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HOMEPAGE>STORIA>1839-1895

STORIA DELLA CINA
Storia moderna - I. Presenza aggressiva occidentale e formazione di nuove idee (1839-1895) 

1839 
Il mandarino Lin Zexu (fiero nemico dell’uso dell’oppio in Cina) decide di distruggere le casse d’oppio importate dagli inglesi. L’Inghilterra dichiara, a sua volta, guerra alla Cina (Guerra dell’oppio: indica gli scontri armati tra truppe cinesi e forze britanniche che appoggiavano l’importazione dell’oppio in Cina contro la volontà del governo cinese, che voleva eliminare dalla propria popolazione questa piaga). Guerra dell'oppio
1842 Concluso tra Cina e Inghilterra il trattato di Nanjing, che pone fine alla Guerra dell’oppio, e comporta l’apertura di cinque porti cinesi (Guangzhou, Shanghai, Xiamen, Fuzhou e Ningbo) al commercio occidentale e la cessione di Hong Kong all’Inghilterra. Trattati ineguali
1843 L'isola di Hong Kong ceduta all'Inghilterra; inizia la fase dei "Porti aperti" per trattato, e delle Concessioni (1).  
1844 Trattati cino-francese e cino-americano.   
1850 Scoppia la rivolta armata contadina dei Taiping, che fino al 1864 devasta estese regioni del Paese. Il suo capo, Hong Xiuquan (che si proclama fratello minore di Cristo e mandato da Dio a rovesciare i Qing), instaura il "Celeste Impero della Grande Pace Cristiano-Taoista" (Taiping Tianguo) e ridistribuisce le terre. Il movimento si caratterizza per le sue idee di uguaglianza economica basata sui principi del cristianesimo e per gli aspetti militari. La rivolta dei Taiping
1853 I Taiping occupano Nanchino.   
1856 Secondo conflitto armato tra la Cina e le nazioni occidentali.   
1857 Truppe anglo-francesi occupano Canton.   
1858 Vari trattati con Inghilterra, Francia, Russia e Stati Uniti d'America estendono i privilegi stranieri in Cina.   
1860 Il governo imperiale cinese denuncia i trattati; truppe anglo-francesi occupano Pechino; la Russia ottiene privilegi in Manciuria; i Taiping battono le truppe imperiali a Nanchino.   
1861 Creato lo Zongli Yamen, per gli Affari esteri; fondata la scuola di interpreti di Pechino.
Trattato di Tianjin: apertura di nuovi porti agli europei.
 
1862 Si apre il periodo Tongzhi (2)  
1864 L'armata dello Hunan (2) riprende Nanchino e soffoca i Taiping.   
1865 Fondato l'arsenale Jiangnan (vedi "La flotta Beiyang).   
1866 Nasce Sun Yat-sen: leader della rivoluzione cinese, considerato il padre della Repubblica e fondatore del Guomindang (Partito Nazionalista). Sun Yatsen
Guomindang
1870 Massacro di Tianjin (3)  
1871 I russi occupano la regione di Ili nel Xinjiang (4)  
1872 Studenti cinesi cominciano a frequentare università all'estero (5).   
1873 Wang Tao, pioniere del giornalismo moderno cinese, fonda il Xunhuan Ribao (6).   
1878 Invio dei primi ambasciatori cinesi all'estero (vedi Diplomazia).   
1879 Il Giappone annette formalmente l'arcipelago Ryukyu, già "tributario" della Cina (7).  
1884 Guerra franco-cinese; la Francia occupa l'Annam (7).   
1887 Beijing cede Macao al Portogallo (era stata conquistata nel 1553 dai Portoghesi).
L'Inghilterra ottiene l'apertura del porto di Kowloon (vedi Hong Kong). 
 
1888 Creata la Flotta Beiyang, prima marina moderna cinese (8).  
1889 L'imperatore Guangxu assume il potere, mettendo termine temporaneamente alla reggenza dell'imperatrice-madre Cixi (vedi Qing).   
