tuttocina
Google Web www.tuttocina.it

 

INDICE>MONDO CINESE>LA CINA STA SEGUENDO UNA PROPRIA STRADA VERSO LA DEMOCRAZIA?

POLITICA INTERNA

   La Cina sta seguendo una propria strada verso la democrazia?
Un'introduzione alle correnti del pensiero contemporaneo
(seconda parte)1

di WEI Nanzhi

1.Il lungo dibattito tra il neo-liberismo e la nuova sinistra.
Negli anni ’90 le condizioni interne e internazionali hanno costretto gli intellettuali cinesi a riesaminare le teorie democratiche occidentali in relazione al futuro politico del paese. L’intelligentsia si è schierata essenzialmente su due campi, quello del neo-liberismo, che si ispira alle teorie di F. A. Hayek2 e
quello della nuova sinistra, definita da Gan Yang come una “sinistra liberale”3. Tuttavia i confini tra i due schieramenti non sono stati mai ben definiti, dal momento che entrambi sostengono di essere gli eredi del neo-illuminismo degli anni ’804

a. Origini dell’etichetta “nuova sinistra”
L’etichetta “nuova sinistra” è stata usata per la prima volta alla fine degli anni ’90 dai liberali, i quali, come ha spiegato Wang Hui, «adottarono il termine, basandosi sull’identificazione negativa della “sinistra” con il tardo maoismo e ritenendo che quelle posizioni si rifacessero alla rivoluzione culturale. Fino al 1997 i liberali avevano attaccato chiunque criticasse la corsa verso il mercato come “conservatore”, come per esempio nel caso di Cui Zhiyuan5. Da quel momento in poi, il termine accusatorio standard è diventato “nuova sinistra”»6.

In realtà la nuova sinistra comprende un gruppo sparso e non compatto di scrittori e accademici ed è diventata una bandiera per molti elementi eterogenei, le cui opinioni spesso contrastano: intellettuali contrari al neo-liberismo o con opinioni diverse rispetto ad esso, seguaci del post-modernismo, del post-colonialismo, della teoria repubblicana, della scuola di Francoforte, studiosi del marxismo o dell’interpretazione di Mao del marxismo, social democratici e sostenitori del nazionalismo cinese7. Di conseguenza è difficile dare una definizione compiuta della nuova sinistra; ad esempio, Gan Yang ne considera i componenti liberali di sinistra8, mentre Wang Hui li chiama intellettuali critici9.

E’ innegabile che alcuni esponenti della nuova sinistra siano estremisti radicali che convergono con la vecchia sinistra nel sostenere la collettivizzazione e nel rimanere fedeli al marxismo. Sebbene entrambi gli schieramenti abbiano la stessa etichetta di sinistra, si basino sulla teoria socialista per la realizzazione di giustizia ed equità sociale, nel complesso la nuova sinistra non eredita il mantello della vecchia sinistra, dal momento che tra loro esistono divergenze su molti punti. Innanzitutto membri della vecchia sinistra sono i conservatori all’interno del Partito, mentre la nuova sinistra è costituita da intellettuali giovani o di mezza età, che in larga parte hanno studiato all’estero e sono disincantati rispetto all’Occidente. Inoltre la vecchia sinistra adopera concetti marxisti o maoisti tradizionali, mentre la nuova sinistra usa spesso concetti derivati da teorie occidentali10. Infine la prima difende l’eredità del maoismo e continua a sostenere l’economia pianificata, mentre la seconda auspica invece solo l’intervento dello Stato nell’economia di mercato e considera la leadership del Partito come una possibile forza di cambiamento.

Quello della nuova sinistra è quindi solo un termine usato per differenziarsi dalla vecchia sinistra e dai conservatori e non ha legami ideologici con la nuova sinistra occidentale degli anni ’60. Nell’accettare
la teoria del New Deal e nel dare priorità alla giustizia e all’equità sociale rispetto alla libertà politica, il pensiero dominante della nuova sinistra in Cina è molto simile a quello della socialdemocrazia.

b. Le diverse fasi del dibattito
Secondo Gan Yang, il confronto tra i due schieramenti ha avuto due fasi11. La prima, che va dal 1991 al 1997, è incentrata sul dibattito sulla rivista Ershiyi shiji (Ventunesimo secolo) di Hong Kong, attraverso articoli riguardanti la modernizzazione interna politica ed economica. A partire dal noto articolo di Wang Shaoguang del 199112, la nuova sinistra è andata sostenendo l’intervento dello Stato nel processo di trasformazione della Cina in base alla teoria del New Deal, criticando la corsa all’economia di mercato neoliberale e sottolineando la necessità di assicurare giustizia sociale. Tali posizioni sono state poi criticate dagli articoli di alcuni esponenti del neo-liberismo, quali Qin Hui13, Lei Yi14, Ji Weidong15 e Deng Zhenglai16. Durante questa prima fase, la nuova sinistra ha rappresentato solo una voce tra le altre, mentre i neo-liberisti occupavano le posizioni dominanti nell’intelligentsia. 

La seconda fase, dal 1997 in poi, si è focalizzata sui rapporti tra la Cina e il mondo esterno, soprattutto l’Occidente. A partire dall’articolo di Wang Hui, “La situazione del pensiero contemporaneo in Cina e
il problema della modernità”, pubblicato su una rivista letteraria di Hainan17, gli esponenti della nuova sinistra hanno messo in dubbio la modernizzazione occidentale, elaborando un modello multiculturale
nel quale emergeva l’indipendenza della civiltà cinese in un’atmosfera di globalizzazione capitalista. Essi auspicavano un’alternativa cinese all’economia di mercato liberista che fosse più vicina alle condizioni
della Cina e più sensibile agli interessi dei contadini e degli operai, dando priorità alla giustizia e all’equità sociale. Tali concezioni sono state poi confutate da intellettuali neo-liberisti quali Zhu Xueqin18, Wang Dingding19, Xu Youyu20, Qin Hui, Xu Jilin21 e Ren Jiantao22, dando vita così a un dibattito teorico su larga scala senza precedenti.

