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INDICE>MONDO CINESE>LA FUNZIONE DELLA "LEGGE ANTI-SECESSIONE" SECONDO LA TEORIA DEI GIOCHI

DOCUMENTI

La funzione della “Legge anti-secessione” secondo la teoria dei giochi 

di YAN JIAQI (traduzione dal cinese e note di Federica Casalin) 

[“Cong boyilun kan ‘fan fenlie fa’ de gongneng”, Zheng ming, n. 4 (330), aprile 2005, pp. 83-86.]

Un’interessante chiave interpretativa della situazione venutasi a creare nello Stretto di Taiwan in seguito all’approvazione della “Legge antisecessione”
1 è fornita da questo lavoro di Yan Jiaqi, noto accademico e politologo, oppositore al regime dopo la repressione di Tian’anmen e attualmente residente negli Stati Uniti. Questo saggio, utilizzando un modello della teoria dei giochi, ipotizza che nello Stretto si svolga un gioco a più agenti, cui prendono parte anche gli Stati Uniti e il Giappone. Tuttavia questa legge potrebbe modificare l’impostazione del gioco, trasformandolo da un gioco “a quattro” e “a tre” in un gioco “a due a somma diversa da zero”.

(M.M.) 

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L’approvazione della “Legge antisecessione”, avvenuta il 14 marzo 2005 da parte dell’Assemblea Nazionale del Popolo, dal punto di vista della teoria dei giochi, costituisce una mossa dell’”
agente” Cina nel gioco “a più parti” della politica nell’area Asia-Pacifico. Sebbene sia gli Stati Uniti che la Repubblica Popolare Cinese ritengano che Taiwan sia parte della Cina, tuttavia, dal punto di vista della teoria dei giochi, Taiwan è un “agente” dotato di capacità d’azione autonoma. Il gioco incentrato sul problema dello Stretto di Taiwan può configurarsi come un gioco “a due”, “a tre” o “a quattro” elementi, in base al diverso numero degli agenti territoriali che vi partecipano, suddivisi in questo articolo in “agenti nazionali” e “non nazionali”. La teoria non esclude però il possibile intervento di altri soggetti.

Il gioco “a somma zero” e “a somma diversa da zero” 

La teoria dei giochi presuppone che ogni persona e ogni agente partecipante al gioco possieda una propria tattica e persegua i propri obiettivi, ispirandosi a criteri di razionalità. I modelli di gioco si suddividono in due tipi: il gioco “a somma zero” e “a somma diversa da zero”. Nel primo tipo alla vittoria di un agente corrisponde la sconfitta dell’altro, cosicché la somma risulta uguale a zero. E’, per esempio, il caso di numerose crisi internazionali, dello scontro di due armate, della contesa tra due candidati o di una partita a scacchi. Quando, invece, nel confronto fra due o più “agenti”, la vittoria di uno non comporta la sconfitta dell’altro, la somma finale non è nulla, per cui si parla di gioco “a somma diversa da zero”. In questo tipo di gioco, in cui il conflitto e la cooperazione sono entrambi possibili, si verifica spesso una vittoria bilaterale. Il gioco tra la Repubblica Popolare Cinese, Taiwan, gli Stati Uniti e il Giappone può essere descritto come un gioco “a somma diversa da zero” fra quattro soggetti, le cui coordinate sono mutate in seguito all’approvazione della “Legge anti-secessione”.

La strategia dell’equilibrio delle forze

Dopo il ripristino ufficiale delle relazioni diplomatiche con la Repubblica Popolare Cinese, gli Stati Uniti, pur riconoscendo il principio di “una sola Cina”, hanno spesso svolto un ruolo equilibratore e di bilanciamento tra la Cina continentale e Taiwan. Poiché la prima supera la seconda per popolazione, superficie e forza militare, gli Stati Uniti hanno costantemente aggiunto “peso” sulla parte più debole, Taiwan. La politica equilibratrice americana tra le due sponde dello Stretto poggia su tre grandi pilastri: il primo consiste nel riconoscimento del principio di “una sola Cina”, in base al quale Taiwan è parte della Cina stessa e il governo della Repubblica Popolare Cinese è l’unico governo legittimo; il secondo si basa sulla protezione della sicurezza dell’Isola da parte degli Stati Uniti, attraverso la fornitura di armamenti, in conformità al Taiwan Relations Act del 1979; il terzo consiste infine nella risoluzione pacifica del problema di Taiwan. Nei ventisei anni dalla stipulazione del Taiwan Relations Act, la funzione equilibratrice svolta dagli Stati Uniti è cambiata in base alle diverse situazioni; nella maggior parte dei casi, comunque, si è trattato di semplici riaggiustamenti.

