’economia regionale in grado di competere a livello nazionale soprattutto nel settore degli elettrodomestici materie plastiche e stampi. A fronte di queste affermazioni, si potrebbe obiettare che, se paragonata alle altre città principali della provincia del Zhejiang oppure alla municipalità di Shanghai, Taizhou compare ancora in posizione intermedio-bassa nella classifica per Pil dell’area dello Yangtze10 e che le previsioni di “esplosione” della zona a breve termine dovrebbero essere ridimensionate. Tali osservazioni sono certamente fondate e più che logiche, tuttavia, occorre anche considerare che negli ultimi trent’anni Taizhou ha avuto uno sviluppo davvero esponenziale e, in particolare, negli ultimi cinque anni, si è sviluppata ad un tasso costante di circa il 14% annuo11, uno dei più alti di tutta la regione del fiume Azzurro12. La crescita di Taizhou, inoltre, si è basata essenzialmente “sulle proprie forze”, ovvero sullo sviluppo di un’imprenditoria privata tutta cinese, finanziata solo in minima parte dallo Stato13 e, almeno in prima istanza, dagli investimenti diretti esteri. Ciò è assolutamente differente dal modello di sviluppo delle aree di prima apertura al mercato come, ad esempio, Shenzhen oppure Shanghai che ora rappresentano le zone più ricche e modernizzate del paese, grazie soprattutto alla massiccia iniezione di capitali stranieri iniziata sin dai primissimi anni ’80. Seguendo l’esempio della sua “sorella maggiore”, Wenzhou, Taizhou ha, invece, realizzato un modello di sviluppo assolutamente originale14 che l’ha portata a diventare un’economia regionale così competitiva da essere definita come la “città con il più veloce tasso di crescita dell’economia privata”15.

3. Presentazione dell’area di Taizhou e performance economica
Situata a metà della costa della provincia del Zhejiang, Taizhou è suddivisa in tre “cantoni”16, rispettivamente denominati Luqiao, Jiaojiang e Huangyan in due città “contea” - Wenling e Linhai - ed
in quattro distretti: Sanmen, Yuhuan, Xianju e Tiantai. L’area urbana odierna è il risultato di una riforma amministrativa culminata nel 1994, quando Taizhou ha ricevuto lo status di città.

Soltanto una trentina di anni fa, Taizhou era una delle zone più arretrate della provincia del Zhejiang, dove lo sviluppo economico pareva “impossibile” per via della generale condizione di povertà e della ridotta quantità di terra coltivabile rispetto al numero elevato della popolazione17. Oggi, invece, l’area occupa una superficie di circa 9 mila 411 metri quadrati, è abitata da circa 5 milioni 466 abitanti18, produce un Pil pari a 172 miliardi 289 milioni di yuan19 e dal 2003 è entrata a pieno titolo a far parte delle 16 città che costituiscono l’area del delta del fiume Azzurro.

In base ai dati del 2007, poi, il Pil pro capite medio è stato di circa 30.385 yuan20 mentre il reddito medio nelle città ammontava a 22.245 yuan21, uno dei più alti in tutta la regione del fiume Yangtze. Anche in materia di bilancia commerciale, il 2007 ha confermato una crescita: il volume delle operazioni di import export è, infatti, salito a 10 miliardi e 80 milioni, con un aumento del 32,6% rispetto all’anno precedente, ed è stato realizzato principalmente nel settore secondario22.