Seguendo le due fasi del dibattito, le origini della nuova sinistra risalgono a studiosi che sono stati influenzati da personaggi di sinistra nelle università occidentali, come Wang Shaoguang, Cui Zhiyuan e Gan Yang, che sono ritornati in Cina a metà degli anni ’90. Successivamente sono diventati membri della nuova sinistra molti altri studiosi formatisi in patria, come Wang Hui, Han Yuhai23, Kuang Xinnian24, Chen Yanggu, Wang Binbin25, etc. Quelli che hanno studiato all’estero e quelli che lo hanno fatto in Cina costituiscono due gruppi all’interno della nuova sinistra.

Invece gli esponenti del neo-liberismo sono economisti, esperti di diritto o di scienza politica, i quali possono essere distinti in liberisti economici come Zhang Shuguang26, Fan Gang27 e altri economisti dell’Istituto di Economia Tianze (Unirule); liberisti politici come Li Shenzhi28, Zhu Xueqin, Xu Youyu e Liu Junning29; liberisti di sinistra come Xu Jilin e Ji Weidong che credono nella “libertà eguale”; liberisti di centro come Qin Hui che sostengono la combinazione di “libertà” e “giustizia”30.

c. I principali temi dei due schieramenti
I dibattiti successivi tra i due schieramenti si sono focalizzati principalmente sui problemi della Cina nel periodo di transizione. Le due correnti si sono scontrate principalmente sui seguenti aspetti: si deve perseguire per prima la libertà o la giustizia? I neo-liberisti pongono per prima la libertà individuale e ritengono la protezione legale della proprietà privata come la base della libertà individuale31. Essi tendono a mutuare la teoria di Nozick per provare che i diritti individuali vengono prima del potere dello Stato32 e ritengono che l’eguaglianza non significhi assoluta eguaglianza di opportunità, ma eguale libertà di avere opportunità. Basandosi invece sul multiculturalismo, la nuova sinistra rigetta la supposta universalità dei diritti individuali difesi dai neo-liberisti. I suoi esponenti ritengono che il neo-liberismo non tenga conto delle differenze tra le culture, dal momento che esso presume l’esistenza di valori neutri. Comunque il multiculturalismo inevitabilmente porta a concezioni diverse su cosa è giusto in diversi paesi. L’adozione di valori universali e l’ignoranza dei valori di gruppi ristretti o marginali non riuscirebbero a proteggere il diritto di ogni persona e di conseguenza sarebbero ingiusti. La nuova sinistra è attaccata all’idea che la giustizia sociale debba essere il valore più importante33.

Cosa dovrebbe essere la libertà? Gli atteggiamenti dei due schieramenti derivano entrambi dalle due visioni della libertà di Isaiah Berlin. Il neo-liberismo preferisce la libertà negativa, cioè, il ritenere la libertà come l’essere “liberi da”, che significa liberi dal controllo o l’intervento dello Stato. Al contrario la nuova sinistra continua a reclamare una libertà positiva e così la considera come essere “liberi di”, che significa non solo essere liberi dal controllo o l’interferenza dello Stato, ma anche libertà di godere eguali libertà della istruzione, nella sanità e in altri campi34.

Cos’è la giustizia sociale? Entrambi gli schieramenti seriamente criticano l’ingiustizia sociale nella Cina di oggi. Il neo-liberismo sostiene che il sistema politico è la causa dell’ingiustizia sociale e ritiene che
l’ingiustizia cresce a causa del vecchio sistema di potere che produce una legislazione inadeguata35. Al contrario i teorici della nuova sinistra abitualmente considerano l’ingiustizia sociale come effetto negativo della privatizzazione, della diffusione dell’economia di mercato, della globalizzazione36. Per risolvere il problema dell’ingiustizia i neoliberisti auspicano l’approfondimento delle riforme economiche e l’allargamento della privatizzazione, della diffusione dell’economia di mercato, della globalizzazione. Ma soprattutto essi vorrebbero mettere in atto una profonda riforma politica dello Stato, facendo in modo
che l’economia di mercato assicuri eguaglianza nelle opportunità e giustizia nelle procedure37.

La nuova sinistra sostiene che l’economia di mercato permette ad alcuni funzionari di depredare legalmente la proprietà statale. Allo stesso modo ritiene che l’eguaglianza formale del neo-liberismo copre una sostanziale diseguaglianza. Essa tende ad incoraggiare il rafforzamento del potere dello Stato, adoperando la ricollocazione della forza lavoro per ridurre la diseguaglianza, limitando la privatizzazione e la diffusione dell’economia di mercato e infine modificando l’indirizzo delle riforme economiche38.

Come riformare il sistema politico in Cina? I neo-liberisti collegano tutti i problemi della Cina alla mancanza di democrazia costituzionale e così chiedono la fine del sistema del partito unico e l’istituzione di una democrazia rappresentativa39. Preferiscono la democrazia indiretta a quella diretta40 e sperano di portare la democrazia costituzionale in Cina. Anche la nuova sinistra chiede una riforma politica, auspicando la libertà attiva e la democrazia diretta in base al principio “prima di tutto eguaglianza e giustizia al primo posto”. I suoi esponenti ritengono che lo Stato debba assicurare la capacità di garantire partecipazione pubblica e supervisione41; essi vogliono realizzare prima una democrazia economica da estendere poi alla sfera politica42.