Il Taiwan Relations Act

Nel riallacciare i rapporti diplomatici con gli Stati Uniti, Pechino, pur non essendosi impegnata a “non usare la forza”, ha manifestato tuttavia con chiarezza il desiderio di risolvere il problema di Taiwan in modo pacifico. Il 9 gennaio del 1979, di fronte a quattro senatori americani2 Deng Xiaoping riconosceva il diritto del popolo di Taiwan a scegliere la propria forma di governo e l’impegno della Cina a non interferire in tale decisione. Sei giorni dopo, il Segretario di Stato Cyrus Vance si faceva portavoce di una comunicazione del Presidente degli Stati Uniti, in base alla quale Washington si impegnava a mantenere relazioni diplomatiche con Pechino solo a condizione che esse non ledessero il benessere degli abitanti di Taiwan e non riducessero la possibilità di una risoluzione pacifica del problema dell’Isola. Cento giorni dopo veniva approvato dal Congresso ed entrava ufficialmente in vigore il Taiwan Relations Act, in base al quale: “la decisione degli Stati Uniti di stabilire rapporti diplomatici con la Repubblica Popolare Cinese è fondata sull’aspettativa che il futuro di Taiwan venga deciso con mezzi pacifici” (seconda sezione, secondo comma, terzo punto). Il punto successivo dello stesso comma chiariva che gli Stati Uniti avrebbero considerato “ogni sforzo volto a influenzare il futuro di Taiwan con mezzi diversi da quelli pacifici, incluso il boicottaggio e l’embargo, come motivo di seria preoccupazione”. Il sesto punto aggiungeva che l’America si impegnava a “sostenere la capacità di resistere all’uso della forza o di altre forme di coercizione che possano mettere a rischio la sicurezza o il sistema sociale e economico degli abitanti di Taiwan”3.

