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Ricordo del Presidente Vittorino Colombo

 

 

Quest’anno ricorre il X anniversario della scomparsa del Sen. Vittorino Colombo, Fondatore dell’Istituto Italo Cinese e promotore della rivista Mondo Cinese insieme a Franco Demarchi. La figura di Vittorino Colombo e il suo lungo rapporto di amicizia con la Cina sono stati ricordati in un Convegno tenutosi ad Albiate il 9 giugno 2006, cui hanno preso parte, tra gli altri, anche l’On. Franco Marini. Riportiamo qui l’intervento del Presidente Cesare Romiti, attuale Presidente dell’Istituto Italo Cinese e il contributo del dr. Chen Baoshun, ex Console generale della Repubblica Popolare Cinese a Milano durante la Presidenza di Vittorino Colombo all’Istituto.



CESARE ROMITI

A 10 anni dalla scomparsa del Presidente Vittorino Colombo la sua figura, il suo operato, il suo pensiero sulla Cina rimangono di grande attualità. Egli è ancora oggi punto di riferimento, come altre figure di italiani (basti pensare a Ricci, Tucci, Calamandrei…), per avere valorizzato e incrementato i rapporti tra Italia e Cina.
Oggi tutti parlano di Cina, ma nel 1970 quando questo Paese rappresentava una realtà quasi sconosciuta, politicamente emblematica, separata da ogni contesto economico e sociale, voler varcare la cortina di bambù si era considerati dei temerari.
Per un uomo come Colombo, politicamente democristiano e religiosamente cattolico, questo suo scommettere sulla Cina politicamente comunista e agnostica poteva suscitare giudizi poco lusinghieri. Ma è degli uomini che segnano la storia anticipare i tempi e vedere al di là dei luoghi comuni.
Colombo era fortemente impressionato dallo spessore culturale di questo Paese, dall’estensione territoriale, dal suo miliardo di abitanti, dalla radicalizzazione ideologica e nello stesso tempo dall’uniformità del vivere, pensare, vestire tanto da far apparire la Cina un Paese in cui l’ideologia ugualitaria era riuscita a trovare un luogo geografico in cui si era potuta realizzare.
Questiaspettistimolaronolasuaattenzioneeildesideriodiapprofondimento. In questa scelta era in buona compagnia perché incoraggiato da Giorgio La Pira. Il 15 febbraio 1969 gli scriveva: “La prua della nave deve essere sempre orientata verso Pechino” ed ancora “ Continuare [sino in fondo!] l’operazione Cina!”. La convinzione dell’importanza della Cina non poteva e non doveva rimanere semplice intuizione: da qui la determinazione di costituire un Istituto (17 marzo 1971) che fosse, per usare una sua espressione, “ponte per scambi di conoscenze, di esperienze nei vari campi culturale, economico, politico tra due realtà fortemente differenti ma entrambe ‘culle’ di civiltà: l’Italia culla della civiltà occidentale, la Cina di quella orientale”.
Nel corso della sua vita, visitò diverse volte la Cina, come Presidente dell’Istituto Italo Cinese, come parlamentare, come Ministro. Il suo atteggiamento è sempre stato quello di “un amico italiano” che intende instaurare con la Cina “una comune ricerca, un confronto reciproco, un dialogo”. A questa regola non venne mai meno e i cinesi, che apprezzano l’onestà intellettuale e morale, gli hanno sempre riservato l’attenzione e la stima che si riservano ad un amico, accordando di volta in volta incontri con i massimi dirigenti: Zhou Enlai, Deng Xiaoping, Hu Yaobang, Zhu Rongji, Jiang Zemin… e scegliendolo come interlocutore cui chiedere consigli, confrontarsi al di fuori delle vie diplomatiche che spesso rispondono a rigidi protocolli. A riprova di questa stima voglio ricordare il suo incontro del 21 novembre 1971 con il premier Zhou Enlai a Pechino.
La guida che lo accoglieva a mezzanotte, sì proprio a mezzanotte, al Palazzo dell’Assemblea nazionale, luogo dell’incontro, gli disse “E’ abitudine del premier Zhou Enlai di riservare le ore della notte ai colloqui con i vecchi amici”.