In aggiunta alle cifre sinora presentate, che misurano la crescita in termini quantitativi, è bene sottolineare anche i dati che denotano gli sforzi della città volti alla realizzazione di una crescita sempre più qualitativa, che renda la città e le sue aziende ancor più competitive sul mercato nazionale e, in un futuro, internazionale. A tale proposito, il governo della città di Taizhou ha recentemente pubblicato i risultati di un sondaggio sullo stato dell’innovazione ed incentivo alla ricerca e allo sviluppo di 1.375 imprese locali, di cui 331 di grandi dimensioni23 con riferimento all’anno 2006. Dalle conclusioni emerge che i progressi e gli sforzi in termini economici da parte delle imprese nei confronti dell’innovazione sono stati molto apprezzabili; tuttavia occorre aumentare ancora il valore della produzione e investire di più nella ricerca e sviluppo. Da questo lato, gli imprenditori stessi appaiono in gran parte convinti del valore aggiunto dell’innovazione nella produzione, come dimostra l’aumento degli investimenti in tecnologia e dipartimenti per la ricerca e lo sviluppo24. Parlando di innovazione tecnologica nella produzione, è, inoltre, opportuno sottolineare l’apporto che l’incremento di investimenti diretti esteri (Ide) ha avuto negli ultimi anni. Il governo di Taizhou ha, infatti, lavorato molto in questo senso, soprattutto in vista dell’oggettiva necessità di importare know how e tecnologia d’alto profilo per migliorare la qualità della produzione. L’impegno costante ed il dinamismo dimostrato sino ad oggi sono stati ampiamente premiati poiché sempre più investitori stranieri si sono dimostrati interessati a questa realtà e, di anno in anno, Taizhou ha stretto numerose collaborazioni con diversi paesi stranieri. I dati in merito parlano chiaro: nel 2000 gli Ide ammontavano a circa 50 milioni di Usd mentre in soli 6 anni sono passati a circa 310 milioni di Usd25. Nei primi 11 mesi del 2007 il governo di Taizhou ha registrato una quota di Ide pari a circa 200 milioni di dollari26. Tra i principali paesi portatori di investimenti esteri si annoverano Hong Kong, che rappresenta il maggiore investitore, Taiwan, il Giappone, Singapore, gli Stati Uniti e la Corea del Sud. L’Italia è presente sul territorio ma in misura minore27. In questo senso uno dei settori trainanti è quello automobilistico dove, tra gli investitori più prestigiosi, si annoverano anche General Motors e Volkswagen28.

4. Le fasi di sviluppo che spiegano il “miracolo” di Taizhou
Che cosa ha portato una città come Taizhou a diventare il “nuovo Eldorado di Cina”? Quali sono stati i passaggi che hanno reso possibile l’industrializzazione di un’area i cui presupposti di sviluppo non erano certo dei migliori?

I motivi che hanno determinato il successo dell’area sono molteplici e verranno qui sinteticamente esposti, cercando di mettere in evidenza quali siano state le fasi principali ed i responsabili della crescita economica di Taizhou. In linea generale, lo sviluppo di Taizhou, come quello di Wenzhou e di tutte le principali città del Zhejiang ha avuto come perno una politica di riforma, attuata dal governo locale e cominciata sin dai primissimi anni ’80, volta a preparare il terreno per la creazione di un’economia fondata sul funzionamento di una solida rete di imprese private29 operanti in settori molto specializzati, in modo da essere competitivi sul mercato. Secondo il professor Shi, Presidente della Facoltà di economia dell’Università del Zhejiang: “La progressiva ‘privatizzazione’ delle aziende, accompagnata da una forte politica di incentivo al libero mercato, ha creato i presupposti per l’industrializzazione e l’urbanizzazione, nonché per lo sviluppo di un’economia regionale creando, allo stesso tempo, un modello per le altre città che si affacciavano all’industrializzazione”30. È bene precisare che il processo di privatizzazione e di creazione di un libero mercato fortemente specializzato è, a sua volta, il frutto di una fase antecedente di riforma e liberalizzazione, iniziata nel 1978 e denominata “fase della liberazione dalla povertà e di accumulo di fondi per creare nuove imprese”31. In questo periodo, come accennato più sopra, Taizhou versava in una condizione di povertà, dunque era praticamente impossibile per il governo locale dare o ricevere fondi pubblici per finanziare l’industrializzazione dell’area. Occorreva cercare un’altra strada. Il governo promosse, dunque, una riforma agricola che prevedeva, da una parte, una concessione di autonomia alle famiglie nella gestione dei beni e della produzione agricola e dall’altra incentivò i contadini a rivendere il surplus a piccole industrie manifatturiere che lo avrebbero, a loro volta, rivenduto sul mercato32. Ciò avrebbe creato un mercato dei beni agricoli secondari, che avrebbe dato nuova linfa al sistema economico, permettendo a più giocatori di inserirsi nel circuito. Per favorire questo processo, il governo locale di Taizhou appoggiò ufficialmente la liberalizzazione dei fattori produttivi e la crescita del mercato compiendo così il primo passo ufficiale verso l’apertura al libero mercato. Il fatto che il governo locale avesse poi concesso autonomia di gestione anche alle famiglie era un chiaro indicatore che ci si stava muovendo verso un concetto di autonomia d’impresa e, in seguito, di privatizzazione33. Dal punto di vista istituzionale, poi, in questa prima fase fu riformata la struttura amministrativa esistente, con la creazione di uffici ad hoc per la gestione ed il controllo delle imprese locali.