1890 Inizi di industrializzazione (9).  
1892 La società Xingzhonghui (vedi Guomindang) fondata da Sun Yatsen.   
1893 Viene fondato il primo giornale cinese. Nasce a Shaoshang, nello Hunan, Mao Zedong (26 dicembre). Mao Zedong
1894 Inizia la guerra cino-giapponese (10) per il possesso della Corea.   
1895 Con la pace di Shimonoseki (17 aprile), la Cina cede al Giappone l'isola di Taiwan, le isole Pescadores e  la penisola del Liaodong (Liaoning, Manciuria) e riconosce l’indipendenza della Corea.  
Note
1. Porti aperti e Concessioni. Sulla base dei trattati tra il governo imperiale cinese e le potenze occidentali, venne concesso nel sec. XIX agli stranieri dei Paesi interessati di risiedere e di commerciare in alcune città portuali, amministrati dalle rispettive autorità consolari e protetti dalle proprie cannoniere. La prima Concessione a commercianti stranieri di basi d'appoggio sul suolo risale a molto tempo prima. Il sistema di limitare il commercio marittimo con l'estero ad alcuni porti doganali ebbe infatti inizio nel sec. VIII sotto la dinastia Tang e si sviluppò maggiormente sotto i Song. Nel porto di Canton, fin dall'inizio la principale base commerciale straniera nel meridione, dominavano arabi e persiani. Al tempo dei Song meridionali assunse particolare importanza il porto di Quanzhou (lo Zayton di Marco Polo) nel Fujian. Colonie di commercianti coreani, che dominavano gli scambi tra Cina, Giappone e Corea, erano ammesse sulle coste meridionali dello Shandong e nelle città-porto fluviali del fiume Huai. Fin dai periodi Tang e Song, le comunità di mercanti stranieri erano confinate in zone determinate e si autogovernavano, secondo l'espressa volontà delle autorità cinesi che preferivano non interferire nelle loro abitudini di vita. I primi Porti aperti per trattato furono Canton, Amoy e Fuzhou (nel Fujian), Shanghai e Ningpo (nel Zhejiang) nel 1843?1844. Seguirono dal 1858 altri 9 porti marittimi e fluviali, tra cui Tianjin (Tientsin), Shantou (Swatow), Hankou, Tamsui (Tanshui nell'isola di Taiwan) e Nanchino. A fine secolo (1895) ne vennero aggiunti ancora altri: Chongqing, Hangkou, ecc.Il regime delle Concessioni, uno sviluppo nuovo rispetto al sistema secolare dei Porti aperti, ebbe origine nella concessione perpetua, ai governi britannico e francese, di aree territoriali in usufrutto nelle città portuali; il governo cinese chiedeva solo un simbolico canone d'affitto annuale. Negli anni 1860 si ebbero Concessioni inglesi a Canton, Shanghai, Hankou e Tianjin. Nel 1898, la Russia ottenne in Concessione il porto di Lüshun (Port Arthur, nel Liaoning), e l'Inghilterra, la Germania e la Francia ottennero rispettivamente Weihaiwei e Kowloon, Liaozhou, Guanzhouwan. Anche l'Italia ebbe una piccola Concessione a Tianjin. La Cina conservava la sovranità sulle aree date in Concessione; ma vi rinunciava temporaneamente all'esercizio di poteri sovrani. Le Concessioni erano amministrate dalle potenze europee come fossero territori coloniali. La presenza stabile di ditte commerciali straniere nei porti e nelle concessioni portò allo sviluppo dei cosiddetti compradores, ossia degli agenti cinesi delle ditte forestiere; indirizzò inoltre parte del capitale cinese verso imprese e servizi incentrati nei Porti aperti, che aprivano nuove strade agli affari. Questo fenomeno specifico di concentrazione economica non costituì di per sé uno sviluppo negativo, e promosse di fatto la formazione di nuove capacità imprenditoriali cinesi; divenne però esiziale per l'economia della Cina, perché mancò una rotta precisa di sviluppo, definita del governo imperiale. Questo si mostrò invece miseramente debole e incapace di fronte all'aggressività coloniale.
