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POLITICA INTERNA

La popolazione cinese tra campagne e città: 1950-2050

di Giorgio Cortassa

1. Che cosa é successo? La tormentata traiettoria storica 

La questione demografica - invecchiamento della popolazione, rapporto squilibrato tra maschi e femmine, massicce ondate migratorie dalle campagne alle città - è tra quelle che più preoccupano i dirigenti cinesi, che vi stanno dedicando una grande attenzione1. I problemi di oggi sono il frutto di decenni di strategie diverse, dirette, a secondo delle esigenze della politica centrale, a gestire rapidi processi di urbanizzazione o, al contrario, di massiccio spostamento di popolazione urbana verso le campagne2. Lo strumento principe della politica demografica è stato l'hukou, meccanismo di registrazione familiare, varato nel 1958, per controllare la mobilità della popolazione sul territorio3

Dopo le due fasi di urbanizzazione e le due fasi di antiurbanizzazione, con la politica di "riforma e apertura" varata nel 1978 si è aperta in Cina una nuova fase, la seconda, di rapida urbanizzazione, che si protrae tuttora. Uno degli effetti delle riforme fu il rendere apparente la disoccupazione o sotto -occupazione rurale precedentemente mascherata dal sistema delle comuni popolari. L'incongrua espansione della popolazione (sia urbana che - soprattutto - rurale) combinata con la riduzione delle terre coltivabili ha determinato in Cina un surplus progressivo di manodopera agricola che nel 1982 veniva già stimato sui 60 milioni di contadini. Una prima misura preventiva - semplice e dura ma necessaria - fu l'applicazione della regola "un figlio solo" a partire dal 1979, con varie misure punitive in caso di trasgressione4. Ma, nel frattempo, come occupare questa percentuale importante (20-30%) di lavoratori rurali? La politica scelta dalla Cina fu quella di una "urbanizzazione rurale locale" sintetizzata dallo slogan "li tu bu li xiang - jin chang bu jin cheng" ("lascia la terra ma non il villaggio, entra in fabbrica ma non in città"). In concreto, venne promossa la creazione in tutto il Paese di imprese rurali basate su una produzione non-agricola, atte a trasferire il surplus di manodopera rurale verso il settore manifatturiero. Queste imprese funzionarono efficacemente soprattutto dall'84 all'88 e dal '92 al '96. Successivamente persero competitività nell'ambito delle trasformazioni del mercato interno (da "produttori" a "consumatori") e della globalizzazione, cosicché molte di esse sono andate successivamente incontro a bancarotta e chiusura. 

Un altro effetto delle riforme fu la perdita del controllo totale delle risorse da parte dello Stato. Il che, permettendo l'accesso al lavoro privato e all'acquisto di prodotti, tolse molta efficacia al sistema dell' hukou. Molti contadini disoccupati e impoveriti iniziarono quindi a emigrare vero le città ("li tu you li xiang": lascia la terra ed il villaggio) sebbene privi dei previsti documenti e permessi (i cosiddetti migranti rurali-urbani non-hukou). Questo fenomeno, impensabile nel pre-'78, si è intensificato negli anni '90 con la chiusura delle imprese rurali ed è oggi la maggior forza trainante del processo di urbanizzazione in Cina, la cosiddetta mingong chao o "grande ondata" dei lavoratori rurali verso le città. Anche il vettore di questa ondata migratoria - che nel periodo pre-78 era piccolo e diretto verso l'entroterra ed il Nord - si è modificato con l'apertura all'economia di mercato, diventando progressivamente più importante e dirigendosi verso il Sud-Est e le aree costiere. Il Governo, da parte sua, non ha che leggermente modificato il tiro. La strategia, a partire dal 1989, è quella di una "urbanizzazione regionale bilanciata" basata sullo slogan: "Controllare rigidamente le grandi città e promuovere lo sviluppo di città medie e piccole". Esistono come vedremo vari motivi per giustificare questa politica del partito comunista, che solo recentemente sta andando incontro a una ulteriore evoluzione nel senso di una progressiva liberalizzazione (anche vista l'attuale crescente inapplicabilità) del sistema dell'hukou

In conclusione, riassumendo il tormentato tracciato evolutivo della Cina sul piano della urbanizzazione, le cifre parlano di 58 milioni di cittadini nel 1949, pari ad un livello di urbanizzazione dell'11%, contro 389 milioni di cittadini nel 1999, per un livello di urbanizzazione del 31% (36% nel 2000 secondo altri autori)5. Questi livelli, sulla base di standard internazionali, sono comunque giudicati insufficienti e fonte di vari problemi. 