“L’operazione freccia” induce gli Stati Uniti a rafforzare il proprio peso

Essendo gli Stati Uniti uno stato di diritto, finché resteranno in vigore i tre comunicati congiunti con la Cina4 e non verrà abolito il Taiwan Relations Act, non vacilleranno i tre grandi pilastri su cui poggia la politica statunitense di “una sola Cina” e del mantenimento dell’equilibrio tra le due sponde dello Stretto. Per quanto riguarda i rapporti diplomatici tra gli USA e la RPC, la politica americana di “una sola Cina” potrebbe essere messa in discussione o abbandonata solo a condizione
che nello Stretto si verificasse uno scontro o un conflitto su ampia scala che contrapponesse i cinesi ai cinesi. Nel 1996, prima che a Taiwan avessero luogo le prime elezioni presidenziali dirette, l’esercito cinese svolse esercitazioni di lancio di missili terra-terra in direzione dello spazio marittimo a nord e a sud dell’Isola, a una distanza non superiore a 50 miglia marine dai due porti di Gaoxiong e Jilong. Tale operazione non era volta solo a intimidire una qualsivoglia “forza per l’indipendenza di Taiwan”, quanto piuttosto a minacciare l’intera popolazione dell’Isola. In conformità alla seconda sezione del Taiwan Relations Act, gli Stati Uniti inviarono immediatamente due armate navali capitanate dalle portaerei ammiraglie Indipendence e Nemis nelle acque internazionali in prossimità dell’Isola. Il quinto giorno di esercitazioni missilistiche dell’Esercito Popolare di Liberazione, gli Stati Uniti annunciarono la fornitura a Taiwan di 150 aerei da guerra F16 prodotti appositamente dalla Società di aviazione Lockheed per un valore di 1.150.000.000 dollari. Lo stesso giorno, il comandante della Settima Flotta, Archie Clemins dichiarò che, nel caso in cui la Cina fosse passata all’attacco, in base al Taiwan Relations Act l’America avrebbe “reagito duramente”. Il sesto giorno di esercitazioni, il Congresso adottò la Risoluzione comune n. 148, che impegnava gli Stati Uniti a contribuire alla difesa di Taiwan, di modo che essa non subisse l’attacco della Cina. Lo stesso giorno gli USA approvarono la vendita di missili guidati terra-aria di tipo Stinger e di numerosi altri armamenti all’esercito taiwanese. “L’operazione freccia” voluta da Jiang Zemin nel 1996 di fatto modificò la politica nei confronti di Taiwan adottata nel periodo di Deng Xiaoping. Il giorno dopo il lancio missilistico verso le acque internazionali prospicienti la città di Gaoxiong, il quotidiano Minzhong ribao della stessa città sulla prima pagina non scrisse che una parola, “combattere!”. Da allora, la situazione all’interno dell’isola è progressivamente cambiata a favore del Partito Democratico Progressista, che alla fine è andato al potere, mentre ad una settimana dai lanci missilistici, Li Denghui veniva eletto Presidente. Sebbene gli Stati Uniti sapessero che le esercitazioni effettuate dall’Esercito Popolare di Liberazione nelle vicinanze di Taiwan non costituivano ancora una “minaccia incombente”, si trattava pur sempre di una vera e propria “minaccia armata”; essi incrementarono quindi il loro peso su Taiwan, secondo la politica di bilanciamento delle forze nello Stretto.

La “Legge anti-secessione” induce gli USA a calibrare il proprio peso

Dal momento che i lanci missilistici del 1996 avevano chiaramente superato la “linea rossa” del Taiwan Relations Act, gli Stati Uniti avevano avuto una reazione immediata. Tale “linea rossa” non è stata, invece, superata dalla “Legge antisecessione”, approvata da Pechino nel 2005. Infatti, sebbene la sua adozione abbia posto tre premesse per “l’uso della forza contro Taiwan” e per la “soluzione non pacifica” del problema5, ciò di per sé non equivale all’”uso della forza”, né costituisce una “minaccia armata” diretta. Il Dipartimento di Stato e la Casa Bianca si sono pertanto limitati a descrivere l’evento come “infausto, increscioso e inopportuno”, reiterando l’invito ad un “dialogo pacifico” tra le due parti, senza per questo decidere di inviare una flotta da combattimento nelle vicinanze di Taiwan come era stato fatto nel 1996. In seguito all’adozione della “Legge antisecessione” da parte di Pechino, il “peso equilibratore” degli Stati Uniti è stato solo “leggermente ricalibrato”. A Pechino piace confrontare la “Legge anti-secessione” con le “Risoluzioni anti-secessione” adottate in America nel 1861. La differenza principale tra tale “Legge” e le “Risoluzioni” americane risiede nel fatto che, mentre queste ultime erano rivolte a gruppi o a individui con scopi secessionisti, la legge cinese è rivolta all’intera isola di Taiwan e non a gruppi specifici o singoli individui.

Il gioco “a tre” diventa un gioco “a due”