2. Tongzhi è la denominazione ufficiale del regno (1862-1874) di Zaichun, l'imperatore-bambino succeduto all'imperatore Xianfeng. Il periodo è caratterizzato dalla presa del potere da parte dell'imperatrice Cixi (ossia Yehonala, concubina di Xianfeng), madre di Zaichun; è inoltre caratterizzato dal graduale rafforzamento del potere dei comandanti militari, dalle prime iniziative di "imitazioni dell'Occidente" ispirate al principio di auto?rafforzamento (ziqiang) e dall'adozione di una politica di dialogo con gli occidentali al posto del disastroso rigetto totale nel ventennio precedente.Il dominio politico di Cixi e dei suoi aiutanti (scelti spesso tra gli eunuchi di corte) ebbe l'effetto negativo di mantenere attive le forze retrive conservatrici, in un momento in cui la Cina aveva bisogno del trionfo di energie aperte al rinnovamento. L'emergere del potere militare, efficiente ma regionalista, contribuì all'indebolimento e infine al crollo delle istituzioni imperiali; rese possibile allo stesso tempo il sorgere di iniziative locali di rinnovamento e pose le premesse del periodo di divisione seguito alla caduta dell'impero.Gli ispiratori dell'imitazione dell'Occidente (come Feng Guifeng, 1809?1874) auspicavano il superamento della pregiudiziale tradizionale di disprezzo e sospetto verso i non cinesi, e un'apertura intellettuale che permettesse di capire e utilizzare le conquiste tecniche occidentali. I primi realizzatori dell'adozione di metodi occidentali, come i generali Zeng Guofan (1811-1872) e Li Hongzhang (1823?1901), ottennero la collaborazione di esperti occidentali e promossero imprese con caratteristiche, forme e tecnologie occidentali.Ad accrescere il potere dei generali contribuì, dopo la disfatta dei Taiping, il persistere nell'Anhui settentrionale della ribellione " Nian" (debellati solo nel 1868) e il divampare nelle province occidentali della rivolta dei musulmani (vedi nota 4). Il governo imperiale fu in grado di fronteggiarle solo grazie all'abilità e alla valentia di generali di razza cinese (invece che mancesi legati alla dinastia regnante) e di truppe provinciali da loro addestrate, quale l'Armata dello Hunan.
3. Il massacro di Tianjin (Tientsin) fu un episodio di violenta reazione anti?straniera, scoppiata sullo sfondo di un risentimento popolare generalizzato, misto alla diffidenza per il forestiero.L'incidente cominciò con l'assalto di una folla infuriata contro l'orfanotrofio delle Suore di Carità francesi. La folla era eccitata direttamente dalla diceria che le suore incettavano i bambini, pagando ricompense ai malviventi cinesi che li avevano rapiti. Il console francese, accorso in aiuto, ordinò imprudentemente ai suoi soldati di sparare sulla folla; questa reagì massacrando assieme altri 20 stranieri quasi tutti francesi, tra cui 10 suore. Altre violenze contro i missionari stranieri si verificarono in molte altre località della Cina, specie centro-meridionale, nell'ultimo scorcio del 1800 fino alla rivolta dei Boxers nell'anno 1900. L'uccisione di due missionari tedeschi nello Shandong offrì tra l'altro il pretesto alla Germania di occupare la zona portuale di Jiaozhou. I moti anti-cristiani furono fomentati da un complesso di fattori socio-psicologici e politici, che provocarono la reazione violenta del popolino e della classe dirigente periferica contro la diffusione del cristianesimo. Il noto statista Zhang Zhidong (1837-1909) nell'opera Esortazione allo studio condannava gli attacchi ai missionari cristiani, e prevedeva che "con il rafforzamento della Cina e l'accrescimento dell'influsso ideologico confuciano la religione straniera farebbe la stessa fine dei monasteri buddhisti e dei templi taoisti, che possiamo tranquillamente abbandonare al loro destino naturale".