A partire dai primi anni ’80, il governo puntò sul potenziamento del mercato regionale suddividendolo in zone di produzione di determinati tipi di materie prime oppure di certi prodotti agricoli: ad ogni zona
corrispondevano diversi tipi di manifatture (jiagong), normalmente gestite da piccoli imprenditori privati (getihu)34. In questo modo si sarebbero create delle fucine specializzate che avrebbero contribuito a rendere il mercato regionale più competitivo; nel 1982, ad esempio, si contavano più di 60.000 piccole manifatture35. Tra il 1980 ed il 1982, si assistè poi al primo tentativo di riforma della struttura industriale a livelli più elevati delle aziende familiari attraverso il processo di autonomizzazione delle aziende pubbliche: in sostanza il governo di Taizhou garantì un diritto di autonomia di gestione dell’azienda pubblica da parte dei manager così come il diritto per questi a ritenerne i profitti. Non da ultimo, il governo conferì alle imprese la responsabilità in caso di debiti36. Come accennato più sopra, il tentativo di rendere autonome le aziende pubbliche, combinato al processo di suddivisione del mercato fra le aziende locali, si riveleranno fondamentali nella riforma dell’economia di Taizhou e nello sviluppo di un’economia regionale.

La seconda fase di sviluppo dell’area di Taizhou comprende gli anni dal 1984 al 1994 e rappresenta un periodo cruciale per la formazione della struttura industriale odierna della città. È proprio in questa fase, infatti, che vengono create le prime società per azioni “in cooperazione” (in cinese gufen hezuozhi qiye o, in inglese, joint stock cooperative companies) che sono il tratto distintivo, oltre che la base, dell’economia della provincia del Zhejiang. Le aziende private così costituite si basano sul principio della responsabilità degli azionisti limitata in base alla quantità di azioni acquistate, dove per azioni, si possono intendere i capitali ma anche la forza lavoro dei dipendenti che possono a tutti gli effetti essere azionisti. Il concetto è che chi partecipa alla quota azionaria deve mettere in comune ciò che effettivamente possiede o contribuisce alla crescita dell’azienda condividendo con gli altri azionisti profitti e perdite37. In questa precisa fase il governo di Taizhou ha avuto il ruolo di creare integrazione fra le aziende private e le strutture di governo, così come di liberalizzare ulteriormente lo scambio di fattori produttivi attraverso il graduale riconoscimento del diritto di proprietà del singolo sull’azienda38. Nell’ottobre del 1987, in netta controtendenza con le direttive nazionali, il governo di Taizhou dichiara che “vuole intraprendere una propria strada e sviluppare la strategia delle società per azioni in cooperazione”39, intendendo così autorizzare a tutti gli effetti la costituzione di aziende private con azioni in cooperazione, togliendo loro definitivamente il “cappello rosso” di aziende pubbliche o collettive. L’obiettivo del governo di Taizhou è quello di creare dei settori di eccellenza per aziende private locali creando delle zone di produzione ad hoc, ad esempio, Yuhuan per la produzione di elettrodomestici, Jiaojiang per i macchinari, Wenling, Luqiao e Linhai per la produzione di interni per auto, forniture per auto e plastica40. Il governo attua, inoltre, un piano per sostenere queste industrie ancora ai primi passi attraverso fondi e prestiti finanziari41, con l’obiettivo di fortificare al massimo l’economia regionale42. Le società per azioni in cooperazione rappresentano a tutti gli effetti l’ossatura su cui si è sviluppata l’economia di Taizhou e ne occupano il 96% del valore totale del Gdp dell’area43, ponendo così la città al primo posto nella classifica nazionale per il numero di joint stock cooperative companies.