Il politologo americano Karl Deutsch, nell’opera The Analysis of International Relations, illustra un modello di gioco in cui due automobili avanzano ad alta velocità sulla stessa strada, l’una in direzione dell’altra. Prima di partire i due conducenti hanno stabilito, come regola di gara, che quello che sterza per primo per evitare la collisione venga chiamato “fifone”, mentre il più temerario, che rifiuta di lasciar passare l’altro, venga considerato un “eroe”. In questo gioco, l’iniziativa di sterzare per evitare l’impatto é una strategia “di cooperazione”, mentre quella di andar diritto a dispetto di tutto può essere considerata una strategia “di scontro”. Se entrambi i conducenti adottano nello stesso istante una strategia “di scontro”, essi segnano la propria rovina; qualora ambedue optino invece per la cooperazione, avranno salva non solo la vita, ma anche l’onore, perché non saranno oggetto di derisione; questa può dirsi una “vittoria bilaterale a somma diversa da zero”. Nel caso in cui uno dei due scelga la strategia della “cooperazione” e l’altro quella dello “scontro”, si salveranno entrambi, ma il primo dei due sarà considerato un “fifone” e perderà la faccia, mentre l’altro diverrà un “eroe”. Per Deutsch “quando uno scontro in politica internazionale viene ad assomigliare ad un gioco del fifone, gli statisti razionali, secondo questa teoria, dovrebbero scegliere una politica ‘morbida’, piuttosto che una ‘linea dura’”.6 Nel confronto sullo Stretto, la Cina continentale e Taiwan non possono certo dirsi due veicoli di dimensioni simili; il loro rapporto può piuttosto essere descritto come quello tra un imponente tir a diciotto ruote e un’utilitaria. In questo caso parlare di “fifone” e di “eroe” perde ogni senso, si tratta di un confronto assolutamente impari, nel quale all’utilitaria non rimane che una scelta ragionevole, ovvero la strategia della “cooperazione”, senza che per ciò essa possa essere considerata alla stregua di un “fifone”. Nel caso in cui anche il tir sia indotto a frenare e non avanzi diritto travolgendo quanto incontra, questo tipo di gioco condurrebbe ad una “vittoria bilaterale”. In una situazione in cui tutti, a Taiwan, conoscono l’esistenza della “Legge anti-secessione”, malgrado si organizzino continuamente cortei, marce, manifestazioni di protesta ed altre attività simili per invocare l’indipendenza dell’Isola, è sufficiente che Taiwan come unità “agente” distinta non mostri di voler oltrepassare le “tre linee rosse” della “Legge anti-secessione” perché la situazione sullo Stretto si mantenga di fatto inalterata. Taiwan, la Cina continentale, gli Stat Uniti e gli “agenti” simili non sono come gli esseri umani, che possono tenere nascoste le proprie mosse e non far capire all’avversario la strategia adottata. Gli agenti dotati della “caratteristica distintiva di un territorio” non possono celare completamente la loro tattica; dalla decisione dell’attacco all’azione è infatti generalmente necessario incrementare la capacità bellica effettiva e dispiegare le forze; tale processo, che richiede tempo, viene chiamato “tempo morto tra la decisione e l’azione”. A causa di questo tempo morto, tramite ricognizioni, i preparativi dell’attacco possono essere scoperti. Mentre nel modello di gioco di Deutsch il “tempo morto” è uguale a zero, nel gioco tra le due parti dello Stretto non è tale, ma può anzi estendersi a diversi giorni o addirittura a diversi mesi. Qualora gli Stati Uniti scoprissero che la Cina continentale, violando la “Legge anti-secessione” da essa stessa adottata, avesse compiuto o intendesse compiere un’aggressione armata contro Taiwan, il gioco “a due” nello Stretto diverrebbe immediatamente un gioco “a tre”.