2. La situazione attuale 

Occorre ricordare che l'urbanizzazione è stata una caratteristica comune del processo di sviluppo nella maggioranza dei Paesi. In Cina - almeno fino al 1978 - questo processo è stato fortemente frenato dal sistema di registrazione del nuclei familiari hukou che restringeva la mobilità. Secondo la World Bank in paesi a medio-basso reddito (categoria nella quale rientra la Repubblica popolare) il livello di urbanizzazione dovrebbe essere almeno del 42%. La Cina è quindi di almeno 6 punti sotto a questo livello. Come risultato della sua politica anti-urbana la Cina viene quindi considerata un caso di "sottourbanizzazione sistematica in Paese con economia di piano". I problemi collegati a questa situazione sarebbero: 
1) surplus di manodopera rurale, attualmente variamente valutato dai 150 ai 300 milioni di contadini e per il quale viene stimato un ulteriore aumento di 8 milioni all'anno nei prossimi 5 anni6
2) ineguaglianza del reddito, con ingiusto basso reddito rurale; 
3) inadeguato sviluppo della domanda del mercato interno; 
4) disoccupazione. 
D'altra parte le imprese rurali con l'approccio "li tu bu li xiang" non vengono più considerate una possibile soluzione, non solo in quanto non più competitive, ma anche perché collegate a una eccessiva frammentazione della produzione, ad un eccessivo sfruttamento agricolo ed a danni ecologici all'ambiente rurale. La maggioranza degli studiosi cinesi considera pertanto l'urbanizzazione come il fattore centrale della prossima fase di sviluppo. In altri termini essi ritengono che i tre classici nong o rompicapo cinesi (agricoltura, contadini e terra) non siano risolvibili dai contadini stessi. L'urbanizzazione sarebbe quindi la soluzione: re-impiego del surplus di manodopera rurale nelle città con sviluppo dell'occupazione nel secondario e nel terziario da un lato, aumento della produttività e del reddito agricolo dall'altro. L'urbanizzazione e sarebbe anche il miglior sistema per render ricchi i contadini cinesi.

 Il panorama attuale è però costellato da problemi enormi, reciprocamente connessi in maniera complessa. Da un lato, l'enorme surplus di manodopera rurale (almeno 20- 30% del totale della forza lavoro agricola) non trova una forte domanda di ri-occupazione urbana: il tasso di disoccupazione in città è già ad un non certo basso 8%. Inoltre la povertà in città si è rivelata più seria del previsto ed in aumento: 4,4% nel 2001, 6,2% nel 20027. Stiamo parlando di 14 milioni di persone sotto la soglia ufficiale di sussistenza, divenute 20 milioni l'anno successivo. I cittadini, spesso non più giovani, che vivono sulla base dell'assistenza governativa ricevono oggi una media di 61 RMB al mese (pari a 6 Euro!) e riferiscono questi problemi prioritari: il 34%, malattia di un membro della famiglia; il 29%, disoccupazione; il 26%, spese mediche proibitive; il 17%, educazione di figli e nipoti. 

Ad aggravare le cose, i cinesi stanno invecchiando: nel 2000 si contavano 88 milioni di persone oltre i 65 anni di età, pari al 6.9% della popolazione8. Le previsioni vedono un incremento degli anziani in Cina secondo una curva ad "S", con una fase di incremento dello 0,1% annuo fino al 2010 ed una successiva fase di incremento rapido (0,4% annuo) fino al 2040. Nel 2050 avremo quindi 300 milioni di cinesi anziani - il 20% della popolazione - a creare un carico assai notevole sia sul sistema di sicurezza sociale che su quello sanitario9