La terza fase di sviluppo dell’economia di Taizhou va, sostanzialmente, dal 1994 ai giorni nostri ed è quella che vede la trasformazione, tuttora in corso, del sistema industriale da industrie a livello di getihu a grandi gruppi industriali. Il passaggio è stato, in parte, obbligato, date anche le continue trasformazioni del mercato cinese su scala nazionale e locale che esigono sempre più competitività e capacità di innovazione per resistere alle sfide esterne. A tale proposito, in riferimento al 2006, a Taizhou, si contano 420 imprese private con un fatturato annuo superiore a 100 milioni di yuan44 (103 in più rispetto al 2005) e ben 22 hanno superato il miliardo di yuan. Ciò costituisce un ottimo risultato se si considera che nel 2004 erano 9 imprese mentre nel 2005 ammontavano a 1645. Attualmente i più importanti gruppi industriali “made in Taizhou” a livello nazionale sono: Xingxing (leader in apparecchi per la refrigerazione); Feiyue (leader nella produzione di macchine da cucire); Qiangjiang (leader nel settore automobilistico); Supor (uno dei maggiori brand cinesi per pentole a pressione ed anti-aderenti); Jili (automobili) e coprono quasi tutti i settori principali della industria taizhouese. Alla fine del 2007, erano invece ben 11 le imprese quotate in borsa, di cui sette piccole e medie imprese, per un valore totale di circa 5,6 miliardi di yuan. Per quanto i dati sottolineino la crescita delle grandi aziende, tuttavia, è bene evidenziare che la stragrande maggioranza delle realtà industriali di Taizhou corrisponde ancora al modello della piccola manifattura gestita a conduzione familiare: basta, infatti, aggirarsi per le vie di Luqiao o di Huangyan - brulicanti di persone indaffarate a dividere i vari
tipi di plastica da rivendere ai grandi gruppi industriali oppure zeppe di manifatture poste una in fianco all’altra, dove la gente lavora gli stampi in conto terzi - per rendersi conto di cosa effettivamente sia questa economia nata dall’inarrestabile lavoro di tanti piccoli nuclei familiari che si sono messi in proprio e svolgono il lavoro a livello di primo anello della catena di montaggio all’interno della complessa macchina industriale di quella che potrebbe diventare la Shenzhen del 2020.

5. Sviluppo sì, ma a quale prezzo?
Anche Taizhou, come tutte le metropoli in crescita, deve fare i conti con problemi legati al suo rapido sviluppo. Senza voler entrare troppo nel dettaglio, mi limiterò ad elencare due delle situazioni più problematiche cui dovrà quanto prima fare fronte. Innanzitutto, come sottolinea il professor Lou nel suo articolo citato più sopra, uno dei problemi più grandi della Taizhou del 2000 è la crescita diseguale. Nel suo studio Lou mette in evidenza due questioni principali: la prima è relativa alla notevole disparità di reddito fra le campagne e la città46, mentre la seconda registra uno sviluppo disomogeneo tra le varie zone della città; in particolare le zone di Xianjun, Tiantai e Sanmen, storicamente più povere, sono rimaste tali nonostante la crescita economica, mentre Luqiao, Yuhuan, Wenling, storicamente sviluppate, sono diventate ancora più ricche47. Ciò denota, certamente, un mancato raggiungimento degli obiettivi di sviluppo armonioso perseguiti dal governo locale.