Che cos’è la modernità? I neo-liberisti considerano la modernità in base ai valori liberali universali occidentali e i sistemi sociali, compresa la libertà, la democrazia, l’individualismo, l’economia di mercato, etc.43 Wang Hui è stato il primo a criticare questa concezione di modernità. La nuova sinistra crede che il sistema capitalistico sia ingiusto e che la sua ideologia non possa funzionare come base universale di moralità politica. Avendo una combinazione di varie fonti, compreso il socialismo, il postmodernismo, la teoria del New Deal, la cultura tradizionale cinese e il nazionalismo, la nuova sinistra critica la capitalizzazione globale e ricerca “un’alternativa cinese”44.

2. Il dibattito in altre correnti di pensiero
La complessità della situazione in Cina negli anni ’90 ha dato vita a diverse correnti di pensiero, le quali non possono essere semplicisticamente ricondotte alla contrapposizione neo-liberismo/ nuova sinistra. Fang Ning sostiene che esistono tre correnti principali: il neo-liberismo, la nuova sinistra e il nazionalismo45. Xu Jilin ritiene invece che possano essere considerate cinque tendenze: lo sviluppismo, il liberismo di Hayek, il liberismo di sinistra, il neoconservatorismo e la nuova sinistra46. In aggiunta a ciò, a mio avviso, il Nuovo Confucianesimo deve essere considerato come un’altra delle correnti principali. Inoltre il dibattito tra gli intellettuali è da una parte profondamente radicato nel processo di sviluppo della Cina e in un’ampia comprensione delle teorie occidentali e dall’altra intrecciato strettamente con le riforme ideologiche del Partito.

a. Lo sviluppismo
In base allo slogan “lo sviluppo è una verità inconfutabile” (fazhan shi yingdaoli), lo sviluppismo autoritario è stato parte dell’ideologia dominante sia nel periodo denghista che in quello successivo. Fautori di questa corrente sono stati molti economisti liberali, tra cui Liu Ji, che occupano attualmente posizioni dominanti. Partendo da teorie economiche liberali come quelle di Milton Friedman, essi venerano lo sviluppo economico come una panacea e conseguentemente promuovono la privatizzazione, la tutela della proprietà privata e la trasformazione delle imprese. Essi considerano l’ingiustizia sociale come una difficoltà temporanea che può essere interamente risolta da un alto tasso di sviluppo economico. La negazione della democrazia, della giustizia sociale e della morale rende l’aumento del Pil l’unico criterio. Per di più questo tipo di pensiero è diventata per i nuovi ricchi la base teorica per difendere i propri interessi47.

A partire dalla metà degli anni ’90, lo sviluppismo è stato seriamente criticato dagli intellettuali sia neo-liberisti che della nuova sinistra. Qin Hui ritiene che l’attuale pensiero sviluppista abbia superato il limite dell’equità di Nozick, dal momento che gli economisti incoraggiano l’abuso di potere e dei diritti di proprietà48. Wang Hui sostiene che lo sviluppismo ha prodotto nuove ingiustizie sociali e ostacoli alla
democrazia; a suo avviso, la protezione legale della privatizzazione non è una protezione dei diritti di proprietà, ma del processo illegale di distribuzione49

b. Il neo-conservatorismo
Il pensiero neo-conservatore risale al periodo tra metà e fine degli anni ’8050 quando a Shanghai si sviluppò la cosiddetta “scuola meridionale” del neo-autoritarismo51. Per combattere il disordine sociale e lo strapotere dei funzionari, i fautori del neo-autoritarismo sostenevano che fosse necessaria una nuova autorità potente e moderna per coordinare e gestire l’ordine sociale e guidare il processo di modernizzazione. Erano contrari allo sviluppo della democrazia prima dell’affermazione dell’economia di mercato. L’idea di un “buon governo” deriva dal neo-autoritarismo e in larga misura è stata assorbita nell’ideologia ufficiale e integrata nella corrente dello sviluppismo, in modo tale da rendere il neo-autoritarismo non più una corrente di pensiero indipendente.

Nel corso del dibattito “radicalismo o conservatorismo”, un gruppo di intellettuali è ritornato al neo-autoritarismo in virtù di una preoccupazione per il cambiamento del sistema politico, del tessuto sociale e del ruolo del mercato. Essi miravano a istituire uno Stato corporativo per fronteggiare i conflitti tra lo Stato, l’elite e la popolazione52. Il punto centrale del loro pensiero era la stabilità politica interna, oltre ad altri temi quali la critica del radicalismo democratico, l’enfasi su di una potente autorità centrale e il rafforzamento dell’ideologia53.

Famoso per le sue posizioni neo-conservatrici è Xiao Gongqin, il quale ritiene che il radicalismo ha avuto un ruolo negativo nel processo di modernizzazione della Cina54. Egli sostiene che, al fine di promuovere la modernizzazione, è necessario per lo Stato ricentralizzare l’autorità politica usando come modello i valori simbolo della cultura cinese tradizionale. Favorendo un graduale sviluppo dell’economia di mercato, egli ritiene il miglioramento dell’efficienza dello Stato autoritario necessario per risolvere tutti i conflitti. Xiao suddivide l’intelligentsia in tre gruppi: liberali, neo-conservatori e nuova sinistra, che critica come estremamente radicale, mentre sostiene la globalizzazione neo-liberista55.

Un altro esponente del neo-conservatorismo è Wang Huning56, che ha introdotto le idee neo-con- servatrici nell’ideologia ufficiale del Pcc: infatti “stabilità” e “sviluppo” sono diventati gli slogan più importanti degli anni ’90. L’analisi di Wang parte dall’erosione dell’effettivo potere centrale per avanzare la necessità che lo Stato dia prova della sua legittimità. 