4. L'occupazione di Ili da parte delle truppe zariste nel 1871 ebbe luogo sullo sfondo di una rivolta autonomista anti-imperiale e anti-cinese, guidata da capi musulmani locali. La rivolta echeggiava quella analoga dei musulmani dello Yunnan, che con successo si erano ribellati alla corte di Pechino fin dal 1855. Dal 1862 reparti rivoltosi musulmani vagavano nel nord?est, dallo Shaanxi e dal Gansu fino al Turkenstan cinese (Xinjiang) nell'estremo ovest della Cina. Qui si erano creati due centri rivali di potere locale anti-cinese, retti da Yakub (appoggiato dagli inglesi) verso il sud, e da Toming con centro a Ili (da lui conquistato nel 1866). Nella lotta tra i due contendenti, Yakub stava per aver la meglio, quando la Russia intervenne, occupando Ili e la regione circostante, con la trasparente speranza che i cinesi non avrebbero più messo piede nella zona.Le truppe cinesi, guidate dal generale Zuo Zongtang, riuscirono nel 1872 a spazzar via i rivoltosi dallo Shaanxi e dal Gansu. Nel 1875-1877 riuscirono a battere Yakub e a riaffermare la sovranità cinese sui territori occidentali, chiamati da allora Xinjiang (" Nuovi Territori" o " Nuova Frontiera"). La Russia restituì Ili alla Cina solo nel 1880 (trattato di Pietroburgo) esigendo però un'indennità di nove milioni di rubli, " per le spese sostenute nel proteggere e pacificare la zona".
5. L'invio di giovani cinesi all'estero per il conseguimento di titoli universitari occidentali comincia per iniziativa del primo cinese laureatosi negli Stati Uniti (nel 1854 all'Università Yale), Yung Ming (1828-1912), che nel 1872-1881 conduce in America 120 cantonesi, figli di povera gente. In seguito un programma, finanziato dalle missioni protestanti americane, portò quattro annate di ragazzi cinesi a Hartford (Connecticut). Il programma venne interrotto nel 1881 a causa del crescente risentimento americano contro l'immigrazione asiatica in genere, e anche per l'aria di sospetto che serpeggiava in Cina contro la "americanizzazione" dei giovani, secondo il detto che allora incominciò a farsi strada: "Il primo anno studiano l'Occidente, il secondo si occidentalizzano, il terzo rinnegano padre e madre". Nel 1876, per iniziativa del governo cinese vengono inviati all'università in Inghilterra e in Francia altri 30 giovani, mentre si reca in Germania una missione militare di studio, formata da giovani ufficiali. Vanno pure a studiare all'estero alcuni cadetti dell'Accademia nazionale di Fuzhou.Gli storici cinesi sottolineano come la massima parte dei giovani prescelti non erano muniti di quella buona istruzione patria, che avrebbe loro permesso la sintesi desiderata tra la cultura cinese e le tecniche occidentali, secondo la formula di Feng Guifeng (1809-1874) che stava prendendo piede: "Zhongxue weiti, xixue weiyong" (Pensiero moderno).Per iniziativa privata, in particolare quella di missionari di lingua inglese e protestanti, continuò nelle ultime decadi del 1800 il flusso di giovani cinesi verso le università straniere; verso quelle giapponesi, che nel 1899?1900 ospitavano meno di un centinaio di studenti cinesi, il flusso ha inizio nel sec. XX, e nel 1902 si contavano già a migliaia. Le