Il sogno della camera rossa
Autore Ts’ao Hsüe-ch’in (pinyin Cao Xueqin (曹雪芹)
Editore Einaudi, Torino
Edizioni 1958, collana “I Millenni” (1^ ed.)
Formato tascabile: 1994, 2006, 2020
Titolo originale In cInese: 红楼梦 Hónglóu Mèng
In tedesco: Der Traum der Roten Krammer
Traduzione di Dal cinese Franz Kuhn
Dal tedesco (per le edizioni Einaudi) Clara Bovero e Carla Pirrone Riccio
Pagine 752
Note
N. ISBN 978-8806248345
Le edizioni di Il sogno della camera rossa attualmente disponibili:
BUR, 2008, trad. dal cinese di Edoarda Masi
Einaudi, 2020, trad. dal tedesco
Mondadore Electa, ed. illustrata

Il sogno della camera rossa, noto anche come La storia della pietra, è un romanzo cinese, da paragonare in rilevanza ai più grandi lavori della letteratura occidentale del XIX secolo. Fu scritto durante il regno dell’imperatore Qianlong da Cao Xueqin, ma fu pubblicato solo nel 1792, a trent’anni dalla morte dello scrittore.
Viene annoverato tra i Quattro grandi romanzi classici della letteratura cinese. Nella classifica del libri più venduti al mondo (a esclusione di quelli religiosi – ad es. La Bibbia – e politici -ad es. Il libretto rosso di Mao) occupa la quarta posizione, con circa 100 milioni di copie vendute. Per la classifica completa vedi la pagina dedicata su Wikipedia.
L’opera vanta 120 capitoli anche se diverse sezioni degli ultimi 40 sono probabilmente da attribuire ad autori diversi; i quali sono attraversati da una molteplicità incredibile di personaggi secondari e da un numero enorme di situazioni intrecciate, che tendono ad allontanarsi dall’intrigo centrale. Il romanzo presenta, infatti, una meticolosa descrizione dei Chia (Jia), una ricca ed aristocratica famiglia cinese che rivestiva diversi incarichi di rilievo in un’innominata città, la quale per molti aspetti ricorda le Nanchino e Pechino del tempo. Il centro del racconto è rappresentato dal triangolo amoroso tra il protagonista Chia Pao-yu (Jia Baoyu) e due sue cugine. Molti aspetti della storia di questa famiglia sono presi direttamente dagli eventi successi sotto il regno di Kangxi, il nonno di Qianlong. Vengono fornite informazioni di rilievo sulle strutture familiari dell’epoca, nonché di economia, religione, estetismo e sessualità.
Il romanzo appare come un’allegoria della vita, eppure è chiaro l’intento di rappresentare un amaro ritratto della Cina dell’epoca e dell’autunno che stava per avvolgerla, anche se questo non ha impedito all’opera d’irradiare di nuova luce la Dinastia Qing.
Molte generazioni di giovani cinesi hanno attinto a quest’opera per la loro crescita sentimentale[non chiaro]; un romanzo che è chiaro esempio della vocazione teatrale della narrativa cinese, sia per la sua complessissima trama, sia per le numerose opere teatrali che, effettivamente, si sono ricavate da questa.
Si ritiene che sia un romanzo semi-autobiografico che riflette le vicende della famiglia di Cao. Come l’autore sottolinea nel primo capitolo, il romanzo vuole essere un memoriale per le donne che l’autore ha conosciuto in gioventù: amiche, parenti e serve.
Il romanzo è importante non solo per il numero enorme di personaggi (in maggior parte femminili) e per lo spessore psicologico, ma anche per l’osservazione precisa e dettagliata della vita e delle strutture sociali tipiche dell’aristocrazia del XVIII secolo.
Questo romanzo fu pubblicato anonimo (ma in seguito si scoprì che era di Tsao Hsueh-ch’in), a causa dell’inquisizione letteraria prevalente durante le dinastie Ming e Qing.

Per saperne di piu, si rimanda alla bellissima pagina dedicata su Wikipedia

 

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