Il sostentamento degli anziani in Cina è fondato su tre possibilità: pensione statale, sostegno della famiglia, auto-sostentamento. Le pensioni statali però, come abbiamo visto (oltre ad essere in media quantitativamente insufficienti) si applicano solo alla popolazione non-rurale. Inoltre la moltitudine di contadini - oggi non più giovani - che credeva nel vecchio detto "cresci un figlio contro la vecchiaia" e vedeva i figli come la propria pensione fu in buona parte privata di questa risorsa dalla rigida politica di pianificazione familiare degli anni '80. Essi ebbero fiducia nel governo quando nel 1981 questo promise un adeguato supporto per i loro anni senili. Oggi però questo supporto giunge in forma molto limitata: solo 600 RMB all'anno per coloro che non infransero mai la legge sulla pianificazione familiare dal 1973 al 2001, e questo non in tutto il Paese, ma solamente in alcune aree pilota. Decisamente troppo poco per far pentire chi invece quella legge la infranse, o dissuadere chi intende infrangerla in futuro. Tutto ciò non sembra promettere troppo bene per il futuro della pianificazione familiare in Cina, specialmente in campagna e specialmente se il governo non riuscirà a discostarsi dalle classiche misure punitive ed istituire invece un adeguato sistema premiante - cioè un buon sistema di sicurezza sociale - sia in ambiente urbano che in quello rurale. 

Il problema della sussistenza degli anziani contadini è inoltre collegato alla tradizionale preferenza culturale cinese per i figli maschi. Contrariamente a quanto si potrebbe comunemente pensare (ma in linea coi dati sul deterioramento della situazione degli anziani in ambiente rurale) il fenomeno è in peggioramento. Il rapporto fra i sessi alla nascita era 108/100 (M/F) nel 1981, 111/ 100 nel 1990 ed ha ora raggiunto il valore di 118/100. Nel totale della popolazione la prevalenza dei maschi sulle femmine è oggi di 106,7/100, con una previsione di 43 milioni di maschi in più delle femmine per il 2010 ed il conseguente notevole problema sociale10

La popolazione migrante rurale-urbana è appunto oggi costituita in maggioranza da maschi, giovani (dai 25 ai 35 anni di età), più spesso non sposati, con un livello di istruzione pari a quello della scuola media inferiore, che abitano in città diverse da quelle dove sono registrati (emigranti non-hukou). Oltre a rappresentare una eccezionale risorsa, questa massa non facilmente quantificabile (almeno 93 milioni di persone nel settembre 2003) costituisce però anche un fattore che falsa le statistiche demografiche e disturba la pianificazione familiare11

Questa importante categoria di cinesi deve inoltre affrontare quotidiani problemi di accessibilità al lavoro, all'educazione, all'alloggio, alle cure e ad altri elementari diritti sociali. Le ore lavorative sono spesso 60 a settimana, ma la paga è comunque inferiore (del 20% o più) a quella dei residenti, che lavorano peraltro a ritmi assai più convenzionali. Gli emigranti hanno in prevalenza un impiego privato, oppure lavorano in proprio, mentre di rado - contrariamente ai residenti urbani - hanno accesso ad impiego pubblico o presso grandi joint ventures o compagnie estere (13% dei casi, contro il 74% dei residenti urbani). I relativi settori di impiego includono più spesso (in ordine) l'industria, le costruzioni, il commercio, la ristorazione ed i servizi. Essi vivono spesso in pericolanti stamberghe periferiche, o ammassati in 8-10 in un singolo appartamento di cui condividono l'affitto pagando circa 100 RMB al mese a testa. In effetti il costo implicito nell'acquisizione della residenza in città (procedura per cui si richiede la proprietà di un appartamento) é molto alto e solo una piccola parte degli emigranti può affrontarlo. Una casa-tipo può costare infatti facilmente 200.000 RMB, a fronte di un reddito annuale dell'emigrante medio di 6.000-8.000 RMB. 

La provenienza di queste persone è, nel 70% dei casi, da aree rurali della stessa provincia e, solo nel 30%, da altre province; il pattern generale è comunque quello che prevede uno spostamento da aree rurali interne a basso reddito verso aree urbane costiere economicamente avvantaggiate. Le regioni più affette dall'emigrazione sono Sichuan, Anhui, Guizhou, Henan, Guangxi e Hunan. Le province (o municipalità a statuto speciale) di destinazione sono innanzitutto Shanghai, Beijing e Guangdong. Nella maggior parte di questi casi gli eventuali (non frequenti) fratelli minori, o le sorelle minori degli emigranti restano a casa in campagna insieme agli anziani genitori, così come avviene per moglie e figlio in caso di emigranti sposati. Di conseguenza la "piramide delle età" nelle campagne cinesi si sta trasformando in una sorta di "fossato" con prevalenza della popolazione di età inferiore a 14 e superiore ai 35 anni12.