Tre periodi, tre tipi di gioco

Nel periodo di Deng Xiaoping, in quello di Jiang Zemin e in quello successivo all’entrata in vigore della “Legge anti-secessione”, il gioco tra i due “agenti nazionali” Cina e America e “l’agente territoriale non nazionale”, costituito dall’isola di Taiwan, ha subito una notevole evoluzione. Nel periodo di Deng Xiaoping, sia che si trattasse di un gioco “a due” tra le opposte sponde, sia che si trattasse di un gioco “a tre” tra la Cina continentale, Taiwan e gli Stati Uniti, ogni parte ha generalmente adottato la strategia della “cooperazione”, dando così luogo ad un gioco “a somma diversa da zero” con “vittoria bilaterale” o “trilaterale”. Nel periodo di Jiang Zemin, in particolar modo dopo “l’operazione freccia” del marzo 1996, il gioco “a tre” si è fatto progressivamente più aggressivo. Poiché il “peso equilibratore” degli Stati Uniti è andato spesso a poggiare sulla parte taiwanese, quest’ultima ha di volta in volta scelto strategie di “divergenza” o di “opposizione”; l’influenza del Movimento indipendentista di Taiwan si è fatta via via maggiore. Li Denghui e Chen Shuibian hanno tratto vantaggio dall’”operazione freccia” per essere eletti, mentre il principio “un paese, due sistemi” perdeva rilevanza. L’adozione della “Legge antisecessione” ha posto una limitazione al potere dell’esercito cinese; anche le interferenze di alti ufficiali nella politica e le loro sollecitazioni ingiustificate per “l’uso della forza contro Taiwan” verranno messe a freno. Gli Stati Uniti potrebbero ancora in qualsiasi momento esprimere preoccupazione per la pace nello Stretto e utilizzare il metodo della “calibrazione” per mantenere l’equilibrio nell’area. Certo, Pechino non può ancora impegnarsi verbalmente a “non usare la forza contro Taiwan”, ma di fatto le norme restrittive della “Legge anti-secessione” avranno il loro effetto: finché Taiwan ha fede nel principio della non aggressione, le clausole della “Legge antisecessione” sull’”assorbimento pacifico” (heping xiaohua) potrebbero essere per la maggior parte accettate dalla stessa; l’assorbimento pacifico unilaterale potrebbe allora divenire una “fusione pacifica” bilaterale (heping ronghe). Con la conclusione ufficiale dello stato di ostilità tra le due parti in causa, l’unificazione pacifica troverà una nuova strada, sia essa all’interno di un reinterpretato schema “un paese, due sistemi” oppure in base ad un modello federale. Ma ciò a condizione che, nel caso in cui Taiwan superi le “linee rosse” della “Legge anti-secessione”, Pechino non arrivi a sanzionare il fatto come una violazione. Il gioco “a due” nello Stretto potrebbe così condurre alla collaborazione e alla vittoria bilaterale. Perché ciò si realizzi è importante che, dopo che il gioco “a tre” sarà diventato un gioco “a due”, il conducente dell’utilitaria, andando incontro all’imponente tir, faccia una scelta sola, ovvero quella di trasformare lo “scontro” in “cooperazione”.

Il gioco “a quattro” stenta a trovare una composizione

Il 19 febbraio di quest’anno gli USA e il Giappone hanno annunciato di aver inserito la risoluzione pacifica del problema di Taiwan tra gli obiettivi strategici comuni;
7 é questa la prima volta che Tokyo gioca in alleanza con gli Stati Uniti la “carta di Taiwan”. Nella partita dello Stretto, il Giappone ha per lungo tempo operato dietro le quinte; il comunicato congiunto della Commissione Consultiva per la Sicurezza di Stati Uniti e Giappone ha fatto per la prima volta uscire quest’ultimo allo scoperto. Il gioco “a tre” del problema dello Stretto è così diventato un gioco “a quattro”. Per motivi storici e geografici, gli obiettivi strategici di Tokyo e di Washington in tale gioco coincidono solo parzialmente: entrambi desiderano che Taiwan conservi la situazione attuale. Gli Stati Uniti si oppongono fermamente all’annessione dell’Isola da parte della Cina continentale attraverso l’uso della forza, senza però con questo contrastare l’unificazione pacifica delle due parti; il Giappone, invece, non desidera affatto che ciò avvenga. Un punto chiave della politica nipponica del XXI secolo nei confronti della Cina consiste nell’opporsi strenuamente alla sua riunificazione, ma ancor più nell’impedire che essa, una volta unificata, diventi il Paese forte del Pacifico occidentale. Il problema centrale dello scontro sino-giapponese di questo secolo risiede nel fatto che Tokyo intende affermare la sua posizione egemonica nell’area del Pacifico occidentale, indebolendo il più possibile la Cina. Una ragione fondamentale della mancata partecipazione del Giappone al gioco “a tre” nello Stretto per così lungo tempo è dipeso proprio dal suo desiderio di vedere non solo le due sponde scontrarsi, combattere ed uscirne entrambe danneggiate, ma anche gli Stati Uniti perdere influenza nel Pacifico occidentale attraverso un conflitto con la Cina, con la speranza di trarre vantaggio dalle perdite cui sarebbero andati incontro i partecipanti del gioco “a tre”. Per contro, con l’unificazione pacifica verrebbe meno l’antagonismo di fondo tra la Repubblica Popolare Cinese e gli Stati Uniti e l’amicizia sino-americana creerebbe un ambiente internazionale favorevole per l’ascesa pacifica della Cina nel XXI secolo. Dal 19 febbraio anche il Giappone è entrato nominalmente a far parte del gioco dello Stretto. Finché Taiwan conserverà la pace, gli Stati Uniti potranno al massimo venderle armamenti senza però poter effettuare azioni militari; il Giappone è ancor meno autorizzato ad intervenire. Nell’Isola potranno farsi sentire voci indipendentiste, senza però che vengano oltrepassate le “tre linee rosse” della “Legge antisecessione”; sul problema dello Stretto, il gioco “a quattro” stenta a trovare una composizione.