Il secondo grave problema, sottolineato da Zhu Zhongming nel suo articolo apparso sulla rivista Jingji Qianyan48, sarebbe, poi, l’inquinamento. Sembrerebbe, infatti, che in base ad un sondaggio svolto su tutte le aziende chimico-farmaceutiche di Taizhou, all’incirca 550 non procederebbero allo smaltimento dei rifiuti solidi secondo le regolamentazioni vigenti, scaricando direttamente in mare e producendo il 43% dell’inquinamento delle falde acquifere: la zona di Yuhuan, ad esempio, dove si concentrano le aziende chimiche, è ormai diventata una vera e propria discarica a cielo aperto e nelle giornate di vento non è possibile passeggiare per via dell’odore penetrante che viene dal mare. Molti sono poi anche i problemi legati alle polveri nocive disperse nell’aria oppure alla progressiva diminuzione della percentuale di acqua potabile49. Nel 2003 il governo ha annunciato l’apertura di 28 istituti per la protezione dell’ambiente, come l’Ufficio di Protezione ambientale di Taizhou, dedito alla protezione dell’ambiente e alla creazione di spazi verdi e 10 centri di ricerca. Tuttavia, il processo di sensibilizzazione nei confronti delle aziende e dei cittadini non è cominciato che circa cinque anni fa e, dunque, la strada da percorrere in questo senso è ancora lunga e tortuosa. 