Questa stima riservatagli dagli amici cinesi, egli la ricambiò e onorò attraverso iniziative che hanno segnato la storia dei rapporti italo cinesi. Valga per tutti il convegno internazionale “L’apertura della Cina all’Occidente” alla Fondazione Cini di Venezia nel 1978, il Convegno sulla Cooperazione sanitaria italo cinese del 1988 a Pechino, i convegni sulle figure di importanti italiani che hanno contribuito alla reciproca conoscenza tra Italia e Cina quali Matteo Ricci, Odorico da Pordenone e Martino Martini, la rivista Mondo Cinese, unica pubblicazione in Italia che è diventata strumento di conoscenza e approfondimento del pensiero, della storia, della società, dell’economia cinese, i suoi libri “La Cina verso il Duemila” e “Incontri con la Cina”.
In questa ricostruzione del ruolo avuto dal Presidente Colombo nei rapporti tra Italia e Cina, non possiamo non ricordare un altro ruolo da lui avuto per riavvicinare Cina e Vaticano e quindi la Chiesa Cattolica. Egli tenne sempre presente questo tema in tutti gli incontri con i leader cinesi e ne ritroviamo conferma nelle parole che Zhou Enlai gli rivolse al termine dell’incontro: “Oggi è successa una cosa che era impensabile nel passato! Un marxista cinese ha parlato per ore e ore con un credente cattolico straniero, in un’atmosfera molto amichevole”. Anche nella lettera che La Pira scrisse il 25 novembre 1971 a Zhou Enlai si ritrova l’eco dei temi trattati: “La visita di Vittorino Colombo è stata, per noi tutti, in Italia, tanto significativa: è il primo dialogo fra cattolici e marxisti cinesi … si tratta di un passo ulteriore in questo grande cammino che va verso il grande incontro: quello della Cina nuova con la Chiesa Cattolica; quello fra le due grandi storie del mondo: la storia millenaria della Cina e quella millenaria della Chiesa di Roma”.
All’indomani dell’incontro, venne aperta la prima chiesa cattolica, la cattedrale di Nantang, dopo anni in cui non era possibile frequentare alcun luogo di culto a motivo della Rivoluzione culturale.
Il 16 novembre 1983 Colombo fu latore della lettera che Papa Giovanni Paolo II scrisse al premier Deng Xiaoping. Valga per tutti infine il giudizio che il Card. Casaroli ebbe a dire: “Quando si scriverà la storia dei rapporti tra Cina e Vaticano un posto importante verrà riconosciuto all’On. Vittorino Colombo”.
L’eredità cinese lasciata dal Presidente Colombo costituisce per me, che oggi presiedo l’Istituto che porta il suo nome, l’indicazione di un percorso e il proseguimento degli obiettivi da lui fissati. Lo confermano il Convegno “Matteo Ricci: per un dialogo tra Cina e Occidente” voluto e organizzato dall’Istituto a Roma il 24 e 25 novembre 2001. Ci siamo adoperati attraverso diretti interventi e incontri con la Segreteria di Stato affinché, in concomitanza con questo Convegno, venisse inviato un messaggio da parte di Giovanni Paolo II alla nazione cinese. Il Papa, in questo messaggio, ricordando il 400° anniversario dell’arrivo a Pechino di Matteo Ricci, auspicava “di poter riprendere il dialogo per giungere ad una relazione intessuta di reciproco rispetto e di approfondita conoscenza” e riaffermava che “la Santa Sede guarda al Popolo Cinese con profonda simpatia e con partecipe attenzione”.
Siamo stati poi incaricati dalla Santa Sede di portare questo messaggio all’Ambasciatore della Repubblica popolare cinese in Roma, sua eccellenza Cheng Wendong, perché lo facesse pervenire al governo di Pechino.
Come il Presidente Colombo sono fermamente convinto che la conoscenza della cultura, della lingua, delle tradizioni, della storia e dell’economia della Cina siano la chiave per comprendere i cambiamenti attuali, ma soprattutto costituiscano la base per costruire un rapporto tra Italia e Cina basato sul dialogo, sul rispetto e sull’amicizia. E questi sono ancora oggi i principi guida che animano l’attività dell’Istituto Vittorino Colombo per lo sviluppo delle relazioni culturali, politiche, economiche con la Repubblica popolare cinese.