Problemi interpretativi nel futuro della “Legge antisecessione”


Le tre premesse dell’articolo 8 della “Legge anti-secessione” contengono diversi punti ambigui. Qualora a Taiwan si verificassero “incidenti gravi” e l’opinione pubblica delle due sponde ne fornisse letture completamente diverse, a Pechino il Comitato Permanente dell’Assemblea Nazionale del Popolo potrebbe “interpretare la Legge”. Se l’interpretazione portasse a rilevare una violazione, la situazione potrebbe complicarsi. Il gioco “a due” dello Stretto di Taiwan potrebbe in un attimo diventare un gioco “a quattro”: gli Stati Uniti sarebbero forse indotti ad intervenire come fecero nel marzo del 1996 - se non addirittura in modo ancor più massiccio - e anche il Giappone, in base al meccanismo consultivo per la sicurezza nippo-americano, potrebbe entrare in scena. L’ambiguità della “Legge antisecessione” consiste nel fatto che essa lascia un margine di spazio alla guerra, spazio che dovrebbe invece essere colmato. Un conflitto su ampia scala tra la Cina e gli Stati Uniti porterebbe grandi vantaggi al Giappone. Sebbene anche il Movimento Indipendentista taiwanese possa subire un grave colpo, non appena nella Cina continentale dovessero verificarsi disordini, la sua influenza tornerebbe certo a farsi sentire. Tutto ciò potrebbe non solo condurre alla reale indipendenza di Taiwan (si tratterebbe di una “reazione inversa”, simile a quella verificatasi nel 1996, quando “l’operazione freccia” portò all’elezione di Li Denghui e al rafforzamento del Movimento Indipendentista), ma anche far sì che la Cina venga relegata dal Giappone ai margini del Pacifico occidentale. L’ascesa pacifica di Pechino nel XXI secolo subirebbe così un grave ritardo.