L'effetto di questa situazione sulla produttività agricola è prevedibilmente sfavorevole. In città, le autorità cinesi temono che l'afflusso della grande ondata mingong chao crei difficoltà infrastrutturali - ad esempio di alloggio, trasporti pubblici e telecomunicazioni - oltre a problemi di criminalità ed ordine pubblico. Nelle parole dell'accademico cinese Huang Ping - il "senso di non appartenenza a nessun luogo" di questa massa di giovani emigranti "non è socialmente sano e farà poco per frenarne le tendenze criminali". 

In definitiva, a prescindere dai previsti benefici effetti dell'urbanizzazione, l'impatto di questo grande fenomeno di migrazione rurale - urbana sulle comunità di origine e su quelle di destinazione non è ancora facilmente prevedibile. 

3. Questioni aperte e proiezioni 

Come abbiamo visto, le cause della migrazione rurale-urbana in Cina vengono ascritte al surplus di manodopera rurale abbinato alla industrializzazione delle aree urbane e costiere. Gli studiosi cinesi tendono inoltre a far derivare tale surplus con disoccupazione rurale principalmente dalla decollettivizzazione iniziata a partire dal '78. In realtà è possibile osservare che - indipendentemente dalla de-collettivizzazione - il fenomeno può derivare soprattutto dalla notevole espansione della popolazione cinese negli ultimi cinquant'anni. Nel 1955 i contadini cinesi erano 186 milioni, distribuiti su 110 milioni di ettari di terra arabile, quindi con un rapporto (già non elevato) di 0,59 ettari a persona. Nel 1995 erano 450 milioni, su 95 milioni di ettari di terra, quindi con un rapporto di 0,21 ettari a persona, insufficiente al sostentamento. 

In pratica, la Cina ha semplicemente più abitanti di quanto la sua terra possa sopportare. Ciò è particolarmente vero per quanto riguarda l'Ovest cinese: nel territorio delle 10 province e regioni autonome della Cina occidentale, la terra arabile è pari solo al 23,7% del totale nazionale mentre la loro popolazione complessiva - di 283 milioni di persone - cresce ancora ad un tasso del 2% annuale, pari a più del doppio della media nazionale13. Ciò significa che i programmi di pianificazione familiare dovrebbero essere vigorosamente mantenuti anche in futuro. Il gap economico e di possibilità educative tra Nord Ovest ed aree costiere, e tra campagne e città, sembra comunque destinato a perdurare ancora per molto tempo e a determinare l'ulteriore sviluppo della urbanizzazione in Cina. Analogamente l'età, il sesso, lo stato coniugale ed il livello di educazione continueranno ad essere fattori importanti nelle scelte e nelle possibilità di migrazione per la popolazione rurale. La migrazione sarà inoltre favorita dalle riforme in corso nel sistema dell'hukou, avviate ad una maggiore liberalizzazione14. L'attuale tendenza è di allargare tali riforme a tutte le città cinesi, mantenendo limitazioni solo per Pechino, Shanghai e Tianjin, municipalità sotto controllo diretto del Consiglio di Stato. 

Molte questioni restano peraltro aperte; ad esempio un problema di rilievo consiste nella inadeguatezza degli studi sul fenomeno "migrazione" da parte cinese. Ben cinque diverse definizioni dei termini "città" (jianzhi shi), "cittadina" (jianzhi zhen), "popolazione urbana" ed "urbanizzazione" si sono succedute nei documenti ufficiali e nelle pubblicazioni cinesi degli ultimi 50 anni, con tutte le ovvie implicite complicazioni. Inoltre, la ricerca demografica cinese usa generalmente una base di dati di partenza di livello regionale il che, date le grandi differenze, crea problemi di comparazione. Molti fra gli stessi autori cinesi concludono pertanto che attualmente la qualità dei dati disponibili non permette valutazioni scientifiche ed esprime la necessità di ulteriori ricerche per una adeguata pianificazione demografica strategica. 

Conscio di queste limitazioni il governo nel 2003 ha istituito - o rivitalizzato - una serie di commissioni ed enti (SFPPC, State Family Planning and Population Commmission; DPB, Development and Planning Bureau; CAPD, China Academy of Population and Development) la cui missione consisterà nel tracciare piani strategici di breve (5 anni) e medio-lungo termine (25-50 anni) per lo sviluppo demografico e delle risorse umane del Paese. La SFPPC, in particolare, dovrà assicurare, oltre al coordinamento tra i diversi indirizzi politici e tra i diversi dipartimenti statali, la possibilità di effettiva implementazione delle leggi e delle regolamentazioni in materia. 