CHEN BAOSHUN

Oggi, insieme a mia moglie, siamo molto onorati di esser qui con voi per commemorare una grande figura italiana e un grande figlio d’Albiate, Vittorino Colombo, che abbiamo avuto più volte la fortuna di frequentare per sentire la sua voce e per ascoltare i suoi insegnamenti e avere tante informazioni utili sull’Italia e sulla Cina.
Vittorino Colombo, un nome abituale ed anche eccezionale, un nome di vittoria e di pace, di amicizia e di buona fortuna. Ha lasciato questo mondo 10 anni fa, però il suo nome viene ricordato sempre dai nostri due popoli.
Vittorino Colombo è stato un eminente politico italiano. Ha assunto numerosi importanti incarichi tra cui: Deputato, Senatore e Presidente del Senato della Repubblica, nonché più volte Ministro del commercio con l’estero, sanità, marina mercantile, trasporti, poste e telecomunicazione ed ha ricoperto anche l’importante incarico di Vicesegretario Nazionale della Democrazia Cristiana. Egli ha contribuito per tutta la sua vita alla ricostruzione della nazione e dello Stato italiano dopo la guerra.
Agli occhi di noi cinesi, Vittorino Colombo è un messaggero d’amicizia del popolo italiano verso il popolo cinese in epoca contemporanea. Ha contribuito incessantemente per oltre 30 anni allo sviluppo dell’amicizia tra la Cina e l’Italia e si è impegnato per gli scambi politici, economici e culturali tra i due paesi e tra i due popoli cinese-italiano.
A suo giudizio, fin dal 1840, a causa dell’applicazione della politica ostile contro la Cina, i rapporti dell’occidente con la Cina erano difficili, anzi si erano interrotti, quindi, si era gravemente danneggiata l’amicizia tradizionale tra i nostri due popoli.
A partire dalla fine degli anni sessanta, il Sen. Colombo, insieme agli altri politici italiani, con un’idea chiara e lungimirante ha seguito le vicende della Cina. In particolare si è impegnato nel promuovere lo stabilimento dei rapporti diplomatici tra i due governi. Si era reso conto che “la normalizzazione dei rapporti diplomatici consentiva un corretto avvio delle relazioni tra i due paesi.” Il 6 novembre 1970 i due governi decisero di firmare il comunicato congiunto per lo stabilimento dei rapporti diplomatici. Apprendendo questo avvenimento con tanta gioia e per recuperare i tempi perduti, il Presidente Colombo decise di accelerare in modo attivo lo sviluppo degli scambi tra i due paesi dando vita ad un ente utile a questo obiettivo. Aveva un’idea chiara che “nelle relazioni tra la Cina ‘attenta alla stabilità sociale e all’armonia dei rapporti umani e il mondo occidentale, quello che si avverte é la mancanza tutt’ora di mezzi idonei per comunicare, di un linguaggio chiaro...” e “possono richiamare e scambiarsi quelle ‘ragioni dell’uomo’ che li rendono reciprocamente necessari”.
Costituì quindi l’Istituto Italo Cinese per accelerare la realizzazione del suo pensiero basandosi sul criterio: “Richiedendo la individuazione di altri luoghi e di altre opportunità che consentissero di avviare rapporti d’amicizia di lunga durata, tali che un cinese e un non cinese potessero incontrarsi e parlarsi come ‘vecchi amici’, scambiarsi riflessioni e speranze con la stessa immediatezza con cui ciascuno le percepiva.” L’Istituto Italo Cinese fu costituito ed “é stato ad oggi uno di questi luoghi.”
Mi ricordo un pomeriggio sereno nella primavera del 1971, seguivo l’Ambasciatore Shen Ping (primo Ambasciatore cinese dopo lo stabilimento dei rapporti tra i due paesi) che si doveva incontrare con il Sen. Colombo accompagnato dall’amico Pinto. L’incontro è stato molto cordiale e il comportamento gentile, rispettoso e calmo del Senatore mi lasciò una profonda impressione. Aveva parlato amichevolmente e con fermezza dell’idea della costituzione dell’Istituto. Invitò l’Ambasciatore ad assistere alla cerimonia della fondazione dell’Istituto, che si sarebbe svolta nel salone di un antico palazzo vicino a Montecitorio alla presenza di numerosi deputati e senatori.
Avvenimento accolto poi con gran favore. Come Presidente dell’Istituto pronunciò con entusiasmo un discorso sulla Cina. In ogni circostanza era pronto ad esprimere il suo parere riguardante la Cina ed era ansioso di volerla conoscere sempre di più dai cinesi che incontrava sia in Italia che in Cina. Da questo primo incontro, avevo imparato a conoscere il Presidente Colombo e mi aveva colpito profondamente. Da lì in poi, mi trattava con affetto e alla pari come se fossi un suo fratello. Mi chiamava qualche volta nel suo ufficio per ascoltare le mie impressioni sulla situazione in Cina, ma ancor più, ero felice di stare vicino a lui per ascoltare i suoi insegnamenti.