Il fine dell’edificazione di uno Stato autoritario è condivisa anche da Kang Xiaoguang, il quale basandosi sulla teoria del corporativismo è diventato una importante figura anche nella promozione del Nuovo
Confucianesimo57.

c. Il nazionalismo
E’ necessario distinguere due fasi del nazionalismo cinese, una vecchia che va dalla seconda metà del XIX secolo al 1949 e una nuova degli anni ’90 del 1900. La prima fu una legittima risposta all’aggressione straniera e un’aspirazione all’indipendenza nazionale. La seconda, basandosi sul nazionalismo preservato nella memoria storica, è stata stimolata dai conflitti tra la Cina e l’Occidente generati dalla globalizzazione. Anche questa seconda fase del nazionalismo non nasce dall’interno ma è provocata dall’esterno58. Il nuovo nazionalismo rifiuta la completa apertura del paese, incoraggia l’adozione di misure economiche protezionistiche e di un equilibrio tra efficienza ed uguaglianza. Non accetta l’universalità dei valori occidentali e promuove lo sviluppo dell’industria strategica59.

Nel 1990 He Xin, in un discorso all’università di Pechino, rese noto per la prima volta il suo nazionalismo radicale, sostenendo poi in seguito che il nazionalismo sarebbe dovuto essere una fonte di legittimità per il Pcc60. Da quel momento i dibattiti sul nazionalismo sono stati molto intensi all’interno dell’intelligentsia, arrivando a definire tre tipi di nazionalismo: politico, economico e culturale. Il concetto politico di nazione è stato introdotto da Gan Yang61, mentre l’accezione economica è stata sviluppata da economisti di sinistra quali Yang Fan, Fang Ning e Wang Xiaodong, i quali hanno mostrato viva preoccupazione per la crisi della nazione economica62. Ma è sul nazionalismo culturale che si sono svolti i dibattiti più importanti, nei quali Sheng Hong63 e Kang Xiaoguang64 hanno auspicato la protezione della cultura cinese tradizionale.

Mentre il neo-liberalismo spinge la Cina a promuovere la cooperazione internazionale65, il nuovo nazionalismo è deciso a dire no all’egemonia americana; anche la nuova sinistra mostra un atteggiamento positivo verso il nuovo nazionalismo. Di conseguenza l’incapacità del neo-liberalismo di far spazio al nuovo nazionalismo lo ha alienato dalla maggioranza della popolazione, soprattutto dalle generazioni più giovani, portandoli ad avvicinarsi alla nuova sinistra. In questo senso sia il nuovo nazionalismo che la nuova sinistra condividono posizioni di sinistra, sebbene molto distanti.

Poiché il nuovo nazionalismo auspica la modernizzaizone della Cina mediante il rafforzamento dello Stato-partito unico, esso è divenuto una nuova fonte di legittimità per il Pcc66. Il nazionalismo addebita tutti i problemi politici, economici e sociali ai conflitti tra la Cina e l’Occidente. La nuova sinistra critica la politica del Partito e del governo e chiede conseguenti riforme per cercare “un’alternativa cinese”. Essa enfatizza le differenze tra classi e gruppi sociali, dedicandosi a proteggere operai, contadini e tutti i ceti svantaggiati.

d. Il Nuovo Confucianesimo
Sebbene per migliaia di anni il Confucianesimo abbia dominato i valori politici e morali in Cina, attualmente un vuoto di moralità è stato prodotto dalla critica e abolizione della cultura tradizionale a partire dal Movimento del 4 maggio, come pure dall’impatto delle riforme sulla moralità socialista. Ciò nonostante i valori confuciani ancora continuano ad influenzare il modo di vivere delle famiglie cinesi. A causa degli attuali conflitti sociali, dell’individualismo estremo auspicato dal neo-liberismo di Hayek, delle spinte del nazionalismo radicale, sia il governo che molti intellettuali hanno prestato attenzione alla rinascita del Nuovo Confucianesimo.

Il Nuovo Confucianesimo contemporaneo (Dangdai xin rujia o Dangdai xin ruxue)67 ritiene di essere attualmente depositario della trasmissione dei valori confuciani tradizionali, ma deve essere però distinto dal Neo-confucianesimo di epoca Song (960-1127) e dei secoli successivi68

L’Accademia internazionale per la cultura cinese fondata nel periodo del neo-illuminismo ha giocato un ruolo importante nel preservare le teorie della cultura cinese tradizionale; il dibattito sul Confucianesimo è durato per tutto il trentennio delle riforme, incoraggiato dalla trionfante corrente del Confucianesimo sviluppatasi a Singapore e in Corea del sud. Il Nuovo Confucianesimo, di cui i principali rappresentanti sono Jiang Qing, Chen Ming e Kang Xiaoguang, recupera i valori confuciani per affrontare i problemi politici e sociali della Cina contemporanea.

Jiang Qing è fautore della “politica della via del Sovrano”69, del “Confucianesimo politico”70 e della “dottrina confuciana Gongyang”71.

Chen Ming, è l’editore di un’importante rivista di studi confuciani Yuandao (La via delle origini), è fautore del “Confucianesimo culturale” e di una “Nuova interpretazione della religione confuciana” (Rujiao)72.

Kang Xiaoguang è noto per il suo auspicio di una nuova religione confuciana come religione di Stato, che possa formare il cuore dell’ideologia cinese e di un rinnovamento culturale. Egli sostiene che la Cina non debba ulteriormente occidentalizzarsi, ritenendo che la democrazia liberale possa danneggiare la stabilità sociale e politica. Il Confucianesimo sarebbe capace di fornire un indirizzo morale ai ricchi e di offrire principi morali alla popolazione73. Egli ritiene che un “governo benevolo” potrebbe aiutare la Cina a mantenere i vantaggi dello status quo e a eliminarne gli svantaggi. Egli enfatizza il ruolo del nazionalismo culturale74 ed apprezza il sistema dello shanrangzhi, cioè il sistema di abdicare e trasferire “la corona” a un’altra persona, il modo in cui è avvenuto il trasferimento di poteri da Deng Xiaoping a Jiang Zemin e da quest’ultimo a Hu Jintao75.

