Una piccola città chiamata Ibisco
Autore Gu Hua (古华 Gǔ Huá)
Editore Greco & Greco, Milano
Prima edizione 1991
Titolo originale 芙蓉镇 Fúróng zhèn (1981)
Traduzione di Marina Grassini
Pagine 290
Note Errore in copertina dove è riportato il nome della traduttrice in luogo del nome dell’autore.
N. ISBN 978-8885387102

In queste poche righe appare già  disegnarsi il profilo o il destino di una piccola comunità  della grande Cina, tesa da sempre fra la sognante poesia di una natura trasfigurata e gli accadimenti duri delle vicende storiche.
In questa permanente continuità  cosa succede, dunque, ad Ibisco negli anni 60, durante il tempo delle “Quattro Modernizzazioni”? Questo romanzo lo racconta facendo pieno onore al fascino totale della letteratura autentica.
L’intreccio di vicende individuali e comunitarie, di amori, tragedie, ingenuità  ed illusioni politiche, di tutto ciò che è insieme quotidiano e storico, si svolge in una tensione – a volte ammorbidita dal pathos dell’antica cultura, a volte rigidamente imposta dalla forzatura ideologica del momento – che è assolutamente non riassumibile.
Non dimenticheremo, però, persone ed avvenimenti.
Si tratta di un libro di autentico valore: l’editore ringrazia l’Autore con sincera consapevolezza, certo che i lettori non mancheranno un’occasione rara di vera letteratura.
Ha vinto il premio letterario Mao Dun.

Gu Hua (pseudonimo di Luo Hongyu) è nato nel 1942 in un piccolo villaggio di montagna nello Hunan, una provincia interna, ricca di cultura e di tradizioni autoctone, scrigno prezioso che racchiude stupendi paesaggi montani, corsi d’acqua e laghi intatti, foreste vergini, etnie e razze animali diversissime, che ha dato i natali a molti scrittori e uomini politici tra cui Mao Zedong.
Gu Hua, come la maggioranza degli scrittori cinesi contemporanei formatisi dopo la Liberazione (1949), è del tutto sconosciuto ai lettori italiani. Eppure il suo romanzo di maggior successo, Una piccola città di nome Ibisco, ha superato in Cina le cento edizioni ed è stato tradotto in inglese dalla Panda Book, la casa editrice di stato che stabilisce quali devono essere i “capolavori” della letteratura cinese contemporanea da far conoscere in traduzione fuori dal paese, nelle lingue straniere più diffuse.

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