Rimase contento della mia nomina come Primo Console Generale cinese a Milano fu sempre pronto a darmi consigli, partecipando alle attività importanti svolte dal Consolato, a cominciare dalla cerimonia inaugurale del Consolato. La sua presenza, ogni volta, faceva piacere a tutti i funzionari del Consolato ed ai cinesi residenti a Milano, perchè si sentivano molto onorati. Più volte in diverse occasioni mi chiedeva come andavano i miei rapporti con le varie autorità locali e se incontravo delle difficoltà nello svolgimento della mia missione come Console generale. Mi commuove sempre ricordare questi episodi che sembrano avvenuti solo ieri. Egli dava l’incarico all’allora Direttore dell’Istituto, amico Carlo F. Butti e gli altri amici dell’Istituto, tra cui l’attuale Direttore, Alcide Luini per assicurarmi assistenza di quanto avevo bisogno per il compimento della mia missione diplomatica. Ogni qual volta mi recavo in via Carducci 18, sede dell’Istituto, mi sentivo come accolto da amici di vecchia data. Il Presidente Colombo é stato un fedele cattolico con spirito cristiano. Non ha mai provato interesse per le divergenze ideologiche, anzi ha sempre cercato ogni possibile convergenza nel corso degli scambi di idee con i dirigenti cinesi, fondamentalmente basati sul principio marxista e sotto la direzione del Partito comunista. Nonostante la diversità ideologica, egli non aveva nessun pregiudizio sui cinesi e sulle situazioni in Cina. Egli rispettava sempre il principio di lealtà e di giustizia nel trattare con noi cinesi richiedendo un colloquio diretto per verificare i fatti sul luogo. Aveva detto: “solo la conoscenza diretta, poteva consentire di capire; solo i contati diretti… potevano consentire di superare, se possibile, quella contraddizione. Non c’era ragione perchè io rinunciassi ai miei punti di vista sulla Cina, ma avvertivo nello stesso tempo il dovere e la necessità di verificare la fondatezza.” Con questo principio egli si recava quasi ogni anno in Cina per scambiare le idee direttamente con i massimi dirigenti cinesi come Zhou En Lai, Deng Xiao Ping, ecc.
Numerosi politici italiani ci hanno confermato che i cinesi avevano, per fortuna, un vero e raro amico come Colombo nell’ambiente parlamentare italiano, che tenacemente difendeva l’interesse e l’onore della Cina.
Il Presidente Colombo è stato fedele nei suoi ideali verso il popolo e lo Stato italiano e fedele nell’amicizia con la Cina e il popolo cinese. In un suo saggio “La Cina verso il 2000” ha affermato con lungimiranza: “Di questa Cina protagonista di una politica di pace ero fermamente convinto, la conoscenza diretta di questo grande Paese rendeva per me possibile una verifica, mediante l’avvio di rapporti di collaborazione che, per la loro continuità, andavano oltre l’impressione momentanea e il giudizio episodico.”
La Cina e l’Italia, ambedue paesi dotati di antica civiltà, costituiscono le ricchezze infinite lasciate alle nostre generazioni. “La custodia delle memorie del passato, il richiamo alle proprie radici sono la chiave per affrontare con successo il futuro.” “Questo antico legame si nutre, oggi, dei vivaci rapporti economici e commerciali, delle collaborazioni scientifiche, degli scambi culturali e dei crescenti flussi turistici”. Le parole da me riportate qui sono state pronunciate non molto tempo fa dall’ex-Presidente della Repubblica On. Azeglio Ciampi. Al giorno d’oggi, come cinesi ed italiani, affrontiamo, fianco a fianco, le opportunità e le sfide comuni del mondo presente e del futuro, perchè “siamo eredi di prestigiose tradizioni,” ed esiste tra di noi “un linguaggio comune che travalica i secoli e crea affinità che si tramandano di generazione in generazione.”
Con questo spirito e seguendo l’esempio del Presidente Vittorino Colombo, come amico dell’Italia, mi impegno come sempre, nonostante l’età avanzata, a continuare a contribuire con tutti gli sforzi alla nobile causa per stringere sempre di più l’amicizia tra i nostri due popoli cino-italiani.

Caro Vittorino Colombo ci ricordiamo sempre di te.

 

 

MONDO CINESE N. 127, APRILE-GIUGNO 2006

 

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