Si potrebbe sostenere che il Nuovo Confucianesimo abbia influenzato direttamente le politiche dell’attuale gruppo dirigente e l’evoluzione dell’ideologia del Partito. Da una parte, per evitare polarizzazioni e conflittualità sociali, il modo di procedere è stato quello di una linea politica moderata, che si avvicina a quella del Giusto mezzo confuciano (Zhongyong). Dall’altra la teoria della “società armoniosa”76 è un misto di marxismo, socialismo, confucianesimo, neo-conservatorismo, liberalismo, ecc., secondo quanto esposto nei Dialoghi “He er bu tong”, “perseguire l’armonia non la conformità”. Invece del precente consenso sulle riforme, il Pcc cerca un equilibrio tra i diversi gruppi di interesse per perseguire ulteriori riforme nell’armonizzazione sociale e per costruire una società armoniosa.

3. Le teorie sul periodo di transizione in Cina
Il processo di sviluppo in Cina a partire dalle riforme è unico al mondo. Dal momento che il fenomeno cinese non può essere analizzato compiutamente utilizzando le teorie esistenti77, la crescente autostima nazionale incoraggia gli intellettuali a cercarne le origini nella tradizione cinese, effettuando ricerche sulla specificità della realtà cinese.

Gan Yang ha concluso che ci sono tre tradizioni in Cina: primo, la tradizione liberale formatasi a partire dalle riforme che enfatizza la libertà e il diritto di assicurare il funzionamento dell’economia di mercato; secondo, la tradizione egualitaria formatasi nel periodo maoista, che costituisce la base teorica principale delle richieste delle masse a partire dalla metà degli anni ’90; terzo, la tradizione cinese indigena o la tradizione confuciana, che è profondamente radicata nella moralità cinese e nei rapporti familiari78.

Le tre tradizioni sopracitate non solo caratterizzano la peculiare condizione della Cina, ma formano altresì le risorse teoriche delle maggiori tre correnti di pensiero: il neo-liberismo, la nuova sinistra e il Nuovo Confucianesimo. Riguardo alla causa della polarizzazione della ricchezza in Cina le loro spiegazioni divergono: per il neo-liberismo essa è da addebitare al potere senza restrizioni, per la nuova sinistra al dominio del capitale, per il Nuovo Confucianesimo all’assenza della cultura politica tradizionale.

Comunque le barriere ideologiche non sono così rigide. La sociologia della transizione di Sun Liping fornisce una speciale analisi dei problemi indigeni delle riforme cinesi79. Qin Hui, dalla prospettiva della politica economica, studia le economie in transizione e il modo di realizzare la giustizia sociale prendendo in prestito le teorie del liberalismo e della socialdemocrazia80. Gan Yang ha descritto una sorta di “Repubblica socialista confuciana” combinando insieme le tre tradizioni81. Kang Xiaoguang sostiene che il “governo retto” (renzheng) non deve necessariamente opporsi ai principi basilari della democrazia82.

In contrasto con la venerazione della validità universale della democrazia occidentale negli anni ’80, oggi gli intellettuali cinesi accettano il fatto che la multiformità della crisi cinese abbia bisogno di soluzioni pluralistiche. Il periodo di transizione in Cina richiede quindi un modello teorico di transizione aperto e basato sulla propria tradizione83.

(Testo della conferenza tenuta dall’Autrice il 24 aprile 2008 presso il Dipartimento di Lingue e culture contemporanee dell’Università Statale di Milano, con la presentazione di Pasquale Pasquino, docente di “Law and Politics” presso la New York University)


(traduzione, adattamento dell’originale e note a cura di Marina Miranda) 

MONDO CINESE N. 136, LUGLIO - SETTEMBRE 2008

Note


1Nella prima parte di questo saggio apparsa sul precedente numero 135, l’Autrice ha trattato del movimento neo-illuminista degli anni ’80 (N.d.t.).
2 Eamonn Butler, Hayek: His Contribution to the Political and Economic Thought of Our Time, R&R Books, San Jose, Calif., 1985 (N.d.t.).

3 Wang Chaohua, One China, Many Paths, New York, Verso, 2003, p. 28.

4 Wang Hui, “1989 shehui yundong yu xin ziyouzhuyi de lishi genyuan” (Il movimento sociale del 1989 e le radici storiche del neo-liberismo), Taiwan Shehui Yanjiu Jikan, n. 6, 2001; Liu Xin, “Can Liberalism Take Root in China?”, http://www2.britishcouncil.org/china-education-scholarships-china-studies-grantawardlist-nickanddavid4.pdf.  .

5 Cui Zhiyuan, “Introduction to Roberto Unger’s Politics”, http://www.robertounger.com/cui.htm  ; si veda anche, Hu Shaohua, Explaining Chinese Democratization, London, Praeger, 2000 (N.d.t.).

6 Wang Chaohua, op.cit., p. 62.

7 Dale Wen, China Copes with Globalization --- A Mixed Review, International Forum On Globalization, 2006, http://www.ifg.org/pdf/FinalChinaReport.pdf  .

8 Gan Yang, “Zhongguo Ziyou Zuopai de Youlai” (Origini della sinistra liberale in Cina), in Sichao: Zhongguo xin Zuopai ji qi Yingxiang (Correnti di pensiero: la nuova sinistra in Cina e la sua influenza), a cura di Gong Yang, Beijing, Zhongguo Shehui kexue chubanshe, 2003, pp. 110-20.