colonie studentesche cinesi in Giappone divennero anzi il centro di assorbimento e diffusione di idee sociali nuove e di organizzazioni di avanguardia; nelle Accademie militari nipponiche si formarono anche molti giovani ufficiali. Dopo la fondazione della Repubblica cinese (17) aumenta il numero degli studenti cinesi negli Stati Uniti. Vi contribuisce la fondazione a Pechino del Collegio tecnico superiore Qinghua. Parte dell'indennità Boxers versata dal governo di Pechino a quello americano viene da questo assegnata all'istituzione universitaria cino-americana, e da questa molti giovani passano poi negli Stati Uniti. Più tardi, dal 1924, all'invio di cinesi in USA contribuisce la Fondazione cinese per la promozione di educazione e cultura, che attinge i fondi dalle rimanenti rate dell'indennità versate dalla Cina agli Stati Uniti. Nel 1901-1920 frequentarono le università americane quasi 2.400 cinesi, specie in corsi di ingegneria e scienze commerciali; nel 1921-1940 ve ne furono altri 5.500. Per gli studi "a buon prezzo" in Francia era stata fondata una Società a Pechino nel 1912, che già dal primo anno (1912-1913) aveva condotto 120 cinesi sui banchi delle aule francesi. Durante la prima guerra mondiale vennero in Francia (per un contratto anglo-franco-americano che comportava un investimento di 100 milioni di dollari) circa 140.000 cinesi per lavorare in 52 cantieri delle retrovie; un programma di "educazione di massa" dei manovali cinesi fu intrapreso da varie organizzazioni. Dopo la guerra venne potenziato un analogo programma di studenti-lavoratori; tra questi figurano alcuni dei futuri massimi dirigenti della Rpc, come Zhou Enlai, Deng Xiaoping, Li Fuchun.
6. Wang Tao è considerato il pioniere del giornalismo cinese moderno, in quanto fu tra i primi ad imporsi come editorialista e analista, distaccandosi dalla tradizione cinese di presentazione anodina e cronistica degli avvenimenti. Prima di fondare e dirigere nel 1873 a Hong Kong il quotidiano in lingua cinese Xunhuan Ribao (Tsun Wan Yat Pao), aveva diretto il giornale di lingua inglese Hong Kong News e collaborato a vari quotidiani, quale il Shenbao (Shun Pao) di Shanghai, dove il genero Qian Zheng apparteneva al corpo editoriale.Wang Tao aveva imparato il giornalismo a contatto con gli europei, nell'ambiente missionario cristiano. Le prime pubblicazioni periodiche in cinese, diverse dalle Gazzette ufficiali o di compilazione privata, si devono pure a missionari cristiani; ad esempio lo Wanguo Gongbao (pubblicato a Shanghai nel 1875-1907 da Young J. Allen) ed il Shibao (diretto a Tianjin nel 1890-1891 da Timothy Richard). Quest'ultimo giornale era il portavoce del potente Li Hongzhang, e inaugurava la stampa di regime che ha finito per dominare nella Cina moderna.Il nuovo giornalismo cinese si avvicina alla maturità in Liang Qichao (1873?1929) che assieme a Wang Kuangnian (un altro pioniere del giornalismo) nel 1895 fonda a Shanghai il giornale Shiwu Bao. Rifugiatosi poi in Giappone, Liang vi pubblica dal 1898 il periodico Qingi Bao che esercita un notevole influsso sul ceto intellettuale cinese. Liang Qichao diventa più tardi il direttore del quotidiano Xinwu di Shanghai.