MONDO CINESE N. 136, LUGLIO - SETTEMBRE 2008

Note


1Il Zhejiang si classifica al quarto posto per il Pil più elevato dopo il Guangdong, lo Shandong ed il Jiangsu nel 2007, come riportato nell’articolo “Nine provinces’ GDP tops one trillion yuan”, China Daily, internet ed., 29.3.08.
2 “Wuquanfa, Qiye suodeishui huo Quanguo Renda tongguo” (La legge sul diritto di proprietà e la legge sui redditi da impresa approvate dall’Assemblea nazionale del popolo), Xinhuashe, internet ed., 16.3.07.
3 Pete Engardio, “China is a private sector economy”, The Business Week, internet ed., 22.8.05.
4 All China Federation of Industry and Commerce o, in cinese, Quanguo Gongshanglian. 
5 Yang Yi, “Entrepreneurs want political role”, China Daily, internet ed., 26.2.07.
6 Si veda, a tale proposito, il report dal titolo “Minying jingji, minjian jinrong yu quyu jingji fazhan yanjiu” (Inchiesta sull’economia privata, sulla finanza privata e sullo sviluppo di un’economica regionale), pubblicato sul sito della regione autonoma del Xinjiang e che prende ad esempio il modello di sviluppo di Taizhou e Wenzhou: www.xj.cei.gov.cn/e/DoPrint/?classid=45&id=14704  , 15.7.08.
7 Il report pone in evidenza che le aree urbane più competitive dal punto di vista strategico sono, nell’ordine l’area del fiume delle Perle, del fiume Azzurro e del mare di Bohai. Per maggiori informazioni si veda Ni Pengfei, “Qunqi qunfei xiang Zhonghua. 2008 ban Zhongguo Chengshi Jingzhengli baogao (n. 6)” (Volare insieme per supportare la Cina. Sesto rapporto sulla competitività delle città cinesi nel 2008), Beijing, Sheke wenxian chubanshe, 1 marzo 2008. Lo studio è parzialmente riportato anche sul sito della Accademia delle scienze sociali al link www.cms.cass.cn/show_News_e.asp?id=25385  e da Liao Jibo, nel suo articolo
“CASS’S annual report on China’s Urban Competitiveness released in Beijing”, China Radio International online, 29. 3.08.
8La regione del delta del fiume Yangtze (Yangzijiang) comprende 16 città situate tra l’area di Shanghai, il Jiangsu meridionale ed il Zhejiang settentrionale cui la municipalità di Taizhou è stata ammessa a partire dal 2003. L’area, che nel 2006 ha prodotto un Pil pari a 3 mila 950 miliardi di yuan, ovvero il 19% del Pil nazionale, riveste un ruolo chiave nell’economia cinese con Shanghai, come centro finanziario e logistico, e con il Jiangsu ed il Zhejiang come basi manifatturiere. Per maggiori informazioni sull’area del delta del fiume Azzurro si veda lo studio pubblicato lo scorso gennaio dalla Hong Kong Trade Development Council al link: www.tdctrade.com/mktprof/china/yrd.htm  .
9 Han Bin, “Cover Story: juejin 16 chengshi. Taizhou moshi: fahui ‘xiao zhengfu’ zhineng dizao renjun zuigao jilu” (Cover Story: 16 città Eldorado. Il modello Taizhou: sviluppare un sistema di “piccolo governo” per raggiungere il massimo livello), Quanqiu Shangye (Global Business), giugno 2007, pp. 31-32. L’espressione 16 città Eldorado è stata resa in cinese con “juejin 16 chengshi”, letteralmente: “16 città da cui ‘cavare fuori’ l’oro”.
10 Nel 2006 Taizhou ha prodotto un Pil pari a 146,3 miliardi di yuan rispetto a 344,2 miliardi di yuan prodotti da Hangzhou (capoluogo del Zhejiang) e a 1036,6 miliardi di yuan prodotto da Shanghai. Cfr. www.tdctrade.com/mktprof/china/yrd.htm?w_sid=194&w_pid=1409&w_nid=&w_cid=&w_idt=1900-01-01&w_oid=98&w_jid  .