9 Pankja Mishra, “China’s New Leftist”, New York Times, internet ed., 16.10.05.

10 Gan Yang, op.cit.

11 Ibid.

12 Si veda la nota 40 della prima parte, “Jianli yige qiang you li di minzhu guojia - Lun ‘zhengquan xingshi’ yu ‘guojia nengli’ de qubie” (Costruire uno Stato forte e democratico: le differenze sulla forma di potere e sulla capacità dello Stato), http://www.cuhk.edu.hk/gpa/wang_files/Strong.pdf  (N.d.t.).

13 Qin Hui, Wenti yu Zhuyi: Qin Hui Wenxuan (Problemi e dottrine: testi scelti di Qin Hui), Changchun, Changchun chubanshe, 1999; “Dividing the big family assets”, New Left Review, internet ed., n. 20, marzo-aprile 2003; “Qin Hui on Democratic Government and Civic Society in China”, 19.10.06, http://zonaeuropa.com/20061021_1.htm  (N.d.t.).

14 Lei Yi, Lishi de Liefeng: Jindai Zhongguo yu You’an Renxing (Le crepe della storia: la Cina moderna e la natura umana oscura), Guilin, Guangxi Shifan Daxue chubanshe, 2007 (N.d.t.).

15 Ji Weidong, “Rang women lai chongjian zhengzhi gongshi” (Facciamo in modo di ritrovare il consenso politico), http://www.tylf.net/xuejie/wangvsji.html  ; Id., “Legal education in China: a great leap forward of professionalism”, Kobe University
Law Review, internet ed., n. 39, 2006 pp. 1-21; Id., “Judicial reform in China and its political implications”, http://www.reds.msh-paris.fr/communication/docs/weidong.pdf  (N.d.t.).

16 Deng Zhenglai, Guojia yu Shehui: Zhongguo Shimin Shehui Yanjiu (Lo Stato e la società: studi sulla società civile in Cina), Chengdu, Sichuan Renmin chubanshe, 1997. Deng è il principale traduttore dei testi di Hayeck in cinese (N.d.t.).

17 Wang Hui, “Dangdai Zhongguo de sixiang zhuangkuang yu xiandaixing wenti” (La Cina contemporanea e il problema della modernità), Tianya, n. 5, 1997.

18 Zhu Xueqin, Daode Lixiang Guo de Fumie (Il declino del paese morale ideale), Shanghai, Sanlian, 2004. Zhu Xueqin, “1998, ziyouzhuyi xueli de yanshuo” (1998, the philosophical discourse of liberalism), in Shuzhaili de geming: Zhu Xueqin wenxuan (La rivoluzione nello studio: testi scelti di Zhu Xueqin), Changchun, Jilin Renmin chubanshe, 1999 (N.d.t.).

19 Wang Dingding, “Zhongguo jiushiniandai gaigede zhengzhi jingjixue wenti” (Le questioni di politica economica nella riforma cinese degli anni ’90), Ershiyi shiji, n. 6, 1999, pp. 23-29 (N.d.t.).

20 Xu Youyu, “Ziyouzhuyi yu dangdai Zhongguo” (Liberalismo e Cina contemporanea), Kaifang Shidai, maggio-giugno 1999, pp. 43-51 (N.d.t.).

21 Xu Jilin, Zhishifenzi lichang – Jijin yu baoshou zhijian de dongdang (Le posizioni degli intellettuali – Oscillazioni tra radicalismo e conservatorismo), Changchun, Shidai wenyi chubanshe, 1999; Id., Xu Jilin zi xuanji (Opere scelte di Xu Jilin), Guilin, Guangxi Shifan Daxue chubanshe, 1999; Timothy Cheek, “Xu Jilin and the Thought Work of China’s Public Intellectuals”, The China Quarterly, n. 186, 2006, pp. 401-420 (N.d.t.).

22 Ren Jiantao, “Jiedu xinzuopai” (Letture sulla nuova sinistra), in Zhishifenzi Lichang - Ziyouzhuyi Zhizheng yu Zhongguo Sixiangjie de Fenhua, (Le posizioni degli intellettuali – Dibattito sul liberalismo e la scissione tra l’intelligentsia cinese), Changchun,
Shidai wenyi chubanshe, 1999, pp. 212-213 (N.d.t.).

23 Han Yuhai, “Ziben dengyu ziyouhua ma?” (Il capitale equivale alla liberalizzazione?), Kexue shibao, 3.1.99; Id., “Zai ziyouzhuyi zitaide beihou” (Dietro la posa del liberalismo),  settembre 1998.

24 Kuang Xinnian, “Minzuzhuyi yu Zhongguo” (Il nazionalismo e la Cina), http://www.hexinbbs.com/article/ShowArticle.asp?ArticleID=3   
.
25 Wang Binbin, Wang shi he kan ai (Chi riesce a sopportare il dolore per le cose passate?), Wuhan, Changjiang Wenyi chubanshe, 2005 (N.d.t.).

26 Zhang Shuguang, Mao’s Military Romanticism: China and the Korean War, 1950-1953, University Press Of Kansas, Lawrence KS, 1995 (N.d.t.).

27 Fan Gang, “China’s Economic Growth and Structural Reforms After WTO Membership”, http://www.eviangroup.org/p/55.pdf  (N.d.t.).

28 Li Shenzhi, Fengyu canghuang wushinian – Li Shenzhi wenxuan (Cinquant’anni di sollevazioni e baratri – Testi scelti di Li Shenzhi), Hong Kong, Mingbao chubanshe, 2004; si veda anche, Maria Rita Masci, “Cinquant’anni di Partito al potere: le amare riflessioni di Li Shenzhi, un intellettuale ‘contro’”, Mondo Cinese, n. 113, ottobre-dicembre 2002, pp. 39-46 (N.d.t.).