Nel presente, gli sviluppi in atto della politica interna cinese includono in primis un rilassamento del sistema dell'hukou con una generale facilitazione e tendenza alla liberalizzazione della migrazione rurale-urbana, in particolare verso le città medie e piccole. Resta invece, per ora, la netta limitazione del fenomeno nei confronti delle grandi città e specialmente delle municipalità autonome a statuto speciale. Esistono diverse motivazioni a questa specifica politica cinese, che si possono riassumere in quattro punti: 
1) Barriera ideologica. La Cina si proclama un paese socialista guidato dal Partito Comunista, per il quale l'obiettivo finale è la eliminazione delle "tre disuguaglianze" (fra città e campagna, fra industria e agricoltura, fra lavoro intellettuale e manuale) attraverso uno sviluppo integrato. Pertanto il modello cinese di "urbanizzazione regionale bilanciata" sarebbe teso a ridurre il divario tra grandi città e cittadine/ aree rurali. Effettivamente nella maggioranza dei paesi in via di sviluppo la modernizzazione ha comportato specialmente uno sviluppo esagerato di megalopoli, tralasciando le città medie e piccole. 
2) Stabilità sociale. Queste preoccupazioni sono sempre al primo posto nelle cure del governo in un paese sconfinato come la Cina. Gli eventi dell'89 non sono stati ovviamente dimenticati e la marea mingong chao di lavoratori rurali viene vista con apprensione. Le grandi città sono inoltre spesso caratterizzate da tassi di criminalità maggiori rispetto alle città medie e piccole. 
3) Difficoltà di gestione: in termini di organizzazione delle infrastrutture, trasporti, costruzioni, telecomunicazioni, protezione ambientale e sicurezza, specialmente in un paese "relativamente povero" come ancora si considera la Cina. 
4) Dubbi sull'efficienza delle grandi città: i cinesi (contrariamente alla corrente di pensiero prevalente a livello internazionale) ritengono che, quando le notevoli spese in termini di mantenimento delle infrastrutture e di protezione ambientale vengono prese in considerazione, il rapporto costo/ efficacia della grandi città non è favorevole rispetto alle medie e piccole. 

Per quanto riguarda le aree rurali - a prescindere da quella che per ora resta soltanto "un'idea" di pensione per i contadini - il governo ha comunque almeno adottato un nuovo approccio che premia chi ha sempre osservato le regolamentazioni sulla pianificazione familiare. Purtroppo, come abbiamo visto, tali aiuti sono però quantitativamente insufficienti. 

Quali risultati si attende la Cina da queste politiche? Esistono varie proiezioni statistiche del livello di urbanizzazione della Cina nei prossimi 50 anni, basati su scenari di bassa, media od alta intensità di sviluppo. Il livello di urbanizzazione viene calcolato dai diversi autori dal 54 al 67% nel 2030, cioè quasi doppio rispetto al valore attuale. Nessuno prevede un livello di urbanizzazione inferiore al 50% nel 2050. Più difficili sembrano essere le previsioni in termini di interazione tra i vari fattori in gioco e loro effetti reciproci: controllo delle nascite ed invecchiamento della popolazione, modificazione dei salari e livelli di povertà, segregazione del mercato del lavoro fra residenti ed emigranti (e, in questi ultimi, tra emigranti hukou e non-hukou), livelli di disoccupazione rurale ed urbana. 

Quale sarà, in sostanza, l'impatto della grande migrazione sulle comunità di origine e su quelle di destinazione, sulle campagne e sulle città, sui territori del Nord Ovest e sulle aree urbane costiere?
Gli studiosi cinesi ritengono sostanzialmente che le loro città abbiano una buona capacità di assorbire la mingong chao di lavoratori attraverso un re-impiego nel settore manifatturiero (la "Fabbrica del Mondo") e tramite un notevole sviluppo del terziario legato all'aumento dei redditi. 