7. Le isole Ryukyu, che si snodano a catena a sud dell'isola di Kyushu, erano considerate dalla Cina un regno tributario, sebbene i suoi regnanti avessero per secoli inviato tributi anche al Giappone, e fin dal 1609 il regno fosse stato obbligato al vassallaggio formale dal daimyo Shimazu di Satsuma. Nel 1872 il governo di Tokyo estese il proprio controllo diretto sulle Ryukyu; e per affermarvi la propria sovranità in campo internazionale, inviò una spedizione punitiva contro gli aborigeni dell'isola di Taiwan, che nel 1871 avevano massacrato 54 naufraghi di Ryukyu, "sudditi giapponesi" . Prima della spedizione, il governo di Tokyo inviò una nota di protesta alla corte di Pechino; questa in risposta riaffermava la sovranità cinese sull'isola di Taiwan, ma declinava ogni responsabilità sull'operato degli aborigeni, in quanto questi " erano lasciati vivere secondo le proprie costumanze " . L'incidente si concluse con un compromesso, mediato dall'ambasciatore britannico T. Wade, che implicava il riconoscimento implicito della sovranità giapponese esclusiva sulle Ryukyu. La Cina versò inoltre un indennizzo per i naufraghi uccisi e per le spese militari sostenute dal Giappone nella spedizione punitiva a Taiwan.II sistema tributario, che aveva regolato per secoli i rapporti dell'impero cinese con i Paesi vicini, aveva contorni giuridici molto sfumati per quanto riguardava la sovranità territoriale. Era concepito principalmente come riflesso della supremazia politico?morale della Cina. Costituiva l'unica forma ammessa nei rapporti internazionali del Celeste impero; ma non importava il dominio diretto: aveva piuttosto una funzione prevalentemente difensiva lungo i confini. Questo sistema entrò in crisi nel sec. XIX in seguito alle imprese coloniali dell'Occidente e all'espansionismo giapponese, che assorbirono i "tributari", eliminando la fascia protettiva.Un altro Stato " tributario" perduto dalla Cina fu infatti il Vietnam, che i cinesi allora chiamavano Annam, sebbene questo nome si applicasse propriamente alla zona centrale del Vietnam. All'occupazione di Saigon (1859), la Francia aveva fatto seguire in territorio vietnamita la creazione (1862) della sua colonia di Cocincina nel delta del Mekong, imponendo poi un trattato (1874) con cui i regnanti vietnamiti accettavano il controllo politico francese nella loro politica estera, e aprivano alla Francia il Fiume Rosso e con questo il nord (Tonchino) del Paese verso i confini della Cina. La corte cinese, appellandosi ai suoi dirittidoveri verso il Vietnam, sulla base di una cinquantina di ambascerie tributarie nel solo periodo Qing (di cui le ultime nel 1877 e nel 1881), inviò le sue truppe a "pacificare il Tonchino", da anni in preda al disordine. Lo scopo cinese non dichiarato era quello di impedirvi la penetrazione francese. In effetti ne nacquero nel 1883 una serie di scontri violenti tra la Cina e le truppe di terra e la marina francesi; si ebbero anche incursioni di navi francesi sulle coste cinesi. Nel giugno 1885 in un protocollo di pace la Cina rinunciava ai suoi diritti nel Vietnam, in favore della Francia. La Corea, altro stato "tributario" cinese, cadde in mani giapponesi attraverso due fasi: nel 1885 la Cina s'impegnò verso il Giappone a non intervenire in Corea senza prima informarne il governo di Tokyo, che prese un identico impegno; nel 1895, dopo la disfatta nella guerra contro il Giappone, il governo cinese riconobbe formalmente la piena indipendenza della Corea (nota 10). La Mongolia esterna, che fece parte dell'impero Qing, proclamò la propria autonomia nel 1912. La Russia zarista ottenne nel 1913 dalla nuova Repubblica cinese l'accettazione di tale dichiarazione di autonomia, mentre riconosceva da parte sua che la Mongolia restava " territorio cinese". Il riconoscimento russo della Mongolia esterna come "parte integrale della Repubblica cinese" venne ripetuto nel 1924, sebbene le truppe sovietiche vi avessero formato nel 1921 un governo comunista e la Repubblica mongola fosse di fatto sotto il controllo di Mosca. In questo modo la Cina perse un altro "tributario" . La rinuncia formale cinese alla propria sovranità sul territorio è infine una clausola dell'accordo cinorusso del 1950.Tra i "tributari", i cinesi del sec. XIX includevano anche la Birmania (dalla seconda metà del XVIII sec.) come pure il Nepal e il Bhutan (Confini).