29 Liu Junning, “Ziyouzhuyi: jiushi niandai de ‘bu su zhi ke’” (Liberalismo: “l’ospite inatteso” degli anni ’90 ), Nanfang Zhoumo, internet ed., 29.5.98 (N.d.t.).

30 Xu Jilin, Luo Gang, Qimeng de Ziwo Wajie, (L’auto disintegrazione del neo-illuminismo), Changchun, Jilin Renmin chubanshe, 2007, pp. 194-99.

31 Xu Youyu, op.cit.

32 Liu Junning, “Geren quanli de youxianxing” (Priorità dei diritti individuali), www.Chinesenewletter.com  , 13.12.2000.

33 Wang Hui, “Chengren de Zhengzhi, Wanminfa yu Ziyouzhuyi de kunjing” (La situazione imbarazzante della politica ‘adulta’, delle legislazione del popolo e del liberalismo), Ershiyi Shiji, n. 2, 1997.

34 Leslie Hook, “The Rise of China’s New Left”, Far Eastern Economic Review, aprile 2007, http://www.feer.com/archives/essays?wp_month=4&wp_year=2007&wp_day=false&wp_start=0 
.
35 Xu Youyu, op.cit.

36 Han Yuhai, op.cit.

37 Qin Hui, “Gongzheng lun” (Sull’equità), Tianpingji, Xinhua Publishing House, 1997.

38 Mark Leonard, “China’s new intelligentsia”, Prospect Magazine, n. 144, marzo 2008, http://www.prospect-magazine.co.uk/printarticle.php?id=10078  .

39 Liu Junning, Gonghe, Minzhu, Xianzheng (Repubblica, Democrazia e Governo costituzionale), Shanghai, Shenghuo-Dushu-Xinzhi chubanshe, 1998. 

40 Liu Juning, “Zhijie minzhu yu jianjie minzhu: jinyi, haishi fanyi?” (Democrazia diretta e indiretta: sinonimi o contrari?), Gonggong Luncong, n. 5, 1998. 

41 Gan Yang, “Fan minzhu de ziyouzhuyi haishi minzhu de ziyouzhuyi” (Liberalismo democratico o anti-democratico?), Ershiyi Shiji, n. 2, 1997.

42 Wang Shaoguang, “Xiaolu, gongping, minzhu” (Efficienza, equità e democrazia), Ershiyi Shiji, n. 12, 1994.

43 Li Shenzhi, “Hongyang Beida de Ziyouzhuyi chuantong” (Portiamo avanti la tradizione liberale dell’Università di Pechino), in Beida Chuantong yu Jinxiandai Zhongguo (La tradizione dell’Università di Pechino e la Cina moderna), a cura di Liu Juning, Beijing, Renshi chubanshe, 1998.

44 Wang Hui, “Dangdai Zhongguo de Sixiang Zhuangkuang yu Xiandaixing Wenti”, op.cit.

45 Fang Ning, “Yingxiang Zhongguo de sanda shehui sichao” (Tre correnti sociali che influenzano la Cina), Fudan Zhengzhi Pinglun, n. 4, 2006.

46 Xu Jilin, Luo Gang, op.cit., p. 37.

47 Ibid.

48 Qin Hui, “Zhuangui jingjixue zhong de gongzheng wenti” (Il problema della esattezza nella scienza economica in trasformazione), Zhanlüe yu Guanli, n. 2, 2001.

49 Wang Hui, “Dangdai Zhongguo de sixiang zhuangkuang yu xiandaixing wenti”, op.cit.

50 Joseph Fewsmith, “Neoconservatism and the end of the Dengist era”, Asian Survey, vol. 35, n. 7, 1995, p. 637.

51 Tra le due scuole del neo-autoritarismo, quella settentrionale è rappresentata da Wu Jiaxiang e Zhang Bingjiu, i quali sostengono che l’economia di mercato può essere introdotta dall’alto; alla scuola meridionale appartiene invece Xiao Gongqin, il quale sostiene la graduale applicazione dell’economia di mercato

52 Xu Jilin, Luo Gang, op.cit.

53 Feng Chen, “Order and Stability in Social Transition: Neoconservative Political Thought in Post – 1989 China”, The China Quarterly, n. 151, settembre 1997, pp. 593-613.

54 Xiao Gongqin, “‘Yan Fu beilun’ yu jindai xinbaoshou zhuyi biange guan” (Il ‘paradosso di Yan Fu’ e la visione neo-conservatrice del cambiamento), in Xiao Gongqin ji (Opere di Xiao Gongqin), Harbin, Heilongjiang jiaoyu chubanshe, 1995; se ne veda la traduzione in Chinese Law and Government, vol. 30, n. 6, 1999 (N.d.t.).

55 Xiao Gongqin, “Xin zuopai yu dangdai Zhongguo zhishifenzi de sixiang fenhua” (La nuova sinistra e la differenziazione contemporanea degli intellettuali cinesi), http://www.tecn.cn/data/detail.php?id=2825  , 20.3.04 .

56 J. Fewsmith, op.cit.

57 Kang Xiaoguang, “Lun hezuozhuyi guojia” (Sullo Stato corporativista), Zhanlüe yu Guanli, n. 5, 1999.

58 Wang Shaoguang, “Nationalism and Democracy: Second Thoughts”, www.cuhk.edu.hk/gpa/wang_files/  , 30.3.03.

59 Fang Ning, op.cit.

60 He Xin, On Globalization and Nationalism, http://www.hexinnet.com  .

61 Gan Yang, “Zouxiang ‘Zhengzhi minzu’” (Verso una nazione politica), Dushu, n. 10, 2002.

62 Wang Xiaodong, Fang Ning e Song Qiang, Quanqiuhua yingyingxiade Zhongguo zhi lu (La via cinese sotto l’ombra della globalizzazione), Beijing, Zhongguo Shehui Kexue, 1999.