11 Secondo i dati forniti dal sito ufficiale del governo del Zhejiang, il Pil dell’area è passato da 1 miliardo e 13 milioni di yuan (circa 141 milioni 747 mila Usd) nel 1978 a 172 miliardi 289 milioni di yuan (circa 24 miliardi e 120 milioni di Usd) nel 2007. Per maggiori informazioni si veda anche lo studio del China Economic Network eseguito dal prof. Lou Dong, “Gaige kaifang 30 nian lai Taizhoushi jingji fazhan shikong fenyi tezheng fenxi ji zhengci sikao” (Ricerca sulla differenza spazio-temporale e pensiero politico nello sviluppo economico regionale. Il caso di Taizhou), 3.6.08, www.cenet.org.cn/userfiles/2008-6-3/20080603150640651.doc  .
12 Cfr. lo studio sull’area del delta del fiume Yangtze riportato da Hong Kong Trade Development Council reperibile al seguente link: www.tdctrade.com/mktprof/china/yrd.htm?w_sid=194&w_pid=1409&w_nid=&w_cid=&w_idt=1900-01-01&w_oid=98&w_jid=  .
13 Nel 2004 gli investimenti statali a Taizhou non arrivavano a 500 milioni di yuan. Cfr. Zhu Zhongming, “Toushe Taizhou moshi. Tanfang quanmian fazhan” (Una prospettiva sul “Modello Taizhou”. Analisi di un modello di sviluppo completo), Jingji Qianyan-Forward Positions in Economics (Posizioni d’avanguardia in economia), maggio 2004, p. 16.
14 Cfr. Shi Jinchuan, Jin Xiangsong, Zhao Wei, Luo Weidong, “Zhidu bianqian yu jingji fazhan: Wenzhou moshi yanjiu” (Riforme istituzionali e sviluppo economico: il modello Wenzhou), Hangzhou, Zhejiang Daxue Chubanshe, 2004 e Shi Jinchuan, Zhu Wei, Qian Tao, “Minying jingji yu zhidu chuanxin: Taizhou xianxiang yanjiu” (Economia privata e innovazione istituzionale: il fenomeno Taizhou), Hangzhou, Zhejiang Daxue Chubanshe, 2004.
15 Liu Enfeng, “Minying jingji fazhan de yangban: Taizhoushi weishuji tan hexie jingji” (Il prototipo dello sviluppo dell’economia privata: il vice segretario del governo locale di Taizhou parla di economia armoniosa), China Radio International online, 22.11.06.
16 Il termine in cinese è letteralmente “qu” ovvero “area, distretto”.
17 Dato 2007. Cfr. Lou Dong, op. cit., p. 3.
18 Dati del 2006 forniti dal sito ufficiale del governo locale di Taizhou, cfr. www.zjtz.gov.cn/ksp/4/_tzgl.jsp?node=1005  .
19 Dati 2007 del governo della provincia del Zhejiang. Cfr. www.zj.gov.cn/gb/zjnew  .
20 Nel 1978 il Pil pro capite era di 225 yuan. Il dato del Pil pro-capite va comunque considerato in modo relativo dato che non tiene in considerazione le differenze fra città e campagna. Si veda anche Lou Dong, op. cit., p. 3.
21 Dati 2007 pubblicati dal governo di Taizhou. Cfr. www.zjtz.gov.cn/ksp/2/_article.jsp?article=29464  . Secondo i dati ufficiali, il reddito medio pro-capite nel 2007 sarebbe aumentato dell’11,5% rispetto al 2006 ed è ben 1,14 volte il reddito medio pro-capite del 2001, mantenendo una crescita del 13,5% annuo. Il reddito medio netto pro-capite nelle campagne è, al contrario, molto più basso ed è pari a 8.831 yuan, con una crescita del 13,5% rispetto al 2006. Per riferimenti in merito ai redditi nelle campagne cfr. www.zjtz.gov.cn/ksp/2/_article.jsp?article=29655  .
22 Cfr. http://www.tzgov.org.cn/info.asp?id=5695  .
23 Wang Songfang, “Taizhou gongye qiye chuangxin yu fazhan yanjiu” (Ricerca sullo sviluppo e l’innovazione nelle aziende di Taizhou), 7.1.08, www.zjtz.gov.cn/ksp/2/_article.jsp?article=28909  .
24 Ibid.
25 I dati in questione sono citati nell’articolo pubblicato sul sito del governo di Taizhou “Dajian qiye yu zhengfu de duihua pingtai” (Costruire una piattaforma di dialogo fra le imprese ed il governo), 21.12.07, Cfr. www.zjtz.gov.cn/ksp/2/_article.jsp?article=28492  .
26 Ibid.
27 “Yidali 3.5 wan chun chuanbo dingdan ‘xiangqin’ Wenling” (L’Italia intrattiene rapporti con Wenling e firma un ordine per la costruzione di 35.000 navi), 18.4.08, http://www.zjtz.gov.cn/ksp/2/_article.jsp?article=31927  .
28 Han Bin, op. cit., p. 32.