8. La Flotta Beiyang ("del Mare settentrionale"), che comprese all'inizio 28 vascelli di stazza varia, nel decreto di fondazione era presentata come "modello della nuova marina cinese". Un ministero della marina venne istituito col decreto e preposto a tutte le forze navali, nell'intento di coordinare quel poco che era stato fatto fin allora dalle autorità provinciali, con l'acquisto di navi all'estero e la costruzione di navi cinesi nei due cantieri di Jiangnan e Fuzhou (quest'ultimo distrutto dai francesi nel 1884, assieme alla flotta che faceva capo alla stessa città). Nel 1894 la Flotta Beiyang non poté sostenere l'urto della marina da guerra giapponese (ma non riuscì a sostenerlo neppure la flotta zarista del Baltico nel 1905), tuttavia la sua formazione segna una tappa decisiva nell'ammodernamento militare della Cina.
Altra tappa importante fu la formazione (1894) a Tianjin di nuove "Forze di stabilizzazione" (chiamate "Esercito nuovo", Xinjian lüjun, nel 1898) addestrate e comandate da Yuan Shikai, con l'ausilio di istruttori e tecniche occidentali. Questo esercito diventò il nucleo di una rinnovata Armata Beiyang (che comprendeva questo e altri due "eserciti"), quella cioè che sarà il principale centro di potere negli ultimi anni dell'impero e nei primi quindici anni della repubblica. 
L'ammodernamento militare, nell'ultimo scorcio del XIX sec. e agli inizi del nostro secolo, procede lento e sconnesso, in mano a generali singoli e a gruppi di militari, preoccupati soprattutto di accrescere e consolidare il proprio potere personale.
9. La cantieristica navale aveva aperto la lista delle industrie moderne; venne iniziata sotto gli auspici del generale Zeng Guofan a Mawei (Fujian) nel 1866. Nel 1890 venne aperto a Hanyang (Wuhan, Hubei) un arsenale militare, assieme a un'officina siderurgica che si alimentava con una moderna miniera di ferro, nella vicina Daye. Il 1890 segna anche la data dei primi successi dell'industria tessile cinese, sotto la guida di Sheng Xuanhuai, braccio destro del gen. Li Hongzhang nelle prime imprese di tipo "occidentale". 
L'impresa commerciale d'avanguardia fu la Compagnia cinese di piroscafi (1872), seguita dalla riattivazione secondo tecniche occidentali delle miniere di carbone di Kaiping (1878), affrancate da un'officina meccanica. Altra impresa di successo fu l'Amministrazione imperiale dei telegrafi, nata con capitale privato e appoggiata da prestiti governativi. 
Dopo promettenti inizi nella decade 1860, il ritmo di industrializzazione attraverso imprese economiche "moderne" è assai lento nella Cina del sec. XIX. Ciò contrasta con il progresso accelerato che si registra negli stessi anni in Giappone, dove i dirigenti nazionali mettono in atto un complesso di misure, che spronano e sostengono uno sviluppo generalizzato. Sul ritardo cinese, la presenza straniera nei Porti aperti e le importazioni dall'estero influiscono solo mediatamente e non in modo decisivo. La lentezza è determinata piuttosto dal peso degli abiti e delle costumanze tradizionali.
Una di queste è la formula di "controllo governativo e gestione mercantile" (guandu shangban) che si rifà al sistema di concessioni governative ai gestori dei monopoli. Le nuove imprese industriali sono spesso appalti sostenuti da sovvenzioni governative e da privilegi fiscali e monopolistici. Vengono organizzate in una conduzione familiare e clientelare, con prevalente attenzione ad abbondanti ricavi e al massimo sfruttamento degli impianti, in vista di dividendi lauti e sicuri, piuttosto che con l'occhio alla gestione nazionale e ad investimenti e rischi per nuovi sviluppi. Anche l'accentramento in poche zone e città è una limitazione conseguente alle tendenze monopolistiche dei "pionieri" dell'industria cinese, oltre che derivare dal mancato sviluppo tempestivo delle comunicazioni ferroviarie. 