63 Sheng Hong, “Shenme shi wenming” (Cos’è la cultura), Zhanlüe yu Guanli, n. 5, 1995.

64 Kang Xiaoguang, “Wenhua Minzuzhuyi lungang” (Sul nazionalismo culturale), Zhanlüe yu Guanli, n. 2, 2003.

65 Xu Youyu, op.cit.

66 Zheng Yongnian, Globalization and State Transformation in China, Cambridge, Cambridge University Press, 2004.

67 La periodizzazione del movimento confuciano contemporaneo è piuttosto controversa, dato che le sue radici, secondo alcuni, risalirebbero agli inizi del XX secolo, per poi svilupparsi negli anni ’40-’50; tuttavia la tesi più attendibile appare quella di John Makeham (New Confucianism: a Critical Examination, New York, Palgrave-Macmillan, 2003), secondo cui il Nuovo Confucianesimo si sarebbe affermato come scuola filosofica con caratteristiche proprie e ben distinte solo a partire dagli anni ’70 del 1900. Si veda inoltre, Daniel A. Bell, Hahm Chaibong, (a cura di), Confucianism for the Modern World, Cambridge, Cambridge University Press, 2003; Umberto Bresciani, Reinventing Confucianism: The New Confucian Movement, Taipei Ricci Institute for Chinese Studies, Taipei, Taiwan, 2001; Seong Hwan Cha, “Modern Chinese Confucianism: The Contemporary Neo-Confucian Movement and its Cultural Significance”, Social Compass, n. 50, 2003, pp. 481-491; John Makeham, “Guo Qiyong and Zheng Jiadong on New Confucianism”, Contemporary Chinese Thought, vol. 36, n. 2, inverno 2004, pp. 3-17 (N.d.t.).

68 A differenza di altri sistemi filosofici, il Confucianesimo ha avuto la straordinaria capacità di sopravvivere attraverso le varie epoche e fasi della storia della Cina, grazie alla sua estrema adattabilità e permeabilità, incorporando e riadattando dottrine e filosofie diverse. Il pensiero di Confucio subì una sostanziale trasformazione durante il periodo Song, ad opera di Zhu Xi (1130-1200), il quale, elaborando la metafisica buddista, dette vita a un nuovo sincretismo filosofico che prese il nome di Neo-confucianesimo. Successivamente la scuola neo-confuciana fu arricchita da nuovi contributi: in epoca Ming (1368-1644), Wang Yangming (1472-1529), ampliando il processo della “conoscenza intuitiva”, sviluppò all’interno di essa una corrente “idealista” (N.d.t.).

69 Jiang Qing, Shengming Xinyang yu Wangdao Zhengzhi (Vita, credo e la Politica della via del Sovrano), Taiwan, Yangshengtang Culture Ltd., 2004. 

70 Jiang Qing, Zhengzhi Ruxue: Dangdai Ruxue deZhuanxiang,Tezhi yu Fazhan (Il Confucianesimo politico: le particolarità in trasformazione e lo sviluppo del Nuovo Confucianesimo contemporaneo), Shenghuo-Dushu-Xinzhi chubanshe, 2003.

71 Jiang Qing, Gongyangxue Yinlun (Sulla dottrina Gongyang), Shanyang, Liaoning Renmin chubanshe, 1997.

72 Chen Ming, Ruxue de Lishi Wenhua Gongneng (La funzione storica e culturale del Confucianesimo), Xuelin chubanshe, 1997.

73 Kang Xiaoguang, “Weilai san wu nian Zhongguo dalu zhengzhi wending xing wenxi” (Analisi della stabilità politica della Cina continentale nei prossimi trecinque anni), Zhanlue yu Guanli, n. 3, 2002.

74 Kang Xiaoguang, “Wenhua Minzuzhuyi Lungang”, op.cit

75 Kang Xiaoguang, “Renzheng: Weiquanzhuyi Guojia de Hefaxing Lilun” (Il governo benevolo: teoria legittimatrice di uno Stato autoritario), Zhanlüe yu Guanli, n. 2, 2004.

76 M. Miranda, “Il 6° Plenum del Pcc tra lotte di potere e ‘armonia’ confuciana”, Mondo Cinese, n. 129, ottobre-dicembre 2006, pp. 5-18 (N.d.t.).

77 Hong Zhaohui, Zhongguo Teshu Lun: Zhongguo Fazhan de Kunhuo he Lujing (Sulla particolarità della Cina: confusione e percorso dello sviluppo cinese), New York, Kejie Publishing House, 2004.

78 Gan Yang, “Zhongguo Daolu: Sanshi Nian yu Liushi Nian” (La via cinese: trenta e sessant’anni), Dushu, n. 6, 2007.

79 Sun Liping, Zhuanxing yu Duanlie (Transizione e rottura), Beijing, Qinghua Daxue chubanshe, 2004; Shiheng: Duanlie Shehui de Yunzuo Loji (Squilibri: la logica operativa di una società frammentata), Beijing, Shehui Kexue Wenxian chubanshe, 2004; “Societal Transition: New Issues in the Field of the Sociology of Development”, Modern China, vol. 34, n. 1, 2008.

80 Qin Hui, Jin Yan, Jingji Zhuangui yu Shehui Gongping (Transizione economica e giustizia sociale), Henan Renmin chubanshe, 2002.

81 Gan Yang, “Zhongguo Daolu: Sanshi Nian yu Liushi Nian”, op.cit.

82 Kang Xiaoguang, “Renzheng: Weiquanzhuyi Guojia de Hefaxing Lilun”, op.cit.

83 Xu Jilin, Luo Gang, Qimeng de Ziwo Wajie, op.cit., pp. 248-50.

 

CENTRORIENTE - P. IVA 07908170017 - CF PSCMRA56R30H856T

Copyright Centroriente 1999-2012