MONDO CINESE N. 123, APRILE-GIUGNO 2005

Note

1 Si veda il precedente numero 122 di Mondo Cinese, (Gennaio-Marzo 2005), pp.14-21. 
2 L’invio di tale delegazione, guidata da Sam Nunn, precedette di circa tre settimane la prima visita ufficiale di Deng Xiaoping negli Stati Uniti, svoltasi tra il 28 gennaio e il 4 febbraio 1979. Sulla delegazione, cfr. Dreyer June Teufel, “China’s Attitude toward the Taiwan Relations Act”, intervento all’International Conference on United- States-Taiwan Relations: Twenty Years after the Taiwan Relations Act, patrocinato dall’Academia Sinica, Taipei, 9-10 aprile 1999 [ndt].
3 Il testo della legge, varata il 10 aprile 1979, è reperibile sul sito del Consolato generale degli Stati Uniti di Hong Kong e Macao, (www.usconsulate.org.hk). La traduzione qui riportata è tratta dalla versione inglese [ndt]. 
4 Oltre al Taiwan Relations Act, tre documenti vengono citati di frequente come costituenti la base giuridica della politica americana nei confronti della Repubblica Popolare Cinese, ovvero il comunicato di Shanghai del 28 febbraio 1972, il comunicato congiunto del 15 dicembre 1978 e quello del 17 agosto 1982. Cfr. Hung Chien-chao, A history of Taiwan, Il Cerchio, Rimini, 2000, pp. 317-18. Il primo comunicato, redatto in occasione della visita del Presidente Nixon a Pechino, impegnava in primo luogo le due parti a non perseguire politiche egemoniche nella regione dell’Asia-Pacifico e a non ope rare per la divisione del mondo in bloc chi; in merito a Taiwan dichiarava che gli Stati Uniti prendevano atto che “tutti i cinesi, da ambo i lati dello Stretto di Taiwan sostengono che non esiste che una Cina e che Taiwan ne fa parte”. Anticipando di poco il Taiwan Relations Act, il secondo comunicato dichiarava, con toni molto più fermi e netti del precedente, che “gli Stati Uniti riconoscono il governo della Repubblica Popolare Cinese come l’unico governo legittimo della Cina e accettano la posizione cinese secondo la quale non c’è che una Cina e Taiwan ne fa parte”. Il terzo comunicato toccava il tema degli armamenti, affermando che gli Stati Uniti “intendono ridurre gradualmente le vendite di armi a Taiwan, per arrivare in un certo periodo di tempo ad una risoluzione conclusiva”. Cfr. Jonathan D. Pollack, “The Opening to America”, in The Cambridge History of China, a cura di Denis Twitchett, John K. Fairbank, vol. 15, Cambridge University Press, Cambridge, 1991, pp. 402-72, in particolare pp. 423, 442 e 465 [ndt].
5 Tali premesse - successivamente indicate nel testo come “le tre linee rosse” della Legge anti-secessione - prevedono la possibilità di una soluzione non pacifica del problema dello Stretto qualora, per azione del Movimento indipendentista taiwanese 1) “a qualsiasi titolo e in qualsiasi maniera si producesse l’effettiva separazione di Taiwan dalla Cina”, 2) “si verificassero incidenti gravi (zhongda shishi) capaci di condurre alla separazione”, 3) “venissero completamente a mancare le condizioni per l’unificazione pacifica”. Secondo l’analisi di Wu Xianbin, Rcercatore dell’Accademia cinese delle scienze sociali, la prima premessa fa riferimento all’adozione, da parte di Taiwan, di norme di legge che sanciscano l’esistenza di “due Cine”, la seconda a fatti e azioni significative, come l’elezione di un Presidente con dichiarati scopi separatisti, la terza al rifiuto dichiarato, da parte delle autorità taiwanesi, del percorso di riunificazione. L’analisi di Wu Xianbin, contenuta in un’intervista pubblicata con il titolo di “Cao’an suiping he sandao hongxian heran” sul Xianggang shangbao del 9 marzo 2005, è consultabile in rete sul sito http://bbs.cctv.com.cn [ndt].  
6 Karl Deutsch, Le relazioni internazionali, ed. it. a cura di Gianfranco Pasquino, traduzione di Cristina Cerchio, Il Mulino, Bologna, 1970, p. 186 [ndt]. 
7 Sabato 19 febbraio, il Segretario di Stato Condoleeza Rice e il Segretario del Dipartimento della Difesa Donald Rumsfeld hanno ospitato a Washington, in un incontro a quattro, il Ministro degli Affari Esteri del Giappone Nobutaka Machimura e il Direttore Generale dell’Agenzia per la Difesa Oshinori Ohno. In seguito all’incontro, la Commissione Consultiva per la Sicurezza di Stati Uniti e Giappone ha rilasciato un Comunicato congiunto. Secondo tale Comunicato le due parti concordano sulla necessità di rinforzare la loro alleanza bilaterale sulla sicurezza in base a una serie di nuovi obiettivi, tra i quali quello di “incoraggiare la risoluzione pacifica delle questioni concernenti lo Stretto di Taiwan attraverso il dialogo” e di “incoraggiare la Cina ad aumentare la trasparenza sugli affari militari”. Il testo del Comunicato può essere consultato sul sito del Consolato degli Stati Uniti presso Hong Kong, www.hongkong.usconsulate.gov [ndt].

 

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