Per quanto riguarda le campagne, essi ritengono che l'agricoltura cinese possa sopportare una accelerata urbanizzazione grazie all'aumento della produttività ed al più facile accesso ai mercati internazionali15. Attualmente la produzione è ritenuta soddisfacente anche in relazione alle necessità della accresciuta popolazione urbana. Tuttavia la terra arabile per persona non è mai stata elevata, in Cina, paese in cui la desertificazione rappresenta un problema rilevante in varie aree settentrionali ed in cui storicamente le carestie hanno sempre rappresentato una "vessazione" ed un freno allo sviluppo urbano. In quest'ottica forse i cinesi non dovrebbero dimenticare le terribili conseguenze del "Grande Balzo" con la sua fase di urbanizzazione troppo rapida. Inoltre, come ben noto, l'ingresso nel WTO non ha certo favorito l'agricoltura cinese, i cui prodotti non sono competitivi sul mercato internazionale.

MONDO CINESE N. 120, LUGLIO-SETTEMBRE 2004

Note

1 Cfr. in particolare il Country Report su popolazione e sviluppo presentato dalla Cina al seminario internazionale svoltosi a Wuhan ai primi di settembre, People's daily, internet ed., 7.9.2004. 
2 L'andamento demografico cinese è passato attraverso queste fasi: urbanizzazione rapida sana negli anni 1949-1957; urbanizzazione selvaggia negli anni 1958-1960; prima fase di antiurbanizzazione negli anni tra il 1961 e il 1965; seconda fase di antiurbanizzazione dal 1966 al 1971; seconda urbanizzazione rapida dal 1978. Cfr. J. Kim, "China's modernizations, reforms and mobile population", International Journal of Urban and Regional Research, vol.4, n.12, 1988 
3 L'Hukou aveva lo scopo di facilitare censimenti e statistiche, di identificare lo status delle persone e, soprattutto, di regolare rigidamente la distribuzione della popolazione. Anche grazie a questo strumento, la Cina ha evitato lo sviluppo disordinato e caotico di megalopoli, quale si è avuto, invece, in altri paesi in via di sviluppo. 
4 Solo verso la metà degli anni '80 la politica di controllo delle nascite fu leggermente rilassata: alle coppie rurali fu permesso un secondo figlio se il primo era una femmina, alle minoranze furono permessi 2 o 3 figli a seconda dei casi. In seguito anche a famiglie cittadine con un solo figlio ne fu permesso un secondo, in casi determinati. 
5 Liu S., Li X., Zhang M., "Scenario Analysis on Urbanization and Rural- Urban Migration in China". Interim Report IR 03-036 della Accademia Cinese delle Scienze, Pechino, agosto 2003. http://www.iiasa.ac.at/Publications/ Documents/IR-03-036.pdf Politica Interna 25
 6 "China Reverse Baby Bonus", China Information and Research Center, China Daily News, 5.8.2004  http://www.cpirc.org.cn/en/enews20040805.htm 
7 "Urban Poverty more severe than expected", 21st. Century Global Herald, Pechino, 24.12. 2002. 
http://www.cpirc.org.cn/en/enew2003515.htm 

8 Si considera il 7% della popolazione superiore a 65 anni di età come limite convenzionale per una "società senescente". 
9 "Four Periods of Aging Forecast in China", China Population Information and Research Center, Pechino 2003. http://www.cpirc.org.cn/en/e - aging2.htm 
10 Il limite di allarme internazionale per questo parametro è considerato 107/ 100. 
11 "Migrants may register for equal rights", China Daily News, 7.1.2004 www.chinadaily.com.cn 
12 Fan X.Y., "The Current Status and Development Trends of the transformations of China's rural labour forces", Report on China's Status, 2000. 
13 "Population, top challenge in China's western development", People's daily, internet ed., 4.11.2000. 
14 Attualmente il sistema dell'hukou permette una migrazione rurale-urbana, al di fuori dei casi classici originari (assunzione in ente statale, ammissione a scuola o permesso di ingresso in città) nelle seguenti eventualità: 
1. popolazione con autosufficienza di cibo e frumento nei mercati di città, applicabile a venditori di generi agricoli al mercato; procedura che ha comunque perso popolarità a partire dal 1985;
2. disponibilità del Certificato di Residenza Temporaneo (CRT): vale un anno, non dà diritti sociali, richiede una complessa procedura burocratica ed il pagamento di una tassa. Attualmente la maggioranza dei migranti non-hukou è priva di CRT. Inoltre, dal 2001, è stata avviata una riforma pilota di relativa "liberalizzazione" del sistema dell'hukou in 450 piccole città e cittadine selezionate. Il fattore chiave per l'ammissione è l'avere un lavoro stabile ed il possedere un alloggio in città. 
15 Cfr. nota 5.

 

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