29 E’ bene precisare che nella prima fase di sviluppo dell’imprenditoria privata parlare di “privato” in senso di “proprietà dei beni dell’azienda e dell’azienda stessa” non è nominalmente corretto: ciò che il governo fece fu, da una parte, investire di una sempre maggiore autonomia di gestione le imprese, dapprima a livello di “conduzione famigliare” e poi a livello sempre più strutturato, aprendo la strada alla privatizzazione; dall’altra, il governo consentì tacitamente la sussistenza di “pratiche di copertura” per le aziende, quale, ad esempio, la cosiddetta “pratica del cappello rosso”, per fornire una giustificazione ideologica al processo di privatizzazione. Cfr. Bruce Dickson, Red Capitalists in China, Cambridge, Cambridge University Press, 2003 e Cooptation and Corporatism in China: the logic of Party adaptation, in “China Politics and Government 1976-2002”, a cura di D. Dowell, G. Liu, Oxford, Rowman & Littlefield, 2006, pp. 119-146.
30 Shi Jinchuan, “Zhidu bianqian yu jingji fazhan: ‘Zhejiang moshi’ yanjiu” (Riforma istituzionale e sviluppo economico: uno studio sul “modello Zhejiang”), 29.4.08, http://www.cenet.org.cn/article.asp?articleid=31089  .
31 Letteralmente: “Baituo pinkun, jilei chuanye zijin jieduan”. Lou Dong, op. cit., p. 3.
32 Shi Jin Chuan Qian Tao, “Zhengfu zai quyu jingji fazhan zhong de zuoyong. Cong shichang zengjin lunshejiao dui Zhejiang Taizhou de lishi kaocha” (Il ruolo del governo nello sviluppo dell’economia regionale. Analisi della storia di Taizhou dal punto di vista della promozione dell’economia di mercato), Jingji Shehui Zhidu Bijiao, n. 2, 2004, p. 28.
33 Ivi, p. 2.
34 Lou Dong, op. cit., p. 3.
35 La segmentazione del mercato è un tratto distintivo dei modelli Wenzhou e Taizhou e, in generale, del modello Zhejiang. La settorialità nella produzione è una caratteristica dell’economia tuttora ben visibile nella provincia del Zhejiang, tanto che si parla di Wenzhou come la città della produzione dei pellami oppure di Yiwu come la città dove si producono calze, gadgets e decorazioni di Natale. Nel caso di Taizhou la segmentazione del mercato è ancora più marcata poiché ad ogni zona della città corrisponde un tipo di produzione diversa: Huangyan, ad esempio, è la zona di produzione di stampi per materie plastiche; Jiaojiang è la zona di produzione di automobili e macchine da cucire e Luqiao è rinomata per la produzione della plastica.
36 Shi Jinchuan, Qian Tao, op. cit., p. 29.
37 Lou Dong, op. cit., p. 4.
38 Shi Jinchuan, Qian Tao, op. cit., p. 29.
39 Ibid.
40 Lou Dong, op. cit., p. 4.
41 Tra i piani di sostegno alle imprese e sviluppo dell’economia regionale si ricorda, a titolo informativo, il piano 131 del 1995 ed i piani 211 e 128 del 2000 che prevedevano sgravi fiscali e debiti ripartiti per le aziende private.
42 Shi Jinchuan, Qian Tao, op. cit., p. 29.
43Dato riferito al 2006. Cfr. Han Bin, op. cit., p. 31.
44 Dati riferiti all’anno 2006, pubblicati dal governo di Taizhou al link: http://www.zjtz.gov.cn/ksp/4/_qt.jsp?node=1007  .
45 Cfr. dati forniti dal Comune di Taizhou reperibili ai link: http://www.zjtz.gov.cn/ksp/english/econ.htm e http://www.zjtz.gov.cn/ksp/4/_qt.jsp?node=1007  (rispettivamente per i dati anno 2004 e 2005-2006).
46 Il coefficiente di Gini della città di Taizhou, pari a circa 0,22 è il secondo dopo Wenzhou (circa 0,35) nella classifica delle città della provincia del Zhejiang che registra una media nel coefficiente dello 0,2042. Cfr. Lou Dong, op. cit., p. 2.
47 Ivi, p.5.
48 Zhu Zhongming, “Toushi Taizhou moshi. Tanfang quanmian fazhan” (Una prospettiva sul “Modello Taizhou”: Analisi di un modello di sviluppo completo), Jingji Qianyan (Posizioni d’avanguardia in economia), n. 5, maggio 2004, p. 17.
49 Ibid.

 

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