Una parziale accelerazione nel ritmo di espansione economica moderna in Cina è il risultato della concessione al Giappone, all'indomani del conflitto (1894-'95) che vide vittoriosi i giapponesi, della facoltà di gestire imprese commerciali, industriali e manufatturiere nei Porti aperti. Per la clausola della nazione più favorita, le altre potenze usufruirono dello stesso privilegio; si moltiplicano così nelle zone delle Concessioni le ditte inglesi e tedesche (specie cotonifici), e di altri Paesi che approfittano delle materie prime e del lavoro cinese a buon prezzo. Di riflesso, l'intensificata presenza straniera sprona l'iniziativa dell'imprenditoria cinese, e aziona maggiormente l'intervento governativo.
Nel 1898 viene offerto un brevetto-monopolio di 50 anni agli inventori di nuove armi, e di 30 anni agli inventori di articoli di uso quotidiano. Nel 1903 è istituito il ministero del commercio, che diventa nel 1908 il ministero dell'agricoltura, industria e commercio. Viene pubblicato un Codice commerciale. Si istituisce un dottorato (jinshi) in industria e commercio e sono fondati istituti tecnici. Vengono promosse mostre industriali, e un'esposizione industriale permanente è fondata a Pechino. 
Nel 1903-'08 ottengono l'iscrizione ministeriale 127 ditte industriali operate da cinesi, con un capitale di oltre 32 milioni di dollari. Prendono ad operare banche cinesi moderne, quale la Banca commerciale (1897), la Banca delle comunicazioni (1907), la Banca industriale del Zhejiang (1907) e la Banca di Cina (1913); quest'ultima diventa la banca di emissione, ed è organizzata sulla base di altre due che l'hanno preceduta nel 1899 e nel 1904. Le ferrovie raggiungono nella prima decade del 1900 la lunghezza di 6.000 km. 
Sono traguardi modesti, se messi a confronto con il progresso industriale degli stessi anni in Inghilterra e in Giappone. Cedono anche al confronto con lo sviluppo industrio-commerciale portato avanti dagli stranieri nei Porti aperti.
10. ll conflitto cino-giapponese dura formalmente dalla dichiarazione di guerra del 1° agosto 1894 al marzo seguente; tuttavia le ostilità tra Cina e Giappone si trascinavano da anni, prevalentemente sul teatro coreano. Il controllo della Corea era appunto l'obiettivo immediato dei giapponesi che, a dispetto di tutti gli impegni di non ingerenza negli affari coreani e di intesa previa con i cinesi nel caso di interventi imposti dalle circostanze (nota 7), occuparono militarmente le principali posizioni strategiche all'interno e sulle coste della penisola coreana. Nel 1894, le truppe cinesi partirono così in svantaggio, quando dopo una decisione sofferta tentarono di sbarrare la strada all'avanzata giapponese in Corea. 
I cinesi furono battuti sia per terra, sia in uno scontro navale. Nel trattato di pace, firmato a Shimonoseki il 17 aprile 1895, la Cina dovette rinunciare a qualsiasi reclamo sulla Corea, e cedere inoltre al Giappone l'isola di Taiwan con le adiacenti Pescadores. Si trovò anche costretta a concedere che il Giappone potesse impiantare officine industriali nei Porti aperti. La Cina s'impegnava poi a versare un indennizzo pari a tre volte le entrate annuali ufficiali della corte di Pechino. 
La penisola del Liaodong (nel Liaoning, Manciuria), pure ceduta in forza del trattato di Shimonoseki, venne subito restituita dal Giappone alla Cina dietro pressione delle potenze europee (Russia, Germania e Francia). Tuttavia lo stesso anno 1895 il governo zarista chiese di "affittare" i porti di Dalian (Dairen) e Lüshun (Port Arthur), all'estremità meridionale della stessa penisola di Liaodong.
 

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